Calciopoli, Aigner: “Lo scudetto del 2006 non andava riassegnato”

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L’ex segretario generale dell’Uefa, e saggio nominato da Guido Rossi ai tempi del caso Calcipoli, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni de La Gazzetta dello Sport per commentar eil nuovo filone di intercettazioni che sta venendo fuori in quest’ultime settimane: “Che nessuno può sorprendersi. Quello era l’ambiente della Lega e tutti sapevano: presidenti, giornalisti, tifosi. Che cifossero altre situazioni sembrava probabile già  allora. Juve e Milan erano all’origine della destabilizzazione della Lega. Il Milan perchè in conflitto d’interessi evidente: se il presidente del Milan è anche presidente della Lega e rappresenta i diritti tv, beh, le conseguenze sono inevitabili. La Juve, non avendo certi poteri, aveva trovato altri mezzi. Ma erano due club molto vicini. Ricordo bene: nelle riunioni Uefa si presentavano sempre assieme con la stessa opinione. Poi, le altre società . Tutte. Moratti, Della Valle…Sapevano, si muovevano per difendersi, ma avevano eletto quel presidente di Lega, no? Insomma, avevano contribuito a creare quella situazione. Gli arbitri? Erano un po’ vittime”.

Sull’idea di riassegnare lo scudetto 2006 all’Inter, Aigner chiude: “Moralmente, no. In una stagione così irregolare, con la responsabilità  di tutte, non era il caso. Ma a noi saggi chiesero soltanto se, alla luce di statuti e regolamenti, era possibile assegnare lo scudetto: e la risposta giuridica era sì. Capisco che fosse difficile, per Rossi, non eleggere un campione: avrebbe potuto essere a rischio la partecipazione delle italiane alle Coppe. Suggerimenti? Finchè non cambia la Lega, finchè non avrà  una struttura neutrale e indipendente da tv e politica, non si potrà  cambiare. Ma rispetto al 2006 il conflitto d’interessi è aumentato: il proprietario del Milan è anche capo del governo”.