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Calori racconta: «Gol di Perugia Juve? Le persone ancora mi fermano e mi ricordano quella giornata…Noi non avevamo più nulla da chiedere»

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alessandro calori

Calori ha ricordato in questa intervista il suo celebre gol segnato in Perugia Juve del 2000, decisivo per lo Scudetto (vinto dalla Lazio)

Alessandro Calori, match winner di quel Perugia-Juventus del 2000 giocato sotto al diluvio, ha ripercorso le tappe della sua carriera a La Gazzetta dello Sport.

GOL IN PERUGIA JUVE DEL 2000 «È stato un gol storico. Le persone ancora mi fermano e mi ricordano quella giornata. Ricordo ogni dettaglio, Collina che non sapeva cosa fare, noi eravamo tutti ad aspettare nel tunnel. Per quindici minuti piovve in modo assurdo. Fu molto strano, un’ora e un quarto di sospensione tra il primo e il secondo tempo. Oggi forse non succederebbe una cosa del genere. Ogni tanto mi capita di riguardare le formazioni: loro avevano Zidane, Del Piero, Inzaghi e compagnia. Uno squadrone. Noi non avevamo più nulla da chiedere. Ma quando presero gol si resero conto di essere caduti in una maledizione senza via d’uscita. Quell’anno, però, ne segnai cinque in totale. Tra l’altro ne feci uno molto bello al Parma di Buffon. E in difesa c’erano Cannavaro, Thuram e Sensini, non gli ultimi arrivati».

SI PROFESSO’ JUVENTINO DOPO QUEL GOL «La gente dice tante cose… spesso sono cavolate. Io andavo allo stadio con mio papà Mario e sono tifoso della Juve da sempre. Sono cresciuto nel mito di Scirea. Fare gol proprio alla Juve fu uno scherzo bizzarro del destino».

FU TIRATO IN MEZZO PER AVER VENDUTO UNA PARTITA «È una brutta storia, un’invenzione che mi ha fatto male. Ho querelato tutti, giornali e tv comprese, e ho vinto in ogni sede. Non sono un infame e nemmeno un pentito, non ho mai capito perché uscì fuori il mio nome. Ci ho sofferto tanto, oggi l’ho superata».

CAPITANO DELL’UDINESE – «Sono state stagioni incredibili. Ricordo che a fine allenamento mi fermavo con Bierhoff e lo sfidavo a colpire di testa. Vinceva lui, ma mi facevo valere… Io e Zaccheroni abbiamo un rapporto molto stretto, ci vediamo ancora oggi. Quando è stato male, chiamavo la sua famiglia quasi tutti i giorni per avere aggiornamenti. Io sono stato il suo capitano, con lui in panchina siamo arrivati terzi: raggiungere l’Europa con l’Udinese era il mio sogno».

MAZZONE «Carletto è stato come un padre. Dopo la vittoria con la Juventus ci disse ‘serviva un romanista per far vincere la Lazio’. Mentre Gaucci, prima di scendere in campo, rivelò ai giornalisti che ci avrebbe mandato un mese in Cina se avessimo perso. Dopo il fischio finale, un’altra battuta di Mazzone. ‘Mica ce saremmo annati’. Era unico. Io ero in campo anche il giorno della corsa contro l’Atalanta. Un’altra scena pazzesca».

COSA SI ASPETTA DAL FUTURO«Vorrei un’occasione, oggi però spicca chi si vende meglio più che chi ha competenza. Devi essere portato da qualcuno, contano le amicizie. Non è un sistema sano».

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