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Chivu e l’Inter, intesa totale per il rinnovo fino al 2028! Pronto un cospicuo aumento dell’ingaggio

Chivu e l’Inter, intesa totale per il rinnovo fino al 2028! Pronto un cospicuo aumento dell’ingaggio: i dettagli del nuovo contratto per il tecnico

L’Inter programma il futuro e riparte da Cristian Chivu. Dopo una prima stagione intera in panchina chiusa con la vittoria dello scudetto e della Coppa Italia, il club nerazzurro ha deciso di premiare il tecnico rumeno con un rinnovo di contratto. Una scelta considerata naturale dalla società, alla luce del lavoro svolto, dei risultati ottenuti e della crescita mostrata dalla squadra sotto la sua guida.

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Nei giorni scorsi c’è stato un incontro in viale della Liberazione tra la dirigenza dell’Inter, Chivu e il suo agente Pietro Chiodi. Il confronto ha portato a un’intesa di massima per proseguire insieme fino al 2028, con un’opzione in favore del club per allungare ulteriormente il rapporto di un’altra stagione.

Chivu Inter, gli avvocati preparano i contratti

L’accordo è ormai definito e gli avvocati sono al lavoro per predisporre tutta la documentazione necessaria. A breve le parti si rivedranno soltanto per ratificare quanto già stabilito. Non c’è fretta, ma la direzione è chiara: Chivu resterà sulla panchina dell’Inter e guiderà il nuovo ciclo nerazzurro dopo un’annata già entrata nella storia recente del club.

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Il rinnovo porterà anche a un adeguamento economico importante. Il nuovo ingaggio dovrebbe arrivare a sfiorare, bonus compresi, circa 4 milioni di euro a stagione. Un riconoscimento concreto per un allenatore che, alla prima vera occasione ad alto livello dall’inizio della stagione, ha saputo conquistare subito due trofei.

Chivu Inter, vacanze e mercato sempre sullo sfondo

Dopo la firma, Chivu lascerà Milano per qualche giorno di vacanza con la famiglia. Il telefono, però, resterà sempre acceso. Il tecnico seguirà infatti da vicino anche le mosse di mercato, curioso di capire quali rinforzi arriveranno per rendere l’Inter ancora più competitiva.

La società vuole costruire una squadra capace di confermarsi in Italia e tornare protagonista anche in Champions League. Il primo tassello, però, è già stato scelto: avanti con Cristian Chivu.

Robertson saluta il Liverpool: «Affetto e sostegno incredibili, questo non è un addio!»

Robertson saluta il Liverpool: «Affetto e sostegno incredibili, questo non è un addio!». La commovente lettera social del terzino scozzese

Andrew Robertson, detto Andy, saluta il Liverpool. Il terzino sinistro scozzese lascerà Anfield alla scadenza del contratto, fissata al 30 giugno 2026, dopo una lunga avventura vissuta da protagonista con la maglia dei Reds. Il giocatore ha affidato ai propri canali ufficiali un messaggio molto emozionante rivolto ai tifosi, ringraziandoli per il sostegno ricevuto durante tutti questi anni: «Ho passato tutta la settimana a dire a tutti quelli che fanno parte di questa realtà, dai giocatori allo staff, quanto siano importanti per me. Ora tocca a me dire alle persone più importanti del club quanto siano importanti per me. E quelle siete voi. Fin dal primo giorno, l’affetto e il sostegno che mi avete dimostrato sono stati incredibili. Il vostro sostegno mi ha sempre dato quella motivazione in più per dare il meglio di me stesso».

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Robertson Liverpool, il messaggio ai tifosi: «Questo non è un addio»

Nel suo lungo saluto, Robertson ha ripercorso il legame costruito con il popolo del Liverpool, tra notti europee, trasferte, finali e parate. Un rapporto che il terzino ha voluto definire familiare, sottolineando il ruolo centrale dei tifosi nella storia del club: «Abbiamo trascorso insieme tante serate e giornate speciali e per questo vi sarò eternamente grato. Le partite in casa, quelle in trasferta, i viaggi a Wembley o le parate. Voi ragazzi venite SEMPRE in gran numero e non l’ho mai dato per scontato. Siete il cuore pulsante del club e i migliori tifosi del mondo. Grazie per l’accoglienza di ieri, la porterò con me per il resto della mia vita. Voi siete la mia famiglia. Questo non è un addio, è un “ci vediamo presto. YNWA Robbo».

Robertson Liverpool, futuro tra Tottenham e Juventus

Per Robertson si apre ora il capitolo mercato. Nelle scorse settimane il Tottenham si sarebbe mosso con decisione, arrivando a bloccare il profilo dello scozzese in vista della prossima stagione. Gli Spurs restano avanti e sono convinti di poter mantenere una corsia preferenziale, anche dopo la salvezza raggiunta in Premier League. Attenzione però anche alla Juventus, che ha chiesto informazioni sul giocatore e segue la situazione. Per il terzino, dopo l’addio al Liverpool, potrebbe quindi aprirsi una nuova esperienza di alto livello tra Inghilterra e Italia.

Marotta non perde tempo: il primo colpo a zero è vicinissimo all’Inter

Ci sono operazioni che iniziano mesi prima del mercato vero. Quando c’è un parametro zero importante disponibile, certe società preferiscono anticipare tutti.

L’Inter negli ultimi anni ha costruito parecchio anche così. Prima ancora di sedersi a discutere cifre enormi per i cartellini, ha spesso cercato giocatori esperti, pronti subito e con costi d’ingresso differenti rispetto alle operazioni tradizionali.

Inter, obiettivo Dani Carvajal

Secondo quanto riportato da fichajes.net, l’Inter avrebbe accelerato per Dani Carvajal, con il club nerazzurro che starebbe cercando di definire rapidamente i termini dell’accordo.

La strategia sarebbe chiara: evitare l’inserimento di altre squadre italiane che potrebbero cambiare gli equilibri della trattativa.

Il nome non ha bisogno di grandi presentazioni. Carvajal è uno di quei giocatori che negli anni hanno costruito una carriera dentro una realtà enorme come il Real Madrid, accumulando esperienza internazionale, finali e partite pesanti.

L’Inter spinge per Carvajal: i motivi

Carvajal 26 maggio 2026 calcionews24

L’eventuale arrivo dello spagnolo andrebbe letto anche dentro una logica più ampia. L’Inter continua a lavorare su una squadra che deve mantenere competitività immediata senza stravolgere gli equilibri economici.

Un parametro zero permette proprio questo: investire sull’ingaggio senza affrontare costi pesanti per il cartellino.

Poi, naturalmente, restano dubbi che accompagnano sempre operazioni di questo tipo. L’età, la tenuta fisica, i ritmi di un campionato diverso. Perché un nome enorme non garantisce automaticamente lo stesso rendimento.

Ma quando si parla di calciatori svincolati, arrivare secondi spesso equivale a non arrivare proprio.

Cambia il regolamento in Serie A: addio agli spareggi scudetto o salvezza dal 2026/27! L’eccezione che riguarda le coppe europee

Cambia la regola in Serie A: addio agli spareggi scudetto o salvezza dal 2026/27! L’eccezione riguarda le squadre in finale nelle coppe europee

La Serie A cambia le regole in vista della stagione 2026/27. Il Consiglio Federale, riunito nella sala Paolo Rossi della sede della FIGC a Roma, ha approvato una modifica importante sul tema degli spareggi per scudetto e salvezza. La novità riguarda i casi in cui una delle squadre coinvolte sia qualificata per una finale europea. In quella situazione, lo spareggio non verrebbe disputato e il verdetto sarebbe deciso attraverso la classifica avulsa, quindi in base ai risultati degli scontri diretti.

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Serie A, la nuova norma per scudetto e salvezza

Dalla stagione 2022/23, il campionato italiano prevede lo spareggio in caso di arrivo a pari punti tra due squadre coinvolte nella lotta per il titolo o per non retrocedere. Per lo scudetto è prevista una gara secca, mentre per la salvezza il regolamento stabilisce un doppio confronto, con andata e ritorno. La modifica approvata su proposta della Lega Serie A introduce però un’eccezione precisa: «una modifica per la quale lo spareggio scudetto e/o salvezza non si disputa nel caso in cui dovesse coinvolgere un Club qualificato per una finale di coppa europea (vale quindi la classifica avulsa)». La norma riguarda quindi le squadre impegnate in finale di Champions League, Europa League o Conference League.

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Serie A, il precedente con Inter e Napoli

Un caso simile si era già verificato nella scorsa stagione, quando Inter e Napoli si erano contese lo scudetto fino all’ultima giornata. In quell’occasione, la presenza dell’Inter in finale di Champions League, fissata per il 31 maggio, aveva costretto la Serie A ad anticipare al venerdì 23 maggio le partite decisive dell’ultimo turno, lasciando spazio a un eventuale spareggio scudetto il lunedì successivo. Il calendario era molto compresso e serviva garantire almeno cinque giorni tra l’eventuale spareggio e la finale europea. Con la nuova regola, in una situazione analoga, non si giocherebbe alcuna partita supplementare: titolo o salvezza verrebbero assegnati direttamente tramite gli scontri diretti.

Il Napoli è pronto a blindare Spinazzola: trattativa ai dettagli per il rinnovo biennale!

Il Napoli è pronto a blindare Spinazzola: trattativa ai dettagli per il rinnovo biennale! La mossa del club partenopeo in vista del prossimo anno

Il Napoli continua a muoversi su più tavoli in vista della prossima stagione. Mentre resta aperta la scelta del nuovo allenatore dopo l’addio di Antonio Conte, la società azzurra sta lavorando anche ai rinnovi di contratto. Tra le situazioni più avanzate c’è quella di Leonardo Spinazzola, in scadenza il 30 giugno 2026.

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Spinazzola Napoli, accordo vicino fino al 2028

Secondo quanto riferito da Sky Sport, sarebbero ormai ai dettagli finali le trattative per il rinnovo biennale dell’esterno classe 1993. L’intesa permetterebbe a Spinazzola di proseguire la sua avventura al Napoli fino al 2028, dando continuità a un rapporto che nell’ultima stagione si è rivelato positivo.

Spinazzola Napoli, numeri importanti in Serie A

Il rendimento del giocatore ha convinto il club. In Serie A, Spinazzola ha collezionato 32 presenze, con 3 gol e 3 assist, dimostrando affidabilità, esperienza e capacità di incidere anche in fase offensiva.

Stipendi arbitri Serie A: bufera sull’AIA e la classifica dei fischietti più pagati del 2025/26

Stipendi arbitri Serie A: la classifica dei fischietti più pagati del 2025/26. Ecco l’analisi completa e le cifre

Arbitri italiani reduci da una stagione sportiva da dimenticare, segnata da pesanti polemiche e ben 30 errori tecnici accertati sul campo. A peggiorare il quadro generale si è aggiunto il caos istituzionale interno all’AIA, culminato con l’inibizione e la decadenza del presidente Antonio Zappi. Non meno grave risulta l’inchiesta della procura di Milano per presunta frode sportiva, che ha coinvolto il designatore dimissionario Gianluca Rocchi e il supervisore VAR Andrea Gervasoni.

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Il progetto professionismo e le parole di Gravina

Svolta epocale in vista per il settore arbitrale, che spinge a gran voce per un definitivo passaggio al professionismo. A delineare la rotta nei mesi scorsi era stato l’ex presidente della FIGC, Gabriele Gravina: “Stiamo lavorando per capire modalità e tempistiche di un’eventuale modifica statutaria, però per quanto riguarda tutta la parte di una nuova struttura operativa, del professionismo, è nostra intenzione farla partire dalla prossima stagione. Vogliamo partire così per poi arrivare all’effettiva realizzazione della PGMOL (Professional Game Match Officials Limited, sulla falsa riga di quanto accade in Premier League, ndr)”.

Compensi e gettoni: quanto costa la classe arbitrale

Gettone di presenza e quota fissa compongono la ricca retribuzione di chi scende in campo. Dirigere un match di Serie A garantisce oggi 4.000 euro lordi all’arbitro centrale, mentre le altre figure percepiscono rispettivamente: 1.700 euro al VAR, 1.400 euro agli assistenti, 800 euro all’AVAR e 500 euro al Quarto ufficiale. A queste cifre si somma una quota fissa annua legata all’esperienza e al prestigio: 90.000 euro per gli internazionali, 60.000 euro per chi supera le 50 direzioni in carriera e 30.000 euro per i meno esperti. Complessivamente, per coprire le 380 sfide del 2025/26 sono stati spesi circa 3,7 milioni di euro. Lo riporta Calcio e Finanza nella sua analisi.

Classifica guadagni: Guida in testa, sorpresa Di Paolo

Top 20 dei guadagni dominata da Marco Guida, che svetta in classifica con oltre 181mila euro incassati nell’ultima annata. Sul podio dei più pagati si piazzano comodamente anche Daniele Chiffi (175mila euro) e Davide Massa (171mila euro), mentre a chiudere il prestigioso traguardo dei primi venti troviamo Michael Fabbri con 137mila euro. Spicca in ottava posizione l’incredibile dato legato ad Alessandro Di Paolo: seppur ritirato dal calcio giocato dal lontano 2019, l’ex fischietto ha accumulato oltre 130mila euro operando esclusivamente all’interno del Gruppo VAR PRO davanti ai monitor.

Nuovo allenatore Napoli: Allegri in pole position, Italiano c’è ma De Laurentiis ha telefonato anche a…Ultimissimi sviluppi

Nuovo allenatore Napoli: quali sono gli ultimissimi sviluppi legati alla panchina del club azzurro. Cosa sta succedendo

Nuovo allenatore Napoli, la delicatissima ricerca societaria entra ufficialmente nel vivo. Archiviata la trionfale e intensa era targata Antonio Conte – chiusa con in bacheca uno storico Scudetto, una Coppa Italia e un prezioso secondo posto – la dirigenza partenopea non può permettersi passi falsi. Il presidente Aurelio De Laurentiis, coadiuvato dall’amministratore delegato Andrea Chiavelli e dal direttore sportivo Giovanni Manna, è attualmente impegnato in riunioni fiume per programmare il futuro. L’obiettivo è individuare una guida tecnica dalle spalle larghe, capace di reggere l’enorme pressione ambientale e di non ripetere i pericolosi errori commessi nel doloroso post-Spalletti con Rudi Garcia. Lo riporta La Gazzetta dello Sport.

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Massimiliano Allegri in pole position: l’asse strategico con Manna

Panchina azzurra, il candidato principale e favorito numero uno resta Massimiliano Allegri. Il corteggiamento del patron napoletano dura ormai da svariati anni e, mai come oggi, sembrano esserci i presupposti per concretizzare il matrimonio. A facilitare i dialoghi c’è indubbiamente il solido legame professionale e di stima reciproca tra il tecnico livornese e il ds Manna, consolidato durante l’esperienza condivisa alla Juventus. Nonostante i contatti, la definitiva accelerata è stata messa in stand-by: De Laurentiis ha scelto di prendersi una pausa di riflessione per valutare le recenti dinamiche di rottura tra l’allenatore e il Milan, ponderando con attenzione anche le antiche ruggini esistenti tra Allegri e una parte della tifoseria campana.

Vincenzo Italiano: l’outsider ambizioso che punta alla Champions

La pista alternativa più calda porta direttamente a Vincenzo Italiano, da lunghissimo tempo un autentico pallino della presidenza. Il tecnico è atteso da un vertice chiarificatore con il Bologna, club a cui è ancora legato contrattualmente ma che il prossimo anno non parteciperà alle competizioni continentali. Dopo aver assaporato le finali di Conference con la Fiorentina e aver guidato i felsinei tra Champions ed Europa League, Italiano esige garanzie e palcoscenici internazionali. Il Napoli gli offrirebbe non solo la vetrina della Champions League, ma anche un organico tatticamente perfetto per esaltare la sua idea di calcio propositivo.

Le suggestioni e il Mister X: sondati Thiago Motta e Iraola

Sorprese di mercato, quando si tratta di De Laurentiis, sono sempre in agguato. Sebbene il duello principale sia tra Allegri e Italiano, la società ha esplorato concretamente anche altre vie. Un tentativo è stato fatto per Andoni Iraola, che ha però declinato l’ipotesi preferendo le sirene della Premier League e del Milan. Inoltre, nel corso del fine settimana, è andata in scena una telefonata esplorativa per valutare la disponibilità di Thiago Motta. Il casting continua: il nuovo Napoli ha bisogno di certezze assolute per continuare a sognare in grande.

Thomas Helveg: «Sono finito all’Inter e i tifosi urlavano “Guarda che hai cambiato maglia!”. Con Zaccheroni e Ancelotti uno spogliatoio fantastico»

Thomas Helveg ha ripercorso la sua carriera ricordando le esperienze in Italia con Udinese, Milan e Inter. Le dichiarazioni

Thomas Helveg – ex difensore di Udinese, Milan e Inter – è stato uno dei danesi che hanno lasciato un segno in Serie A. Impegnato nel calcio in patria, con La Gazzetta dello Sport ha aperto l’album dei suoi ricordi.

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TIFO «In Italia tifo per Udinese e Milan, ma il mio cuore batte per l’Odense. Sono cresciuto qui e ancora ci lavoro: sono responsabile dello scouting».

GALEONE «Le racconto questa: quando Galeone arrivò a Udine io ero in Nazionale. Un mio compagno, John Sivebæk, mi disse: “Tom, attento, quello è matto”. Lui lo aveva avuto a Pescara. Io, quindi, tornai a Udine un po’ impaurito. Invece, trovai una grande persona. Era sempre scherzoso, sì un po’ folle, ma simpaticissimo. In partitella in allenamento voleva sempre giocare. Si metteva in mezzo e pretendeva di impostare. Quante risate ci siamo fatti con il mister, mi manca».

ZACCHERONI «Mi porto dentro solo cose bellissime. Nel 1994 ho vinto il premio di danese dell’anno, poi con lui sono cresciuto tantissimo. Ricordo il primo allenamento. Ci disse: “Non dovete preoccuparvi se vi urlo, ma se vi ignoro”. Ed era vero. Mi prendeva da parte e mi mostrava dove stare in attacco e dove in difesa. E quanti assist ho fatto in quegli anni. Io crossavo e Bierhoff incornava…».

IL PRIMO GIORNO AL MILAN «Un sogno. Milanello è un’oasi felice, lontano da una città come Milano che va a duecento all’ora. Quando andai a firmare, non c’era nessuno. Mi ricordo che camminavo per questa struttura immensa e avevo lo sguardo di un bambino al Luna Park. Poi, invece, il primo giorno di ritiro mi accolse Paolo Maldini. Mi venne a prendere e e mi portò a bere un caffè. In mezz’ora mi spiegò cosa era il Milan e come bisognava comportarsi. Infine, se posso, vorrei citare un aspetto che per me è stato fondamentale. Sia Paolo che Weah, Costacurta e i tanti altri campioni presenti in quella rosa mi hanno insegnato il valore del lavoro. E io ero uno che dava tutto. Ma sa… Loro erano dei campionissimi, eppure in allenamento non mollavano un centimetro. È stata una grande lezione».

CHI L’HA STUPITO «Boban. Non so descrivere a parole quello che faceva con il pallone. Era un mago».

IL SEGRETO DI QUEL GRUPPO «Prima con Zac – che mi aveva portato lì da Udine e che non smetterò mai di ringraziare – poi con Carlo Ancelotti avevamo uno spogliatoio fantastico. Stavamo davvero bene insieme, in campo e fuori».

BERLUSCONI «Mi definì un leone sordo… E non ho mai capito perché. Tornavamo da una trasferta e io non avevo fatto una grande partita, ma non pensavo di meritare un appellativo del genere. In diretta nazionale poi. Dopo qualche giorno mi chiamò per dirmi che non aveva detto niente di simile, ma non gli ho tanto creduto. Penso che non mi apprezzasse particolarmente. In più, sono sempre stato uno che ha scelto di mantenere una debita distanza: lui era il presidente, io un giocatore. Non era obbligatorio avere un rapporto. Per quell’uscita un po’ infelice ci rimasi un po’ male, ma pazienza…».

ALL’INTER SI É SENTITO UN INFILTRATO «No. E i milanisti lo sanno. In estate, subito dopo il mio trasferimento, giocammo il Trofeo Tim. I tifosi rossoneri mi dedicarono un coro e tanti applausi, sapevano che ero stato una pedina di uno scambio e che non avevo avuto voce in capitolo. Io sarei voluto restare a vita, altroché. Una volta, in ritiro, un paio di tifosi nerazzurri ci scherzarono su: “Helveg, guarda che ora la maglia è cambiata”. Ma io mi sono sempre impegnato, nonostante avessi il Milan nel cuore».

LA BICI «Pedalare mi rende felice. Quando non penso al calcio, esco in bici e mi perdo tra le montagne. Con Martin Jorgensen, mio grande amico ed ex compagno a Udine, organizziamo pedalate di beneficenza per raccogliere fondi contro la sclerosi multipla. Aderiscono moltissime persone».

Ramon sicuro: «Fabregas è il top. Tornare al Real? Io mi vedo al Como. Bonucci il mio idolo»

Ramon, difensore centrale del Como, ha rilasciato un’intervista nella quale ha parlato del presente ma anche del suo futuro. Le dichiarazioni

Difensore centrale classe 2005, Jacobo Ramon è una delle chiavi dell’immensa impresa fatta dal Como di Fabregas: centrare la qualificazione in Champions League. Ecco le sue parole a La Gazzetta dello Sport.

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GIOIA «Ho assaporato la felicità di segnare al Bernabeu con la maglia del Real, il club dove sono cresciuto. Vi immaginate che soddisfazione sia stata quella per me… La gioia di domenica però è stata almeno dello stesso livello».

RICORDERA’ LA GARA DI CREMONA «Credo per sempre. È stata una soddisfazione incredibile, un risultato pazzesco. Abbiamo festeggiato e ce lo siamo goduto perché per arrivare quarti abbiamo lavorato tanto durante tutto l’anno».

SNON SE LO ASPETTAVA ALL’INIZIO «Certamente no, ma credo che non se lo aspettasse nessuno. Non era certo questo il nostro obiettivo. Siamo stati bravi a pensare a una partita alla volta, senza calcoli o tabelle».

IL GRUPPO «Il gruppo si meritava questo traguardo che resterà nella storia del Como. Non abbiamo mollato mai e abbiamo cercato di ottenere sempre il massimo».

QUANTO C’É DI FABREGAS NELL’IMPRESA «Tantissimo perché lui è un grande allenatore, un vincente, uno che ti trasmette sempre la giusta carica e quello che bisogna fare in campo».

COSA HA DETTO A FINE GARA «Stavolta abbiamo pensato soprattutto a festeggiare (ride, ndr), ma il mister ci ha portato lontano facendoci sentire una famiglia, creando un gruppo nel quale ognuno si sacrifica per l’altro. È stata ed è questa la nostra forza».

IL MIGLIOR CALCIO IN SERIE A «Non voglio fare classifiche, ma sicuramente Fabregas ci ha dato un gioco e noi lo abbiamo portato avanti. Abbiamo creduto che i risultati sarebbero arrivati così e abbiamo avuto ragione».

L’UOMO IN PIU’ DEL COMO «Il gruppo. Non è una frase fatta, ma la realtà. L’unione di tutti e il voler raggiungere un grande obiettivo sono stati fondamentali. La chiave di tutto».

LA SUA STAGIONE «Ho imparato molto e Fabregas mi ha migliorato sotto il profilo tecnico e tattico. Gli devo molto».

IL FUTURO «Io mi vedo qua».

L’ITALIA «Mi piace la vostra bistecca e la vita da voi. La Serie A è un campionato duro che conoscevo anche prima. Del Piero, Buffon e Bonucci sono sempre stati tra i miei idoli. Bonucci è stato un difensore davvero super».

FUORI DAL CAMPO «Sono una persona tranquilla. Mi piacciono il padel e il tennis. Ammiro il vostro Sinner che è davvero un fenomeno».

CONSIGLI AI GIOVANI «Di avere sempre tanta fame, di lavorare duro sulla tecnica, di non mollare mai. L’allenamento e i sacrifici pagano».

L’effetto Gasperini: il destino incrociato di Roma e Atalanta

Gasperini e quel destino incrociato tra Roma e Atalanta: l’analisi sulla straordinaria cavalcata del tecnico torinese

Qual è il vero filo conduttore che lega il fantastico ritorno della Roma in Champions League, competizione in cui mancava dal 2019, e l’amaro scivolamento dell’Atalanta in Conference? La risposta di Sebastiano Vernazza sulle pagine de La Gazzetta dello Sport è diretta: Gian Piero Gasperini.

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L’ascensore Gasperini e il respiro internazionale

Il tecnico piemontese trasforma radicalmente le squadre che allena. Come sottolinea Vernazza: «Gasperini fa salire gli ascensori in cui entra e fa scendere quelli da cui esce». Il segreto del suo successo risiede in un gioco dal respiro fortemente internazionale, basato su intensità e aggressività: «Tutto o niente, bianco o nero, amore o odio. Gasperini non tollera i compromessi, il suo calcio è estremo, totalizzante, a partire dagli allenamenti».

Il capolavoro romano e il caso Ranieri

Nella Capitale, l’allenatore è stato eccezionale nell’adattare il proprio rigore tattico a un ambiente complesso. Il vero punto di svolta, paradossalmente, è nato dalle frizioni interne. Secondo il giornalista, l’allenatore «è uscito vincitore dallo scontro con un monumento della storia giallorossa, il suo capolavoro extra-campo». Ottenuti i pieni poteri societari dopo l’addio di Claudio Ranieri, la Roma ha spiccato il volo. Decisivo è stato anche l’innesto di Donyell Malen, esaltato dal sistema offensivo fino a segnare 14 reti in 18 giornate.

Il tracollo dell’Atalanta

La vera cartina di tornasole è la Dea. I numeri risultano spietati: nell’ultimo anno gasperiniano, il tandem offensivo Retegui-Lookman realizzò ben 40 reti. In questa stagione, con Juric e Palladino in panchina, i migliori marcatori, Scamacca e Krstovic, si sono fermati a 20. Vernazza non ha dubbi: «Una differenza statistica che spiega molto, quasi tutto».

Le prospettive per la prossima stagione

Secondo il giornalista, la brillante Roma gasperiniana non farà la semplice comparsa in Champions League. L’Atalanta, invece, potrebbe ambire a vincere la Conference League, ma solamente assumendo un tecnico in grado di riaccendere il prezioso spirito del lungo novennato precedente

Il baratro della Juventus: 5 allenatori, 100 punti di distacco in 6 anni e addio Champions

La Juventus è sprofondata nel baratro: 5 allenatori, 100 punti di distacco in 6 anni e mancata qualificazione in Champions League

La Gazzetta dello Sport oggi non fa sconti scrivendo che la Juventus si ritrova, come in un sadico gioco dell’oca, al punto di partenza. Lontana dalla lotta per il vertice e fuori dalla Champions League sul campo dopo quindici anni: il sesto posto dell’ultima stagione, iniziata sotto la guida di Igor Tudor e conclusa da Luciano Spalletti, certifica un crollo che appare senza fine.

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Il dato statistico più allarmante è la distanza siderale accumulata rispetto alle squadre scudettate nelle ultime sei stagioni. Il divario ha raggiunto un clamoroso -100 complessivo:

  • 2020-21: -13 dall’Inter (Conte)
  • 2021-22: -16 dal Milan (Pioli)
  • 2022-23: -18 dal Napoli (Spalletti)
  • 2023-24: -23 dall’Inter (Inzaghi)
  • 2024-25: -12 dal Napoli (Conte)
  • 2025-26: -18 dall’Inter (Chivu)

Fallimenti sportivi e investimenti a vuoto

Sulla panchina si sono alternati Pirlo, Allegri, Thiago Motta, Tudor e infine Spalletti, ma la parabola è rimasta inesorabilmente discendente. In sei anni, la bacheca ha accolto solamente due Coppe Italia e una Supercoppa, registrando ben quattro annate da “zero titoli”.

La stagione appena conclusa ha visto la squadra fallire ogni obiettivo minimo: fuori dalla zona Champions, eliminata ai quarti di Coppa Italia dall’Atalanta e buttata fuori ai playoff europei contro il Galatasaray. Un paradosso evidente, considerando che dal 2020 a oggi la proprietà guidata da John Elkann non ha badato a spese, investendo ben 875 milioni di euro sul mercato (con un saldo netto negativo di 400 milioni).

Il precedente storico come unica speranza

La strada per tornare competitivi, tracciata dall’ad Damien Comolli e da Spalletti (fresco di rinnovo fino al 2028), passa obbligatoriamente per un mercato estivo impeccabile. Servono campioni pronti e certezze assolute, colpi di altissimo profilo strutturale e non scommesse.

La Continassa si aggrappa al precedente del 2011-2012: all’epoca, dopo due settimi posti, la dirigenza svoltò portando a Torino fuoriclasse come Pirlo, Vidal, Lichtsteiner e Vucinic. Quel mercato perfetto permise ad Antonio Conte di vincere subito lo scudetto, inaugurando un ciclo di 9 trionfi di fila in cui la Juve collezionò ben 76 punti di vantaggio totali sulle seconde. Oggi, per colmare il vuoto e ribaltare questo mondo capovolto, serve lo stesso coraggio.

Fabio Capello: «Juve, la base c’è. Ora segui Spalletti. Incognita Milan, ecco cosa manca»

L’ex tecnico di Signora e Diavolo analizza la crisi delle due squadre e come possono ripartire per rinascere

Fa rumore che due big storiche del calcio italiano e internazionale stiano fuori dalla Champions League. Ancora di più per Fabio Capello, che col Milan e la Juventus ci ha giocato, per poi dirigerle con successo da allenatore. La Gazzetta dello Sport lo ha interrogato.

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COS’HA IL MILAN «Rispondo con altre domande. È successo qualcosa nello spogliatoio? Qualcuno non aveva più voglia? Hanno fatto un dispetto all’allenatore o alla società? Sono tutti quesiti che uno, esternamente, si pone ma non ci sono risposte per ora. Sono supposizioni. Ma la realtà è che in campo pochi si sono impegnati e tanti hanno passeggiato».

C’É UN COLPEVOLE «No, è sempre cinquanta e cinquanta. Una parte sta nelle componenti di campo e l’altra nella dirigenza».

ALLEGRI OUT, SPALLETTI IN «Evidentemente il club bianconero vede in Luciano un condottiero che potrà riportare la squadra di nuovo ad alti livelli. Da parte del Milan invece c’è una rivoluzione in corso. E in questi casi pagano tutti. Anche se non so su quali basi ricostruiranno la squadra. Certo è che se ogni volta si butta tutto e si ricomincia da zero e magari arriva qualcuno che non conosce il Milan, o che pensa di sapere tutto ma invece è abituato ad altri ambienti… è ancora più complicato ripartire».

COME RIPARTIRE «La Juve ha tenuto il suo condottiero; l’allenatore saprà dialogare col club per dire cosa manca e cosa sistemare. Il Milan invece è un’incognita. È una casa di carta per adesso. Da ricostruire».

COME SI RICOSTRUISCE LA CREDIBILITA’ «La Juventus delle basi le ha e penso proprio che dopo questo tonfo sappia dove vuole tornare. Se invece guardo al Milan vedo per ora solo tante ipotesi e punti di domanda. Ma ritengo che se dovessero arrivare elementi che già conoscono l’ambiente rossonero e la storia di questo club potranno sicuramente dare un aiuto più efficace. Se invece dovesse arrivare un profilo inesperto… allora diventerebbe di nuovo tutto molto complicato».

Bologna e Italiano al bivio: dentro o fuori in 48 ore. Le richieste del tecnico e il piano B

Mercoledì e giovedì il vertice decisivo tra Saputo e l’allenatore. Vincenzo chiede un progetto per l’Europa, ma le sirene delle big suonano. Sullo sfondo Di Francesco e Palladino

Le famose quarantotto ore della verità andranno in scena tra mercoledì e giovedì. Un doppio vertice societario, o forse basterà un solo e intenso incontro per decidere il futuro: dirsi addio in serenità oppure rilanciare il progetto e ricominciare insieme. La Gazzetta dello Sport scrive che il Bologna vuole trattenere Vincenzo Italiano, ma il tecnico ha messo sul tavolo richieste estremamente chiare. Non cerca la luna, ma solide garanzie tecniche. Vuole continuare a far sognare una piazza che negli ultimi due anni ha vissuto un film meraviglioso tra l’ebbrezza della Champions League, la conquista della Coppa Italia e le magiche notti di Europa League. L’obiettivo primario di Italiano è rientrare subito nel giro europeo, lottando stabilmente per i primi sette posti in campionato. Magari puntando con grande forza proprio alla Conference League, per provare a vincerla e scacciare i fantasmi delle due dolorose finali perse ai tempi della Fiorentina.

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Il vertice di Casteldebole

Al tavolo delle trattative si siederanno i pesi massimi del club rossoblù: dal presidente Joey Saputo all’amministratore delegato Claudio Fenucci, fino a Giovanni Sartori e Marco Di Vaio. Dall’altra parte ci sarà l’allenatore, affiancato dal suo storico avvocato di fiducia. Il destino tecnico è totalmente nelle mani di Vincenzo Italiano. Nonostante il forte richiamo di piazze come Napoli e Milan, il mister si sente a casa, come ampiamente dimostrato durante la recente cena di fine stagione, e vanta un solido contratto in essere. Per il Bologna rimane l’assoluta prima scelta.

Le alternative di Sartori

Cosa succederebbe se l’allenatore decidesse di cedere alle lusinghe di un grande salto di qualità? La dirigenza valuta questi nomi:

  • Eusebio Di Francesco: fresco di salvezza a Lecce, era già nella lista felsinea l’anno scorso.
  • Raffaele Palladino: profilo intrigante e monitorato con grande attenzione.
  • Daniele De Rossi: pista decisamente più fredda, essendo ora concentrato sul Genoa.

Il grande valzer estivo è appena iniziato.

Di Francesco: «Lecce, dovevo centrare l’obiettivo. Mi piace mettermi in discussione»

Il riscatto del mister dopo la salvezza: «Vittoria a Cagliari punto di svolta. Ora programmiamo il futuro, la sostenibilità resta il dogma».

Eusebio Di Francesco ce l’ha fatta all’ultima giornata a salvare il suo Lecce. Il Corriere dello Sport ha raccolto le sue parole di felicità per l’impresa raggiunta dalla sua squadra.

FELICITA’ «Sai perché sono felice? Perché io credo al ruolo sociale che abbiamo noi che facciamo calcio. Io mi sento un potenziale tramite di gioia. Attraverso una vittoria un popolo gioisce. Ecco, io vedo la gente felice e sono felice per questo. Il risultato è uno strumento e la felicità che scatena va oltre, si riverbera sulla vita magari. Poi la mia situazione personale anche conta: questo è certamente anche il mio riscatto, ne avevo bisogno. L’obiettivo: lo abbiamo raggiunto, lo ho raggiunto».

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RIVINCITA DOPO DUE RETROCESSIONI «Mica mi piango addosso, è il calcio. Incappi in due stagioni no e rimettersi in piedi non te lo consentono sempre. Ti faccio un esempio che può essere emblematico, guarda Kompany: retrocede dalla Premier e poi vince la Bundesliga. Per dire che il calcio non sempre premia valori e lavoro, è così che va».

GRATITUDINE «Io sono molto grato al presidente. E dico che poi a me piacciono certe situazioni per cui mi ci butto e basta, mettermi in discussione è qualcosa che non mi pesa e credo che la mia carriera lo dimostri. Così ho fatto. Una cosa volevo capire: che ci fosse condivisione. Così era e così è stato. Sono venuto a Lecce per arrivare ad un risultato importante per la società e anche per me. E devo dire che da quando sono stato scelto dal direttore Corvino, con lui e con Trinchera ci sono stati un dialogo e una condivisione costante. Questo aiuta».

IL SUO LECCE DEL 2011 PARAGONABILE A OGGI «No. Quel Lecce stava smobilitando, una società che veniva da una salvezza ma da una stagione molto particolare, i Semeraro volevano vendere, non c’era programmazione. Qui sono arrivato con risultati ottenuti alle spalle, con dei paletti chiari, con obiettivi e un programma sostenibile, senza promettere mari e monti. Qui c’era un popolo di abbonati, il Lecce del 2011 era sfilacciato, questo racconta un ambiente compatto. Poi momenti critici sono fisiologici e ci sono stati, ma tutto quando c’è struttura si può superare. E il legame forte con la gente lo ho sentito tanto».

LA SVOLTA DI QUEST’ANNO «Il modo quotidiano di allenarsi, quello di stare in campo. E come partita simbolo la vittoria a Cagliari: lì ho sentito di aver trovato l’equilibrio giusto».

IL PRESIDENTE VUOLE PROGRAMMARE IL FUTURO «Discorso logico, confrontarsi sui programmi è la cosa più giusta da fare, più seria da fare. Io non vedo allenatori in giro con 3, 5 anni di contratto sono pochi. Blindare un allenatore significa anche fare una programmazione seria. Io adesso ho voglia di parlare con il presidente e i dirigenti. Tanta voglia. Credo avverrà presto».

IL LECCE VENDERA’ GIOCATORI «Credo di sì, il Lecce lo ha fatto sempre e lo farà ancora. Ma entrare nel merito di queste strategie non credo mi spetti. Io rispetto i ruoli».

IL CT DELLA NAZIONALE «Per me Guardiola è con Sacchi uno che ha cambiato il calcio e lo considero un grande. Ma sono d’accordo, l’Italia deve esprimere un ct in casa e la soluzione della crisi è altrove. Ritroviamo situazioni di socialità che facciano praticare il calcio ai nostri giovani, creiamo centri federali territoriali magari, questo sì. Ma dentro mettiamoci gente qualificata».

IL 3-0 AL BARCELLONA «Sono molto contento per la Roma e per il lavoro di Gasperini. Quel 3-0 è qualcosa di cui vado orgoglioso e tutti i romanisti me lo ricordano ogni volta che mi fermano. Che poi dopo quel risultato siano arrivate per me un bel po’ di difficoltà io lo so. Ma te l’ho detto che ho autocritica spiccata. Dove ho sbagliato ho cercato di migliorarmi. Ed eccomi qua».

Boniek «Friedkin concreti. Ora 3-4 rinforzi per alzare il livello»

L’ex campione polacco: «Con Gasperini si può aprire un ciclo di alto profilo. Serve puntare a più obiettivi. Dybala? Il migliore»

Zbigniew Boniek è stato un giocatore della Roma negli anni ‘80, quando il club giallorosso era abituato a frequentare il gotha del calcio europeo. A La Gazzetta dello Sport racconta le impressioni dopo il raggiungimento della qualificazione in Champions League da parte della squadra di Gasperini.

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OBIETTIVO CENTRATO «Intanto, è una bella sorpresa, l’indicatore preciso che qualcosa è cambiato, ma è anche un punto di inizio. Perché ora è necessaria una riunione interna per mettere a terra un piano, un programma concreto per rinforzare la squadra. Ci sono tanti giocatori e anche per questo bisognerà fare delle scelte e prendere degli elementi in grado di far fare a questo gruppo un vero salto di qualità. Altrimenti si rischia di non interpretare un ruolo di primissimo piano a questi livelli. Lo abbiamo visto in Europa League quest’anno, e mi pare che la Roma non sia andata oltre un certo punto».

RINFORZI DA FARE «Non sono all’interno del club, non conosco politiche e dinamiche interne. Però Einstein disse una volta che non possiamo pretendere che le cose cambino se continuiamo a fare le stesse cose. La Roma ha una base solida ed è forte, per esserlo di più bisogna studiare accorgimenti mirati. In coincidenza con gli introiti della Champions, servirebbero 3-4 elementi utili alla causa. A volte serve anche un po’ di fortuna, come è stato per l’acquisto di Malen».

DYBALA «Tecnicamente è il migliore della Roma, anche l’anno prossimo però non potrà giocare tutte le partite. Quando sta bene fisicamente è fantastico, ma non sarà sempre così. E andrà gestito».

UN CICLO CON GASPERINI É POSSIBILE «Sì, assolutamente. La speranza è che il club possa puntare a più obiettivi, ad una stagione ad ampio spettro. Una volta si viveva solo per vincere lo scudetto, ora invece si mira di più ad arrivare tra le prime quattro perché le entrate sono tante con la Champions. In Italia, certo, non è facile ripetersi: ci sono Inter, Napoli, Milan, Juve, Como, poi le squadre che vorrebbero tornare a far bene come Atalanta e Fiorentina. C’è rivalità diretta, non basta far quadrare i conti di bilancio».

I FRIEDKIN «Se il club vuole crescere anche il quadro dirigenziale deve essere solido. Ma dobbiamo prendere atto del modo di lavorare dei Friedkin. Loro hanno uno stile e non cambieranno. Danno sicurezza a modo loro, e quando c’è stato bisogno hanno fatto parlare i fatti dando ampia delega a chi lavora per loro. È una questione di fiducia».

“Campionato falsato”: la Serie A non è ancora finita, ecco cosa è successo

La parola è pesante, di quelle che nel calcio italiano non passano mai inosservate: “campionato falsato”.

L’ha usata il giornalista Massimo Pavan su X commentando quanto accaduto in Cremonese-Como, una partita che già di suo pesava parecchio, perché dentro quei novanta minuti c’erano classifica, nervi, salvezza e Champions League.

Per lunghi tratti sembrava una gara indirizzata, poi la Cremonese ha provato a riaprirla. Il Como era avanti, i grigiorossi avevano accorciato e lo Zini aveva iniziato a crederci davvero. È lì che è arrivato l’episodio che ha fatto saltare il banco.

Il rigore del 3-1 che ha acceso tutto

Al minuto 70, dopo una lunga revisione al VAR, Maresca ha assegnato un rigore al Como per un contatto tra Bianchetti e Douvikas.

Cremonese como 26 maggio 2026 calcionews24

Il punto contestato è proprio questo: l’attaccante del Como aveva già calciato, il contatto è apparso a molti minimo e successivo alla conclusione.

Anche la ricostruzione ufficiale della Cremonese parla di On Field Review e di fallo giudicato su Douvikas “che era già andato al tiro”.

Da lì il caos. Proteste durissime, tensione altissima e tre espulsioni in pochi istanti: Okereke, Djuric e Grassi.

Cesari boccia Maresca in Cremonese-Como

Il rigore ha portato il Como sul 3-1, cambiando definitivamente l’inerzia della gara, poi finita 4-1. La discussione nasce dal fatto che non si parla di un episodio marginale, ma di una decisione arrivata nel momento in cui la Cremonese stava provando a rientrare davvero in partita.

SportMediaset, nella moviola con Graziano Cesari, ha bocciato la decisione sostenendo che il rigore su Douvikas non ci fosse. Anche Tuttomercatoweb descrive l’intervento di Bianchetti come un contatto “in ritardo microscopico”, arrivato nell’atto del tiro.

Wolfsburg retrocesso in Zweite Liga, Paderborn in massima serie dopo lo spareggio. Eriksen e compagni in seconda divisione dopo 29 anni!

Wolfsburg retrocesso in Zweite Liga dopo 29 anni, Paderborn in massima serie dopo lo spareggio. Dramma per Eriksen e compagni

Il verdetto più amaro e inatteso è arrivato al termine di una sfida tesa e ricca di clamorosi colpi di scena. Il Wolfsburg è retrocesso in Zweite Liga, abbandonando di fatto l’élite del calcio tedesco dopo quasi tre decenni di permanenza ininterrotta ai vertici nazionali. A condannare inesorabilmente i “Lupi” è stata la decisiva gara di ritorno dello spareggio salvezza, che ha visto trionfare un tenace e mai domo Paderborn. Al fischio finale dell’arbitro, le lacrime di disperazione dei padroni di casa si sono mescolate all’incontenibile e meritata gioia della formazione avversaria.

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La rimonta ai supplementari e la svolta del cartellino rosso

Dopo il grandissimo equilibrio tattico e lo scialbo 0-0 della gara d’andata, il match di ritorno ha regalato emozioni fortissime ai tifosi, risolvendosi in modo rocambolesco solamente ai fatidici tempi supplementari. La vera svolta dell’incontro è coincisa con un episodio disciplinare chiave: il cartellino rosso e la conseguente espulsione dell’ex Atalanta Maehle, che ha lasciato la sua retroguardia in inferiorità numerica. Sfruttando con estremo cinismo l’uomo in più, il Paderborn vince in rimonta fissando il tabellino sul definitivo 2-1 ed è promosso in Bundesliga. Un epilogo fatale per la squadra di Christian Eriksen, che non ha retto l’urto della pressione nei minuti finali, vedendo sfumare le proprie speranze di salvezza.

La fine di un’era per i Lupi e la festa del Paderborn

Per il prestigioso club della Bassa Sassonia si consuma così una vera e propria fine di un’era calcistica. La squadra biancoverde lascia così la Bundes a 29 anni dall’ultima volta. Il Wolfsburg, infatti, giocava in massima serie dalla stagione 1997-98, un ciclo lunghissimo che aveva regalato gioie immense ai tifosi.

Udinese, capolavoro di Inler: decimo posto, super colpi di mercato e rinnovo fino al 2028

Udinese, il capolavoro di Gokhan Inler in Friuli: dal decimo posto conquistato al meritato rinnovo fino al 2028

La stagione appena conclusa ha certificato il trionfale ritorno dell’Udinese nella prestigiosa parte sinistra della classifica, un traguardo costruito con straordinaria competenza dirigenziale. I friulani hanno chiuso un’annata da incorniciare al decimo posto, collezionando l’ottimo bottino di 50 punti. Il principale artefice di questo rilancio è indubbiamente Gokhan Inler. L’ex centrocampista svizzero, vestendo i panni del dirigente, ha letteralmente dominato il mercato, mettendo a segno colpi decisivi che hanno infiammato la piazza. La sua abilità nel fondere la storica vocazione allo scouting internazionale del club con l’acquisto di profili tatticamente moderni ha garantito a mister Runjaic e tifosi un mix perfetto. Ogni singola intuizione di mercato portata in Friuli ha alzato vertiginosamente il livello della rosa, regalando fisicità, solidità e spettacolo. Il capolavoro gestionale di Inler si è riflesso nelle prestazioni di un gruppo capace di imporsi a testa alta grazie a pedine rivelatesi autentiche rivelazioni del campionato.

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Il prolungamento ufficiale del contratto

Alla luce dell’eccezionale lavoro svolto, il club ha deciso di blindare il proprio faro. Gokhan Inler rimarrà all’Udinese in veste di Responsabile dell’Area tecnica per le prossime due stagioni, legandosi fino al 30 giugno 2028.

A confermarlo è la stessa società tramite un comunicato ufficiale: “Ancora nuovi capitoli da scrivere insieme: il connubio tra Udinese Calcio e Gokhan Inler va avanti. Il club è lieto di annunciare il prolungamento del contratto, fino al 30 giugno 2028, con Gokhan che sarà ancora Responsabile dell’Area tecnica bianconera per le prossime due stagioni. Un percorso dietro la scrivania, dopo i 4 anni da calciatore, iniziato due anni fa e che proseguirà nel segno della continuità tecnica del progetto dell’Udinese”.

Le dichiarazioni di Collavino e Inler

Grande soddisfazione è stata espressa dal Direttore Generale Franco Collavino: “Il rinnovo del contratto con Gokhan è una pietra importante per la nostra programmazione tecnica. Lo conoscevamo ed apprezzavamo già come calciatore e come persona ma, in questi due anni, Inler ha dimostrato capacità ed un approccio moderno nella gestione dell’area tecnica che ci ha visti determinati nel proseguire il percorso professionale insieme. I risultati sportivi, l’empatia e l’unione di tutto il gruppo squadra e, soprattutto, la sinergia con tutto l’ambiente sono stati fattori importanti che rappresenteranno un punto di partenza anche per le prossime due stagioni. Insieme a Gokhan volgiamo continuare a lavorare per alzare l’asticella”.

Infine, ecco le motivazioni del dirigente svizzero: “Sono molto entusiasta del prolungamento. Ci tengo a ringraziare la proprietà e la dirigenza con cui abbiamo intrapreso questo percorso che ci vede condividere la voglia di raggiungere traguardi sempre più importanti. L’Udinese è un club storico, fortemente identitario che merita di essere su palcoscenici importanti. Vogliamo continuare a mantenere compatto tutto l’ambiente come accaduto in questi due anni e costruire una squadra che continui ad interpretare questi valori per ottenere risultati sportivi in linea con la nostra storia e ambizione”.

Nessun commissariamento per l’AIA: il no del Collegio di Garanzia alla FIGC

AIA non vedrà nessun commissariamento: il no del Collegio di Garanzia alla FIGC. La ricostruzione di quanto successo

Il futuro verticistico dell’AIA non passerà, almeno per il momento, attraverso un commissariamento. Nella tarda serata è infatti giunto il parere negativo ufficiale da parte del Collegio di Garanzia dello Sport presso il Coni. L’organo di giustizia sportiva era stato chiamato a rispondere a un quesito tecnico posto in via preventiva dalla FIGC: era giuridicamente possibile commissariare l’Associazione, rimasta improvvisamente senza una guida dopo la decadenza di Antonio Zappi, tenendo conto che l’attuale presidente federale Gabriele Gravina, essendo dimissionario, detiene unicamente i poteri legati all’ordinaria amministrazione? La risposta delle autorità, netta e inequivocabile, è stata un no.

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Le motivazioni del blocco e l’attuale assetto dirigenziale

Il documento redatto dal Collegio si presenta estremamente articolato, sviluppandosi lungo dieci pagine di spiegazioni normative. Nella sostanza, il dispositivo chiarisce che, nonostante Zappi non ricopra più la carica istituzionale di presidente, l’infrastruttura dirigenziale dell’Associazione non è del tutto compromessa. Attualmente, infatti, sono operativi un vicepresidente vicario, nella figura di Francesco Massini, e un Comitato Nazionale in grado di portare avanti i lavori dell’AIA.

Inoltre, la giustizia sportiva ha evidenziato come Gravina sia oggi un presidente “in prorogatio”. Di conseguenza, imporre un commissariamento in una situazione così delicata non può in alcun modo rientrare in quegli specifici atti indifferibili che giustiferebbero un’eccezione ai severi limiti imposti dal regime di ordinaria amministrazione.

Corsa contro il tempo: nomine tecniche e ipotesi elezioni

La decisione del Coni apre ora scenari piuttosto complessi. Benché dall’interno dell’Associazione stessa fosse stata richiesta a gran voce una profonda rivoluzione per modificare gli equilibri di un sistema che fatica palesemente, la strada tracciata sembra condurre in modo inevitabile verso nuove elezioni.

Il problema maggiore è ora rappresentato dal calendario. Non ci sono i tempi tecnici affinché il nuovo presidente possa occuparsi serenamente delle nomine tecniche (come le scelte cruciali per i designatori), decisioni che solitamente vengono ratificate all’inizio del mese di luglio. Considerando, infine, la richiesta formale recapitata alla FIGC proprio da Massini, in cui si invocava un netto “reset”, l’intero ambiente arbitrale si interroga sull’opportunità che l’attuale vertice faccia autonomamente un passo indietro per agevolare la rifondazione. Lo riporta Gazzetta.it.

La Juventus irrompe nella corsa a Robertson: perché sarebbe il colpo giusto per la fascia di Spalletti. L’analisi completa

Juventus entra in trattative per Robertson: perché potrebbe essere il colpo giusto per la fascia di Spalletti. L’analisi completa

La Juventus, seguendo alla lettera le indicazioni del tecnico Luciano Spalletti, è attivamente al lavoro per arricchire la rosa in vista della prossima annata. Il club bianconero cerca disperatamente elementi di spiccata personalità per affrontare al meglio le nuove sfide in campo. Secondo Gianluca Di Marzio, la dirigenza si è mossa con decisione per Andrew Robertson, terzino sinistro attualmente in scadenza di contratto con il Liverpool. L’interesse dimostra la chiara volontà di innalzare il livello tecnico complessivo della squadra.

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Perché Robertson è il rinforzo ideale

Lo scozzese rappresenta senza dubbio il colpo giusto per il nuovo progetto tecnico juventino. Il giocatore porterebbe in dote una grandissima esperienza internazionale e una mentalità d’acciaio. Dopo i numerosi trionfi conquistati in Inghilterra e in Europa, il difensore sa perfettamente cosa vuol dire vincere. Il suo innesto si rende ancora più vitale e urgente considerando che Cambiaso ha deluso quest’anno, non riuscendo a garantire la continuità di rendimento richiesta a questi livelli. Avere a disposizione profili totalmente affidabili su quella corsia è un’assoluta priorità per il mister bianconero, che desidera plasmare un organico solido e capace di imporsi nei novanta minuti senza mai subire eccessivi cali.

L’insidia Tottenham complica i piani

L’operazione per questo importante trasferimento, tuttavia, non si preannuncia affatto semplice a causa dell’inserimento del Tottenham. Gli Spurs avevano già bloccato il ragazzo nei mesi scorsi e, grazie alla sofferta salvezza ottenuta all’ultima giornata, mantengono oggi una decisa corsia preferenziale. Questa ricca concorrenza londinese obbliga la Vecchia Signora a studiare mosse immediate per convincere l’obiettivo, consapevole che superare la spaventosa potenza economica inglese richiederà una notevole abilità negoziale. Chiudere in fretta questa delicata trattativa aiuterebbe a pianificare le future dinamiche, evitando complicazioni.

L’idea Alisson per blindare la porta

Le ambizioni del mercato bianconero non si fermano alla retroguardia. Dalla formazione del Merseyside spunta un altro nome di altissimo profilo: Alisson. L’estremo difensore conosce molto bene le metodologie dell’allenatore dai tempi della Roma, e Spalletti ne apprezza enormemente le doti tecniche e umane. Ritrovare una simile certezza tra i pali garantirebbe massima serenità all’ambiente. Inoltre, l’eventuale approdo del portiere brasiliano a Torino potrebbe influenzare in modo decisivo e positivo anche la scelta dello stesso Robertson.

Como in festa, Fabregas traccia la rotta: «Stiamo creando una mentalità, per il mio futuro c’è stata una riunione. Vogliamo che Nico Paz resti»

Como in festa dopo la conquista della qualificazione in Champions League. Cesc Fabregas ha rilasciato queste dichiarazioni

Il Como si gode il meritato trionfo tra le strade della propria città per la qualificazione in Champions League. Durante i festeggiamenti a bordo del classico pullman scoperto, l’allenatore Cesc Fàbregas ha rilasciato alcune importanti dichiarazioni ai microfoni di Sky Sport. Il tecnico spagnolo ha colto l’occasione per fare il punto della situazione, svelando i primi retroscena legati alla programmazione tecnica e dirigenziale in vista della prossima stagione calcistica.

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Il summit dirigenziale e la visione per il futuro

La festa per gli straordinari traguardi raggiunti non ha fermato il lavoro della dirigenza lariana. Il mister ha infatti confermato di aver già gettato le basi per l’immediato futuro del club: “Futuro? Abbiamo fatto una riunione alle 14 lunga con il presidente e il direttore. Abbiamo consolidato l’idea, la visione è già alla prossima stagione. Sono molto contento qua, lo sapete, mi manca un passo o due in più e sto imparando tantissimo. Stiamo creando una mentalità”. Parole che testimoniano la profonda sinergia tra l’area tecnica e la proprietà, pronte a consolidare e far evolvere il progetto sportivo.

Una crescita vertiginosa e l’ostacolo europeo

Analizzando il percorso della squadra, l’ex centrocampista ha voluto sottolineare la rapidità con cui la società lombarda ha bruciato le tappe, proiettandosi verso palcoscenici prestigiosi. “La crescita di questa società è stata troppo veloce, da quando abbiamo iniziato sono due anni e mezzo che spingiamo le aspettative. Siamo consapevoli di quello che siamo, abbiamo una visione chiara. Un capolavoro, ma da oggi si inizia a preparare una stagione dura e diversa”.

Una stagione che vedrà i lariani confrontarsi con l’élite assoluta del calcio. In riferimento agli altissimi standard richiesti per competere ai massimi livelli, il tecnico ha ammonito l’ambiente: “L’esigenza della Champions League è alta, se non sei preparato in certi stadi prendi 6 gol”.

Calciomercato Como: la permanenza di Nico Paz

Infine, non poteva mancare un passaggio cruciale sulle imminenti dinamiche di calciomercato, con un focus particolare sul gioiello della rosa. Il futuro di Nico Paz rappresenta uno dei grandi temi caldi dell’estate lariana. L’allenatore non si è sbilanciato in promesse assolute, ma ha chiarito l’intenzione della dirigenza: “Giocatore molto importante per la nostra crescita. Noi siamo cresciuti con lui e lui con noi. Siamo un “match” importante, vediamo che succede ma la nostra volontà è che resti con noi”.

Allegri Napoli: come cambierebbero gli azzurri con l’eventuale approdo di Max in panchina. Le possibili novità di formazione

Allegri Napoli: come cambierebbe la formazione degli azzurri in caso di approdo del tecnico toscano sulla panchina degli azzurri

Il Milan vede sfumare il traguardo europeo più importante proprio sul rettilineo finale del campionato. Complice la sanguinosa e inaspettata sconfitta a San Siro contro il Cagliari all’ultima giornata, i rossoneri sono clamorosamente scivolati al quinto posto, rimanendo aritmeticamente tagliati fuori dalla vitale zona Champions. Il fallimento di quello che era l’obiettivo primario del club, ribadito a più riprese dallo stesso allenatore durante l’anno, ha imposto profonde riflessioni che hanno portato a cambiamenti drastici sia a livello di dirigenza che, soprattutto, sulla panchina.

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Allegri apre al Napoli: il summit di mercato

Il futuro del tecnico livornese è ora appeso a un filo. Nonostante un anno di contratto (l’accesso alla Champions avrebbe fatto scattare il rinnovo automatico fino al 2028), le strade tra le parti si sono separate con una stagione d’anticipo. Con l’esonero, sullo sfondo si staglia con prepotenza il Napoli, che ha da poco salutato Antonio Conte. Max Allegri è in pole position nei desideri di De Laurentiis per ripartire. Secondo La Gazzetta dello Sport, si registra già una decisa apertura da parte del tecnico toscano, mentre Radio Kiss Kiss segnala un vertice tra il presidente, l’ad Chiavelli e il ds Manna per provare ad accelerare l’operazione. Qualora la pista dovesse complicarsi, la lista delle alternative comprende i nomi di Vincenzo Italiano e Fabio Grosso.

Il ruolo chiave di Manna e la trasformazione tattica

Il vero facilitatore per il possibile sbarco di Allegri in Campania è il direttore sportivo Giovanni Manna. Tra i due intercorre un ottimo rapporto umano e professionale, forgiato alla Juventus nella complessa stagione 2023-24, culminata con la qualificazione in Champions e la vittoria della Coppa Italia contro l’Atalanta.

Sul piano del campo, l’arrivo dell’ex rossonero infonderebbe una filosofia di gioco pragmatica e concreta. L’allenatore predilige il cinismo e l’equilibrio tattico, anteponendo il risultato allo spettacolo puro. I suoi moduli di riferimento, il 3-5-2 o il 3-4-2-1, confermerebbero l’impianto della difesa a tre, sfruttando il lavoro sfiancante degli esterni a tutta fascia e colpendo l’avversario con fulminee ripartenze. Un calcio solido, arricchito dalla proverbiale abilità di Allegri nel pescare il jolly dalla panchina a partita in corso.

Calendario Serie A e Coppa Italia: date ufficiali, soste Nazionali e tabellone completo per la stagione 2026/27

Calendario Serie A e Coppa Italia: sono state ufficializzate le date. Ecco il tabellone completo per la stagione 2026/27

La Lega Serie A ha diramato ufficialmente le direttive e il calendario completo per la stagione 2026/2027. Il percorso che attende le formazioni italiane nel prossimo torneo è stato tracciato con precisione, delineando una programmazione che punta a garantire un ritmo regolare per le squadre e a ottimizzare la gestione delle energie fisiche. Il massimo campionato prenderà il via domenica 23 agosto 2026, segnando l’inizio di una lunga ed entusiasmante cavalcata che si concluderà per l’assegnazione del titolo domenica 30 maggio 2027.

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Le date della Serie A: pochi turni infrasettimanali e la pausa invernale

La novità più rilevante della nuova stagione riguarda la sensibile limitazione delle sfide giocate in mezzo alla settimana. Per preservare i calciatori e favorire lo spettacolo, il calendario prevede solamente 2 turni infrasettimanali, strategicamente fissati per mercoledì 28 ottobre 2026 e mercoledì 6 gennaio 2027.

Durante i rigidi mesi invernali, i club osserveranno una tradizionale e meritata pausa in concomitanza con le festività, fermandosi domenica 27 dicembre 2026 per concedere riposo ai giocatori lontano dal campo. Inoltre, il calendario prevede ben 4 soste strategiche dedicate agli impegni delle varie Nazionali, momenti cruciali per le qualificazioni internazionali. Queste interruzioni avranno luogo nelle seguenti date:

  • 27 settembre 2026
  • 4 ottobre 2026
  • 15 novembre 2026
  • 28 marzo 2027, che rappresenterà l’ultimo stop stagionale prima dello sprint finale decisivo.

Il programma della Coppa Italia: dal preliminare alla grande finalissima

Parallelamente all’avvincente percorso per lo Scudetto, la Coppa Italia inizierà il suo cammino estivo con largo anticipo. Le date ufficiali diramate dalla Lega delineano un tabellone intenso verso il prestigioso trofeo nazionale:

  • Turno preliminare: domenica 9 agosto 2026
  • Trentaduesimi: 16 agosto 2026
  • Sedicesimi: in scena il 2 settembre 2026
  • Ottavi di finale: si divideranno in due tranche tra il 2 e il 16 dicembre 2026
  • Quarti di finale: prenderanno vita il 3 e il 10 febbraio 2027
  • Semifinali: strutturate con il collaudato format di andata e ritorno, si disputeranno il 3 marzo e il 21 aprile 2027
  • Finale: l’attesissimo atto conclusivo si giocherà il 19 maggio 2027, in una serata che incoronerà la squadra vincitrice.

Iraola erede di Allegri al Milan? Contatti in corso. Chi è il tecnico basco: la sua storia, la sua carriera e come cambierebbero i rossoneri

Iraola diventerà il nuovo allenatore del Milan? Tutto sul tecnico basco: la sua storia, la sua carriera e come cambierebbero i rossoneri

Il Milan è già proiettato verso la ricostruzione. Dopo la recente e netta separazione che ha portato all’addio di Massimiliano Allegri, la dirigenza rossonera si è messa immediatamente alla ricerca della nuova guida tecnica. Stando alle ultime e insistenti indiscrezioni di mercato, il club ha ufficialmente contattato l’entourage di Andoni Iraola per sondare il terreno e valutare la concreta possibilità di farlo diventare il tecnico rossonero per la prossima stagione.

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Chi è Andoni Iraola: la carriera da Bilbao alla Premier League

Ma chi è il manager basco che ha catturato l’attenzione dei vertici di via Aldo Rossi? Classe 1982, Iraola è prima di tutto una leggenda dell’Athletic Bilbao, club con cui ha collezionato oltre 500 presenze da terzino destro, venendo forgiato tatticamente da un maestro come Marcelo Bielsa.

Appesi gli scarpini al chiodo, la sua ascesa in panchina è stata rapida e sorprendente. Dopo l’esordio all’AEK Larnaca, ha stupito l’intera Spagna portando il modesto Mirandés fino alle semifinali di Copa del Rey. La vera consacrazione, però, è arrivata alla guida del Rayo Vallecano: a Madrid ha conquistato prima la promozione in Liga, per poi affermarsi nel massimo campionato iberico con un calcio spettacolare. Il definitivo salto di qualità internazionale avviene in Premier League alla guida del Bournemouth. In Inghilterra, Iraola ha impressionato addetti ai lavori e tifosi, trasformando la squadra e garantendosi lo status di uno dei tecnici emergenti più brillanti e richiesti d’Europa.

Il modo di giocare: pressing alto, intensità e verticalità

Il modo di giocare di Andoni Iraola incarna perfettamente i dettami del calcio moderno. Il suo marchio di fabbrica indiscusso è il pressing alto e asfissiante: le sue squadre sono programmate per difendere in avanti e recuperare il pallone il più vicino possibile alla porta avversaria.

Il tecnico rifiuta il possesso palla orizzontale e sterile, prediligendo una verticalità estrema e transizioni offensive fulminee. Il modulo base è un dinamico 4-2-3-1, interpretato con un ritmo forsennato. I suoi attaccanti esterni tendono ad accentrarsi per liberare le corsie alle sovrapposizioni dei terzini, creando densità e imprevedibilità. Affidare la panchina a Iraola significherebbe per il Milan sposare una filosofia di gioco coraggiosa, intensa e proattiva, segnando un taglio netto e affascinante col recente passato tattico.

Allarme rientrato per il PSG: Dembelé ci sarà per la finale di Champions

L’attaccante francese rassicura i tifosi dopo il fastidio al polpaccio accusato contro il Paris FC: nessuna lesione, contro l’Arsenal scenderà regolarmente in campo

Il Paris Saint-Germain può finalmente tirare un sospiro di sollievo. Ousmane Dembelé sarà a disposizione per l’attesissima finale di Champions League in programma sabato contro l’Arsenal, la formazione che si è da poco laureata campione d’Inghilterra.

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I timori degli ultimi giorni, nati dopo il problema fisico accusato nel derby di campionato contro il Paris FC, sono stati spazzati via direttamente dalle parole del giocatore. Intervenuto ai microfoni dell’emittente francese M6, l’attaccante ha voluto rassicurare l’intero ambiente parigino: “Mi sento molto meglio rispetto a domenica. Ho avuto un piccolo spavento, ma il medico mi ha detto che non c’è nulla di cui preoccuparsi. Ho sentito un leggero fastidio e ho preferito non correre rischi”.

Le tappe del recupero

A poco più di una settimana dall’appuntamento più importante della stagione, la situazione aveva inevitabilmente messo in apprensione lo staff tecnico e i tifosi. Ecco come si è evoluto il quadro clinico:

  • L’infortunio: l’allarme era scattato a causa di un fastidio al polpaccio destro avvertito durante l’ultimo match di campionato, che lo aveva costretto a disertare gli allenamenti in gruppo nei giorni successivi.
  • Gli esami medici: i controlli approfonditi svolti dallo staff medico del PSG hanno fortunatamente escluso qualsiasi tipo di lesione muscolare.
  • L’epilogo: salvo clamorosi imprevisti dell’ultimo minuto, il riposo precauzionale ha funzionato: Dembelé sarà regolarmente a disposizione per provare a conquistare il tetto d’Europa.

Convocati Italia, Baldini riparte dai giovani: Donnarumma leader del gruppo per Lussemburgo e Grecia

Convocati Italia: il ct Baldini sceglie la linea verde: Donnarumma guida gli Azzurri verso Lussemburgo e Grecia

La Nazionale di Silvio Baldini ha diramato la lista dei 24 convocati per gli ultimi due impegni stagionali: mercoledì 3 giugno gli Azzurri affronteranno il Lussemburgo allo Stade de Luxembourg (ore 20.45, diretta Rai 1), mentre domenica 7 giugno voleranno a Heraklion, sull’isola di Creta, per il test contro la Grecia al Pankritio Stadium (ore 21 italiane, 22 locali, sempre su Rai 1). Due amichevoli utili per chiudere il ciclo e valutare da vicino i talenti più promettenti.

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Baldini, affiancato dal suo staff, ha scelto di puntare su un gruppo giovanissimo ma già ricco di esperienza nei principali campionati europei e nelle coppe. Spiccano 4 classe 2008, 3 del 2006, 7 del 2005 e 9 del 2004, per una media di 20 anni e 6 mesi. Accanto ai più giovani, non mancano i punti di riferimento: su tutti Gianluigi Donnarumma, capitano e leader con 81 presenze in Azzurro, insieme ai già stabilmente nel giro della maggiore Pietro Comuzzo, Marco Palestra, Niccolò Pisilli e Francesco Pio Esposito.

Il gruppo si ritroverà a Coverciano nella serata di giovedì 28 maggio, con la prima seduta fissata per il giorno successivo. Alla lista principale si aggiungeranno anche Tommaso Berti (Cesena), Niccolò Fortini (Fiorentina), Gabriele Guarino (Empoli) e Dominic Vavassori (Atalanta), che prenderanno parte alla fase di preparazione dal 28 al 31 maggio, offrendo ulteriori soluzioni e profondità al lavoro dello staff tecnico.

CONVOCATI

Portieri: Giovanni Daffara (Avellino), Gianluigi Donnarumma (Manchester City), Lorenzo Palmisani (Frosinone);

Difensori: Honest Ahanor (Atalanta), Davide Bartesaghi (Milan), Fabio Chiarodia (Borussia Monchengladbach), Pietro Comuzzo (Fiorentina), *Costantino Favasuli (Catanzaro), Filippo Mane (Borussia Dortmund), Marco Palestra (Cagliari), Luca Reggiani (Borussia Dortmund);

Centrocampisti: Matteo Dagasso (Venezia), Giacomo Faticanti (Juventus), Luca Lipani (Sassuolo), Cher Ndour (Fiorentina), Niccolò Pisilli (Roma), Lorenzo Venturino (Roma);

Attaccanti: Francesco Camarda (Lecce), Luigi Cherubini (Sampdoria), Jeff Ekhator (Genoa), Francesco Pio Esposito (Inter), Seydou Fini (Frosinone), Samuele Inacio (Borussia Dortmund), Luca Koleosho (Paris FC).

Milan, via a una nuova era: addio immediato a Furlani, Tare, Allegri e Moncada

Milan, terremoto totale per i rossoneri: Furlani, Tare, Allegri e Moncada fuori dal club. Arriva il comunicato ufficiale

Il Milan ha ufficializzato una scelta destinata a segnare una frattura profonda con il recente passato: con effetto immediato termina l’esperienza in rossonero di Giorgio Furlani, Igli Tare, Massimiliano Allegri e Geoffrey Moncada. Una decisione drastica, che arriva al termine di una stagione fallimentare, segnata dalla mancata qualificazione alla Champions League e da un clima di contestazione crescente. La proprietà ha scelto di azzerare completamente il progetto tecnico e dirigenziale, inviando un messaggio inequivocabile: serve un nuovo inizio, senza compromessi.

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Il club ha così voltato pagina in modo netto, chiudendo contemporaneamente i rapporti con amministratore delegato, direttore sportivo, allenatore e direttore tecnico. Un terremoto interno che certifica la volontà di RedBird di aprire un ciclo totalmente diverso, dopo mesi di tensioni, risultati deludenti e una struttura che non è riuscita a riportare il Milan ai livelli di competitività attesi. L’addio simultaneo di quattro figure chiave rappresenta un segnale forte, quasi simbolico, di una rifondazione che parte dalle fondamenta.

Ora l’attenzione si sposta sulle prossime mosse della società, chiamata a individuare nuove figure in grado di restituire identità, credibilità e ambizione al progetto rossonero. Per il Milan si apre una fase delicatissima ma decisiva: la scelta dei nuovi vertici tecnici e dirigenziali determinerà il futuro del club e la direzione del nuovo ciclo che sta per cominciare.

La Roma del Gasp centra l’impresa e il ritorno in Champions accende il progetto Friedkin – VIDEO

Roma, si chiude nel migliore dei modi la stagione della squadra di Gasperini! La Champions League, la stagione e le prospettive di una rosa da completare

La Roma ritrova la Champions League al termine di una stagione chiusa con un terzo posto dal peso enorme, arrivato grazie a un finale di campionato di altissimo livello. La svolta è maturata soprattutto nella parte conclusiva dell’annata, quando il gruppo giallorosso ha trovato continuità, identità e una consapevolezza nuova.

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Il grande protagonista della cavalcata è stato Gian Piero Gasperini, capace di incidere in profondità nonostante un percorso tutt’altro che lineare. La scelta della società di affidarsi all’ex tecnico dell’Atalanta si è rivelata vincente, anche se non sono mancati momenti di tensione e contrasti interni, in particolare con il d.s. Massara e con Claudio Ranieri.

Il tecnico ha saputo però isolare la squadra dalle difficoltà, lavorando sui principi tattici e sulla mentalità. La Roma ha progressivamente assimilato le idee del suo allenatore, ritrovando aggressività, organizzazione e capacità di leggere i momenti della partita. Un percorso che ha permesso ai giallorossi di risalire la classifica fino a conquistare un posto tra le grandi d’Europa.

Roma in Champions League, Malen e il gruppo hanno cambiato il volto della stagione

Tra i fattori decisivi c’è stato anche l’impatto di Donyel Malen, arrivato in un momento chiave e subito fondamentale con 15 gol e 3 assist (tra tutte le competizioni). La crescita più importante, però, è stata collettiva. Il gruppo ha preso coscienza delle proprie qualità, trasformando una stagione partita tra dubbi e difficoltà in un traguardo di grande prestigio. Il terzo posto rappresenta così non solo un risultato sportivo, ma anche un punto di partenza per il futuro.

Roma Champions League, ora serve un mercato all’altezza del nuovo obiettivo

La qualificazione in Champions League apre ora una fase decisiva per la proprietà Friedkin. Dopo una stagione in cui il mercato estivo non aveva pienamente soddisfatto le richieste di Gasperini, la società dovrà costruire una rosa più profonda e capace di rispondere alle necessità del tecnico.

Il ritorno nell’élite europea impone ambizione, programmazione e investimenti mirati. L’impresa è riuscita, ma il prossimo passo sarà confermare la Roma a questo livello. La Champions non può essere solo un traguardo raggiunto: dovrà diventare la base del nuovo ciclo giallorosso.

Bucchioni analizza il post Conte: «Addio pacifico. Per il futuro dico no ad Allegri, il Napoli prenda Italiano»

Ai microfoni di Radio Napoli Centrale, il giornalista fa il punto sulla panchina azzurra: le motivazioni del divorzio con Conte, le suggestioni…

Il giornalista Enzo Bucchioni, intervenuto ai microfoni della trasmissione Un Calcio alla Radio su Radio Napoli Centrale, ha offerto un’analisi lucida e senza filtri sul momento di transizione che sta vivendo il Napoli dopo la separazione da Antonio Conte, tracciando l’identikit perfetto per il prossimo allenatore.

Il divorzio da Conte: una separazione fisiologica

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Il giornalista non si è mostrato sorpreso dalle ultime dichiarazioni dell’ormai ex tecnico azzurro: «La sua conferenza non mi meraviglia, Conte è fatto così. È un numero uno, ha vinto dappertutto tranne che al Tottenham».

La chiave di lettura dell’addio risiede proprio nel metodo dell’allenatore leccese: quando comprende che non sussistono più le condizioni ottimali per applicare il suo sistema, preferisce fare un passo indietro. Pur riconoscendo i grandi investimenti fatti dal club, una stagione senza trofei non è contemplata nel vocabolario di Conte. Tuttavia, Bucchioni sottolinea un aspetto fondamentale: «Aurelio e Antonio si sono lasciati con il sorriso e in amicizia, a differenza della fine traumatica vissuta ai tempi dell’Inter».

Il casting per la panchina: da Sarri alla “suggestione Xavi”

Con l’apertura del toto-allenatore, De Laurentiis è già operativo. Bucchioni ha svelato alcuni movimenti di mercato:

  • Maurizio Sarri: sembrava esserci già un’intesa di massima per un clamoroso ritorno, ma l’improvviso inserimento dell’Atalanta ha complicato irrimediabilmente la trattativa.
  • Xavi: il profilo dell’ex tecnico del Barcellona rappresenta al momento un’affascinante suggestione internazionale.
  • Massimiliano Allegri: arriva una bocciatura totale. «Non lo prenderei in assoluto. È in fase calante e i tifosi non sarebbero felici. Il suo calcio non è in sintonia con quello espresso dal Napoli negli ultimi anni».

Vincenzo Italiano: l’uomo giusto per ripartire

La vera e propria incoronazione da parte del giornalista è tutta per Vincenzo Italiano. «Io andrei a prendere lui», afferma Bucchioni senza esitazioni.

Le motivazioni sono tattiche e caratteriali: Italiano è affamato, è un aziendalista puro capace di valorizzare la rosa a disposizione (come ampiamente dimostrato alla Fiorentina) ed esprime un calcio aggressivo e molto fisico. Pur riconoscendo che la presenza di troppi giocatori over 30 in rosa potrebbe richiedere un fisiologico rinnovamento per adattarsi ai suoi ritmi, il giudizio finale è netto: «Guardate cosa ha fatto a Firenze e a Bologna. Se gli mettete in mano una squadra come il Napoli, può fare solo meglio. Dategli il Napoli e vi divertirete».

Scossa Milan: Allegri a un passo dall’addio, Cardinale e Ibrahimovic spingono per il cambio

Milan, linea dura della proprietà rossonera: Massimiliano Allegri vicino all’esonero dopo il confronto con Cardinale e Ibra

è più nero che rosso. L’immagine di Ibrahimovic e Cardinale che lasciano San Siro scortati e senza rilasciare dichiarazioni fotografa la tensione seguita alla pesantissima sconfitta contro il Cagliari, una gara che doveva segnare un nuovo inizio e che invece si è trasformata in uno dei momenti più dolorosi della storia recente rossonera. Cardinale ha deciso di restare a Milano, rinviando la partenza per proseguire le consultazioni con i suoi uomini di fiducia, Calvelli e Ibrahimovic, chiamati a definire le scelte decisive. La priorità riguarda la posizione, sempre più fragile, di Massimiliano Allegri.

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Nel summit pre‑partita, Ibrahimovic aveva già espresso la sua posizione: per lui il Milan deve ripartire senza Allegri. Lo svedese, da mesi in rotta con il tecnico, ha ribadito a Cardinale le sue accuse, dalla mancanza di un’identità offensiva ai rapporti deteriorati con giocatori chiave come Leao e Pulisic. La sua linea è chiara: esonero immediato. Parallelamente, si prepara una rivoluzione dirigenziale. Cardinale vuole affidare a Ibrahimovic e Calvelli la scelta del nuovo direttore sportivo e del nuovo amministratore delegato. Le decisioni sono praticamente prese: Igli Tare sarà sollevato dall’incarico, Giorgio Furlani lascerà dopo quattro anni e Geoffrey Moncada non vedrà rinnovato il contratto.

Nel frattempo Allegri, deluso ma non intenzionato a dimettersi, era atteso a un confronto diretto con Cardinale. Ma la giornata di riflessioni interne a RedBird ha portato alla svolta: il club ha deciso di accogliere la linea di Ibrahimovic. Allegri sarà esonerato. La comunicazione al tecnico è imminente e sancisce la fine di una seconda esperienza in rossonero chiusa tra contestazioni, risultati deludenti e un rapporto ormai logoro con l’ambiente.

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