Roma, la legittimazione di Dzeko contro un Taison da urlo

Roma, la legittimazione di Dzeko contro un Taison da urlo
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Roma ai quarti di finale di Champions League, eliminato lo Shakhtar Donetsk: giallorossi tra le prime otto d’Europa, come la Juventus

Alla Roma basta il gol di Dzeko trovato nella ripresa per avere la meglio sullo Shakhtar Donetsk, la vittoria di misura è sufficiente per ribaltare la sconfitta dell’andata ed accedere ai quarti di finale della Champions League: traguardo che, nella massima competizione internazionale per club, mancava da ben dieci anni. La Roma raggiunge la Juventus, che si era a sua volta qualificata ai danni del Tottenham, una settimana fa: due club italiani dunque tra le prime otto d’Europa, un traguardo decisamente importante nell’anno in cui mancheremo clamorosamente la partecipazione al Mondiale di Russia 2018.

Roma-Shakhtar Donetsk, la partita

Prima frazione di gara dominata sul piano della proposta calcistica dagli ucraini: la squadra di Fonseca esprime un palleggio di altissima qualità, fattore che gli ha consentito di occupare nella sostanza la metà campo avversaria. Taison da urlo: clamorosa la sua capacità di tramutare un’azione da passiva in attiva in men che si dica. Le transizioni dello Shakhtar fanno male alla Roma, ma gli attaccanti ucraini si perdono spesso e volentieri nella scelta finale, ragion per cui agevolano il compito di Alisson, a differenza della gara d’andata mai realmente chiamato in causa dagli avversari. Perché, non lo dimentichiamo, se la Roma stasera festeggia lo deve in enorme parte alla prestazione del suo portiere brasiliano nel primo atto della sfida. L’episodio della gara però arriva nella ripresa: il limite dello Shakhtar Donetsk lo conoscono tutti, è quello difensivo. In termini individuali ancor più che sotto il profilo dell’organizzazione collettiva. Oggi a sbagliare è Ordets.

La notte di Dzeko

Il centrale ucraino resta indeciso fino all’ultimo nella specifica situazione di gioco e finisce con il tenere in posizione attiva Edin Dzeko: il centravanti della Roma si fionda sul pallone e parte in profondità, dove trova inevitabilmente Pyatov nella terra di nessuno. Lo beffa come un calciatore della sua esperienza deve necessariamente fare. Non contento dà un’altra sterzata decisiva alla contesa: Dzeko beffa ancora una volta sul tempo Ordets e lo costringe al fallo da ultimo uomo, di conseguenza da espulsione. Alleviando così un finale comunque di sofferenza: pensate se fosse accaduto in parità numerica. Trattasi di legittimazione: nel senso, Dzeko doveva andare via nella sessione invernale di calciomercato. Con il Chelsea era tutto fatto, salvo i ripensamenti finali. E la cessione non era neanche così sbagliata, tenuto conto della fine che ha fatto l’acquisto più oneroso nella storia della Roma: Patrik Schick. Non valorizzato a dovere dalla presenza di un altro componente così ingombrante nel suo ruolo. Il senso della permanenza di Dzeko però sta tutto in questa serata: Dzeko si prende la ribalta, sostanzialmente si prende Roma. Si riprende Roma, dopo essere stato ad un passo dall’abbandonarla.

Roma e futuro

Se in campionato la situazione appare chiara, cristallina se vogliamo, con l’obiettivo rimasto a disposizione rappresentato dall’accesso alla prossima edizione della Champions League, nell’attuale corso della coppa invece il futuro è tutto da scrivere: il sorteggio – quando siamo al cospetto di sole otto squadre rimaste in ballo – può ovviamente riservare un avversario proibitivo. Così non sarebbe però qualora la Roma dovesse trovare in sorte una tra Liverpool e Siviglia: squadre che per cifra tecnica sono assolutamente alla portata giallorossa. Sulla carta non lo sono Real Madrid, Manchester City, Juventus, Bayern Monaco e Barcellona, qualora domani dovesse spuntarla sul Chelsea. Eppure la Roma avrebbe l’obbligo di giocarsela con tutte le carte sul tavolo: il traguardo raggiunto del resto è così rilevante da risultare di per sé motivante. E scarica la Roma delle responsabilità del caso: nel senso, gli uomini di Eusebio Di Francesco – esordiente nella massima competizione internazionale per club – hanno già fatto il loro. Tutto quello che viene è un qualcosa in più. Non si gioca con leggerezza, impensabile, ma con la consapevolezza di aver già centrato un traguardo probabilmente insperato a settembre, tenuto conto della fase di transizione che attraversava la Roma con il passaggio dalla gestione Spalletti a quella Di Francesco. Gli argomenti della Roma partiranno da un super Alisson, tra i migliori esponenti mondiali del suo ruolo, ad una fase difensiva che può progredire con l’entusiasmo ritrovato: la certezza è il centrocampo, cercasi gol dagli altri attaccanti, non soltanto dunque da Dzeko e dalla sorpresa Under (stasera deludente). La Roma se la gioca, magari con un sorriso dall’urna di Nyon.