Se le squadre di Serie A fossero partiti politici

Se le squadre di Serie A fossero partiti politici
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Serie A Elezioni 2018: il 4 marzo si vota, quindi facciamo un gioco. Che partito politico è il Napoli o la Roma? A quale squadra corrispondono il M5S o la Lega?

Il 4 marzo 2018 si vota. Il 4 marzo 2018 si gioca pure la Serie A, con alcune sfide da non perdere. Per un’occasione particolare abbiamo pensato a qualcosa di particolare, a metà tra il satirico e l’ironico. Le squadre di Serie A a quale partito politico corrispondono? Il Napoli cosa è? E la Juventus? E invece chi è Forza Italia? Dare risposte del genere è complicato, ma ci abbiamo provato. Prima, però, una doverosa avvertenza: è un gioco e non ha finalità offensive, non è detto che paragonare tale squadra a tale partito significhi per forza una comunione di vedute, anzi tutt’altro. Proviamo a prenderla col sorriso sulle labbra dopo mesi di campagna elettorale (e Serie A) con la bava alla bocca.

Napoli – Movimento Cinque Stelle

Il M5S è integralista, almeno stando alle parole dei suoi esponenti. Il Napoli è quanto più integralista possa esistere nel calcio italiano. Per il M5S non ci sono soluzioni alla attuale situazione politica italiana, se non il M5S. Per il Napoli esiste un solo modo per rilanciare la Serie A: giocare come il Napoli. Sono quelli che giocano meglio di tutti, i più “puri” e si candidano a essere l’alternativa al dominio juventino delle ultime stagioni. E, come il M5S, polemizzano su tutto e sul contrario di tutto: calendario, arbitri, Var, terreni di gioco, i fatturati, i poteri forti. Vinceranno? Chissà, intanto fanno da mina vagante.

Juventus – Lega

I sondaggi danno la Lega in testa, i pronostici danno la Juventus come possibile vincitrice. Entrambe hanno un codice piuttosto rigoroso all’interno, da sempre: non sono viste di buon occhio quelle figure “particolari”, che escono fuori dal coro. Anzi, chi lo fa è il nemico. Tutto ciò che è “diverso”, ovvero che non è juventino o nella coalizione della Lega, è nemico. Certo, poi ci sono i possibili accordi post-elezioni o di calciomercato, e in quello entrambi sanno il fatto loro. Altro tratto che li unisce: nascono come potenza al Nord, si evolvono e attecchiscono molto al Sud.

Inter – Partito Democratico

I grandi favoriti a agosto-settembre, sono adesso tra i più in difficoltà. L’Inter sembrava dover uscire dal momentaccio e tornare a vincere lo Scudetto, il Partito Democratico sembrava essersi scrollato di dosso la batosta del 4 dicembre 2016. E invece, a un giorno dalle elezioni, sembra che entrambe possano rimanere deluse, molto deluse. Il 4 marzo però è il giorno decisivo per entrambe, per via delle urne e del derby. Ottenere un risultato positivo potrebbe dare slancio per il futuro. Il toscano alla guida (Spalletti, Renzi) si è caricato sulle spalle tutte le responsabilità nonostante le – presunte – frizioni interne. Il 4 marzo ne va della sua faccia.

Roma – Liberi e Uguali

C’è un partito che, come può succedere stavolta al Partito Democratico, sembra sempre lì lì per cambiare tutto, ma poi i risultati non lo premiano più di tanto. C’è anche una squadra che, da anni, sembra poter rovesciare l’establishment del calcio italiano e prendersi o lo Scudetto o un trofeo qualsiasi, ma poi si perde tra divisioni interne e piccolezze che però hanno una eco clamorosa. La Roma è in tutto e per tutto Liberi e Uguali. Entrambi devono fare la rivoluzione, ma entrambi la faranno sempre l’anno prossimo.

Lazio – CasaPound

Ok, la Lazio come CasaPound è piuttosto telefonata. Lasciamo perdere per un attimo i riferimenti alle tifoserie e pensiamoci bene: sia la Lazio sia CasaPound erano senza chance fino a pochi mesi fa e rischiano seriamente di sparigliare le carte in tavola. Nostalgici o anti-Var, si sono dimostrati tutti e due più organizzati del previsto e – nonostante l’eloquio non sia quello dei grandi del passato – il loro leader (Inzaghi o Di Stefano) è sulla cresta dell’onda, volente o nolente. Inoltre, sia la Lazio sia CasaPound hanno un buon rapporto coi media.

Milan – Forza Italia

Anni fa uscì un libro di Marco Travaglio e Elio Veltri in cui ci si chiedeva da dove avesse preso i soldi Berlusconi. Decenni dopo, molti media si chiedono dove abbia preso i soldi Yonghong Li. Nonostante l’addio del Cavaliere, Berlusconi è un fantasma che aleggia intorno al Milan, anche perché Gattuso è stato sibillino: Galliani, candidato Forza Italia, è un amico e potrebbe votarlo il 4 marzo. Il Milan è Forza Italia anche per un altro motivo. Splendido e vincente tra i Novanta e i primi Duemila, ha passato un periodo di appannamento fino all’inizio del 2018 quando si è riaffacciato sulla scena un volto noto (Berlusconi, Gattuso). Vuoi vedere che alla fine…

Sampdoria – +Europa con Emma Bonino

Nonostante Marco Giampaolo si sia auto-nominato all’opposizione, la Sampdoria è per forza di cose il partito della Bonino. E perché? Semplice: finora è stata in disparte anche se ha fatto una buona campagna elettorale. È lì da anni, ha avuto nei Novanta il suo periodo di gloria e ora torna a dar fastidio. In pochi se la filano, ma per l‘Europa c’è anche lei. Attenzione, alle urne può risultare decisiva.

Atalanta – Potere al Popolo

Sono giovani e sono organizzati. Hanno un allenatore/leader che preferisce il collettivo al singolo, una tifoseria/elettorato molto calda e, curiosità, sia Gasperini sia Carofalo possono contare sull’endorsement di Renzo Ulivieri. Il problema è che qualche volta scappano dichiarazioni un po’ avventate (sul Var o sul Venezuela). Il grande dubbio riguarda la distanza dalla zona Europa/sbarramento. Ce l’hanno messa tutta e continueranno a mettercela, perché probabilmente già dal 5 marzo lavoreranno già per il futuro, a prescindere da quale sarà il piazzamento finale.


Serie A Elezioni 2018: tutte le altre

Il Torino è Fratelli d’Italia perché ancorato a un passato dal quale fa fatica a scollarsi, inoltre non ha un buon rapporto con l’Europa. La Fiorentina è Noi con l’Italia perché un tempo splendeva, ma oggi fa numero, per la rabbia dei suoi elettori. Il Benevento è l’Udeur, ovviamente per via di Clemente Mastella. Il Sassuolo è Forza Nuova, perché “prima gli italiani”. Il Genoa è il Partito Socialista Italiano, perché gira rigira ce lo ritroviamo sempre a galla nonostante cambino gli esponenti. Il Bologna è Rinascimento, il partito di Sgarbi che si propone di tornare a splendere come un tempo ma che sicuramente farà fatica. L’Udinese è il Sudtiroler VolksPartei, il meno italiano sulla scheda elettorale. Il Cagliari è senza dubbio Autodeterminatzione, con la Sardegna al centro di tutto. La Spal è il Partito Repubblicano, perché riporta ai bei tempi andati e dà quel senso di tepore che mancava. Il Chievo, data l’età media, è il Partito dei Pensionati, anche se non corre nel 2018. Il Verona è Civica Popolare, in entrambe c’è uno spiccato e malcelato conservatorismo. Infine il Crotone è il Partito Comunista, perché ha un allenatore/leader divisivo e vuole abbattere il blocco storico delle squadre in lotta per la salvezza.