Pagina 212 – Calcio News 24

Vlahovic Juve, svolta nel rinnovo: il serbo si lascia andare con i compagni e rivela un retroscena che pesa sulla trattativa

Vlahovic Juve, retroscena interno sul rinnovo: il bomber ha detto una frase ai compagni che cambia la percezione della trattativa

Il rinnovo di Dusan Vlahovic con la Juventus è arrivato al momento decisivo. Come riportato dal Corriere dello Sport, il serbo avrebbe confidato ai compagni che la lunga trattativa è ormai alle battute finali. Luciano Spalletti ha spinto apertamente per la sua permanenza, ritenendolo indispensabile per evitare una rivoluzione nel reparto offensivo. Nell’ambiente filtra ottimismo: la dirigenza conta di annunciare a breve sia la conferma dell’allenatore sia quella del centravanti, gettando basi solide per la squadra della prossima stagione.

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La scelta di puntare sulla continuità è legata anche alle uscite previste. Jonathan David verrà ceduto a titolo definitivo, con un valore residuo di 12 milioni, mentre il futuro di Lois Openda si preannuncia complicato: sarà riscattato per 42 milioni, ma con ogni probabilità finirà in prestito, operazione tutt’altro che semplice da piazzare. In questo scenario, trattenere Vlahovic diventa strategico: il suo costo è ormai quasi del tutto ammortizzato e il club preferisce concentrare gli investimenti su altri reparti.

L’accordo si fonda su un alleggerimento del monte ingaggi. Il nuovo stipendio del serbo scenderà a circa 14 milioni lordi, con un risparmio di circa 9 milioni per la Juventus. Resta da definire solo il bonus alla firma: il giocatore chiede 6 milioni, mentre la proposta bianconera si ferma a 4. Una distanza minima, che non sembra in grado di frenare la chiusura. La volontà comune è chiara: proseguire insieme, garantendo alla squadra un riferimento offensivo centrale per affrontare con ambizione i prossimi obiettivi stagionali.

Italia, clamoroso retroscena svelato da La Repubblica! Premio qualificazione chiesto dal gruppo, stop di Gattuso. E dopo la sconfitta…

Italia, La Repubblica svela: premi qualificazione richiesti dai giocatori, Gattuso interviene. Poi la squadra chiede al ct di restare

L’edizione odierna de La Repubblica rivela un dettaglio finora rimasto sullo sfondo: era previsto un premio per i giocatori della Nazionale in caso di qualificazione ai Mondiali 2026, traguardo poi sfumato nella drammatica finale playoff di Zenica, persa ai rigori contro la Bosnia.

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«A Zenica si respirava un’aria pesante. Più che adrenalina e tensione, nervosismo. Un gruppo di giocatori azzurri ha iniziato a informarsi sulla presenza o meno di una ricompensa in caso di successo al Bilino Polje».

Secondo il quotidiano, la cifra ipotizzata per il premio si aggirava intorno ai 300 mila euro complessivi, poco più di 10 mila a testa per i 28 convocati. Sarebbe stato Gennaro Gattuso a frenare l’iniziativa, sottolineandone l’inopportunità in quel momento. Il messaggio, in sostanza, è stato chiaro: prima pensiamo a qualificarci, poi eventualmente si parlerà di premi.

Il quotidiano riferisce: «A fine gara da contratto dovevano andare tre calciatori a parlare con la Rai, uno in campo (la cosiddetta super-flash) e due nella zona che conduce agli spogliatoi (l’intervista flash). L’unico che ha avuto il coraggio di presentarsi davanti alle telecamere è stato Leonardo Spinazzola, peraltro visibilmente dispiaciuto, con gli occhi gonfi di lacrime. Il capitano Donnarumma ha vissuto emozioni contrastanti: al fischio finale era infuriato, arrabbiatissimo. Nelle ore successive è arrivato lo sconforto. Chi gli è vicino lo descrive come distrutto dall’ennesima esclusione dell’Italia dai Mondiali. Gli altri azzurri erano perlopiù silenziosi».

Nel silenzio pesante seguito alla sconfitta, alcuni senatori della Nazionale si sono presentati da Gennaro Gattuso per chiedergli di restare alla guida del gruppo. Ma il ct, secondo la ricostruzione, ha spiegato che non era più possibile: le sue dimissioni erano già state rassegnate il venerdì precedente. Da lì, tutti a casa. I vertici federali dimissionari, metaforicamente; chi aveva avanzato richieste di premi, letteralmente.

Castro svela: «Col Bologna sto da dio, vogliamo l’Europa League. Sogno l’Argentina e dissi di no all’Italia»

Castro si racconta: «Col Bologna sto da dio, vogliamo l’Europa League. Sogno l’Argentina e dissi di no all’Italia»

Santiago Castro, attaccante argentino del Bologna, si racconta a La Gazzetta dello Sport.

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QUANTI TATUAGGI HA «Ventitré. Appena tornerò in Argentina ne ho uno da fare e uno che vorrei fare…».
COPPA ITALIA E MAGARI EUROPA LEAGUE «Corretto. Ho letto che prima della doppia sfida contro la Roma, Fede (Bernardeschi, ndr) ha detto: “Vogliamo arrivare in finale”. Sembrava un eccesso, ma poi l’ostacolo, durissimo, l’abbiamo superato. Mi trovo spesso d’accordo con Berna. Il verbo “voglio” è un chiodo fisso, poi è chiaro che lo devi accompagnare con il lavoro costante, duro. La sola parola non porta a niente. A livello di obiettivi devi sempre cercare tutto, pure la finale e il massimo di Europa League».
PERCHÉ MEGLIO IN EUROPA CHE IN ITALIA «Questione mentale, magari anche stanchezza: giocare in Europa ti fa sentire a posto, a grandi livelli, è bellissimo, ma negli ultimi due mesi avevamo giocato il giovedì alle 21 e la domenica alle 15. E alla lunga lo senti. Non è giustificarsi, dico che conta moltissimo la testa perché ci siamo sempre allenati al centomila per cento. Eppure…».
IL PERIODO NO «Il periodo veramente no è cominciato dopo la finale di Supercoppa persa contro il Napoli. Perché sei lì, hai un trofeo a un centimetro: e se poi non lo prendi, beh, ci resti male. E te la porti dietro».
PIÙ FORTE L’ASTON VILLA O LA ROMA «La Roma ti fa più giocare e palleggiare, l’altra va diretta, ti colpisce al cuore, è forte, ha giocatori veloci ed è forse la vera favorita per la vittoria finale. Noi sfavoriti? Beh: ci siamo, poi si vedrà».
CONTRO I VILLANS CI SONO DUE KO DA VENDICARE. «È così. La ricordo la partita di settembre: presi una traversa, non facemmo affatto male, anzi…».
STAVOLTA VEDRÀ DIBU MARTINEZ «È vero… In quella prima partita non giocò lui: per mio fratello che vorrebbe diventare portiere Dibu è un idolo; per me è un campione ma soprattutto una bella persona che conobbi quando venni convocato dall’Argentina. La prima sfida è in casa: non so perché al Dall’Ara fatichiamo, credo sia un fatto di testa».
IL “MENTAL COACH” «A settembre ho ripreso a fare due chiacchiere con Gustavo, un amico psicologo. È una bella cosa, perché da fuori sembra che la nostra vita sia tutta dorata, perfetta, sicura; e invece anche noi abbiamo necessità, dubbi, bisogno di supporti. Una volta Lollo De Silvestri, che è un po’ il nostro “mental”, disse: “Non dovete vergognarvi a parlare con uno psicologo”. In passato ero convinto di poter fare tutto da solo. Ma servono anche altre componenti se vuoi durare a lungo e ad alti livelli».
FUTURO A BOLOGNA «Mancano due mesi alla fine della stagione e col Bologna sto da dio, mi sento in una vera famiglia. Per cui oggi penso solo a questa famiglia, perché non mi va di dire “resterò ancora tanti anni” e fare eventuali figure di chi parla tanto per parlare. Del mercato non si sa mai ma vi ricordo che oltretutto ho rinnovato poco tempo fa, quindi…».
GIOVEDI’ SI É SPOSATO «Era una cosa che volevamo fare da tempo: abbiamo fatto una cerimonia in piccolo perché entrambi abbiamo la famiglia lontana e quando torneremo in Argentina faremo le cerimonie in chiesa con tutti, amici e parenti. È un passo grande ma ho trovato la ragazza della mia vita e non capita sempre…».
I PIU’ BEI GOL «Faccio il podio: quello alla Roma in Europa League, quello di tacco a Genova e poi insieme quelli a Fiorentina e Toro».
COSA LE HANNO INSEGNATO ZIRKZEE E IMMOBILE «A credere in me. Sempre».
SAPERE LA FORMAZIONE «Italiano la dice mezz’ora prima dell’ultimo riscaldamento. Mi piace: perché tutti si devono sentire importanti. E chi entra dopo può esserlo anche più di chi inizia: lui lo dice sempre ed è verissimo».
L’ARGENTINA AL MONDIALE: IL SOGNO CONTINUA «Continua eccome. Che ci vogliano due mesi, un anno, tre, quattro o dieci io ho sempre la nazionale in testa. Lo sanno tutti ed è per questo che, ringraziando e mostrando il massimo rispetto per una nazionale come l’Italia, dissi di no».

Lukaku Milan, la suggestione prende quota: Allegri dice sì e un elemento chiave potrebbe sbloccare tutto. Gli aggiornamenti

Lukaku Milan, clamoroso scenario di mercato: Allegri approva. Un aspetto in particolare può agevolare l’affare

In vista del big match del Maradona, Alessandro Vocalelli – su Gazzetta.it – lancia una provocazione destinata a far discutere: perché il Milan non prova a puntare su Romelu Lukaku? Mentre Antonio Conte può contare su un reparto offensivo ricco di fisicità e soluzioni, Massimiliano Allegri continua a lavorare con un attacco privo di un vero centravanti d’area, spesso costretto a reinventarsi con profili più mobili come Nkunku o Pulisic.

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Il belga, oggi al Napoli ma protagonista di un rapporto complicato con il club tra infortuni e tensioni sulla gestione atletica, rappresenterebbe – secondo l’analisi – il profilo ideale per dare profondità, peso e presenza alla manovra rossonera. Una suggestione che, per caratteristiche tecniche e impatto potenziale, viene definita un possibile “colpo da scudetto”. Nonostante il Milan stia monitorando nomi come Vlahović o giovani talenti internazionali, l’ipotesi Lukaku resta sullo sfondo come un’occasione di mercato tutt’altro che impossibile.

Il valore del cartellino, infatti, potrebbe essere più accessibile proprio a causa delle frizioni tra il giocatore e la dirigenza partenopea. In questo scenario, i rossoneri potrebbero assicurarsi quel numero 9 capace di trasformare i cross di Saelemaekers e le giocate di Modrić in gol pesanti, colmando una lacuna strutturale che sta limitando il pieno potenziale della squadra.

Simonelli: «Bisogna rimboccarsi le maniche per riportare l’Italia ai fasti del passato. Malagò uomo di grande esperienza. Sugli stage dico questo»

Simonelli svela: «Futuro Presidente? Non nego che c’è chi preferirebbe un ex calciatore per una questione di riconoscibilità all’estero»

Ezio Maria Simonelli, presidente della Lega Serie A, ha manifestato tutto il suo sconforto per la mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali 2026 in un’intervista al Corriere della Sera. Un’amarezza profonda, che riflette il momento critico del movimento calcistico nazionale e rilancia interrogativi sul futuro del sistema. Le parole:

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PAROLE – «Bisogna rimboccarsi le maniche per riportare l’Italia ai fasti del passato. Una volta quando la Nazionale rientrava nel Paese senza aver conquistato il titolo veniva fischiata, ora sarebbe stato un successo partecipare alla manifestazione. Questo innanzitutto è il segnale del declino: ora bisogna invertire la rotta»

CENTRALITA’ – «La Lega Serie A la locomotiva del movimento, anche se ha un peso elettorale limitato, pari al 18%. Vogliamo che ci venga riconosciuto un ruolo centrale, di guida. Iniziamo dal dire che un tempo tutti i presidenti federali erano espressione della A, negli ultimi anni non è più avvenuto. Non solo: non abbiamo vicepresidenze in federazione, eppure versiamo 130 milioni l’anno per garantire il funzionamento di tutto il movimento»

MALAGO‘ – «È prematuro sbilanciarsi sui profili, Malagò è senz’altro uomo di grande esperienza ed è il dirigente di maggior autorevolezza che abbiamo in Italia. Sono suo amico e ho letto che ci sarebbe disponibilità da parte sua a rivestire la carica da presidente della Figc. È ben visto da larga parte del sistema ma è prematuro investirlo come candidato della A, è necessario attendere l’input dei club. Non nego che c’è chi preferirebbe un ex calciatore per una questione di riconoscibilità all’estero e di conoscenze specifiche delle dinamiche di campo»

FUTURO – «Bisogna abbattere i paletti che ora ostacolano l’investimento sui giovani. Per l’acquisto di stranieri non servono garanzie, ma da quando esiste la stanza di compensazione, in caso di compravendita di italiani, occorre presentare delle fideiussioni. Capisco che questo meccanismo era nato per fornire sostenibilità al sistema ma dobbiamo togliere vantaggi economici nel puntare sugli stranieri. Però, non è l’unico rimedio. Siamo riusciti a escludere gli Under 23 italiani dal computo del costo del lavoro allargato. L’obiettivo sarebbe abbassare l’asticella e coinvolgere fino agli Under 24: ora non conviene comprare giocatori italiani. Noi dobbiamo renderlo conveniente. Ne ho già parlato con il ministro dello Sport Andrea Abodi e con la premier, Giorgia Meloni, che tra mille dossier sul tavolo è molto sensibile al tema della ripresa del calcio italiano. Chiediamo incentivi per i settori giovanili e la tutela di quelle promesse che dopo essere state formate nei vivai vengono strappate per due lire da squadre straniere. E poi ancora l’abolizione del decreto Dignità e il ripristino di benefici fiscali per acquistare campioni. Da quando il decreto Crescita non è più in vigore è aumentato il numero degli stranieri ma di qualità peggiore rispetto a prima. E poi ci dovrebbe essere riconosciuta una percentuale derivante da giochi e scommesse»

STAGE – «Facciamo chiarezza: non ci è stato chiesto anche perché la Figc e il ct erano ben consapevoli che non c’erano date a disposizione con il calendario compresso. Vorrei aggiungere che nessuna Nazionale che ha fatto gli spareggi ha avuto uno stage. Nel nostro caso, poi, sarebbe stata una riunione ridotta dal momento che quattro dei titolari a Zenica giocano all’estero e non avrebbero partecipato».

Capello non ha dubbi: «Il calcio italiano è quello visto a Zenica, basta guardare la Champions. L’errore più grave sta nei settori giovanili. Ecco cosa bisogna fare»

Capello: «Il calcio italiano è quello visto a Zenica, basta guardare la Champions. L’errore più grave sta nei settori giovanili»

Fabio Capello non fa mai sconti. L’ex allenatore di Milan, Roma e Juventus, oggi talent di Sky, su La Gazzetta dello Sport offre un’analisi impietosa partendo da una constatazione: «Purtroppo il calcio italiano è quello visto a Zenica, perché basta guardare anche la Champions, che è il top, e la risposta è unica: il calcio italiano è così».

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IL DISASTRO DELLA NAZIONALE «La partita con la Bosnia si poteva anche vincere, perché abbiamo commesso degli errori, però se non ci qualifichiamo anche dopo l’ampliamento delle partecipanti al Mondiale, significa che abbiamo dei problemi. Abbiamo visto che il nostro movimento deve fare qualcosa di diverso, deve cercare un’altra via, perché sono stati fatti degli errori che stiamo pagando, fallire tre qualificazioni di seguito significa che la malattia non è stata curata».
COME SI GUARISCE «Un tempo la Nazionale era formata dai blocchi delle squadre, adesso invece i giocatori sono “sparpagliati”. Senza blocco manca lo spirito di squadra. Gattuso ha cercato di portarlo, ha provato a creare un gruppo ma è difficile in queste condizioni».
I MAGGIORI DIFETTI «Tecnici. La Nazionale è lo specchio del campionato italiano. Da noi si cammina o si corricchia, negli altri Paesi corrono e scattano. Se vai a giocare una partita dove devi scattare, non sei abituato e vai in difficoltà. L’abitudine ti porta a pensare prima, ad aver la tecnica per anticipare il passaggio, per la velocità dello stesso e del controllo, tutte cose che noi in Italia facciamo a un ritmo non adeguato per il livello internazionale».
LA QUALITÀ È SCESA «L’errore più grave sta nei settori giovanili, dove a 12 anni fanno gli schemi. Io mi diverto quando faccio qualche speech, chiedo: avete ragazzini che giocano a calcio? Sì. Fanno gli schemi? Sì, mi rispondono tutti contenti. Beh, lo manderei via l’allenatore subito. Non riescono a fare gli schemi i professionisti e li pretendono dai ragazzini. Ma fateli divertire, insegnate a calciare. Sa qual è il problema? È più facile fare gli schemi che insegnare la tecnica. È lì che siamo mancati, non abbiamo degli insegnanti adatti. Bisogna capire il difetto, non tutti siamo uguali, cambia l’altezza, un piede può essere grande, un altro ce l’ha piccolo. Insegnare, vedere, capire».
ALLENATORI «Io ho avuto la fortuna di avere GB Fabbri come allenatore alla Spal, viveva di tecnica. Liedholm per farci riscaldare ci faceva fare 20 minuti di palleggi, passaggi. È roba da vecchi questa, però si gioca ancora con il pallone e bisogna saperlo trattare».
COVERCIANO «Se parliamo di Coverciano, dei settori giovanili, sono andati in mano a gente che non sapeva di calcio. Con troppe carenze tecniche, anche chi arriva più avanti le dimostra ancora. Oppure bisogna dare colpa anche agli allenatori che non vedono, non hanno coraggio, perché è impossibile, se hai una Nazionale giovanile in cui fai bene, che non ci siano giocatori che vanno messi nelle prime squadre».
IL CALCIO IN SPAGNA «Questa della strada, che adesso viene sempre nominata, è una balla. Però da loro i bambini giocano a scuola, tutti, sempre. Il Real Madrid nel ’96, quando ci andai per la prima volta, al centro sportivo aveva due campi in erba e tutti gli altri in terra battuta e si allenavano lì. Se nella Liga c’è quasi il 60% di giocatori spagnoli, è perché c’è una tecnica che in media ti permette di essere un buon giocatore, perché non nascono tutti fenomeni, però sono di alto livello. Per la tecnica. Da loro il torello, il rondo come lo chiamano, è una gara a non sbagliare per lasciare dentro un compagno. È una cultura che hanno da bambini. Da noi è solo un esercizio per perdere tempo».
STUDIARE «Va studiato cosa succede all’estero, in Germania, in Spagna. E nel settore giovanile l’allenatore deve fare vedere di essere bravo a calciare, a saltare di testa, se no non puoi insegnare, non basta avere il tesserino. È come un insegnante di italiano che sbaglia le acca».
GLI ULTIMI CT «Spalletti purtroppo ha fatto un bruttissimo Europeo, mancava completamente l’animus pugnandi, eravamo di una passività vergognosa. Di Mancini è meglio non parlare perché uno che molla la barca e va via per me è squalificato, troppo comodo. Gattuso ha cercato di recuperare la barca, ci ha dato determinazione e grinta, è stato tradito da un errore di un giocatore che lo poteva evitare. Ci saremmo attaccati, se fosse andata bene, a questo recupero di squadra, ma non avevamo fatto grandi partite. Saremmo andati al Mondiale ma sempre balbettando».

Zazzaroni analizza il momento difficile del calcio italiano: tra alibi e realtà, in attesa delle elezioni del 22 giugno

Zazzaroni e la crisi del calcio italiano: tra alibi, responsabilità e verità scomode, mentre il movimento attende le elezioni del 22 giugno

L’apocalisse del calcio italiano non si risolve semplicemente cambiando la guida tecnica o il vertice federale. Nel suo tagliente editoriale sul Corriere dello Sport, Ivan Zazzaroni smonta impietosamente gli alibi del nostro movimento.

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«Credete davvero che in Italia […] il problema di strutture e stadi sia solamente burocratico e politico?» esordisce il direttore. I numeri sono una sentenza: dal 2007 abbiamo costruito solo tre nuovi impianti, facendoci superare persino dalla Turchia (31 stadi ex novo). La colpa è sistemica: «Abbiamo i peggiori impianti del Continente perché negli ultimi vent’anni non abbiamo avuto i migliori dirigenti, esaltati nell’illusione di rincorrere risultati sportivi quando in realtà perseguivano interessi laterali».


La stessa miopia avvelena il tema dei vivai. «E credete veramente che il problema dello scarso impiego dei giovani derivi dalla carenza di talento?». La realtà, accusa Zazzaroni, è che «il profitto a breve termine ha spinto i club a scegliere assurde scorciatoie», sacrificando la formazione sull’altare di un finto risultato economico. Un collasso certificato dal disastro della Lega Pro, con «122 società non ammesse» negli ultimi vent’anni e «507 punti di penalizzazione» dal 2011 a oggi. Il calcio è un’industria in perenne perdita dove, a differenza delle vere aziende, chi sbaglia non paga quasi mai.


Passata «la notte dei lunghi coltelli» con le dimissioni di Gravina — sollecitate dalla politica —, le vere riforme restano al palo
. Sul tavolo giacciono cronoprogrammi ignorati che parlano di infrastrutture, sgravi fiscali per chi investe sui giovani, l’1% sulle scommesse e format dei campionati.


Eppure, il Paese guarda altrove. «La nostra morbosa curiosità si concentra esclusivamente su chi potrà essere il nuovo ct» e sulle tattiche, dimenticando che «i giocatori italiani a disposizione saranno sempre gli stessi: 3 su 11 nei club di Serie A». In attesa delle elezioni del 22 giugno, la politica del pallone pensa solo alla gestione del consenso e alle alleanze. Un teatrino vecchio e logoro, che Zazzaroni definisce beffardamente «“l’eterno ritorno della DC”».

Torino, altra tegola per D’Aversa! Si ferma ancora Duvan Zapata: le possibili alternative in vista del rush finale

Toro, allarme per D’Aversa: Zapata ko di nuovo. Granata costretti a reinventarsi in vista dello sprint conclusivo

Come riportato dall’edizione odierna di Tuttosport, il Torino deve fare i conti con una tegola pesantissima in attacco: Duvan Zapata si ferma proprio sul più bello. L’attaccante colombiano ha infatti riportato un interessamento distrattivo parziale del retto femorale della coscia destra, un infortunio muscolare che spezza bruscamente il suo ritrovato stato di grazia.

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Il rammarico di Duvan
L’amarezza è profonda, specialmente considerando il lungo calvario che il capitano granata ha dovuto affrontare per mettersi alle spalle la rottura del crociato subita nell’ottobre del 2024
. Grazie anche al cambio di guida tecnica, nelle ultime settimane Zapata aveva riassaporato un minutaggio importante e una decisiva continuità sotto porta, trascinando il Toro con due reti nelle ultime quattro sfide contro Lazio e Parma.


Secondo Tuttosport, i tempi di recupero stimati oscillano tra le due e le tre settimane. Il centravanti salterà sicuramente la trasferta di Pisa e la gara casalinga contro il Verona. Appare a forte rischio anche il match di Cremona in programma il 19 aprile. L’obiettivo realistico dello staff medico, la cui evoluzione verrà monitorata nei prossimi giorni con nuovi esami strumentali, è riavere il giocatore a disposizione per il big match Torino-Inter del 26 aprile.


Spazio a Simeone e Adams
Senza il proprio faro offensivo, Roberto D’Aversa è chiamato a rimescolare le carte per la sfida contro i toscani. Le gerarchie in avanti sembrano definite:

• Giovanni Simeone: il Cholito sta attraversando un momento d’oro. Perfettamente integrato nei nuovi schemi, ha segnato tre gol nelle ultime quattro gare e si prenderà il peso dell’attacco.
• Che Adams: lo scozzese è a caccia di riscatto. A secco dallo scorso 1° febbraio (partita contro il Lecce), troverà di fronte proprio il Pisa, squadra a cui ha già segnato nel girone di andata.
• Nikola Vlasic: l’inamovibile trequartista croato agirà a supporto delle due punte, garantendo imprevedibilità e raccordo tra i reparti.


Prati “sfida” Ilkhan
Un altro snodo cruciale per la gara di Pisa riguarda la mediana, dove Matteo Prati e Ilkhan si contendono una maglia da titolare.
Prati, rimasto ad allenarsi al Filadelfia durante la sosta, ha una motivazione extra: convincere la società a versare i 6 milioni di euro necessari per riscattarlo dal Cagliari. Intervistato da Sky e ripreso da Tuttosport, il giovane centrocampista ha ribadito le sue intenzioni: «Sono arrivato con grande entusiasmo, cerco di ripagare la fiducia che sento». Prati non vuole essere solo di passaggio e punta a sfruttare ogni minuto da qui a fine campionato per guadagnarsi la conferma.

Mercato Inter, si prepara l’assalto finale a Koné, ma la Roma resiste: no allo scambio con Frattesi, Gasperini indica lui

Mercato Inter, Koné resta l’obiettivo numero uno: offerta in arrivo, ma la Roma fa muro e dice no a Frattesi. Gasperini…

L’Inter di Cristian Chivu continua a tenere Manu Koné al centro del proprio progetto tecnico. Il centrocampista della Roma è considerato il tassello ideale per la trasformazione tattica che il tecnico rumeno vuole avviare nella prossima stagione, con il passaggio dal consolidato 3‑5‑2 a un più moderno 3‑4‑2‑1. Un modulo che richiede fisicità, intensità e capacità di rottura: caratteristiche che il francese incarna perfettamente.

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Secondo Tuttosport, i nerazzurri sono pronti a spingersi fino a 40‑45 milioni pur di convincere la Roma a cedere il classe 2001, già sondato la scorsa estate. Un investimento importante che la proprietà Oaktree sarebbe disposta a sostenere, anche grazie alla probabile cessione di Davide Frattesi, sempre più orientato a lasciare Milano. Proprio Frattesi potrebbe rientrare in un’operazione incrociata: il suo ritorno nella Capitale è una delle ipotesi sul tavolo, mentre i giallorossi avrebbero messo gli occhi su Carlos Augusto.

Il brasiliano, considerato un jolly prezioso da Chivu, ha però congelato il rinnovo in scadenza 2028 chiedendo garanzie sul suo ruolo da titolare. L’Inter, in vista del big match del 5 aprile proprio contro la Roma, valuta se sacrificare l’ex Monza per arrivare al “sogno Koné” e completare la rivoluzione tattica che prevede due trequartisti di fantasia alle spalle dell’unica punta.

De Bruyne: «Napoli aveva il progetto migliore per me. Scudetto? Qualche settimana fa eravamo a meno 14, ora siamo a meno 7… Sul futuro dico questo»

De Bruyne, fantasista del Napoli, si è raccontato a La Gazzetta dello Sport: le sue parole sul futuro in azzurro, Conte e molto altro

Kevin De Bruyne, faro del centrocampo del Napoli, ha parlato a La Gazzetta dello Sport a due giorni dal big match di Pasquetta contro il Milan. Smaltito l’infortunio che lo aveva frenato in autunno, il belga è pronto a guidare gli azzurri nel rush finale della stagione prima di concentrarsi sui Mondiali con la sua nazionale. Una competizione alla quale, ancora una volta, non prenderà parte l’Italia, assenza che lo stesso De Bruyne ha commentato con rammarico. Le sue dichiarazioni

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PAROLE – «Penso che il livello in Europa sia sempre più alto. Non è facile vincere ogni partita e anche le piccole nazionali possono costruire una squadra discreta e fare risultati. Certo che non andare al Mondiale per un Paese come l’Italia è una perdita enorme. Ma non c’è niente che possa farci. Se il calcio italiano è in crisi? Forse. Se non fai il Mondiale per tre edizioni di fila forse lo sei. Ma non conosco i dettagli, non conosco struttura e filosofia, partendo dai giovani fino al livello più alto. Quindi non saprei...»

NAPOLI – «Napoli aveva il progetto migliore per me e per la mia famiglia. Volevo continuare a giocare a grandi livelli e qui c’era la possibilità di farlo. Quindi è stata la scelta migliore per tutti. Devo cercare di essere felice nel mio lavoro e nella mia vita. Ho tre figli piccoli, una famiglia, e voglio fare il massimo per farli stare bene. Ovviamente è qualcosa di diverso rispetto all’Inghilterra, come mentalità, come clima, anche un modo di vivere differente. Non era facile cambiare dopo dieci anni a Manchester ma adesso ci siamo adattati, stiamo bene. E siamo tutti felici»

STAGIONE IN CORSO – «Abbiamo avuto dei momenti difficili in cui abbiamo perso un po’ di punti. La parte centrale è stata molto dura, abbiamo avuto diversi infortunati e non abbiamo giocato al meglio alcune partite. Scudetto? Tutto dipende dall’Inter ovviamente, che ha il destino nelle proprie mani: se le vincerà tutte diventerà campione. Noi possiamo solo dare il massimo per provare a vincere più partite possibile. Qualche settimana fa eravamo a meno 14, ora siamo a meno 7, è sempre molto difficile ma nel calcio le cose cambiano in fretta. Noi però non dobbiamo pensare a questo ora, ma concentrarci sul nostro obiettivo che è di entrare nelle prime quattro e tornare in Champions il prossimo anno. E poi vedere cosa farà l’Inter. Intanto pensiamo a vincere la partita di lunedì. Conte è davvero così duro? Yes!»

HOJLUND – «Hojlund può diventare un top player, ha grandi qualità, ha passato un periodo difficile a Manchester ma ora qui sta facendo molto bene. È ancora giovane, ha molto tempo avanti a sé»

SUL FUTURO – «Non ci penso adesso. Non sono quel tipo di persona, ho ancora un contratto e a Napoli sto davvero bene. Cerco di godermi il momento ora, credo di poter giocare ancora qualche anno, poi quando il corpo mi dirà di fermarmi, lo farò. Ma per ora mi sento bene. Se amo ancora il calcio come quando ho iniziato? No, credo di no. Ma immagino sia normale dopo 30 anni. Qualche volta succede di perdere un po’ di interesse, come in ogni lavoro, suppongo».

Leao torna a disposizione di Allegri! Sarà titolare in Napoli Milan? Le ultimissime indiscrezioni

Leao recupera e torna tra i convocati: Allegri valuta il suo impiego dal 1’ in Napoli Milan. Ecco cosa filtra nelle ultime ore

Il Milan ritrova Rafael Leão nel momento più delicato della stagione. Dopo aver saltato la gara con il Torino per il riacutizzarsi del fastidio al pube, il portoghese ha sfruttato la sosta per un lavoro mirato tra Portogallo e Milanello, rientrando finalmente in gruppo. Sarà a disposizione per il big match contro il Napoli del 6 aprile, anche se Massimiliano Allegri – come riportato dal Corriere dello Sport – valuta con grande prudenza un suo impiego dal primo minuto per evitare rischi in vista del rush finale.

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Nel frattempo, la candidatura più solida per affiancare Pulisic è quella di Christopher Nkunku. Il francese, rimasto fuori dalle convocazioni di Deschamps, ha potuto allenarsi a pieno ritmo per due settimane, presentandosi in condizioni eccellenti. La motivazione è altissima: una prestazione di livello al Maradona potrebbe rilanciarlo nella corsa a un posto per i prossimi Mondiali. Da qui il titolo che circola a Milanello: “Nkunku sfida Leão”, una competizione interna che Allegri osserva con attenzione.

Leão, che a Napoli ha lasciato ricordi indelebili – dalla doppietta del 2023 all’assist per Giroud in Champions – potrebbe diventare l’arma da utilizzare a gara in corso. Allegri sembra orientato a preservarlo, affidando a Nkunku il compito di aprire la difesa di Conte e riservando al numero 10 il ruolo di “spaccapartita” per cambiare l’inerzia quando servirà.

Spalletti scuote la Juve dopo la sosta: «Bonus finiti». E dietro il messaggio c’è una certezza che guida il finale di stagione

Spalletti, discorso di fuoco alla squadra dopo la sosta: «Bonus finiti». Il tecnico rilancia la corsa e ribadisce una convinzione precisa

Luciano Spalletti è tornato alla Continassa con un messaggio netto: azzerare tutto e ripartire senza più alibi. Niente slogan sulle “otto finali”, solo pragmatismo e consapevolezza che il margine d’errore è svanito. Con il Como in fuga e la Roma in piena risalita, passi falsi come quello contro il Sassuolo non sono più contemplati. «I bonus sono finiti», ha ribadito alla squadra, indicando il quarto posto come obiettivo imprescindibile per il futuro tecnico ed economico del club.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

La rincorsa ai lariani passa soprattutto dal recupero dell’identità smarrita. I tre punti di distacco – che diventano quattro per gli scontri diretti – non spaventano Spalletti, convinto che il calendario conti poco rispetto alla tenuta mentale del gruppo. Dopo due giorni di riposo, il tecnico ha chiesto ai giocatori di “mettere l’elmetto”, con un’attenzione particolare ai reduci dal crollo della Nazionale. Locatelli, Cambiaso e Gatti, ancora segnati dall’ennesima mancata qualificazione mondiale, sono stati spronati a trasformare la delusione in energia per un finale di stagione che deve riscattare un 2026 finora amaro.

Il quarto posto non è solo una questione di prestigio: vale l’accesso alla Champions e un tesoretto da 70-80 milioni, indispensabile per costruire in estate un’“instant team” competitivo per lo Scudetto. Il quinto posto, al contrario, significherebbe ridimensionamento. Dalla sfida con il Genoa al derby con il Torino, la Juventus non può più permettersi esitazioni: servono solo fatti, perché il futuro del club passa da queste ultime settimane.

Le prime pagine dei quotidiani sportivi – 4 aprile 2026

Le prime pagine dei quotidiani sportivi di oggi in edicola: Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport. I dettagli

Sono decine di migliaia le copie vendute tutte le mattine in edicola, ma un’anteprima dei principali contenuti può essere consultata già dalla sera precedente. Ecco, allora, le prime pagine dei Quotidiani Sportivi di oggi in edicola. Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport rappresentano i principali quotidiani sportivi in Italia.

Calciomercato Lazio: stallo per Diogo Leite, il nodo delle visite mediche blocca la trattativa. Cosa sta accadendo davvero

Calciomercato Lazio: Diogo Leite rimane in stand-by, c’è il nodo delle visite mediche nella trattativa per il calciatore dell’Union Berlino

Il mercato in entrata dei biancocelesti vive una fase di attesa e profonda riflessione. Da diverse settimane, la Lazio ha seguito con attenzione Diogo Leite, esperto e strutturato difensore centrale portoghese attualmente in forza all’Union Berlino. Il giocatore rappresenta una ghiotta occasione sul palcoscenico europeo, trovandosi in scadenza di contratto con la società tedesca. I contatti sono andati avanti in attesa degli accordi definitivi. Tuttavia, l’operazione ha subito una brusca frenata proprio sul rettilineo finale, congelando una fumata bianca che sembrava essere alla portata del club capitolino. Lo riporta Alfredo Pedullà.

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I recenti infortuni e la scadenza ignorata

Il principale ostacolo per la conclusione positiva dell’affare è di natura strettamente clinica e procedurale. La Lazio avrebbe voluto il via libera per le visite mediche, un test considerato dalla dirigenza un passaggio fondamentale per arrivare agli accordi dopo i recenti infortuni di Diogo Leite. La società romana non intende correre alcun rischio e necessita di garanzie totali sull’integrità fisica del centrale difensivo.

Per accelerare i tempi e programmare la prossima stagione, la Lazio aveva chiesto un cenno in tal senso entro fine marzo in modo da portarsi avanti con il lavoro, ma resta ancora in attesa. Lo staff dirigenziale avrebbe voluto che fosse rispettata quella scadenza, cosa fin qui non avvenuta, generando un comprensibile nervosismo attorno alla reale fattibilità dell’operazione.

L’intesa economica c’è: contratto triennale pronto

Nonostante questo preoccupante stallo medico-burocratico, le basi per il trasferimento sembrano essere già state gettate con grande solidità. Dal punto di vista strettamente finanziario, infatti, l’accordo economico non sarebbe un problema. I dialoghi con l’entourage del giocatore hanno prodotto una base d’intesa solida su una possibile base triennale con eventuale opzione per un’ulteriore stagione.

Le cifre e la durata del contratto soddisfano in pieno sia le richieste del calciatore lusitano, sia i rigidi parametri imposti dal club biancoceleste. Ora, però, il tempo stringe: le rassicurazioni verbali non bastano più. Affinché l’affare si sblocchi, servono i passaggi che non si sono ancora verificati per entrare davvero nel vivo della trattativa e apporre le firme sui contratti.

Italia, Vaciago fa questa proposta per risollevare il calcio italiano: il piano svelato dal giornalista per la rinascita della Nazionale!

Italia, Guido Vaciago – direttore di Tuttosport – ha fatto questa proposta per risollevare il calcio italiano dopo il fallimento Mondiale

L’Italia del pallone si risveglia senza il suo presidente federale. Le dimissioni di Gabriele Gravina, giunte con 48 ore di colpevole e inutile ritardo — aggravate dalla catastrofe comunicativa della conferenza stampa post-eliminazione —, chiudono un capitolo amaro. Eppure, il vero ostacolo per la rinascita è insito nel nostro stesso DNA culturale: «Tendiamo a essere un Paese che si mette facilmente d’accordo “contro” qualcosa o qualcuno, ma che fatica dannatamente a compattarsi “in favore” di qualcosa e qualcuno. Sappiamo smantellare molto bene, poi non ricostruiamo o lo facciamo malino». É quanto scrive Giudo Vaciago in un editoriale dedicato alla vicenda.

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Attenzione, dunque, alla pericolosa illusione della “testa tagliata” come panacea di tutti i mali. Come sottolinea con forza il direttore di Tuttosport: «Ma chi pensa che l’uscita di Gravina sia la soluzione del problema, non ha capito nulla del problema».

Il vero rischio, ora, è il caos. Le elezioni federali sono state fissate per il 22 giugno, aprendo un vuoto di novanta giorni che minaccia di trasformarsi nell’ennesima palude di palazzo, fatta di trattative, intrallazzi e spartizioni di potere, perdendo completamente di vista le vere priorità. Questi tre mesi, invece, dovrebbero servire per stilare una vera e propria agenda riformista.
Il punto nevralgico della ripartenza deve essere una profonda rivoluzione manageriale, basata sulla separazione dei poteri: «Non è possibile pensare che una persona sola incarni le prerogative, diciamo, più politiche di un presidente federale e, insieme, sia a capo della parte aziendale della Figc e pure della parte più prettamente sportiva». Servono professionalità dedicate e distinte: una per lo sviluppo politico-infrastrutturale (stadi), una per la parte aziendale-economica e una per quella puramente sportiva (riforma dei campionati e valorizzazione del talento).

Serve, in sintesi, una presa di coscienza collettiva, un vero e proprio “governo di unità nazionale” per salvare un sistema al collasso. Le componenti federali avranno davvero la sensibilità per comprendere la gravità del momento? Lo scopriremo nei prossimi tre mesi, un periodo intriso di amara ironia, «nei quali guarderemo gli altri andare al Mondiale, mentre noi ci prepariamo ad andare alle urne».

Torino, due buone notizie per D’Aversa in vista del Pisa. Rientro anticipato al Filadelfia, ecco cosa è successo

Torino, D’Aversa ha potuto contare sul rientro anticipato di questi due giocatori in vista del match contro il Pisa. Cosa è successo

Tutti a rapporto al Filadelfia per mettere nel mirino la delicata sfida di Pasqua contro il Pisa. Secondo La Gazzetta dello Sport, la nota più lieta è stata la presenza anticipata di Nikola Vlasic e Guillermo Maripan. Nonostante i massacranti voli intercontinentali — il croato ha giocato in Florida, il cileno addirittura in Nuova Zelanda — i due si sono presentati subito al centro sportivo: allenamento regolare per Vlasic, scarico in palestra per Maripan. Un segnale inequivocabile di dedizione alla causa.

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La prova di maturità

La trasferta toscana rappresenta l’esame ideale per certificare i progressi mostrati nelle ultime quattro uscite. Il bilancio di due preziose vittorie (contro Lazio e Parma) e due sconfitte in cui la squadra ha dato battaglia fino all’ultimo secondo (contro Napoli e Milan) racconta di un Torino rigenerato nello spirito. «Non è il modulo, ma l’atteggiamento. Voglio coraggio ed entusiasmo», aveva dichiarato D’Aversa al suo insediamento. Dopo quaranta giorni di lavoro, i granata stanno traducendo in fatti concreti questa filosofia.

I numeri del coraggio offensivo

Il manifesto del nuovo credo tattico è l’ultima sfida contro il Milan. Pur registrando un possesso palla ridotto al 36,7% (il secondo dato più basso dell’intero campionato), il Torino ha toccato il suo picco di produzione offensiva: 15 tiri totali (di cui 7 nello specchio) e ben 24 cross. È l’identikit di un Toro reattivo, progettato per recuperare palla e verticalizzare all’istante, rifiutando il palleggio sterile.

Vlasic motore

In questo scacchiere aggressivo, Vlasic è l’uomo chiave: contro i rossoneri ha toccato 72 palloni, primeggiando nei recuperi (10). La manovra, però, si sviluppa prepotentemente sulle fasce, assecondando le precise richieste del tecnico. Marcus Pedersen a destra e Rafel Obrador a sinistra hanno martellato l’area avversaria con 7 palloni a testa. Anche la coralità al tiro (ben 7 giocatori diversi hanno cercato la conclusione) dimostra che l’intraprendenza pretesa da D’Aversa ha preso forma. A Pisa l’obiettivo è trasformarla in continuità.

Napoli, Mazzocchi suona la carica: «Mancano poche gare alla fine della stagione, è come se fosse un mini-campionato. Ecco cosa faremo contro il Milan»

Napoli, Pasquale Mazzocchi ha presentato così la sfida contro il Milan. Le dichiarazioni dell’esterno degli azzurri

Ai microfoni di Radio CRCPasquale Mazzocchi ha parlato così in vista di Napoli Milan. Le dichiarazioni dell’esterno azzurro.

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NAPOLI MILAN – «Mancano poche gare ormai alla fine della stagione, è come se fosse un mini-campionato. Dovremo affrontare le prossime partite con il massimo delle forze e contare gli uni sugli altri. In partite come Napoli-Milan, al di là dell’aspetto tecnico-tattico, bisogna metterci tanto entusiasmo: affrontiamo una grande squadra e dobbiamo divertirci e dare il massimo. Il Milan è una squadra che ha tanti pregi, ma anche difetti: noi stiamo preparando la partita sia in fase difensiva che offensiva, perché hanno giocatori importanti».

IL RITORNO DEI NAZIONALI – «In questi giorni a Castel Volturno abbiamo lavorato tanto anche sul piano fisico. Ovviamente alla preparazione della gara ci siamo dedicati di più negli ultimi giorni, perché da poco ci siamo riuniti tutti. Ci attende una bella sfida. Sono rientrati tutti molto carichi, anche se con un po’ di stanchezza all’inizio ovviamente: stanno tornando tutti in forma per affrontare questa grande partita»

Luis Henrique svela: «Qui all’Inter non perdiamo la testa!». Retroscena a sorpresa dell’esterno brasiliano, cosa intendeva dire

Luis Henrique, esterno dell’Inter, ha rilasciato queste dichiarazioni sulla stagione che sta vivendo in nerazzurro. Ecco cosa ha detto

Intervistato da Placar, Luis Henrique ha rilasciato queste dichiarazioni. Cosa ha detto l’esterno dell’Inter.

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L’ESPERIENZA AL BOTAFOGO – «Ci scherzo anche sopra, per quanto me lo permettano, perché purtroppo avevo una clausola che limitava il mio minutaggio a un certo numero di partite e un obbligo di riscatto. Avrei voluto giocare ancora di più, ma è stato positivo per me, ho fatto bene, ho dato un grande contributo. Purtroppo, la gente cerca di dimenticare perché eravamo troppo avanti, ma abbiamo giocato una prima parte di stagione molto buona. È un’esperienza formativa».

IL PARALLELO CON L’INTER – «Qui all’Inter, ci troviamo in quella situazione, con qualche punto di vantaggio, e c’è quella sensazione di: ‘Dobbiamo vincere, non possiamo farcela scappare’, quindi non perdiamo la testa come è successo al Botafogo».

IL PASSATO E IL BOTAFOGO – «Volevo davvero restare al Fogao. Ero molto triste nei primi giorni in Francia, ma oggi ripenso a quel periodo con gratitudine. Forse, se fossi rimasto, oggi non sarei all’Inter. Quindi, il sentimento di gratitudine rimane».

L’ADATTAMENTO TRA MARSIGLIA E INTER – «A Marsiglia, pur giocando da esterno, mi muovevo con maggiore libertà, più avanzato. Qui all’Inter partecipo di più alla costruzione del gioco, alla distribuzione della palla. All’inizio è stato più difficile, ma con il passare delle partite mi sono adattato. Oggi mi sento molto più a mio agio e sto migliorando. All’inizio ero un po’ preoccupato, per via dell’aspetto difensivo, visto che ero un attaccante che non dava molto supporto in marcatura (ride). Ora è qualcosa su cui lavoro quotidianamente. Ci sono partite in cui l’allenatore chiede qualcosa di specifico, come rimanere più alti in campo per pressare. In altre, dà più libertà e chiede mobilità».

L’INSERIMENTO IN ITALIA – «In campo è andato come previsto. Il primo anno è sempre una fase di adattamento. Penso di essermi trovato bene con gli altri giocatori, sono stato accolto molto bene. È stato positivo che ci fosse già un brasiliano come Carlos Augusto in squadra, mi ha aiutato molto. Anche fuori dal campo è stato molto facile. L’Italia è un Paese che mi è piaciuto, anche più della Francia. È stato più facile adattarmi al cibo, alla gente, che è più calorosa. È stata un’esperienza molto positiva».

IL CALCIO ITALIANO E LA TATTICA – «Sì, assolutamente. Prima di venire qui, mi sono allenato già con due allenatori italiani (Gennaro Gattuso e Roberto De Zerbi, ndr), quindi lo sentivo già. Ci siamo sempre allenati molto sull’aspetto tattico. Quando si è presentata l’opportunità di venire qui, lo staff mi ha avvertito che sarebbe stato ancora più tattico, ed è vero. Si percepisce che le squadre sono molto ben preparate sotto questo aspetto. C’è molta marcatura a uomo, e questo fa una grande differenza».

IL LAVORO TATTICO ALL’INTER – «All’Inter lavoriamo molto con i video. Li guardiamo sempre prima degli allenamenti e delle partite. Ci alleniamo basandoci su quelli: ci dividiamo in due squadre, una simula l’avversario. È un lavoro molto basato sull’analisi. Ogni partita richiede un approccio tattico diverso, soprattutto nelle azioni, pur mantenendo la stessa formazione».

LIBERTÀ IN CAMPO – «Dipende molto dalla partita. Ci sono partite in cui l’allenatore chiede qualcosa di specifico, come rimanere più alti sul campo per pressare. In altre, dà più libertà e chiede mobilità. Durante la partita, riusciamo ad avere una certa libertà, ma sempre nel rispetto del piano».

SPOGLIATOIO E COMPAGNI – «Sono più legato a Carlos Augusto, che mi ha aiutato molto da quando sono arrivato. Ma ho anche un buon rapporto con Lautaro Martinez, che mi ha accolto benissimo. Mi ha persino mandato un messaggio quando tutto si è sistemato. È un ragazzo che scherza molto e cerca di parlare portoghese».

IL SOGNO BRASILE – «Assolutamente. È un sogno. Sono in un club che mi dà visibilità, quindi dipende molto dalle mie prestazioni quotidiane. So che essere convocato per questo Mondiale è difficile, ma sto già pensando al prossimo ciclo. Voglio essere pronto. Rappresentare il Brasile è una grande responsabilità».

L’INTERVISTA COMPLETA A LUIS HENRIQUE

Boyd Fraser, la Premier League sulle tracce del nuovo baby fenomeno scozzese: due club hanno già avviati i contatti per il 16enne. I dettagli

Boyd Fraser ha attirato l’interesse di due club di Premier League. Ecco cosa succede per il baby fenomeno Under 16 degli Hearts

Il mercato giovanile britannico è in continuo fermento e le dirigenze del calcio inglese sono costantemente alla ricerca dei migliori prospetti per blindare il futuro dei propri club. Nelle ultime ore, i riflettori degli addetti ai lavori si sono accesi su un giovanissimo talento che sta letteralmente bruciando le tappe nel florido vivaio degli Hearts. Secondo Fabrizio Romano, infatti, Nottingham Forest e Southampton sono interessati ad acquistare il centrocampista scozzese sedicenne Boyd Fraser. Un profilo tecnico di altissimo livello che sta già attirando le attenzioni delle principali potenze d’Oltremanica.

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Chi è Boyd Fraser: il gioiello del centrocampo scozzese

Nonostante la giovanissima età, il ragazzo sta già dimostrando un potenziale fuori dal comune sul rettangolo verde. Punto di forza assoluto delle formazioni giovanili del club di Edimburgo, il sedicenne si è messo in mostra come un mediano moderno, dotato di un’eccellente visione di gioco, grande fisicità e di una spiccata intelligenza tattica. Le sue indubbie e cristalline qualità gli hanno rapidamente spalancato le porte della nazionale, rendendolo un pilastro inamovibile della selezione scozzese Under 16. Non è affatto un caso che i talent scout britannici abbiano iniziato a monitorare da vicino la sua costante crescita agonistica, intravedendo in lui un sicuro investimento a lungo termine.

L’assalto inglese: Forest e Saints rompono gli indugi

La corsa per assicurarsi le prestazioni del giovane e promettente centrocampista è ormai entrata nel vivo. Al momento, le due ambiziose società inglesi sembrano essere le più decise a chiudere l’operazione in tempi brevi per anticipare le rivali. Le dirigenze hanno fiutato l’affare e hanno già avviato i primi contatti per il talento scozzese Under 16. Sia il Nottingham Forest che il Southampton vantano strutture all’avanguardia e sono storicamente molto attenti allo sviluppo dei giovani, rappresentando una vetrina ideale per la definitiva maturazione del giocatore.

Un’agguerrita concorrenza per il futuro del ragazzo

Tuttavia, la strada per arrivare alla fumata bianca non sarà priva di ostacoli. I rumors confermano che la lista delle pretendenti è lunga e che ci sono altri club coinvolti nella corsa per il gioiellino degli Hearts. La società scozzese è perfettamente consapevole di avere tra le mani un prezioso patrimonio tecnico ed economico. Nelle prossime settimane, l’entourage del ragazzo dovrà valutare con estrema attenzione tutte le proposte sul tavolo, per scegliere il progetto sportivo che possa garantire il miglior percorso di crescita professionale per il giovane Boyd Fraser.

Gabriel Jesus non se ne capacita: «La maggior parte delle persone odia l’Arsenal e non capisco il perché!»

Gabriel Jesus, attaccante dell’Arsenal, ha parlato così del sentimento delle persone nei confronti dei Gunners. Le sue dichiarazioni

Gabriel Jesus ha recentemente rilasciato alcune dichiarazioni destinate a far discutere a lungo gli appassionati della Premier League. Intervenuto nel corso del noto format digitale Rio Meets, condotto dall’ex leggenda del Manchester United Rio Ferdinand, l’attaccante ha affrontato un tema molto particolare e delicato, riguardante l’attuale percezione pubblica del suo club di appartenenza da parte del mondo esterno.

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Le dichiarazioni dell’attaccante: l’ostilità verso i Gunners

Fin dal suo clamoroso e discusso trasferimento dal Manchester City ai Gunners, il talentuoso giocatore sudamericano ha notato un atteggiamento fortemente ostile da parte delle tifoserie avversarie e dell’opinione pubblica. Le sue parole, pronunciate con grande franchezza e un pizzico di amarezza, hanno sorpreso diversi addetti ai lavori. Durante la profonda chiacchierata, infatti, ha rivelato la sua personale e intima sensazione sull’ambiente calcistico britannico: Da quando sono arrivato penso che la maggior parte delle persone fuori odi l’Arsenal. Una presa di coscienza inaspettata per un calciatore che ha abbracciato con immenso entusiasmo il nuovo, ambizioso progetto sportivo londinese fin dal primo giorno.

Il ritorno ai vertici e l’invidia sportiva nel calcio inglese

Questo forte sentimento di astio percepito dal numero 9 potrebbe essere strettamente e logicamente legato alla straordinaria rinascita tecnica della squadra magistralmente guidata dall’allenatore Mikel Arteta. Nelle ultime stagioni, infatti, il glorioso club è tornato a competere stabilmente per la conquista del titolo nazionale, sfidando le massime potenze del campionato e riaccendendo storiche e aspre rivalità. È un classico e noto fenomeno dello sport agonistico: quando una compagine abbandona il ruolo di sfavorita per trasformarsi in una temibile candidata al successo finale, attira inevitabilmente l’invidia e l’animosità di tutti i rivali.

Lo stupore del brasiliano: una dinamica inspiegabile

Nonostante queste evidenti e fisiologiche dinamiche legate al tifo e alla feroce competizione calcistica, il bomber della Nazionale brasiliana appare sinceramente disorientato di fronte a una tale e massiccia ondata di negatività nei confronti dei colori biancorossi. Davanti alle telecamere, esprimendo tutto il proprio genuino stupore per un simile e pressante clima di tensione mediatica, ha concluso il suo ragionamento aggiungendo semplicemente: Non capisco perché”. Il dibattito nel calcio inglese è ormai aperto, mentre il centravanti si prepara a rispondere all’astio generale nell’unico modo possibile: continuando a dominare sul rettangolo verde.

Bayern Monaco, Eberl a ruota libera: «Ecco quale sarà il futuro di Kane, Neuer e Kompany». Annunci del ds che non lasciano più dubbi!

Bayern Monaco, Max Eberl – direttore sportivo – ha parlato così del futuro di Kane, Neuer e Kompany. Le sue dichiarazioni

Il direttore sportivo del Bayern Monaco, Max Eberl, ha tracciato un bilancio approfondito sull’attuale momento vissuto dalla corazzata bavarese, soffermandosi in modo particolare sui pilastri del progetto tecnico. Attraverso una lucida disamina delle dinamiche interne a tz, il dirigente ha voluto blindare le certezze del club tedesco, mandando chiari messaggi al mercato internazionale e ai tifosi su tre figure cardine: l’attaccante Harry Kane, l’allenatore Vincent Kompany e lo storico capitano Manuel Neuer.

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La consacrazione globale di Harry Kane

L’impatto del centravanti inglese in Bundesliga è stato a dir poco devastante. Oltre ai numeri straordinari in fase realizzativa, la dirigenza sottolinea come la scelta di approdare in Germania abbia giovato enormemente all’immagine del giocatore. Le parole del ds evidenziano una soddisfazione totale: Kane si sente incredibilmente bene. Dal suo trasferimento al Bayern Monaco, la stima di cui gode, anche in Inghilterra, è aumentata drasticamente. Una conferma inequivocabile del fatto che il capitano dei Tre Leoni ha trovato in Baviera la sua dimensione ideale per continuare a competere ai massimi livelli europei.

Panchina blindata: la fiducia totale in Kompany

Un altro tema scottante riguarda la guida tecnica della squadra. Il lavoro svolto finora in panchina ha inevitabilmente attirato l’attenzione e i sondaggi di diverse big europee. Tuttavia, il Bayern Monaco non ha alcuna intenzione di lasciarsi sfuggire il proprio condottiero. Mettendo a tacere le insidiose sirene di mercato, Eberl ha blindato l’allenatore belga con dichiarazioni perentorie: Club che osservano Kompany? Lasciateli guardare… Ha un contratto fino al 2029. Anche se compirà solo 40 anni, appartiene già al gruppo d’élite degli allenatori. Un’investitura totale e assoluta per un manager considerato il presente e il futuro della società.

L’ipotesi rinnovo per la leggenda Manuel Neuer

Infine, lo sguardo si sposta sul futuro della difesa e sul destino di un’autentica leggenda vivente. Nonostante la carta d’identità, il club tedesco potrebbe discutere a breve un nuovo contratto con il portiere quarantenne Manuel Neuer. Interrogato apertamente sulla possibilità di un imminente accordo, Eberl ha ammesso candidamente: Posso immaginarlo. Le condizioni per prolungare questo glorioso sodalizio ci sono tutte, come precisato dal dirigente: Se Manu è d’accordo, si sente bene, è pronto e le nostre aspettative reciproche coincidono, posso ben immaginare un prolungamento. La volontà societaria è chiara, l’ultima parola spetterà al campo e all’estremo difensore.

Cristiano Ronaldo inarrestabile: doppietta al rientro dall’infortunio e 966 gol in carriera. Cosa ha fatto il fuoriclasse portoghese con l’Al Nassr!?

Cristiano Ronaldo non si ferma: doppietta al rientro dall’infortunio che lo fa arrivare a 966 gol in carriera. Il gesto con l’Al Nassr!?

Il tempo sembra essersi letteralmente fermato per il fuoriclasse portoghese. Dopo un periodo di stop forzato che aveva tenuto in ansia milioni di tifosi in tutto il mondo, Cristiano Ronaldo torna dall’infortunio e lo fa nell’unico modo che conosce: dominando il prato verde. Nel recente e attesissimo match dell’Al Nassr contro l’AL Najma, l’attaccante lusitano ha dimostrato ancora una volta di essere l’assoluto trascinatore della sua squadra, mettendo a segno una spettacolare doppietta che ha infiammato i sostenitori presenti sugli spalti.

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Un rientro da sogno nella Saudi Pro League

L’attesa per rivedere in campo il cinque volte Pallone d’Oro era altissima. La sua assenza per problemi fisici aveva sollevato qualche fisiologico dubbio sulle sue condizioni di forma. Tuttavia, contro la formazione dell’AL Najma, ogni singola incertezza è stata spazzata via fin dai primissimi minuti di gioco. La tenuta atletica del capitano è apparsa straripante: Cristiano Ronaldo non si è limitato a riprendere gradualmente confidenza con il ritmo gara, ma ha aggredito il match segnando due gol di fondamentale importanza per le ambizioni di vertice della compagine di Riyad. Una prestazione maiuscola che certifica il suo pieno, totale e definitivo recupero.

Verso un traguardo storico: 966 reti ufficiali

Oltre al peso specifico della vittoria per il club saudita, la doppietta assume un contorno storico e leggendario a livello statistico individuale. Con le due reti appena messe a referto, infatti, sono ben 966 obiettivi di carriera raggiunti dal campione portoghese in termini di realizzazioni in partite ufficiali. Un traguardo a dir poco fantascientifico che lo proietta sempre più, a grandi falcate, verso l’utopica e mitologica soglia dei 1000 gol.

L’impatto sull’Al Nassr e la fame di record

L’impatto tecnico e carismatico sul campionato arabo continua a essere devastante. L’etica del lavoro di un fuoriclasse capace di segnare 966 gol tra club e Nazionale rappresenta un esempio imprescindibile per l’intero movimento. Lo staff tecnico e l’intera tifoseria dell’Al Nassr possono tirare un enorme sospiro di sollievo: il loro leader indiscusso è tornato a pieno regime. Con il traguardo dei mille centri sempre più nel mirino, ogni partita si trasforma in un appuntamento con la storia del calcio.

Calciomercato Inter: prima offerta del Barcellona per Bastoni. Qual è stata la risposta del club nerazzurro, retroscena a sorpresa!

Calciomercato Inter: il Barcellona ha formulato una prima offerta per Bastoni. Ecco la risposta del club nerazzurro sul difensore

Il mercato attorno al futuro di Alessandro Bastoni entra prepotentemente nel vivo e si prepara a infiammare le prossime settimane. Mentre l’Inter guidata da Cristian Chivu si gode il primato in campionato a quota 69 punti, le dinamiche dirigenziali guardano già alla prossima stagione. Secondo Sportmediaset, il Barcellona ha rotto gli indugi presentando la prima offerta ufficiale ai nerazzurri. Si delinea così uno scenario di trattativa molto concreta, frenato al momento solo da una distanza economica ritenuta siderale tra le due società.

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La proposta blaugrana e la rigida valutazione dell’Inter

Stando alle fonti, la dirigenza catalana ha deciso di fare la prima mossa ufficiale mettendo sul piatto 45 milioni di euro per garantirsi le prestazioni del centrale mancino. Una cifra che l’Inter ha immediatamente rispedito al mittente, giudicandola del tutto insufficiente per privarsi di un vero e proprio pilastro dello scacchiere tattico di Chivu.

La dirigenza milanese, pienamente supportata dalle linee guida della proprietà Oaktree, valuta Bastoni non meno di 60-70 milioni di euro. Questo prezzo non è destinato a scendere, nonostante il momento sportivamente complesso vissuto dal difensore, segnato dalla recente espulsione nella disastrosa trasferta azzurra a Zenica e dalle polemiche nel derby d’Italia contro la Juventus (vinto per 3-2 dai nerazzurri lo scorso 14 febbraio).

L’apertura del difensore e il nodo ingaggio

Il vero colpo di scena di questa vicenda riguarda però la volontà del calciatore. Per la prima volta negli ultimi anni, si registra infatti una clamorosa apertura: Bastoni sarebbe intenzionato ad ascoltare la proposta blaugrana. Ad attrarre l’azzurro è sia il prestigio di un top club mondiale, sia il sensibile balzo in avanti sul fronte economico. Il Barcellona propone infatti un contratto da 7 milioni di euro netti a stagione, un netto upgrade rispetto ai 5,5 milioni attualmente percepiti sotto la Madonnina.

Le contromosse dell’Inter: il Chelsea osserva

La situazione resta in forte divenire, con il Chelsea che resta alla finestra dopo aver visto respingere un primo e timido sondaggio. L’Inter, dal canto suo, non vuole farsi trovare impreparata e prepara il piano d’emergenza. Mentre l’ambiente attende con ansia il rientro di Lautaro Martinez fissato per il 5 aprile contro la Roma, mister Chivu sa bene che un’eventuale cessione eccellente in difesa richiederebbe un investimento immediato. Tra i sostituti, spiccano già i nomi di profili di alto livello come Kim o il promettente esterno Palestra.

Renzi, che bordata a Lotito: «Fino a quando farà il presidente, non avremo mai un sistema pulito!». Il duro attacco dell’ex premier

Renzi, ex premier, ha rilasciato queste dichiarazioni sul presidente della Lazio Claudio Lotito. Ecco il suo duro attacco

L’atmosfera in casa biancoceleste si fa sempre più rovente. La dura contestazione contro Claudio Lotito non si ferma e promette di fare da sfondo anche al prossimo, delicato impegno di campionato. L’avvicinamento al match Lazio-Parma, in programma sabato 4 aprile 2026 allo stadio Olimpico alle 20:45, è infatti segnato da un clima di profonda e radicata spaccatura tra la piazza e i vertici societari. A gettare ulteriore benzina sul fuoco, in un ambiente già saturo di tensioni, sono arrivate le parole di Matteo Renzi. Intervenuto in diretta televisiva durante il programma L’Aria che tira su La7, il leader politico si è reso protagonista di un durissimo affondo che ha riacceso il dibattito sul rapporto tra politica e calcio.

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Desolazione all’Olimpico: tifosi in fuga per protesta

Da diverse settimane a questa parte, la frattura appare insanabile. La tifoseria laziale sembra fermamente intenzionata a confermare la linea della diserzione anche per l’importante sfida casalinga contro la compagine ducale. I numeri provenienti dai botteghini sono inequivocabili: le ricostruzioni pubblicate nelle ultime ore evidenziano la miseria di appena 3.500-4.000 biglietti venduti nei giorni immediatamente precedenti alla gara. Questo dato allarmante racconta bene la distanza attuale tra i gruppi del tifo organizzato e la società. Il forte malcontento verso il presidente Lotito resta dunque uno dei temi più caldi dell’ambiente biancoceleste, oscurando le vicende sportive proprio mentre la squadra è chiamata a dare risposte sul campo in una fase importante della stagione.

Caos istituzionale e l’attacco di Renzi in tv

Le problematiche interne alla squadra capitolina si intrecciano inevitabilmente con il terremoto che ha travolto l’intero movimento nazionale. Nel corso della trasmissione in onda su La7, Matteo Renzi ha allargato il perimetro del suo discorso alla gravissima crisi del calcio italiano, scaturita dal recente caos istituzionale seguito alle dimissioni di Gabriele Gravina. In questo contesto, l’ex premier non ha usato mezzi termini e ha puntato il dito anche contro il patron laziale, censurando la sua duplice figura di dirigente sportivo e senatore.

Le sue dichiarazioni sono state perentorie e non lasciano spazio a interpretazioni: «La politica faccia cose per il calcio, oggi la politica ha distrutto il calcio. Fino a quando abbiamo Lotito che fa il presidente, con i tifosi che lo vogliono cacciare via, e siede in Parlamento per fare gli emendamenti non avremo mai un sistema pulito». Un atto d’accusa frontale che è destinato a far discutere a lungo.

Chiesa nella bufera: si allena col Liverpool dopo l’addio all’Italia, esplode la rabbia social. La ricostruzione della vicenda!

Chiesa nella bufera: dopo aver lasciato il ritiro dell’Italia, l’esterno si è allenato con il Liverpool. Rabbia social per quanto successo

A soli dieci giorni dal suo discusso rientro in Inghilterra, Federico Chiesa si ritrova nuovamente nell’occhio del ciclone mediatico. Il severo tribunale virtuale dei social network non ha fatto sconti, condannando duramente le ultime vicende che legano l’esterno offensivo all’Italia. Lo riporta Gazzetta.it.

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L’abbandono del ritiro azzurro e le parole di Gattuso

Tutto ha avuto inizio lo scorso 23 marzo, quando il giocatore ha lasciato il ritiro della Nazionale italiana, portando con sé numerosi dubbi e interrogativi irrisolti. In quell’occasione, l’allora ct azzurro Gennaro Gattuso aveva cercato di proteggere il ragazzo in conferenza stampa, limitandosi a una dichiarazione tanto diplomatica quanto sibillina: Le teste dei giocatori non sono tutte uguali. Ricevuto il via libera formale dallo staff medico, l’attaccante ha fatto rientro Oltremanica. La Federazione aveva ufficializzato la partenza con una breve nota, peraltro ignorata dai canali di comunicazione del club britannico.

Il recupero lampo a Liverpool mentre l’Italia affonda

La vera scintilla che ha innescato la polemica, però, è scoccata nelle ultime ore. Proprio mentre l’Italia veniva eliminata dalla Bosnia, certificando il drammatico e storico fallimento mondiale, la notizia rimbalzata dall’Inghilterra ha scosso l’ambiente: Federico si stava allenando con il Liverpool. L’attaccante risulta regolarmente a disposizione, pronto a ritagliarsi un ruolo da protagonista in questo decisivo finale di stagione. A confermare il suo pieno e immediato recupero è stato lo stesso allenatore dei Reds, Arne Slot, che non ha lasciato spazio a interpretazioni: Federico è rientrato dalla Nazionale, dove non ha potuto giocare. Si è allenato con noi, lo farà anche nei prossimi giorni e sarà dei nostri per la partita del fine settimana.

La delusione dei tifosi: invocata l’esclusione definitiva

La netta discrepanza tra il tonfo azzurro e il rapido ritorno in campo in Premier League ha generato un’ondata di rabbia social. Tantissimi italiani, ancora profondamente feriti e delusi dall’esito disastroso della spedizione calcistica, si sono sentiti snobbati dall’atteggiamento dell’ex juventino. In molti chiedono che la necessaria rifondazione della squadra parta proprio da un repulisti che includa il taglio del giocatore. Il rancore generale e la delusione collettiva sono ben riassunti da un duro commento diventato virale su X: “Vediamo di non portarlo più. Che sia sempre in cima alla lista degli esclusi”. Insomma, il malcontento popolare è palpabile, palese e nessuno ha fatto nulla per tentare di nasconderlo.

Palestra incanta, ma il futuro? L’Atalanta fissa il prezzo per la cessione in estate: dove potrebbe trasferirsi l’esterno classe 2005

Palestra, quale sarà il futuro dell’esterno classe 2005? Dal prezzo fissato dall’Atalanta alle pretendenti sulle sue tracce

La drammatica e cocente sconfitta dell’Italia in terra di Bosnia ha lasciato in eredità pochissime note positive. Tra queste, però, spicca prepotentemente il nome di Marco Palestra. Il terzino destro classe 2005, attualmente in prestito al Cagliari ma di proprietà dell’Atalanta, è sceso in campo mettendo in mostra una grande forza fisica, voglia di emergere e un’ottima base tecnica, confermando le ottime sensazioni già destate in precedenza nel match contro l’Irlanda del Nord. In questo delicato momento storico, Palestra non rappresenta soltanto un potenziale punto fermo per il futuro della Nazionale azzurra, ma si candida a diventare uno dei protagonisti assoluti della prossima campagna trasferimenti.

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Il Cagliari, il rinnovo e la valutazione da 50 milioni

Nonostante le continue voci sul suo conto, il ragazzo resta concentrato sul presente. L’obiettivo primario è aiutare la compagine isolana a centrare il traguardo stagionale. Come titola in modo emblematico L’Unione Sarda, la missione attuale è: “Palestra, la salvezza prima di spiccare il volo”.

Al termine del campionato, la palla passerà inevitabilmente alla dirigenza dell’Atalanta, che detiene il controllo del suo cartellino. Il club orobico ha dettato una linea di mercato molto rigida per il suo gioiello: per aprire qualsiasi dialogo e sedersi al tavolo delle trattative sarà necessaria una proposta da almeno 50 milioni di euro. Il piano della dirigenza bergamasca è chiaro: il giocatore farà rientro alla base per ricevere con tutta probabilità un adeguamento contrattuale all’ingaggio, dopodiché si valuterà se fargli giocare la stagione 2026-27 con la maglia nerazzurra o cederlo.

Calciomercato: l’Inter ci prova, ma incombe la Premier League

Sul fronte del calciomercato italiano, la Juventus aveva effettuato diversi sondaggi in passato, ma il muro eretto dalla Dea sembra aver defilato l’interesse bianconero. Oggi, in prima fila c’è l’Inter: la società milanese potrebbe tentare l’assalto finanziando il colpo tramite una cessione eccellente di Alessandro Bastoni. Più sullo sfondo resta invece l’ipotesi Napoli.

Tuttavia, lo scenario più caldo per il futuro del laterale porta direttamente in Premier League. Questa pista internazionale appare estremamente credibile e ben avviata anche grazie all’importante rete di contatti del suo agente, Alessandro Lucci, già grande protagonista negli ultimi anni di ricche operazioni con i club d’Oltremanica, non ultima quella che ha portato Riccardo Calafiori dal Bologna all’Arsenal.

Bayern Monaco, Kompany ‘preoccupa’ sulle condizioni di Kane: «Ha sentito qualcosa alla caviglia». Come sta l’attaccante inglese

Bayern Monaco, Vincent Kompany ha parlato così dell’infortunio di Harry Kane. Queste le dichiarazioni sull’attaccante inglese

Il Bayern Monaco si appresta a scendere in campo per un delicato incrocio di Bundesliga. Alla vigilia della sfida contro il Friburgo, l’allenatore dei bavaresi Vincent Kompany ha preso la parola in conferenza stampa, affrontando i temi più caldi del momento. L’attenzione mediatica e sportiva è inevitabilmente divisa tra l’impegno in campionato e l’imminente super sfida di Champions League, ma il tecnico predica calma e assoluta concentrazione per mantenere alto il livello agonistico.

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L’infortunio di Harry Kane: forfait in campionato

La notizia principale e più preoccupante per i tifosi bavaresi riguarda senza dubbio le condizioni fisiche del bomber inglese, tornato malconcio dagli impegni internazionali. L’assenza dell’attaccante peserà sulle scelte tattiche della squadra, anche se l’obiettivo primario resta riaverlo a disposizione per l’Europa. Interrogato sul centravanti, Kompany ha dichiarato apertamente: Kane? Harry si è allenato bene fino a domenica, poi ha sentito qualcosa alla caviglia mentre era con la nazionale. Questo avrà un impatto sulla partita di domani: non sarà disponibile. Ciononostante, sono fiducioso per martedì. Non è l’ideale, mi piacerebbe vederlo giocare contro il Friburgo, ma allo stato attuale non sarà possibile.”

La sfida di Champions e la testa al Friburgo

Un altro grande tema affrontato dal mister è il rischio che lo spogliatoio sia già mentalmente proiettato al big match europeo contro i Blancos, sottovalutando l’ostacolo domestico. L’allenatore ha chiarito la strategia per mantenere alta la tensione e isolare il gruppo: Il pericolo di concentrarsi sul Real? I giocatori sono professionisti, hanno avuto una pausa per le nazionali, sono sicuro che abbiano parlato dei momenti salienti che li attendono. Ma come staff tecnico dobbiamo dimostrare loro che la preparazione è esattamente la stessa di sempre. Questo permette di ritrovare la routine e la concentrazione. Non cambiamo nulla, vogliamo migliorare la prestazione e creare lo slancio per la prossima partita.”

Le certezze tra i pali: Neuer è al top

Infine, c’è stato spazio per un fondamentale aggiornamento sul pacchetto difensivo arretrato e sulle gerarchie in porta. Il capitano e storico leader della retroguardia è pronto a difendere la squadra con la consueta sicurezza, forte di una condizione smagliante: Situazione portieri? Neuer è in perfetta forma. E quello che ha fatto in allenamento questa settimana è al suo massimo livello. Se riuscirà a confermarlo anche la prossima settimana, saremo tutti molto contenti. Anche Jonas è tornato ieri, il che è un’ottima notizia per noi. Siamo estremamente motivati ​​in vista degli ultimi due mesi”.

Infortunati Roma: in quattro lavorano a parte, novità importanti su Soulé in vista dell’Inter. Ultimissime dall’infermeria

Infortunati Roma: quattro giallorossi lavorano a parte, come sta Soulé in vista dell’Inter. Tutti i dettagli dall’infermeria

La Roma continua a preparare la trasferta di San Siro contro l’Inter, una sfida che si preannuncia fondamentale per il destino della stagione romanista. Il fischio d’inizio del big match è in programma domenica 5 aprile alle 20:45, ma il tecnico Gasperini deve ancora fare i conti con una situazione delicata sul fronte infermeria. Le assenze rischiano infatti di condizionare pesantemente lo schieramento tattico in vista di questa delicatissima sfida del campionato di Serie A.

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La volata per la zona Champions League

La trasferta al Meazza rappresenta uno snodo cruciale per l’intera annata sportiva. Quella contro i nerazzurri sarà una gara delicata per la corsa europea dei giallorossi, che attualmente lottano su ogni pallone per risalire le gerarchie. La compagine capitolina si trova sesta in classifica con 54 punti, a pari merito con la Juventus. L’obiettivo Champions è nel mirino: la squadra è a tre punti dal Como, quarto con 57 punti. Una vittoria a Milano darebbe uno slancio vitale per il rush finale.

Il bollettino medico di Trigoria: da Dybala a Dovbyk

Le notizie che filtrano dal centro sportivo Fulvio Bernardini descrivono un reparto avanzato in forte emergenza. Nell’ultima seduta d’allenamento a Trigoria, infatti, Dybala, Wesley, Koné e Dovbyk hanno lavorato a parte, mentre tutti gli altri in gruppo.

Tra i giocatori ancora indisponibili spicca il nome della stella argentina. Dybala è fermo dal 25 gennaio, quando durante la sfida contro il Milan ha riportato un grave problema al ginocchio sinistro. L’infortunio ha poi richiesto un intervento chirurgico che lo tiene tuttora ai margini. Problemi recenti per Wesley, che si è fermato negli ultimi giorni a causa di una lesione al bicipite femorale accusata in Nazionale. Ai box rimane fisso anche Koné, assente dalla gara di ritorno degli ottavi di finale di Europa League contro il Bologna per una lesione alla coscia destra. L’attacco è orfano pure del suo centravanti: è indisponibile da gennaio anche Dovbyk, che prosegue il percorso riabilitativo dopo una lesione miotendinea alla coscia sinistra.

L’arma in più: il recupero di Matias Soulé

Nonostante la lunga lista degli assenti, l’allenatore può sorridere per un rientro fondamentale. La nota più incoraggiante riguarda Matias Soulé, che ha continuato ad allenarsi regolarmente con il gruppo, assorbendo i carichi di lavoro e candidandosi così a diventare un’opzione in più in vista della sfida contro l’Inter. Nelle prossime sedute resta ora da capire quale potrà essere il suo possibile impiego a San Siro. Sarà lo stesso Gasperini a decidere se concedergli una maglia da titolare oppure di utilizzarlo a gara in corso dalla panchina, per provare a spaccare la partita nei secondi quarantacinque minuti. Lo riporta Sky.

Enzo Fernandez, l’agente Pastore rompe il silenzio! Ha fatto questo annuncio sul futuro del centrocampista del Chelsea

Enzo Fernandez, l’agente Javier Pastore ha fatto questo annuncio sul futuro del centrocampista del Chelsea. Le dichiarazioni

La situazione legata al futuro di Enzo Fernandez continua a tenere banco e si arricchisce di un nuovo, fondamentale capitolo. Dopo le recenti turbolenze interne allo spogliatoio londinese e le indiscrezioni di calciomercato, l’entourage del centrocampista argentino ha deciso di uscire allo scoperto per chiarire le proprie intenzioni, lanciando un vero e proprio ultimatum alla dirigenza dei Blues.

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Le dichiarazioni a The Athletic e l’ultimatum sul contratto

A tracciare la linea programmatica per i prossimi mesi è stato l’agente Javier Pastore, il quale ha rilasciato un’importante intervista ai microfoni del The Athletic. Le sue parole non lasciano spazio a molte interpretazioni e delineano una strategia temporale ben precisa, legata a doppio filo alla prossima e imminente competizione iridata.

Il rappresentante del calciatore ha infatti dichiarato apertamente: Il nostro piano dopo i Mondiali è di incontrare di nuovo il Chelsea...”. Una tempistica non casuale, che rimanda ogni discorso definitivo alla conclusione della rassegna iridata nordamericana dell’estate 2026. Subito dopo, l’agente ha rincarato la dose, mettendo pressione al club inglese in merito alle cifre e alle ambizioni del progetto sportivo: “…e se non si raggiungerà un accordo su un nuovo contratto, si valuteranno altre opzioni”.

L’ombra del Real Madrid e i recenti attriti a Londra

Queste dichiarazioni arrivano in un momento storico estremamente delicato per il rapporto tra l’ex River Plate e la società londinese. Nelle ultime settimane, il giocatore è stato infatti sospeso dal tecnico Liam Rosenior a causa di alcune dichiarazioni pubbliche considerate inappropriate, in cui ammiccava apertamente a un possibile trasferimento nella capitale spagnola.

Le “altre opzioni” citate dall’agente sembrano dunque un chiaro e inequivocabile riferimento al Real Madrid, club da tempo sulle tracce del centrocampista albiceleste. Il palcoscenico dei Mondiali 2026 rappresenterà la vetrina definitiva: un’ottima prestazione con l’Argentina potrebbe far lievitare ulteriormente le richieste economiche per il rinnovo di contratto, costringendo il Chelsea a un bivio. Se i vertici di Stamford Bridge non dovessero presentare un’offerta congrua, la cessione del talento sudamericano diventerà lo scenario più probabile.

Convocati Fiorentina per il Verona, l’elenco di Vanoli: la scelta su Dodò, Parisi e Mandragora

Convocati Fiorentina per il Verona, l’elenco di Vanoli: la scelta su Dodò, Parisi e Mandragora. La lista completa per la Viola

Arrivano indicazioni importanti in casa Fiorentina in vista della sfida contro l’Hellas Verona. Per la trasferta del Bentegodi, infatti, il tecnico Paolo Vanoli dovrà fare i conti con diverse assenze pesanti. Restano fuori dai convocati Dodô, Mandragora, Parisi, Solomon e Fortini, tutti indisponibili, con Parisi fermato anche da una contusione. La notizia positiva riguarda invece Moise Kean, regolarmente inserito nella lista e quindi disponibile per il match. Torna inoltre tra i convocati anche Lezzerini, altro segnale utile per allargare le opzioni a disposizione della squadra viola

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L’elenco completo dei convocati:
Christensen, De Gea, Lezzerini, Balbo, Comuzzo, Gosens, Kospo, Kouadio, Pongracic, Ranieri, Rugani, Sadotti, Bonanno, Brescianini, Deli, Fabbian, Fagioli, Fazzini, Ndour, Braschi, Gudmundsson, Harrison, Kean, Piccoli.

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