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Baggio, cosa c’era scritto davvero nel dossier del 2010 ignorato dalla FIGC. Tutta la verità!

Baggio, cosa c’era scritto nel dossier proposto nel 2010 ma ignorato dalla FIGC. Ecco tutti i retroscena sulle riforme proposte

La recente e drammatica mancata qualificazione ai Mondiali ha riaperto ferite profonde nel calcio italiano. Di fronte alla terza esclusione consecutiva dalla rassegna iridata, l’intero movimento si interroga su come ricostruire un sistema ormai in macerie. In queste ore di intensa riflessione, è tornato al centro delle cronache il dossier per il rilancio del calcio azzurro elaborato nel 2010 da Roberto Baggio, all’epoca presidente del Settore Tecnico della FIGC.

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Il flop in Sudafrica e la nascita del progetto

L’esigenza di una svolta radicale era già palese molti anni fa. L’iniziativa del Divin Codino prese forma subito dopo la disastrosa spedizione azzurra al Mondiale in Sudafrica del 2010. In quell’occasione, la Nazionale terminò la fase a gironi clamorosamente all’ultimo posto, dietro ad avversarie non certo insormontabili come Paraguay, Slovacchia e Nuova Zelanda. Per arginare la crisi, Baggio coordinò un team di 50 professionisti per redigere un minuzioso documento di circa 900 pagine, concepito come una vera e propria guida per la rinascita del pallone nostrano.

Strutture, tecnica e una rete di scouting rivoluzionaria

Cosa prevedeva esattamente questo ambizioso piano di riforme? Al centro della proposta c’era un imponente aggiornamento infrastrutturale, con la costruzione di un centinaio di centri federali diffusi sul territorio. Un ruolo chiave era affidato agli istruttori federali, che dovevano essere altamente qualificati e dotati di spiccate capacità educative. Sul piano sportivo, il focus doveva tornare sulla cura della tecnica individuale, smettendo di privilegiare esclusivamente l’ossessione per la tattica durante gli allenamenti giovanili.

Inoltre, il dossier proponeva la creazione di un nuovo sistema di scouting d’avanguardia. L’obiettivo era molto ambizioso: monitorare ben 50.000 partite all’anno e far confluire le informazioni in una “banca dati” centralizzata, ricca di filmati, test atletici e resoconti tecnici.

Il disinteresse della FIGC e l’amara bocciatura

Nonostante l’enorme potenziale innovativo, i vertici della Federcalcio scelsero di snobbare il progetto, archiviandolo senza approfondimenti. L’amarezza per quel rifiuto è tutta riassunta nelle parole pronunciate tempo dopo dall’ex Pallone d’Oro in un’intervista alla Gazzetta dello Sport: “quando lo presentammo ci fecero fare 5 ore di anticamera per poi lasciarci parlare 15 minuti”. Un atteggiamento di chiusura totale che ha affossato sul nascere una riforma vitale. Oggi, a distanza di anni, le conseguenze di quel mancato rinnovamento pesano come un macigno sul destino del nostro calcio.

Calciomercato Roma: scelto il sostituto di Dybala, chi può arrivare in giallorosso in estate per prendere il posto della Joya! Spunta il nome a sorpresa

Calciomercato Roma: chi sarà il sostituto di Paulo Dybala. Scelto questo nome per prendere il posto dell’argentino in caso di partenza estiva

In casa giallorossa le manovre di mercato iniziano già a delinearsi con grande chiarezza in vista della prossima stagione. La dirigenza lavora senza sosta, valutando con estrema attenzione le possibili evoluzioni nel reparto avanzato. Il nodo centrale attorno al quale ruotano le strategie capitoline riguarda inevitabilmente il destino della propria stella argentina. Secondo Gianluca Di Marzio, infatti, i giallorossi seguono Sergio Arribas dell’Almeria in caso di addio di Paulo Dybala.

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Il talento di Sergio Arribas: un profilo dal sangue iberico

La ricerca di un sostituto all’altezza ha portato i radar dei direttori sportivi fino in Spagna. Classe 2001, il trequartista spagnolo è cresciuto nel Real Madrid, acquisendo una solida base tecnica e tattica prima di mettersi in mostra con l’Almeria. Le sue doti balistiche, la visione di gioco e la capacità di saltare l’uomo lo rendono uno dei profili più interessanti e monitorati nel panorama calcistico europeo. Tuttavia, ogni possibile affondo per il giovane talento è strettamente legato alle decisioni del fantasista sudamericano.

Gasperini spinge per il rinnovo della Joya

Al momento, nulla è stato ancora deciso in via definitiva. La situazione che riguarda l’argentino è ancora da definire e le prossime settimane si preannunciano cruciali per sciogliere tutti i dubbi. Dalle parti di Trigoria c’è però una certezza tecnica incrollabile: Gian Piero Gasperini vorrebbe trattenere l’ex Juventus in giallorosso. Il tecnico considera il fuoriclasse il fulcro imprescindibile del proprio scacchiere offensivo. Per questo motivo si può aprire uno spiraglio tra le parti per sedersi al tavolo delle trattative e parlare di rinnovo, cercando un accordo che possa soddisfare le ambizioni del club e le legittime richieste del giocatore.

L’ombra del Boca Juniors sullo sfondo

Il calciomercato, però, è fatto di imprevisti e suggestioni improvvise, specialmente quando si parla di campioni di questo calibro. Qualora Dybala decidesse di lasciare la Roma, il suo futuro può essere al Boca Juniors. Il fascino intramontabile della Bombonera e il forte richiamo della terra natia rappresentano da sempre una tentazione molto insistente. Il club argentino accoglierebbe il numero 21 giallorosso a braccia aperte, per farne il nuovo idolo assoluto della tifoseria Xeneize. La dirigenza capitolina, dal canto suo, non vuole assolutamente farsi trovare impreparata all’eventualità: in tal caso, la squadra giallorossa può sostituire il fantasista proprio con Arribas, garantendo alla propria rosa un ricambio di assoluta prospettiva e indiscutibile freschezza tecnica.

Elezioni FIGC, il dopo Gravina: alleanze, la corsa di Malagò e il rischio commissariamento. Cosa sta succedendo e quali sono i prossimi passi

Elezioni FIGC, cosa succede dopo le dimissioni di Gravina: quali sono i prossimi passi tra la candidatura di Malagò e il rischio commissariamento

Le dimissioni di Gabriele Gravina hanno dato ufficialmente il via alla delicata transizione per eleggere il nuovo vertice della FIGC. Sebbene la campagna elettorale si aprirà formalmente tra 40 giorni, le grandi manovre in vista delle elezioni del 22 giugno sono già entrate nel vivo. Il presidente uscente, infatti, non è affatto fuori dai giochi: mantiene una forte influenza sulle componenti federali e punta a indirizzare la successione, mentre sullo sfondo resiste l’ombra di un intervento d’imperio.

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La strategia di Gravina: da Abete all’alleanza con Malagò

Secondo quanto riportato da La Repubblica, l’intento principale di Gravina sarebbe quello di sponsorizzare Giancarlo Abete, attuale leader della Lega Nazionale Dilettanti. Ad alimentare le mosse dell’ex numero uno federale ci sarebbe un profondo senso di rivalsa nei confronti del Ministro dello Sport Andrea Abodi, colpevole di averne preteso l’addio dopo il fallimento Mondiale.

Per isolare il ministro, Gravina starebbe valutando un clamoroso asse con Giovanni Malagò, a sua volta ai ferri corti con Abodi. Malagò si sta già muovendo per consolidare la propria candidatura in vista della scadenza del 13 maggio: sta dialogando intensamente con i club di Serie A e ha incassato l’aperto sostegno di Aurelio De Laurentiis, che lo ha pubblicamente definito «amico di lunga data». L’obiettivo è arrivare al voto con l’appoggio blindato di Lega A, Dilettanti e calciatori.

Gli outsider in corsa: da Marani all’opzione Albertini

La corsa alla presidenza deve però guardarsi da possibili sorprese. Tra i nomi monitorati spicca quello di Matteo Marani, attuale presidente della Lega Pro. Parallelamente, i calciatori sognano di poter proporre la candidatura di Demetrio Albertini. Per avere reali speranze di successo, però, l’ex centrocampista azzurro necessiterebbe del sostegno decisivo proprio della Lega Dilettanti.

L’ipotesi commissariamento resta sul tavolo

Nonostante le dimissioni abbiano frenato l’emergenza, il commissariamento della Federcalcio rimane una carta a disposizione della politica. Il ministro Abodi ha incassato il “no” dal presidente del CONI Luciano Buonfiglio, ma non ha abbandonato l’idea. Se l’assemblea elettiva dovesse concludersi con un nulla di fatto per mancanza di maggioranze, replicando l’esatto stallo istituzionale post-Svezia del 2018, il governo sarebbe pronto a intervenire in modo netto e definitivo.

Parma, Valeri ammette: «Con la Lazio la partita più emozionante della stagione per me. Un mio ritorno in biancoceleste in futuro? Rispondo così»

Il terzino del Parma, Emanuele Valeri, si è raccontato così in vista della sfida contro la Lazio, club nel quale è cresciuto da giovane

Emanuele Valeri si racconta sulle pagine del Corriere dello Sport, alla vigilia della sfida contro la Lazio, squadra in cui è cresciuto. Il terzino del Parma parla del suo passato biancoceleste, della stagione in corso, degli allenatori avuti e della dolorosa esclusione dell’Italia dai Mondiali.

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LA SFIDA ALL’OLIMPICO – «Per me è la partita più emozionante della stagione, quella che aspetto ogni anno e vorrei giocare sempre. Io lì dentro ci sono cresciuto, con mio padre da piccolo andavo a vedere tutte le partite allo stadio e tutt’ora la seguo».

UN GOL CONTRO LA SUA EX SQUADRA – «Sarebbe un mix di emozioni, sicuramente sarei felice perché al di là di tutto io porto una maglia addosso ed è la prima cosa che rispetto in campo. Davanti può esserci chiunque ma noi vogliamo vincere. Non credo che esulterei, se dovessi fare gol, ma non ci penserei due volte a segnare».

LA BOCCIATURA NELLE GIOVANILI DELLA LAZIO – «Non mi riconfermarono. È stata una bella batosta per me, che ero anche tifoso: era tutto quello che desideravo. Ma ho ricominciato da zero. Dopo quel no per me era finita lì, sono andato in Eccellenza solo perché volevo divertirmi ma pensavo che prima o poi avrei dovuto trovarmi un lavoro. Ma alla fine torna tutto. Il motto della Lazio è “Non mollare mai” e io non ho mollato».

IL RITORNO IN BIANCOCELESTE IN FUTURO – «Prima o poi, direi di sì, perché comunque è casa mia. Ma ora penso solo al Parma».

LA STAGIONE DEL PARMA – «Abbiamo otto punti in più rispetto all’anno scorso. C’è più entusiasmo, il 99% di quello che abbiamo fatto quest’anno è stato merito del gruppo. Il mister (Cuesta, ndr) ha portato energia e con i giovani è l’arma in più. Per questo abbiamo più punti».

IL RAPPORTO CON MISTER CUESTA E CHIVU – «Con Cuesta il rapporto è bellissimo, fin dall’inizio. È una persona che porta tanta voglia di fare e con un gruppo così giovane è la chiave. Con Chivu (allenatore lo scorso anno, ndr) tutt’ora abbiamo un ottimo rapporto. Il mister chiedeva cosa diverse, ha sempre detto le cose in faccia e ci ha insegnato il carisma. È subentrato in un momento in cui a noi serviva quel tipo di carattere e di leadership. E ci ha tirato fuori la personalità: per me e la mia carriera è stato fondamentale».

IL MOMENTO DELLA NAZIONALE – «È inutile girarci intorno: non è un bel momento. Mi dispiace perché so come possono sentirsi quei ragazzi in campo. Spero che cambi qualcosa in futuro, siamo la Nazionale italiana! Bisogna andare avanti e lottare. Io spero solo che tra quattro anni ci siano ragazzi che abbiano fatto abbastanza esperienza per affrontare queste partite. Perché in Italia abbiamo tanti giovani forti ma che spesso non trovano spazio».

GLI OBIETTIVI FUTURI – «Per come sono fatto non penso troppo al futuro. L’obiettivo ora è salvarmi con il Parma. Ci crediamo tantissimo. Personalmente poi ho appena rinnovato, quindi vorrei continuare a migliorarmi qui. Certo, la Nazionale è un sogno ma tutto dipende sempre da quello che si fa nel presente».

Bastoni Inter, futuro sempre più in bilico? Occhio al rischio cessione al ribasso al Barcellona

Bastoni Inter, futuro sempre più in bilico? Occhio al rischio cessione al ribasso al Barcellona: la situazione per il difensore nerazzurro

Il nome di Alessandro Bastoni continua a far discutere in casa Inter, soprattutto dopo le polemiche nate attorno all’episodio contro la Juventus di metà febbraio, quando il contatto con Kalulu ha acceso critiche e tensioni. Da quel momento, il clima attorno al difensore nerazzurro è cambiato sensibilmente e, insieme alle contestazioni, hanno iniziato a prendere quota anche le voci su un possibile addio al termine della stagione. Sullo sfondo resta l’interesse del Barcellona, un club che conserva un fascino speciale e che, quando si muove per un calciatore italiano, riesce spesso a incidere anche sul piano delle ambizioni personali. Bastoni, ormai consapevole di essere tra i migliori interpreti del ruolo a livello internazionale, potrebbe essere tentato dall’idea di misurarsi in un contesto diverso e di inseguire traguardi ancora più prestigiosi.

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Bastoni Inter, il peso tecnico del difensore resta enorme

Al di là dei rumors di mercato, c’è però un aspetto che pesa più di ogni altro: il valore tecnico del giocatore. Bastoni non è soltanto un centrale difensivo, ma un elemento capace di incidere profondamente nella costruzione del gioco. Ha struttura da difensore puro, ma possiede qualità di palleggio, visione e pulizia tecnica che lo rendono quasi un regista aggiunto. In un calcio in cui tanti interpreti possono essere adattati sulla corsia sinistra, trovare un profilo con le sue caratteristiche resta estremamente complicato. La sua capacità di far partire l’azione, di rompere le linee con il passaggio e di dare ordine alla manovra è stata per anni una risorsa fondamentale per l’Inter, sia con Cristian Chivu sia con chi lo ha preceduto. Anche se a Zenica è mancata lucidità nella gestione della pressione, il suo peso specifico resta altissimo.

Inter Bastoni, il nodo economico e il rischio di una cessione sottovalutata

Il tema più delicato, semmai, riguarda la valutazione economica. L’Inter non può permettersi di perdere uno dei suoi uomini simbolo, amato dalla tifoseria e riconosciuto come punto di riferimento anche dai più giovani, per una cifra ritenuta troppo bassa rispetto al suo reale valore. Un’eventuale cessione tra i 40 e i 45 milioni verrebbe percepita come insufficiente per un calciatore di questo livello. Se davvero dovesse aprirsi uno scenario di separazione, la società sarebbe chiamata a difendere con forza il proprio patrimonio, evitando di privarsi di un top player a condizioni poco vantaggiose. Il rosso contro la Bosnia resta un episodio negativo, ma non può cancellare quanto Bastoni ha rappresentato in questi anni per il mondo nerazzurro.

Calcagno indica la via: «Il calcio italiano riparta dalla crisi: servono equilibrio, giovani e programmi! Escludo quello scenario su Gravina»

Il presidente dell’Associazione Italiana Calciatori, Umberto Calcagno, traccia la strada da intraprendere per la ricostruzione del calcio in Italia

Umberto Calcagno, presidente dell’Associazione Italiana Calciatori, analizza il delicato momento del calcio azzurro all’indomani delle dimissioni di Gabriele Gravina dalla presidenza della FIGC. Sulle pagine de La Gazzetta dello Sport, il numero uno del sindacato invita l’intero sistema a trasformare questa profonda crisi in un’opportunità di rinascita, indicando le basi da cui ripartire.

IL PASSO INDIETRO DI GRAVINA – «Guardi, se pensiamo che il problema sia solo la Federcalcio ci sbagliamo. Gravina esce di scena con la stima di tutte le componenti. La Figc non ha il potere giuridico per imporre alle squadre di far giocare un certo numero di italiani. Speriamo che la politica favorisca il calcio con una serie di norme e che condivida il nostro progetto».

L’AUGURIO PER IL FUTURO – «Ho letto tante cose interessanti, tante proposte. Mi auguro che questo periodo di difficoltà possa servire per la ripartenza».

LA RICERCA DELLE SOLUZIONI – «Per ora abbiamo individuato i problemi».

IL NODO STRANIERI – «Il principale è la contrapposizione che si è creata tra calciatori italiani e stranieri. Dobbiamo uscirne. La nostra non è una guerra allo straniero. In Spagna non hanno nemmeno stabilito il tetto per gli extracomunitari, eppure nella Liga gioca quasi il 60% di calciatori spagnoli. E il 22% deriva dal vivaio della squadra di appartenenza. Dobbiamo trovare un equilibrio tra l’ambizione della Nazionale e quella dei club».

I PRIMI PASSI – «La riorganizzazione dello sport di base è già in atto e spero non venga abbandonata. Abbiamo già coinvolto dei campioni del mondo per questo obiettivo: Zambrotta e Perrotta. Non è soltanto una maniera per scoprire il talento ma anche per consentire ai ragazzi di appassionarsi al calcio».

LA MANCANZA DI MAESTRI NEI VIVAI – «È uno dei percorsi culturali che stiamo affrontando. Prepariamoci però perché ci vuole tempo. Bisogna addestrare i ragazzi non solo a stoppare il pallone, perché il calcio progredisce. Quello che spesso manca ai nostri, rispetto ad altre scuole, è la capacità di fare la scelta giusta con velocità di pensiero. Ma la Federazione non si occupa di rifinire il talento».

IL PARAGONE CON SINNER – «Sinner non diventa Sinner perché è stato allevato da Piatti. Diventa Sinner perché migliora con i coach che lo seguono giorno per giorno. Nel calcio tocca ai club trovare uno sbocco per i giovani più bravi. I nostri ragazzi arrivano a 19 anni per poi non accedere alle prime squadre».

IL PROGETTO DELLE SECONDE SQUADRE – «Iniziativa apprezzabile. Ma non è risolutiva, perché il minutaggio degli Under 21 è aumentato ma per il 70% con calciatori stranieri. E comunque non piacciono alla Serie B, che teme di perdere i prestiti dalle grandi squadre».

LA SERIE A A 18 SQUADRE – «In Spagna e in Inghilterra, dove giocano i club migliori del mondo, il format è ancora a 20 squadre. E poi bisogna stare attenti a ridurre il numero di partite. Rischiamo che l’Uefa e la Fifa sfruttino le finestre vuote per mangiarsi qualche data in più, penalizzando ulteriormente i campionati».

I RICAVI DALLE SCOMMESSE – «Non potendo sperare in una distribuzione più equa delle risorse, mi aspetto che ne arrivino altre da fuori. Il settore delle scommesse per esempio avrebbe il diritto e il dovere di foraggiare il nostro movimento. E magari una riforma fiscale favorirebbe gli investimenti sugli italiani o comunque sui selezionabili per la Nazionale: oggi uno straniero costa meno».

I PREMI PER CHI PUNTA SUGLI ITALIANI – «Premiando i club che fanno giocare più italiani, soprattutto in giovane età. Con gettoni significativi, non come adesso… Stiamo andando verso una pericolosa spaccatura economica tra i top club e tutti gli altri. Questo toglie competitività ai campionati e di conseguenza ai calciatori, in un circolo vizioso che poi penalizza anche la Nazionale».

UN EX CALCIATORE ALLA GUIDA DELLA FIGC – «Era il sogno del compianto avvocato Campana. L’elemento importante, al di là del nome, è che il presidente resti un passo indietro rispetto al lavoro da compiere. Contano i programmi, più che mai. La persona viene di conseguenza. Anche un grande calciatore non potrebbe cambiare tutto da solo».

L’IPOTESI DI RIELEZIONE PER GRAVINA – «Mi sento di escluderlo».

COSA DEVE FARE IL FUTURO PRESIDENTE – «La capacità di sintesi. Dovrà essere bravo a tenere insieme le varie componenti e le varie esigenze».

Mercato Juve, Elkann vuole riportare il blocco bianconero in Nazionale: il primo nome nella lista dei desideri per l’estate

Mercato Juve, Elkann vuole riportare il blocco bianconero in Nazionale: svelato il primo nome nella lista dei desideri per l’estate. Ecco di chi si tratta

La Juventus torna a guardare con attenzione a Riccardo Calafiori, profilo che continua a essere considerato molto interessante in vista del prossimo mercato estivo. Il difensore italiano, arrivato all’Arsenal nell’estate del 2024 con un contratto a lungo termine, resta uno dei nomi apprezzati per rinforzare il reparto arretrato bianconero, soprattutto per caratteristiche tecniche, età e margini di crescita.

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Secondo la ricostruzione rilanciata da La Gazzetta dello Sport, l’operazione nascerebbe da una precisa volontà di Elkann, che vuole restituire alla nazionale italiana il blocco juventino. L’affare dipenderà però da una serie di condizioni molto precise. La prima riguarda la qualificazione della Juve alla prossima Champions League, snodo fondamentale per definire la portata degli investimenti estivi. La seconda è legata alla posizione dello stesso Calafiori, che dovrebbe eventualmente contribuire a rendere più morbida la postura dell’Arsenal, club che oggi lo considera parte integrante della rosa e lo ha inserito regolarmente anche nella lista ufficiale della stagione 2025/26.

Juventus Calafiori, il progetto azzurro può incidere sulla trattativa

Dentro questo scenario si inserisce anche una linea più ampia che riguarda la costruzione della rosa. L’idea di rafforzare la componente italiana all’interno della squadra viene considerata centrale per il futuro tecnico del club, anche in funzione di un gruppo che possa offrire continuità e identità. Calafiori, da questo punto di vista, rappresenterebbe un innesto perfettamente coerente: è un difensore mancino, moderno, capace di giocare sia da centrale sia da braccetto, con qualità in impostazione e personalità nelle letture.

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Nel suo attuale club, il difensore italiano ha trovato spazio ma anche concorrenza elevata, fattore che potrebbe pesare nelle valutazioni future. In una nuova Juventus, invece, il suo ruolo sarebbe potenzialmente più centrale. Ed è proprio su questo aspetto che il club bianconero potrebbe fare leva, qualora decidesse di trasformare l’interesse in una vera trattativa.

Calafiori, Tonali e le uscite: le mosse Juve passano anche dal budget

Il nome di Calafiori si inserisce in una lista più ampia di profili italiani osservati dalla dirigenza. Tra questi c’è anche Sandro Tonali, considerato un obiettivo molto ambizioso per il centrocampo. Ma tutto dipenderà dalla capacità della Juve di costruire margine economico, anche attraverso eventuali cessioni. In questo senso, il mercato estivo bianconero potrebbe essere condizionato non solo dagli acquisti, ma anche dalle uscite di alcuni pezzi importanti della rosa. Per ora Calafiori resta soprattutto un’idea forte, ma il suo nome è destinato a restare caldo nelle prossime settimane.

Del Piero è un fiume in piena: «Le soluzioni per uscire dalla crisi sembrano molto lontane per il calcio italiano, c’è chi pensa a salvarsi il culo! Su Conte e sul mio futuro vi dico questo»

L’ex attaccante della Juventus e della Nazionale, Alessandro Del Piero, ha detto la sua sulla crisi dell’Italia e sulla mancata qualificazione ai Mondiali

Intervistato da Sky nel podcast Sky Calcio Unplugged, Alessandro Del Piero risponde così in merito alle soluzioni per rifondare il calcio italiano dopo il fallimento della Nazionale, che ha mancato la qualificazione ai Mondiali per la terza volta consecutiva.

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SENSAZIONI – «Quello che ho percepito in questi giorni purtroppo sono molte sensazioni negative, dalla tristezza alla rabbia che traspare per tutti noi che abbiamo seguito questo percorso, oltre che delusione e incredulità».

SULLA MANCATA QUALIFICAZIONE AI MONDIALI – «Ritrovarci per la terza volta di fila fuori dal Mondiale è una cosa anche imbarazzante, e dobbiamo guardare anche a tutto quello che c’è dietro. Purtroppo siamo molto lontani dai nostri standard. Bisogna toccare molti punti, non solo quello riguardante il presidente della FIGC, ma mi sembra che oggi siamo molto lontani dalle soluzioni».

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COSA VA RIFONDATO NEL CALCIO – «Si possono toccare tanti temi, e le idee proposte devono essere esposte in un ambiente con altre persone. In un gioco di squadra non ci deve essere un capro espiatorio, così come una persona che risolva tutto. Abbiamo lacune in tanti settori».

LE DIFFERENZE TRA IL CALCIO MASCHILE E GLI ALTRI SPORT – «Le ragazze e gli altri sport stanno facendo cose straordinarie, e non so quanto il calcio abbia pazienza, coraggio e tempo di fare certe scelte: bisogna sedersi e parlarne, perché ci sono alcune cose che si possono sistemare».

CONTE – «Ha tutte le qualità per diventare l’eventuale nuovo CT, è ovviamente un profilo papabile».

COSA VORREI FARE IN FUTURO? – «Se ascolto i miei ex compagni non farò mai l’allenatore, li vedo sempre distrutti. Allenatore? Mi stimolerebbe farlo, ma non so se mi metterei in quelle condizioni. Forse tra uno o due anni sì, ma non ne sento ancora il desiderio».

IL PADOVA – «Ho un bellissimo ricordo, anche se è stato difficilissimo perché ho lasciato casa da piccolo. È una bellissima società, con persone che guardavano all’essere umano prima che al calciatore».

YILDIZ – «È un ragazzo con tutte le qualità per crescere ancora, e non a caso lo sta facendo ogni anno in una squadra in difficoltà. A livello umano ha dimostrato in più di un’occasione di meritarsi quello che ha».

Conferenza stampa Sammarco pre Verona Fiorentina: «Alcuni ragazzi sono tornati dalle nazionali giù di morale, ma c’è un recupero per domani!»

Conferenza stampa Sammarco pre Verona Fiorentina: le parole del tecnico degli scaligeri alla vigilia del match di Serie A

La conferenza stampa di Marco Sammarco alla vigilia di Hellas Verona Fiorentina. Il tecnico degli scaligeri ha presentato così la sfida valevole per la 31^ giornata del campionato di Serie A 2025/26.

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INFORTUNATI – «Alcuni ragazzi tornati dalle Nazionali, soprattutto Nelsson e Suslov, erano un po’ giù di morale, ma poi hanno comunque lavorato bene. Recuperiamo Bradaric, per il resto siamo quelli di due settimane fa».

IL SENSO DA DARE A QUESTA PARTITA – «Dobbiamo cercare di vincere, per noi, per lo stadio, la società. Cerchiamo di fare il massimo, di fare una prestazione importante, poi vedremo. Il focus è sulla partita di domani».

SUSLOV? – «La sua seconda partita in Nazionale ha avuto meno peso, ma sta tornando in condizione. Può essere un’opzione sia dal primo minuto che a gara in corsa».

SULLO SCARSO RENDIMENTO CASALINGO – «Non è semplice rispondere, noi dobbiamo dare il massimo in campo, cercando di alimentare quella passione vista per esempio contro il Genoa. Sappiamo tutti che aver fatto pochi punti in casa sia un problema. Non dico di giocare senza pressione, ma bisogna lasciarla da parte per cercare di fare grandi cose, lottando e cercando di fare qualcosa in più per fare punti anche in casa».

OBIETTIVO NON ARRIVARE ULTIMI? – «Non vogliamo chiudere ultimi, sicuramente, ma abbiamo intenzione di avvicinarci il più possibile a chi sta sopra. L’obiettivo non può essere a lungo termine, ma guardando alla gara successiva».

I CALCIATORI SI ALLENANO AL MASSIMO O QUALCUNO TIRA INDIETRO LA GAMBA, MAGARI PER VIA DELLE VOCI DI MERCATO? – «Non ho questa sensazione, se la avessi diventerei una iena. Non li ho mai visti tirare indietro la gamba, c’è competitività per essere titolare. Se dovessi vedere questa cosa in qualcuno sarebbero i primi a rimanere fuori».

Colombia, paura per James Rodriguez: ricoverato in ospedale dopo l’amichevole con la Francia! Cos’è successo e come sta

Colombia, paura per James Rodriguez: ricoverato in ospedale dopo l’amichevole con la Francia! Ecco come sta il trequartista ex Real

Arrivano aggiornamenti sulle condizioni di James Rodriguez dopo l’amichevole persa dalla Colombia contro la Francia. Il capitano della nazionale sudamericana è stato ricoverato per 72 ore in un centro medico del Minnesota a causa di una grave disidratazione, come ha reso noto la federazione colombiana. Il malore si è manifestato il giorno successivo alla gara, disputata negli Stati Uniti e terminata con il punteggio di 3-1 in favore della formazione di Didier Deschamps.

La precisazione più importante riguarda però la natura del problema. La Federazione colombiana ha chiarito che il ricovero di James non è collegato né a un infortunio muscolare né, più in generale, all’attività sportiva. Le informazioni diffuse parlano infatti di una situazione clinica monitorata a scopo precauzionale, con un decorso definito in miglioramento costante. Anche il Minnesota United, club in cui il fantasista milita dal febbraio 2026, è rimasto in contatto con lo staff medico della nazionale per seguire passo dopo passo il recupero del giocatore.

Per James Rodriguez, oggi 34enne, si tratta di un contrattempo pesante in un momento delicato della carriera. Dopo l’esperienza in Messico con il León, il trequartista aveva scelto la MLS per rilanciarsi, firmando un accordo a breve termine con il Minnesota United. Resta comunque intatto il suo peso nella nazionale colombiana, di cui è ancora il capitano e uno dei riferimenti tecnici più riconoscibili. La sua traiettoria resta quella di un giocatore che, dopo l’esplosione con il Monaco e il salto al Real Madrid, ha continuato a rappresentare una figura centrale per la Colombia, nonostante il rendimento meno brillante degli ultimi anni.

Adesso l’attenzione è tutta rivolta al recupero completo e alla gestione delle prossime settimane. La federazione ha fatto sapere che il quadro clinico è favorevole, ma le condizioni del giocatore continueranno a essere valutate con attenzione. In vista dei prossimi impegni della Colombia e dell’estate internazionale, la priorità è riportare James Rodriguez al meglio della forma, evitando ogni rischio inutile dopo un episodio che ha inevitabilmente acceso preoccupazione attorno al numero dieci sudamericano.

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IL COMUNICATO – «Dopo aver contattato un centro medico nello Stato del Minnesota, si è appreso che il giocatore è sotto osservazione medica a causa di un problema di salute non legato all’attività sportiva. Il giorno successivo alla partita contro la Francia, James ha manifestato una grave disidratazione che ha richiesto il ricovero ospedaliero per le ultime 72 ore a scopo preventivo e di recupero. È importante chiarire che questa situazione non è correlata a infortuni muscoloscheletrici né è legata allo svolgimento della sua attività calcistica. Fortunatamente, l’attuale referto medico indica un’evoluzione favorevole e un miglioramento costante. Lo staff medico della nazionale colombiana mantiene una comunicazione costante e coordinata con il Minnesota United FC per monitorare attentamente i suoi progressi».

Rivera insiste: «Il progetto per la rinascita della Nazionale lo avevo già nel cassetto, inevitabili gli addii di Gravina e Buffon, su Gattuso…»

L’ex centrocampista del Milan e della Nazionale, Gianni Rivera, torna a parlare delle dimissioni di Gabriele Gravina e di Gianluigi Buffon

Di fronte al momento più buio del calcio italiano e alla terza dolorosa esclusione consecutiva dai Mondiali, l’ex Pallone d’Oro Gianni Rivera affronta i temi più importanti sulle pagine de La Repubblica. E si candida.

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TOCCATO IL FONDO – «Direi di sì. L’Italia ancora fuori dalla Coppa del mondo è un disastro. Ho letto pareri e commenti, anche all’estero nessuno ci poteva credere. La Nazionale deve potersi confrontare con Germania, Brasile. Noi siamo quella cosa lì, non questi».

LA SCONFITTA CON LA BOSNIA – «Ci sono rimasto male, non mi arrabbio. Certo la Bosnia era eccome alla nostra portata. Hanno vinto i più deboli, mi ha meravigliato».

IL DECLINO TECNICO – «Una squadra che non fa più paura alle grandi del calcio. Abbiamo perso qualcosa. Senza voler fare filosofie: i giocatori sono meno bravi di un tempo. La tecnica di base è diminuita. Le colpe sono anche dei tecnici che formano i bambini».

IL PROGRAMMA DI RILANCIO – «L’ho sviluppato insieme al mio amico Adolfo Sormani, il figlio di Angelo. Vogliamo ripartire dai più piccoli: bisogna curare la tecnica di chi inizia a giocare a calcio. Concentrarsi su quello. Poi aumentare le strutture e farli stare più tempo possibile in campo. Questo progetto l’avevo già nel cassetto, lo avrei esposto anche in caso di vittoria dell’Italia in Bosnia, magari testandolo in una squadra di dilettanti».

IL LIMITE DEGLI STRANIERI IN SERIE A – «Ribalto l’iniziativa: per me dovrebbero esserci massimo tre giocatori stranieri nei club del nostro campionato. Altrimenti c’è poco materiale per la Nazionale».

LE DIMISSIONI INEVITABILI DI GRAVINA – «Erano scritte, sì. Ha scelto lui Gattuso, Buffon, questo gruppo che ha perso in Bosnia. Dopo una sconfitta così è stato costretto a farsi da parte. È una questione di responsabilità. Stavolta anche volendo non avrebbe potuto restare abbarbicato alla poltrona. Non ce l’avrebbe fatta».

L’ADDIO DI BUFFON – «Altro passo inevitabile. È stata una sorta di reazione a catena, Gigi faceva parte della squadra. Anche se aveva meno colpe degli altri».

VIA GATTUSO – «Mi sembra il minimo che possa fare, tenuto conto della situazione. Sono rimasto sorpreso quando è stato chiamato dalla Figc, pur in circostanze difficili. Fosse andato ai Mondiali, avrebbe conquistato consensi e spazio. Non è andata così».

MANCINI – «A me spiace per Roberto, dico davvero. Ma quando è scappato in Arabia ha preso la sua decisione e ha costretto tutti a non volerlo più come commissario tecnico. È questo che, purtroppo, lui non ha ancora capito. Si è reso di nuovo disponibile, ma è stato uno dei primi a far danni alla Nazionale. Spero non torni sulla nostra panchina».

IL NUOVO CT – «Aspettiamo l’elezione del nuovo presidente federale, poi potremo ragionare sul ct. Come si fa a scegliere una figura che poi magari non va bene a chi sostituirà Gravina?».

ABETE – «Abete lo conosco bene: è una persona seria e ha a cuore il calcio italiano. Potrebbe essere il nome giusto».

IL RUOLO DELLA POLITICA NEL CALCIO – «Guardi, i politici possono parlare di calcio quanto vogliono, però non devono andare oltre. La politica non può decidere o incidere su chi prenderà il posto di Gravina».

GLI EX CAMPIONI NELLA NUOVA FIGC – «Chi è bravo e ha esperienza di campo è sempre ben accetto. Ma deve essere una persona in grado di soffrire, di saper vestire diversi abiti».

L’ABUSO DEL 3-5-2 IN CAMPIONATO – «Non è una questione di moduli. Bisogna saper occupare bene tutti gli spazi, questo deve fare un bravo allenatore».

LE SCORIE MONDIALI – «Le polemiche ci saranno, va così. Ma l’assenza dell’Italia ai Mondiali ha lasciato un segno pesante in tutti noi».

IL MONDIALE ALL’AZTECA – «È uno stadio di cui ho già sentito parlare (ride, ndr). Mi emozionerò. Lo avranno ammodernato, ma la targa della partita del secolo è rimasta lì. Quella non la toglieranno mai».

Bernardo Silva Juve, il portoghese non chiude la porta ma detta le condizioni: svelata la richiesta economica per l’ingaggio!

Bernardo Silva Juve, il portoghese non chiude la porta ma detta le condizioni: svelata la richiesta economica per l’ingaggio! Cifre e scenari

La Juventus comincia a muoversi in vista del prossimo mercato estivo e, tra i profili finiti sotto osservazione, c’è anche quello di Bernardo Silva. Secondo quanto riportato da Tuttosport, il club bianconero avrebbe effettuato un primo sondaggio esplorativo attraverso Jorge Mendes per capire margini e condizioni di un’operazione di altissimo profilo. Il centrocampista offensivo portoghese è destinato a lasciare il Manchester City al termine della stagione e, come rilanciato anche da Fabrizio Romano, si prenderà il mese di aprile per valutare il proprio futuro e scegliere se restare in Europa oppure aprirsi a destinazioni come MLS o Saudi Pro League.

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Juventus Bernardo Silva, il nodo principale resta l’ingaggio

La pista, almeno in questa fase, viene descritta come concreta sul piano dell’interesse ma complessa dal punto di vista economico. Sempre Tuttosport spiega che Bernardo Silva non avrebbe chiuso alla possibilità di vestire la maglia della Juve, ma chiederebbe un ingaggio compreso tra gli 8 e i 9 milioni di euro netti a stagione. Una cifra importante, che andrebbe oltre il tetto salariale interno fissato attorno ai 7 milioni, soglia che il club considera come riferimento anche nei dossier più delicati. Proprio per questo, l’eventuale affondo su Bernardo verrebbe considerato una vera eccezione, da affrontare soltanto in presenza di condizioni precise e con una convinzione tecnica totale.

Spalletti, Champions e strategia: quando la Juve potrà accelerare davvero

Prima di spingersi oltre, però, la Juventus deve sistemare altre priorità. Il primo snodo resta la qualificazione alla prossima Champions League, ritenuta fondamentale per definire il budget del mercato estivo. In parallelo, il club continua a lavorare anche sui rinnovi, a partire da quello di Luciano Spalletti, considerato un punto centrale del progetto tecnico, e da quello di Manuel Locatelli, altro tassello importante per la continuità della rosa. Tuttosport sottolinea inoltre che proprio Spalletti considera Bernardo Silva un profilo funzionale al suo 4-2-3-1, ma l’operazione potrà davvero decollare soltanto con il suo pieno via libera e con una convergenza totale tra dirigenza, area tecnica e sostenibilità economica. La linea bianconera resta chiara: nessun azzardo, soprattutto per un investimento legato a un giocatore over 30, se non ci sarà una convinzione assoluta sotto ogni aspetto.

Napoli, l’assenza di Lukaku complica i piani di Conte: tutto il peso dell’attacco su Hojlund! Tre i piani B

Napoli, l’assenza di Lukaku complica i piani di Conte: tutto il peso dell’attacco su Hojlund! Tre i piani B in caso di prossimi forfait del danese

L’infortunio di Romelu Lukaku e la sua assenza da Castel Volturno cambiano improvvisamente gli equilibri del Napoli nel momento più delicato della stagione. La squadra di Antonio Conte, impegnata nello sprint conclusivo di campionato, perde infatti il proprio punto di riferimento offensivo e si ritrova con un reparto avanzato ridotto ai minimi termini. Come evidenzia il Corriere dello Sport, l’assenza del centravanti belga obbliga ora il tecnico azzurro a puntare con continuità su Rasmus Hojlund, rimasto di fatto l’unico vero numero nove a disposizione.

Per il giovane attaccante danese si apre così una fase decisiva. Toccherà a lui garantire presenza fisica, profondità, duelli spalle alla porta e soprattutto quei gol che possono indirizzare la corsa del Napoli in questo finale di torneo. La sua centralità non nasce più soltanto da una scelta tecnica, ma da una necessità concreta. Anche se il peso della stagione inizia a farsi sentire e le energie non sono infinite, Hojlund diventa adesso il perno inevitabile dell’attacco azzurro, il giocatore su cui si concentrano responsabilità e aspettative.

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Conte studia i piani alternativi per non restare scoperto

Il vero problema, però, riguarda proprio l’assenza di alternative naturali. Se anche Hojlund dovesse fermarsi, il Napoli sarebbe costretto a reinventarsi completamente. Per questo motivo, secondo il Corriere dello Sport, Conte sta valutando diverse soluzioni di emergenza, tutte atipiche ma potenzialmente utili in base alle esigenze della partita.

Una prima opzione porta all’adattamento di Giovane, soluzione che garantirebbe corsa, mobilità e attacco alla profondità, ma con minore fisicità rispetto a un centravanti classico. Un’altra idea è quella di utilizzare De Bruyne da falso nove, trasformando il volto offensivo della squadra con più qualità tra le linee, maggior fluidità di manovra e meno riferimenti tradizionali in area. Infine c’è la carta McTominay, profilo che per caratteristiche fisiche, tempi di inserimento e istinto offensivo potrebbe interpretare il ruolo in modo più sporco e funzionale.

Napoli, tutto passa dalla tenuta di Hojlund

Nonostante queste possibili correzioni tattiche, nessuna alternativa sembra offrire le stesse garanzie di un attaccante di ruolo. Ecco perché il finale di stagione del Napoli appare oggi inevitabilmente legato alla condizione di Hojlund. In una fase in cui ogni dettaglio può fare la differenza, il centravanti danese è diventato molto più di una semplice opzione offensiva: è il punto da cui dipende buona parte del destino azzurro.

Nuovo ct Italia, Mancini e Conte in pole per il post Gattuso? Ecco come farebbero giocare la Nazionale

Nuovo ct Italia, Mancini e Conte in pole per il post Gattuso? Ecco come farebbero giocare la Nazionale: nomi e moduli per i rispettivi ritorni

Il dopo Gattuso è già cominciato e, al netto dei tempi politici legati alle elezioni federali del 22 giugno, la corsa alla panchina dell’Italia sembra ruotare soprattutto attorno a due nomi: Roberto Mancini e Antonio Conte. Sono loro, oggi, i profili che raccolgono più consensi nelle ricostruzioni dei principali quotidiani sportivi, mentre le piste che portano a Massimiliano Allegri o a un grande nome straniero appaiono più complicate o, almeno per ora, più suggestive che concrete. Sky Sport continua a inserire Conte e Allegri tra i nomi forti, ma il tecnico del Milan viene descritto come meno raggiungibile; La Gazzetta dello Sport, invece, indica soprattutto Mancini e Conte come i due veri favoriti per la successione.

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Italia, il nodo dei tempi può pesare sulla scelta del nuovo ct

Il tema centrale, però, non riguarda soltanto il nome del prossimo commissario tecnico. Conta anche il momento della scelta. Aspettare fine giugno significherebbe consegnare al nuovo ct una finestra molto stretta per lavorare, in un’estate che comprende comunque amichevoli e prime decisioni strategiche prima della nuova stagione delle nazionali. Per questo, nel dibattito di queste ore, pesa anche la questione dei tempi: scegliere tardi rischierebbe di rallentare la ricostruzione proprio nel momento in cui l’Italia avrebbe bisogno di idee immediate, gerarchie chiare e una nuova identità tecnica.

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Mancini e Conte, due modelli tattici diversi per rilanciare l’Italia

Sul piano tattico, Mancini e Conte porterebbero due visioni diverse. Roberto Mancini potrebbe ripartire da una difesa a 4 o comunque da un sistema più flessibile, con interpreti come Palestra, Scalvini, Buongiorno e Calafiori per costruire da dietro, Locatelli in mezzo al campo, un regista come Fagioli o Ricci, e un centrocampo completato da Tonali. Davanti, il nome centrale sarebbe quello di Pio Esposito, con Kean largo e la ricerca di un altro esterno offensivo capace di strappo e imprevedibilità.

Con Conte, invece, la continuità porterebbe più facilmente verso il 3-5-2 o il 3-4-2-1, sistemi nei quali valorizzare una struttura più fisica e verticale. In questa ipotesi, dietro potrebbero trovare spazio Gatti o Coppola insieme a Scalvini e Calafiori o Bastoni, con Palestra e Dimarco sugli esterni. In mezzo, Tonali sarebbe una certezza, affiancato da Barella, Locatelli, Fagioli o Ricci, mentre sulla trequarti o vicino alla punta potrebbero crescere le quotazioni di Pisilli e Kean, a supporto ancora di Pio Esposito. È un’idea di Italia più aggressiva, più diretta e probabilmente più adatta a una ricostruzione immediata.

Da Allegri a Guardiola, le alternative restano sullo sfondo

Dietro di loro restano Allegri, frenato dal legame con il Milan, e la suggestione internazionale di Guardiola, rilanciata dalla rosea ma senza elementi concreti che la rendano oggi davvero vicina. In questo momento, la griglia di partenza sembra chiara: Mancini e Conte davanti a tutti, con due modelli diversi di Italia pronti, eventualmente, a contendersi il nuovo ciclo azzurro.

Caressa consiglia: «Crisi Italia? Ripartiamo da Malagò! E in panchina aspetterei che finisca il Mondiale per puntare su quel profilo»

Il noto giornalista e telecronista, Fabio Caressa, ha espresso il proprio punto di vista sulle figure dalle quali dovrà ripartire il calcio italiano

Fabio Caressa, intervenuto a Sky Sport, ha chiesto una svolta netta per il calcio italiano dopo il terzo Mondiale consecutivo fallito. Il giornalista ha escluso soluzioni in continuità con il passato, indicando in Giovanni Malagò il profilo ideale per guidare la ripartenza della FIGC grazie alla sua esperienza sportiva e manageriale. Per la panchina dell’Italia, invece, Caressa ha suggerito di aspettare la fine del Mondiale per provare a puntare su Carlo Ancelotti.

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POST GRAVINA – «Non ci deve essere una linea di continuità, questo deve essere molto chiaro. Massimo rispetto per le persone e le professionalità. Massimo rispetto anche per Giancarlo Abete, che è già stato presidente della federazione e si è dimesso nel 2014 e sarebbe paradossale un suo ritorno. Ci vorrebbe uno stato generale del calcio per trovare delle idee. C’è bisogno di un vero rinnovamento adesso. Ci sarà tempo fino al 22 giugno, questo mi fa un po’ temere perché con la stagione in corso alcune cose bisogna tenerle sott’occhio, per esempio la questione arbitrale in Italia. Io credo che dopo quanto visto con le Olimpiadi, vedendo i successi di cui stiamo parlando in questi giorni, è indubbio che Giovanni Malagò abbia avuto un merito come presidente del Coni e nella struttura delle Olimpiadi, è indubbio. Credo questa sia la strada più logica: è un uomo di sport, sa molto di calcio, ha una grande esperienza, tutto questo non può che portare al suo nome. Giovanni Malagò è l’uomo giusto».

POST GATTUSO – «Nome per la panchina dell’Italia? Aspettiamo che finisce il Mondiale e prendiamo Ancelotti. Sono tre volte che è occupato quando ci potrebbe servire. Ma in questo momento credo nessuno si tirerebbe indietro. Io aspetterei la fine del Mondiale per Ancelotti, non sia mai che prendi il ct Campione del Mondo…».

Gattuso Italia, è il tempo delle riflessioni sulle dimissioni: il retroscena sul patto non rispettato con Buffon! Ecco cosa succederà

Gattuso Italia, è il tempo delle riflessioni sulle dimissioni: il retroscena sul patto non rispettato con Buffon! Cosa aspettarsi nei prossimi giorni

L’Italia prova a rialzarsi dopo il crollo contro la Bosnia, ma il terremoto interno alla Nazionale non si è ancora fermato. Gianluigi Buffon ha già scelto di lasciare il ruolo di capo delegazione, ufficializzando le dimissioni due giorni dopo l’eliminazione dal Mondiale 2026. Diversa, almeno per ora, la posizione di Gennaro Gattuso, che resta in bilico e continua a riflettere sul proprio futuro mentre si trova a Marbella con la famiglia. Secondo le ricostruzioni delle ultime ore, il ct non ha ancora sciolto definitivamente le riserve e dovrebbe prendere una decisione solo dopo Pasqua.

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Il quadro si è complicato ulteriormente dopo il passo indietro di Gabriele Gravina, che aveva chiesto sia a Buffon sia a Gattuso di restare almeno fino alla fine di questa fase di transizione. Buffon, però, ha deciso di chiudere il proprio percorso, spiegando che l’impulso a dimettersi era nato già subito dopo la sconfitta di Zenica. La sua uscita segna una rottura netta e conferma quanto il contraccolpo per il fallimento azzurro sia stato profondo anche ai vertici del Club Italia.

Gattuso tra senso di responsabilità e nodo traghettatore

Per Gattuso, invece, la situazione resta più sfumata. Il contratto del tecnico scade a giugno 2026 e la federazione gli avrebbe chiesto di valutare la possibilità di restare almeno da traghettatore per le prossime amichevoli di inizio giugno. La scelta non è semplice: da una parte c’è la delusione enorme per un obiettivo mancato, dall’altra il forte senso di responsabilità verso il gruppo e verso la maglia azzurra. Nelle ore successive alla sconfitta, lo stesso ct aveva chiesto scusa all’Italia, spiegando di essere orgoglioso dei suoi giocatori ma di sentirsi colpito da una “mazzata dura da digerire”.

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Secondo quanto emerge dalla Gazzetta dello Sport, Gattuso e Buffon avevano condiviso l’idea di restare insieme almeno fino al termine naturale di questa finestra stagionale. Il patto, però, è stato spezzato dalle dimissioni dell’ex portiere e ora il commissario tecnico deve scegliere se accompagnare la squadra ancora per poche settimane oppure chiudere subito la sua esperienza. Al momento, la sua posizione resta congelata.

Se Gattuso lascia subito, l’ipotesi più logica porta a Baldini

Nel caso in cui Gattuso decidesse di farsi da parte nell’immediato, una delle soluzioni più naturali sarebbe quella di affidare temporaneamente la panchina a Silvio Baldini, oggi ct dell’Italia Under 21. Sarebbe una scelta interna, simile a quella che nel 2018 portò Gigi Di Biagio a guidare gli azzurri in una fase di passaggio. Intanto, sullo sfondo, restano vivi i nomi per il nuovo corso definitivo: da Antonio Conte a Massimiliano Allegri, fino alle altre opzioni che si stanno muovendo attorno alla futura ricostruzione azzurra. Per la Nazionale, insomma, il tempo delle decisioni è già cominciato.

Calciomercato Milan, Zaniolo e non solo: il piano per riportare l’italianità in rossonero

Calciomercato Milan, Zaniolo e non solo: il piano per riportare l’italianità in rossonero tra obiettivi per l’estate e ritorni dai prestiti

Il Milan ragiona già sulla prossima stagione con una linea sempre più chiara: costruire una rosa più ampia, più equilibrata e con una base italiana più marcata. Il tema non è soltanto tecnico, ma anche regolamentare. In Champions League, infatti, la Lista A può comprendere fino a 25 giocatori, ma con l’obbligo di inserire un numero adeguato di calciatori formati localmente; se una squadra ne ha meno di otto, il numero massimo di iscritti si riduce di conseguenza. Tra questi otto, fino a quattro devono essere cresciuti nel club stesso.

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Milan, servono più profili italiani e un gruppo più profondo

Dentro questo quadro si inserisce la riflessione sul nuovo corso rossonero. L’assenza di giocatori del Milan nell’ultima Italia maggiore ha fatto rumore, soprattutto guardando alla tradizione azzurra del club. Per questo la società può scegliere una strada più “italiana”, utile sia per le liste sia per ridare alla squadra una struttura riconoscibile, come accaduto in passato nei cicli migliori.

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L’idea, secondo le indiscrezioni di mercato circolate in queste ore, è affiancare ai big anche giovani cresciuti nel vivaio o comunque profili italiani pronti a diventare patrimonio tecnico. In quest’ottica, nomi come Christian Comotto, centrocampista classe 2008, o Kevin Zeroli, reduce da un percorso di crescita fuori casa, possono tornare centrali nelle valutazioni del club. Anche la posizione di Francesco Camarda merita attenzione, perché il progetto tecnico attorno a lui sarà decisivo per capire tempi e modalità del suo definitivo salto stabile tra i grandi.

Attacco Milan, il numero 9 resta una priorità per Allegri

Parallelamente, come ricorda Calciomercato.com, il dossier più caldo resta quello offensivo. Il Milan vuole intervenire sul ruolo di centravanti, considerato prioritario per alzare il livello del reparto. Le indiscrezioni rilanciano soprattutto il nome di Moise Kean, attaccante italiano che piace per caratteristiche fisiche, esperienza e potenziale inserimento immediato nel sistema rossonero. Un altro nome che Allegri vorrebbe con sé in rossonero è quello di Nicolò Zaniolo, che l’Udinese riscatterà dal Galatasaray per 10 milioni. Restano poi altre piste italiane e giovani osservati con attenzione, in una strategia che punta a unire presente e futuro.

Il senso del progetto, in ogni caso, appare definito: più profondità, più identità nazionale e più attenzione ai criteri UEFA. Per il Milan, il mercato che porta alla prossima stagione non sarà soltanto una caccia ai nomi, ma anche una costruzione ragionata della rosa.

Nuovo presidente FIGC, la corsa al post Gravina è già iniziata: tra Malagò ed Abete spunta un nuovo nome a sorpresa!

Nuovo presidente FIGC, la corsa al post Gravina è iniziata: tra Malagò ed Abete spunta un nuovo nome a sorpresa, è spinto dall’AIC! Ecco chi è

La corsa alla successione di Gabriele Gravina è già entrata nel vivo. Dopo le dimissioni del presidente della FIGC, ufficializzate il 2 aprile 2026, il calcio italiano si avvicina a un passaggio decisivo che porterà all’assemblea elettiva del 22 giugno, data in cui verrà scelto il nuovo numero uno federale. Come racconta La Gazzetta dello Sport, il clima attorno a via Allegri è già quello di una partita politica aperta, fatta di equilibri, pesi elettorali e alleanze tra le diverse componenti del sistema.

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In questo contesto, uno dei fronti più osservati è quello della Serie A, che oggi ha un peso elettorale più alto rispetto al passato e vuole rivendicare un ruolo centrale nella scelta del prossimo presidente federale. Secondo la ricostruzione della rosea, il nome che piace di più ai club del massimo campionato è quello di Giovanni Malagò, ex presidente del CONI e figura di grande esperienza istituzionale e sportiva. Il suo profilo viene considerato quello della possibile discontinuità rispetto al recente passato, anche se non mette ancora tutti d’accordo in modo compatto.

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Accanto a questa pista, resta forte anche la candidatura interna rappresentata da Giancarlo Abete, oggi presidente della Lega Nazionale Dilettanti ed ex numero uno della FIGC. Il suo nome viene visto come quello della continuità e del possibile equilibrio tra le varie anime federali, soprattutto in un mondo, quello dei Dilettanti, che mantiene un peso specifico molto rilevante nelle votazioni. Proprio i Dilettanti risultano la componente numericamente più incisiva, davanti a calciatori, Serie A, Lega Pro, Serie B, allenatori e arbitri.

La corsa, però, non si esaurisce qui. La Gazzetta dello Sport inserisce tra i profili da monitorare anche Demetrio Albertini, nome che continua a circolare nell’area dei calciatori e che la cui candidatura sarebbe caldeggiata proprio dall’AIC, mentre resta più defilata la posizione di Matteo Marani, attuale presidente della Lega Pro. Il quadro resta quindi molto aperto e destinato a cambiare ancora nelle prossime settimane, anche perché le candidature potranno essere formalizzate fino a metà maggio. Il dato più chiaro, oggi, è che il calcio italiano è già entrato in una nuova fase: dopo l’era Gravina, la scelta del prossimo presidente sarà il primo vero snodo per provare a ridisegnare il futuro della FIGC.

Gravina, l’addio dopo 7 anni e mezzo di mandato: ora è pronto ad andare al contrattacco col governo per i mancati aiuti!

Gravina, l’addio dopo 7 anni e mezzo di mandato: ora è pronto ad andare al contrattacco col governo per i mancati aiuti! La crisi e le dimissioni

La presidenza di Gabriele Gravina alla guida della FIGC si chiude dopo un lungo ciclo iniziato il 22 ottobre 2018, proseguito con le rielezioni del 22 febbraio 2021 e del 3 febbraio 2025, fino alle dimissioni arrivate il 2 aprile 2026 dopo il fallimento dell’Italia nella corsa al terzo Mondiale consecutivo. In mezzo, quasi otto anni segnati da passaggi profondi e contrastanti: la pandemia, il trionfo di Euro 2020, le mancate qualificazioni mondiali e un consenso politico-sportivo che, almeno sul piano interno, era rimasto altissimo fino agli ultimi mesi. La sua uscita di scena arriva dunque al termine di una stagione federale lunga, complessa e piena di contraddizioni. A riavvolgere il nastro del suo periodo da presidente federale è la Gazzetta dello Sport, che sottolinea come adesso Gravina sia intenzionato a dare battaglia nei prossimi tre mesi e ad andare in pressing sul governo per i mancati aiuti ricevuti.

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Uno dei momenti più delicati del suo mandato fu la fase del Covid, quando il calcio italiano si fermò e poi ripartì a porte chiuse nel giugno del 2020. In quella fase Gravina difese con forza la necessità di non spegnere il sistema, in un contesto che metteva sotto pressione club, leghe e federazione. Sul piano sportivo, il suo nome resterà inevitabilmente legato anche al successo dell’Italia a Wembley nell’Europeo itinerante concluso nel 2021, il punto più alto della sua gestione. Ma a quel traguardo si sono affiancate ferite pesantissime: prima la mancata qualificazione al Mondiale 2022, poi il nuovo crollo che ha portato all’epilogo di queste ore.

Euro 2032 e riforme: il lascito più pesante del ciclo Gravina

Se sul campo il bilancio resta profondamente diviso, sul piano istituzionale il risultato più importante del ciclo Gravina resta l’assegnazione di Euro 2032 a Italia e Turchia. L’obiettivo, però, è ancora tutt’altro che al sicuro: UEFA ha confermato che entro ottobre 2026 dovranno essere selezionati i cinque stadi italiani destinati a ospitare il torneo, mentre nelle ultime ore Aleksander Ceferin ha anche avvertito che l’Italia rischia di compromettere il proprio ruolo di co-organizzatrice senza un’accelerazione concreta sulle infrastrutture. È proprio qui che si concentra una parte importante del lascito di Gravina: stadi, sostegno ai vivai, calcio femminile, riforme e sostenibilità del sistema. Temi più volte rilanciati durante i suoi mandati, ma rimasti solo in parte realizzati. Il freddo di Zenica ha fatto calare il sipario su tutto questo, chiudendo una presidenza lunga e piena di passaggi decisivi per il calcio italiano.

Le prime pagine dei quotidiani sportivi – 3 aprile 2026

Le prime pagine dei quotidiani sportivi di oggi in edicola: Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport. I dettagli

Sono decine di migliaia le copie vendute tutte le mattine in edicola, ma un’anteprima dei principali contenuti può essere consultata già dalla sera precedente. Ecco, allora, le prime pagine dei Quotidiani Sportivi di oggi in edicola. Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport rappresentano i principali quotidiani sportivi in Italia.

Genoa, doppio allarme per De Rossi verso la Juve: oltre a Norton‑Cuffy stop anche per un altro titolare

Genoa, problemi per il tecnico De Rossi in vista della sfida contro la Juve: non c’è solo lo stop di Norton‑Cuffy ma…

Il Genoa di Daniele De Rossi prosegue a ritmo sostenuto la preparazione al centro sportivo “Signorini” in vista del posticipo di lunedì allo Stadium contro la Juventus. Una sfida dal sapore speciale, che segnerà il primo incrocio in panchina tra l’ex capitano giallorosso e il suo maestro Luciano Spalletti.

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Sul fronte infermeria, De Rossi dovrà fare a meno di due elementi: Maxwell Cornet, alle prese con un problema al polpaccio, e Caleb Norton‑Cuffy, fermato da un risentimento alla coscia destra. Entrambi resteranno monitorati nei prossimi giorni.

Per il resto, il gruppo è quasi al completo grazie al rientro dei nazionali, con la sola eccezione di Johan Vásquez. Dopo una fase iniziale di scarico, la squadra ha svolto una seduta intensa tra test atletici e lavoro tattico. De Rossi potrà dunque contare sulla quasi totalità dell’organico per una trasferta impegnativa, puntando su compattezza, ritmo e attenzione ai dettagli.

La Russa insiste: «Perché il Brasile può avere un grande allenatore straniero come Ancelotti e non possiamo averlo noi un Mourinho?»

La Russa: «Non ho capito neanche cosa facesse sempre in campo Bonucci, finendo per fare ombra alla figura di Gattuso»

Il presidente del Senato, Ignazio La Russa — noto tifoso e azionista dell’Inter — ha commentato il momento difficile della Nazionale in un’intervista concessa al Corriere della Sera, offrendo la sua lettura della crisi azzurra. Le parole:

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PAROLE – «Come è possibile non andare al Mondiale avendo avuto come avversari prima l’Irlanda del Nord, e abbiamo faticato, poi la Bosnia, Paese di tre milioni di abitanti? Anche con una squadra normale, senza fenomeni, dovevamo qualificarci. È incredibile».

POTERE CALCIO – «No, perché il calcio in Italia non è qualcosa di marginale, è un fenomeno che coinvolge più o meno intensamente il 70-80% degli italiani, specialmente quando gioca la Nazionale. Ha un valore sociale, aggregativo, ridà anche un orgoglio nazionale: ricordo i tempi in cui eravamo solo noi di destra a onorare il tricolore ogni giorno e tutti gli altri solo in occasione delle partite dei Mondiali. Poi, grazie al presidente della Repubblica Ciampi, si riscoprì il valore dei simboli nazionali, dalla bandiera alle sfilate, alle medaglie»

SCELTE TECNICHE – «Se pretendo le dimissioni di Gattuso? Io non pretendo niente, dico la mia: come si può pensare che un evento del genere non abbia contraccolpi? Poi le dimissioni le darà chi se la sente. Però certo, di errori ne ho visti eh… Come si fa a far tirare il primo rigore, il più importante, a un giovanissimo come Esposito, che non li tira nemmeno nell’Inter? E perché Bastoni fuori posizione per mettere Calafiori centrale di sinistra? Questa scelta ha penalizzato Dimarco sulla fascia. E poi Retegui che è sicuramente bravo ma gioca in Arabia in un campionato non allenante e fermo da due mesi. Non ho capito neanche cosa facesse sempre in campo Bonucci, finendo per fare ombra alla figura di Gattuso. E perché il Brasile può avere un grande allenatore straniero come Ancelotti e non possiamo averlo noi un Mourinho?».

Calciomercato Milan, nuova concorrente per Goretzka: offerta ricchissima sul tavolo. Tutti i dettagli

Calciomercato Milan, si complica la corsa a Goretzka: un altro club irrompe con una proposta monstre. Le ultime

Il mercato estivo del Milan entra nel vivo e il primo grande obiettivo porta il nome di Leon Goretzka. Il centrocampista tedesco, destinato a lasciare il Bayern Monaco a parametro zero al termine della stagione, è considerato dalla dirigenza rossonera e da Massimiliano Allegri il profilo ideale per rinforzare la mediana. Esperienza europea, fisicità e capacità di inserirsi: caratteristiche che lo renderebbero un innesto di livello per affrontare la prossima Champions League con ambizioni più alte.

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La corsa al classe ’95, però, si annuncia complessa. La concorrenza è folta e le notizie più insidiose arrivano dalla Turchia, dove i top club non hanno problemi a mettere sul tavolo ingaggi difficili da pareggiare. Secondo quanto riportato da Fanatik, il Fenerbahce avrebbe già individuato in Goretzka il rinforzo ideale e sarebbe pronto a un’offerta molto pesante.

L’offerta turca e la sfida del Milan

Il club di Istanbul avrebbe avviato i primi contatti con l’entourage del giocatore, proponendo un contratto triennale da 7 milioni di euro a stagione, più un bonus alla firma da 10 milioni. Una proposta che, secondo i media turchi, rispecchierebbe pienamente le richieste del centrocampista.

Per il Milan si profila quindi una doppia battaglia: tecnica e diplomatica. Il fascino della maglia rossonera, la Serie A e la prospettiva di un ruolo centrale nel progetto di Allegri restano argomenti forti, ma la potenza economica del Fenerbahce impone una riflessione strategica.

Cassano durissimo: «Abbiamo ammazzato il calcio, è uno schifo che questi personaggi hanno ridotto ad una pattumiera il calcio»

Cassano duro: «Hai fatto schifo, non hai personalità e qualità: la follia è che io devo dare 7-8 milioni ad alcuni, è una follia»

La tempesta seguita all’eliminazione dell’Italia dai Mondiali non accenna a placarsi e, come prevedibile, l’intervento di Antonio Cassano a Viva El Futbol si è trasformato in un durissimo j’accuse. Fantantonio non ha risparmiato nessuno: secondo lui il movimento italiano è in piena crisi, i nostri calciatori sono sopravvalutati e il sistema tecnico che li forma è ormai vecchio, inadeguato e persino dannoso. Una critica frontale, senza filtri, nel pieno stile Cassano.

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PAROLE «Quante volte io vi dico che ci sono tanti giocatori scarsi che guadagnano tanto nei propri club? Hai fatto schifo, non hai personalità e qualità: la follia è che io devo dare 7-8 milioni ad alcuni, è una follia. In Italia si fanno passare troppo facilmente questi pseudo grandi giocatori come dei fenomeni. No».

«Quando giochi nell’Inter e hai Lautaro che ti risolve le partite o Calhanoglu che è un fenomeno, di italiani che risolvono le partite ce ne sono pochissimi se non zero. I giocatori nostri sono scarsi, lo capiamo o no?».

DONNARUMMA «Ci ha tenuto in vita l’unico fenomeno che abbiamo, il portiere: hanno tirato trenta volte in porta. Lo diciamo o no dopo 15 anni? Sono delle pippe allucinanti. In Europa devi giocare con gente che dribbla sugli esterni, non andare dietro a qualche fallito di allenatore che gioca 1-0 coi fortini».

ATTACCO SISTEMA CALCIO – «Mi sono rotto il c***o, basta giocare a 5, difendere col muso avanti, dietro e nel c**o: l’Italia non può ridursi a questo schifo. Bisogna cambiare personaggi nella stampa, nella federazione, gli allenatori: devono andare fuori dai co***ni. Abbiamo ammazzato il calcio, è uno schifo che questi personaggi hanno ridotto ad una pattumiera il calcio».

Calafiori Juve, Elkann ha le idee chiare! Vuole ricreare il “blocco juventino” in Nazionale! Cosa sta succedendo

Calafiori Juve, i bianconeri tornano forti sul difensore dell’Arsenal. Elkann vuole riportare alto il ‘blocco juventino’ nell’Italia

La Juventus torna con decisione su Riccardo Calafiori. Il centrale dell’Arsenal, già sfiorato nell’estate 2024 prima del suo trasferimento a Londra per circa 50 milioni, è di nuovo un obiettivo concreto per rinforzare la difesa bianconera. La fattibilità dell’operazione, però, dipende da due condizioni decisive: il ritorno aritmetico in Champions League e la volontà del giocatore di spingere per la cessione, così da ammorbidire la posizione dei Gunners. A riportarlo è Gazzetta.it.

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Il progetto del “blocco Juve”

Dietro il rinnovato interesse c’è anche una precisa linea societaria. John Elkann vuole ricostruire un nucleo italiano forte, quel “blocco juventino” che per anni ha rappresentato l’ossatura della Nazionale. In un momento di crisi per il movimento azzurro, puntare sui migliori talenti nostrani è diventato un obiettivo strategico per restituire identità e leadership al gruppo di Spalletti.

Scenari e concorrenza

All’Arsenal, Calafiori sta vivendo l’esperienza Premier League, ma nelle ultime settimane il suo minutaggio è calato. A Torino, invece, diventerebbe subito un perno del nuovo progetto tecnico. La Juventus valuta l’investimento: il difensore mancino è il profilo ideale per completare il reparto, anche a costo di sacrifici eccellenti. Restano vive le piste Senesi e Rüdiger, ma l’ex Bologna è il nome che convince di più.

Resta da capire quanto l’Arsenal sia disposto a trattare la cessione di un giocatore pagato a peso d’oro appena due anni fa. La Juve è pronta a muoversi, ma servirà la collaborazione del calciatore per trasformare l’interesse in una trattativa reale.

Capello sorprende: «Aspetterei con Gattuso ancora almeno per le prossime due partite. Malagò figura interessante»

Capello non ha dubbi: «Aspetterei con Gattuso ancora le prossime due partite. Non dimentichiamo che ha preso la squadra dopo Spalletti»

Fabio Capello prova a indicare una possibile via per rilanciare il calcio italiano, a partire dalla scelta del nuovo presidente della FIGC. L’ex allenatore, oggi apprezzato opinionista televisivo, ha analizzato il momento delicato del movimento azzurro intervenendo ai microfoni di Sky Sport.

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GRAVINA – «Gravina l’ultima volta è stato eletto con il 98% dei voti, erano tutti convinti che fosse la scelta giusta. Ha avuto il coraggio di dimettersi dopo due fallimenti Mondiali, era il minimo che un presidente FIGC dovesse fare. Chi lo aveva eletto pensava di dargli ancora la fiducia, ma è giusto che ne arrivi uno nuovo per qualcosa di diverso»

SOSTITUTI – «Quella di Malagò sarebbe una figura interessante, ha fatto molto bene al CONI nella gestione di tutti gli sport. Ha una bella esperienza, conosce il calcio come tifoso: è una persona affidabile. Abete è uno che rientrerebbe in un posto nel quale ha già lavorato, dipenderà da cosa vogliono le varie componenti»

GATTUSO – «Aspetterei con Gattuso ancora almeno per le prossime due partite. Non dimentichiamo che ha preso la squadra in corsa dopo Spalletti, dando carattere e determinazione. Triste dirlo, ma abbiamo pagato un errore elementare da parte di un giocatore, quella partita altrimenti probabilmente l’avremmo portata a casa. Bisogna pensare a cosa hanno fatto certi nomi in precedenza: non solo come hanno vinto, ma come hanno poi lasciato il campo. Sono tante le valutazioni da fare».

Tavares svela: «Sarri? Sono felice di lavorare con lui. Voglio continuare a migliorare in questa stagione»

Tavares: «Spero che riusciremo a raggiungere i nostri obiettivi e che i tifosi siano contenti di noi». Le dichiarazioni

Nuno Tavares, tra crescita personale, ambizioni e una riflessione lucida sulla gestione della propria condizione fisica. L’esterno portoghese della Lazio è intervenuto ai microfoni di Radio Serie A, soffermandosi sul lavoro quotidiano con Maurizio Sarri, sugli obiettivi stagionali e sui problemi fisici che ne hanno frenato il rendimento in più di un’occasione.

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SARRI – «Giocare per un allenatore che ha vinto tanti trofei con diversi club è sempre positivo, voglio sempre lavorare con i migliori e per questo sono felice di lavorare con lui».

CRESCITA – «Voglio continuare a migliorare in questa stagione, devo essere più concreto e continuo, spero che riusciremo a raggiungere i nostri obiettivi e che i tifosi siano contenti di noi».

PROBLEMI FISICI – «Conosco il mio corpo, a volte le decisioni non dipendono del tutto da me. So cosa posso dare e quando non posso performare al meglio. Ci sono stati problemi, non eravamo tutti sulla stessa lunghezza d’onda per certe decisioni, ma la cosa importante è che io so come leggere il mio corpo, so di cosa ho bisogno e di quando ho bisogno di fermarmi».

Berruto duro: «Abbiamo mancato tre qualificazioni ai Mondiali, le ultime due con Macedonia del Nord e Bosnia ed Erzegovina: con tutto il rispetto, è inaccettabile»

Berruto: «Abbiamo mancato tre qualificazioni ai Mondiali: con tutto il rispetto, è inaccettabile». Le sue parole

Mauro Berruto, ex ct della Nazionale maschile di pallavolo e attuale deputato del PD, analizza su Tuttosport il profondo rosso dell’Italia calcistica.

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IL CALCIO E GLI ALTRI SPORT «Il confronto è impietoso, per la cronaca riguarda anche il ciclismo, mentre vinciamo non solo con eccellenze storiche, ma anche in discipline per noi meno consuete. Il problema è evidente, la Figc e il suo presidente non possono non rispondere anche degli ultimi anni. Abbiamo mancato tre qualificazioni ai Mondiali, le ultime due con Macedonia del Nord e Bosnia ed Erzegovina: con tutto il rispetto, è inaccettabile. Per questo, non difendo la Federcalcio: ricordo solo che l’altro protagonista dell’abisso è la Lega Calcio Serie A».
LA POLITICIZZAZIONE «Io ho fatto il ct, uno dei problemi è la politicizzazione dello sport. Ricordo sommessamente che in Senato siedono, nella maggioranza, due esponenti del calcio italiano come Lotito e Galliani. Se ragioniamo su una visione e un progetto, guardando oltre le macerie sia Federcalcio sia Serie A devono assumersi le proprie responsabilità. Non servono 200 calciatori italiani per una Nazionale forte: ne bastano una trentina. Ma devono giocare nel migliore campionato possibile. Che non è quello italiano».
IL FALSO MITO DEI TROPPI STRANIERI «È una questione sbagliata. Il vero problema è la loro bassa qualità, anche nelle squadre Primavera. Quando allenavo, gli stranieri forti in squadra facevano crescere esponenzialmente i compagni italiani. Devi creare le condizioni perché i calciatori crescano nella stagione, non in qualche giorno di stage. E devi essere attrattivo per i migliori stranieri, facendo crescere in questo contesto i migliori italiani».
GLI ERRORI TRA FIGC E LEGA «Intanto so come non si fa: con un bombardamento reciproco tra Federazione e Lega, come negli ultimi anni. L’osservatore medio, peraltro, non distingue nemmeno il confine».
IL RUOLO DELLA POLITICA «Dovrebbe occuparsi per definizione di tutto quello che compete lo sport e la scuola, lo sport e la salute… Però capisco che tutti si sentano in dovere di trovare una soluzione. La cosa importante è capire che non si deve parlare di convocazioni, di errori arbitrali, di sfogatoi del giorno dopo. Si deve parlare sapendo che i risultati si vedono in dieci anni».
IL TAVOLO DELLE SOLUZIONI «La prima interlocuzione deve essere interna al mondo dello sport: esistono una Federazione e una Lega di vertice. La prima sintesi da trovare è quella. Poi figuriamoci, io ho tirato fuori il tema della giustizia sportiva, qualche domanda ce l’ho».
I PARADOSSI DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI «Perché la mia richiesta di indagine conoscitiva sulla giustizia sportiva è impantanata in commissione da 10 mesi e leggo che il presidente della Commissione Cultura convoca Gravina per un’audizione? Perché abbiamo perso con la Bosnia? A me preoccupa questo buttare giù dal carro non avendo chiaro che servono visione e progetto».

De Zerbi sicuro: «Felice e orgoglioso di essere qui, considero il Tottenham uno dei club più importanti al mondo»

De Zerbi non ha dubbi: «Sarò l’allenatore del Tottenham anche nella prossima stagione, a prescindere da tutto»

Roberto De Zerbi ha rilasciato la sua prima intervista da nuovo allenatore del Tottenham ai canali ufficiali del club. L’allenatore italiano, che aveva lasciato l’Olympique Marsiglia l’11 febbraio 2026, prende il posto di Igor Tudor dopo una parentesi poco brillante sulla panchina degli Spurs.

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PAROLE – «Sono molto felice e orgoglioso di essere qui, considero il Tottenham uno dei club più importanti al mondo e per questo sono molto felice. Ho una grande responsabilità, ma è una grande sfida per me e non vedo l’ora di iniziare, di lavorare con i giocatori e di vincere qualche partita. Dopo questa parte della stagione penso che potremo diventare grandi in futuro»

SQUADRA – «Conosco molto bene i giocatori. Amo il calcio e quindi guardo tantissime partiteSo che è un momento difficile per il Tottenham, ma penso che abbiamo le giuste qualità per venirne fuori. Credo nei calciatori, penso che dobbiamo ricordare chi siamo e chi sono i calciatori. Devono dimostrare chi sono»

CALENDARIO – «Dobbiamo essere focalizzati solo sulla partita contro il Sunderland, non voglio parlare delle prossime partite. Partita dopo partita dobbiamo preparare i calciatori a concentrarsi sulle singole sfide. Tifosi? Saranno cruciali, devono stare vicini ai calciatori per aiutarli e i miei giocatori devono mostrare la giusta mentalità per soddisfarli»

GREENWOOD – «Non ho mai voluto minimizzare la questione violenza sulle donne o in generale. Nella mia vita io mi sono sempre speso per i più deboli e i più fragili, mi sono sempre battuto per stare dalla loro parte. Chi mi conosce bene sa che non sono la persona che scende a compromessi per vincere una partita o un titolo in più. Mi dispiace se ho toccato la sensibilità di qualcuno con questo argomento. Io ho una figlia femmina e sono molto sensibile a queste cose e lo sono sempre stato. Spero che quando passerà del tempo la gente mi conoscerà meglio e capirà che non volevo prendere nessuna posizione in quel momento»

IDEA DI CALCIO – «Non è il momento giusto per parlare della mia filosofia calcistica. Io sono qui ora perché dobbiamo vincere delle partite, la tattica è importante e io vorrei aiutare i calciatori a raggiungere la miglior mentalità che possano mostrare. A me piace creare occasioni da gol ma allo stesso tempo mi piace che ci siano 11 difensori in fase di non possesso. Penso che in questo momento non abbiamo tanto tempo per lavorare su tanti principi, ma dobbiamo sapere cosa dobbiamo fare in campo. Dobbiamo avere una buona organizzazione in campo e considerare le qualità dei calciatori. Sono fortunato perché ho dei calciatori con grande talento, e il mio lavoro è aiutarli a mettere in mostra le proprie qualità»

TOTTENHAM «Il calcio è il mio lavoro, rispetto il calcio perché mi ha dato tutto e per me oltre che un lavoro è una passione. Per me il Tottenham, soprattutto in questo momento, è forse la sfida più grande della mia carriera. Sono pronto a iniziare, andrò a lavorare con la mia passione e la mia visione del calcio. E in caso di retrocessione? Per me è una grande sfida e sarò l’allenatore del Tottenham anche nella prossima stagione, a prescindere da tutto».

Ederson all’Atletico Madrid, c’è l’intesa con il centrocampista: operazione ai dettagli con l’Atalanta

Ederson Atletico Madrid, passo decisivo: accordo raggiunto col giocatore, manca solo l’intesa finale tra i due club

Ederson si avvicina sempre di più all’Atletico Madrid in vista della prossima stagione. Il club spagnolo avrebbe infatti raggiunto un accordo con il centrocampista brasiliano, ponendo le basi per il trasferimento estivo.

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Secondo quanto riportato da Fabrizio Romano, Atletico Madrid e Atalanta hanno già avviato i contatti per definire l’operazione, che potrebbe chiudersi sulla base di 35‑40 milioni di euro. Un nuovo affare sull’asse Bergamo‑Madrid, dopo le numerose operazioni concluse negli ultimi mesi tra le due società.

Classe 1999, Ederson è pronto a cambiare maglia dopo quattro stagioni a Bergamo, periodo in cui si è affermato come uno dei centrocampisti più completi e continui della Serie A. L’Atletico lo considera un rinforzo ideale per il proprio progetto tecnico, mentre per l’Atalanta si profila una plusvalenza importante e l’ennesima operazione di mercato di alto livello.

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