Hans Nicolussi Caviglia, il ragazzo venuto dai monti nel nome di Cruijff – CN24 racconta

Hans Nicolussi Caviglia, il ragazzo venuto dai monti nel nome di Cruijff – CN24 racconta
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CN24 racconta… – La rubrica di CalcioNews24 vi porta alla scoperta di Hans Nicolussi Caviglia, il ragazzo venuto dai monti nel nome di Cruijff

Il richiamo della montagna non ha mai cessato di echeggiare nel suo cuore. Tant’è vero che appena può – nel serrato calendario settimanale che scandisce il ritmo degli allenamenti e delle partite – ritorna di corsa nella sua Aosta per una passeggiata tra gli amati boschi. Da condividere magari con la famiglia, a partire dal papà guardaparco che gli ha trasmesso questa grande passione.

Hans Nicolussi Caviglia, il nipote d’arte cresciuto col pallone tra i piedi

Una delle due della sua vita, insieme a quella tramandata invece da nonno Francesco. Il calcio naturalmente, da ex giocatore nelle giovanili della Sampdoria ed allenatore sulla panchina – tra le altre – dell’Alessandria in Serie C. E, infatti, Hans Nicolussi Caviglia è cresciuto con un pallone tra i piedi fin dalla più tenera età. Giusto un paio di stagioni nella locale Scuola Calcio per prendere confidenza con il terreno di gioco, quindi la lunghissima trafila nel vivaio della Juventus.

In cui è entrato timido bambino e, oggi, ne sta uscendo strutturato uomo. Perché dalla Primavera è stato “promosso” in pianta stabile in Under 23, per affacciarsi quindi in prima squadra. Con Massimiliano Allegri che gli ha regalato la gioia dell’esordio in campionato contro l’Udinese, prima di portarselo in panchina nella magica notte di Champions League del 3-0 ai danni dell’Atletico Madrid.

Hans Nicolussi Caviglia, un po’ Cruijff e un po’ De Bruyne

L’apice – ma soltanto fino a questo momento – di una parabola nata nel mito di Johan Cruijff e sbocciata dall’esempio di Kevin De Bruyne. Tanto che, nella notte del suo esordio in Serie A, sul tabellone elettronico a bordo campo si è illuminato di verde il numero 41. Quello che Hans ha scelto per la sua maglietta, non a caso il celebre 14 dell’olandese all’incontrario.

Due modelli da cui il centrocampista classe 2000 attinge costantemente qualcosa per irrorare di qualità il proprio gioco. Irrobustito da corsa e senso della posizione in mediana. Illuminato da una velenosa conclusione dalla distanza e da un ispirato dribbling nello stretto. Caratteristiche che spesso e volentieri lo spingono a comparire tra i marcatori sui tabellini delle partite. Quelli in cui conta di figurare sempre più sovente anche con la prima squadra.

@DanieleGalosso