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Audero: «Avrei preferito preparare il derby diversamente»
Emil Audero, portiere della Sampdoria, fa il punto in vista della partita contro l’Atalanta: le parole a Gazzetta dello Sport
Emil Audero, portiere della Sampdoria, è pronto a scendere in campo contro l’Atalanta. Il blucerchiato fa il punto della situazione alla Gazzetta dello Sport.
RENDIMENTO – «Il campionato scorso era stato particolare: per molteplici ragioni tante cose non avevano funzionato e si sono riflette anche su di me. Comunque sia, acqua passata. Il calcio ti dà sempre la possibilità di far vedere che puoi fare meglio».
GOL SUBITI – «Con meno clean sheet e più vittorie io sarei contento ugualmente. Talvolta facciamo buoni lavori difensivi, in altri casi no. Queste piccole disattenzioni ci costano care. Occorre saper captare il pericolo: secondo me ci si può allenare».
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FLESSIONE APRILE – «Dall’ultimo anno di Giampaolo si era notato. Se ti trovi in una posizione tale che non puoi arrivare né ad A né a B, servono obiettivi a breve termine. Però, prima pensiamo ad arrivare a 40 punti, questo è un campionato complicato, le squadre sono tutte lì. Ma è la quotidianità che fa la differenza».
FATICHE EUROPEE – «È inevitabile che la Champions ti tolga molte energie fisiche, ma parliamo di una squadra che va comunque sempre a cento all’ora, mai a 80… Dà sempre il massimo sul piano dell’agonismo. Certo, qualcosa ti tolgono queste partite. Ricordo che prima della gara di andata loro avevano vinto 4-0 furoi casa in Danimarca con il Midtjylland. La trasferta, gli orari complicati. Poi noi la gara successiva abbiamo vinto 3-1 a Bergamo. La verità è che l’Atalanta ha ricambi di livello assoluto ed è abituata a giocare ogni tre giorni. Loro hanno una gara in più ma è come se ne avessero fatte due, avendo giocato in dieci contro il Real».
DERBY – «Sarebbe stato meglio prepararlo in una settimana tipo. Il derby è una partita in vista della quale recupereresti in fretta le energie se ci fosse il pubblico invece così si fa più fatica. Tante volte manca quello stimoli che i tifosi allo stadio prima ti davano».