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2009

Cile 1962: il Mondiale balla ancora la samba

Avatar di Redazione CalcioNews24

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Quello del 1962 è il Mondiale che conferma ai vertici il grande Brasile, e che ahinoi, conferma anche che l’Italia calcistica sta attraversando una fase di anonimato (almeno, a livello di nazionale: i club italiani infatti di lì a poco conquisteranno Europa e Mondo, grazie all’Inter di Herrera e il Milan di Rocco). Un paio di anni prima erano stati disputati i primi Europei, vinti dall’Urss. Normale aspettarsi una bella performance in terra cilena, anche da parte dei sovietici. Ma anche l’Urss, così come l’Italia, dovette arrendersi di fronte ai padroni di casa, aiutati da una serie di arbitraggi in loro favore.

La classifica dei cannonieri fu vinta da ben sei giocatori, che arrivarono a quota quattro gol: i brasiliani Vavà  e Garrincha, l’ungherese Albert, il cileno Sà nchez, lo slavo Jerkovic e il russo Ivanov.

La scelta di organizzare i Mondiali in un paese così povero lasciò perplessi molti addetti, specialmente quelli argentini, che ancora una volta si erano candidati ad ospitare la kermesse e per l’ennesima volta sono stati scartati. In realtà , nelle quattro città  in cui la Coppa si giocò dal 30 maggio al 17 giugno (Santiago, Rancagua, Arica e Vina del Mar), tutto filò liscio e l’organizzazione fu molto buona, nonostante il tragico terremoto di Valdivia, il più forte mai registrato, che causò migliaia di morti e milioni di sfollati.

Tatticamente e tecnicamente il Mondiale non presentò molti spunti; non ci furono grandi novità  di gioco: pù o meno ogni squadra praticò un calcio prima di tutto difensivo.

La formula della settima edizione è sempre più simile a quelle moderne. Non ci fu possibilità  di spareggi, anche in caso di arrivo a pari merito tra due squadre ai gironi iniziali. Anche quello cileno, come quello svedese di quattro anni prima, di “Mondiale” ebbe ben poco: si pensi che non prese parte alla manifestazione nessuna nazionale a rappresentare Africa, Asia, Oceania. Per il Nordamerica c’è solo il Messico. Per il resto, dieci sono nazionali europee, cinque sudamericane.

Ai gironi uscirono tre nazionali aristocratiche come Italia, Uruguay e Argentina. La Celeste si dovette arrendere nel gruppo 1 alla maggiore freschezza di Urss e Jugoslavia. L’Italia era inserita invece nel gruppo 2. Purtroppo in quel girone c’era anche il Cile, che occupò un posto per i quarti, spinto da clamorosi favori arbitrali, soprattutto nella gara contro l’Italia, terminata 2-0, in cui l’arbitro inglese Aston espulse Ferrini e David, lasciando gli Azzurri in nove. E non essendoci ancora le sostituzioni potremmo dire che l’Italia giocò in otto, poichè Maschio rimase in campo nonostante la frattura al naso, causata da un pugno del cileno Sanchèz, che rimase impunito. La gara, violentissima, passò alla storia come “la battaglia di Santiago”: la polizia la dovette interrompere più volte per delle risse che si scatenarono tra i giocatori. D’altronde il clima era già  bollente nel pre-gara, perchè sulla stampa italiana apparvero articoli pesantissimi sulle condizioni del Cile e perchè i cileni non vedevano di buon occhio gli oriundi Sivori e Maschio, le cui origini erano argentine. Oltre all’imbarazzante gestione di quest’incontro, l’arbitro Aston passò alla storia per essere l’ideatore dei cartellini gialli e rossi, idea venutagli, mentre era fermo ad un semaforo e delle lavagnette per indicare le sostituzioni. L’arbitro ammetterà  i suoi errori a fine gara, aggiungendo che “ero l’arbitro di una guerra, non di una partita”.

L’altro posto del gruppo se lo prese la Germania Ovest, lasciando così l’amaro in bocca alla spedizione di Giovanni Ferrari e Paolo Mazza (unico caso di doppio C.t. in un Mondiale per la nazionale azzurra) e alla Svizzera. L’Argentina invece fu eliminata nel gruppo 4 per mano di Ungheria e Inghilterra. L’Ungheria ha offerto un gioco spumeggiante, vincendo pure il derby con la Bulgaria con un punteggio tennistico. Nel gruppo 3 c’era il Brasile, che perse per infortunio Pelè dopo una gara e mezzo e dovette arrangiarsi senza il suo uomo-simbolo. Con o senza Pelè il Brasile vinse il girone, davanti a Jugoslavia, Messico e Spagna. Da ricordare, nel girone 1, il match che vide opporsi Urss e Colombia. Gli europei conducevano 4-1 a ventitrè minuti dal termine, ma il tabellino finale dirà  4-4.

E veniamo ai quarti: la Seleà§ao si sbarazzò dell’Inghilterra grazie a Garrincha e Vavà ; la Cecoslovacchia battè invece l’Ungheria nel match dell’Europa centrale. L’Urss, campione d’Europa in carica, venne eliminato dal Cile, ma la notizia di questo turno fu il ritorno a casa dei tedeschi superati dalla Jugoslavia. Dalle semifinali Brasile-Cile e Jugoslavia-Cecoslovacchia, era già  noto che la finale sarebbe stata Europa-Sudamerica.

Il Brasile staccò il biglietto per la finale di Santiago battendo per 4-2 il Cile, mentre più difficoltà  spettarono alla Cecoslovacchia a Vina del Mar, per aver ragione sulla Jugoslavia: fu necessaria una doppietta di Scherer nelle battute finali per liberare la gioia. Il arrivò poi terzo con un gol al 90′ di Rojas nella finalina con gli slavi.

La finale. Il Brasile sperò a lungo di riuscire ad avere Pelè in campo per la gara con la Cecoslovacchia, ma i medici proibirono al giocatore di essere tra gli undici titolari (ricordiamo che il calciatore si infortunò proprio contro i cechi, ai gironi). L’arbitro scelto per dirigere l’incontro fu il sovietico Latishev. A sorpresa andò in vantaggio la Cecoslovacchia dopo un quarto d’ora con un gol della sua stella Masopust. Ma dopo due minuti il risultato era già  sull’1-1: l’autore del gol fu Amarildo (proprio lui che di Pelè fu il sostituto. Giocò a lungo in Italia vestendo le maglie di Milan, Fiorentina e Roma). Zito al 68′ e Vavà  al 77′ fissarono il risultato sul 3-1 per i verde-oro, non più allenati dal mitico Vicente Feola ma da Aymorè Moreira. Il portiere ceco Schrojf, uno dei campioni di quella nazionale, quel giorno subì scherzi terribili dall’emozione e dovette salire sul banco degli imputati: in tutti e tre i gol subiti ci fu un suo errore di mezzo. Aumentarono i rimpianti per la Cecoslovacchia, perchè quel Brasile si poteva battere. Per rivedere i cechi alla ribalta, dovremo aspettare Euro 1976, quando vinsero gli Europei a Belgrado.

Vediamo infine i risultati nel dettaglio.

Girone 1: Uruguay-Colombia 2-1, Urss-Jugoslavia 2-0, Jugoslavia-Uruguay 3-1, Urss-Colombia 4-4, Urss-Uruguay 2-1, Jugoslavia-Colombia 5-0 (Urss 5, Jugoslavia 4, Uruguay 2, Colombia 1).

Girone 2: Cile-Svizzera 3-1, Italia-Germania Ovest 0-0, Cile-Italia 2-0, Germania Ovest-Svizzera 2-1, Germania Ovest-Cile 2-0, Italia-Svizzera 3-0 (Germania Ovest 5, Cile 4, Italia 3, Svizzera 0).

Girone 3: Brasile-Messico 2-0, Cecoslovacchia-Spagna 1-0, Brasile-Cecoslovacchia 0-0, Spagna-Messico 1-0, Brasile-Spagna 2-1, Messico-Cecoslovacchia 3-1 (Brasile 5, Cecoslovacchia 3, Messico 2, Spagna 2).

Girone 4: Argentina-Bulgaria 1-0, Ungheria-Inghilterra 2-1, Inghilterra-Argentina 3-1, Ungheria-Bulgaria 6-1, Ungheria-Argentina 0-0, Bulgaria-Inghilterra 0-0 (Ungheria 5, Inghilterra 3, Argentina 3, Bulgaria 1).

Quarti di finale: Cile-Urss 2-1, Jugoslavia-Germania O. 1-0, Brasile-Inghilterra 3-1, Cecoslov.-Ungheria 1-0.

Semifinali: Brasile-Cile 4-2, Cecoslovacchia-Jugoslavia 3-1.

Finale per il terzo posto: Cile-Jugoslavia 1-0.

Finale: Brasile-Cecoslovacchia 3-1.

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