Gomis e l’integrazione: «Giocherò per il Senegal, ma l’Italia mi ha dato tanto»

Gomis e l’integrazione: «Giocherò per il Senegal, ma l’Italia mi ha dato tanto»
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Alfred Gomis para per la Spal e sogna il Mondiale con il Senegal: «All’esordio mi tremavano le gambe. A Ferrara sto benissimo. Contro il Toro…»

Raccontare un portiere partendo da una porta suona banale. Ma non lo è affatto se il portiere è Alfred Gomis e se la porta è quella del «non ritorno»: il varco che segnava per sempre la vita degli schiavi senegalesi destinati a un cammino di sofferenza in America. Storia di tanto tempo fa, tra il 1500 e il 1800: isola di Gorée, pochi minuti di barca da Dakar. Lì Gomis è andato l’estate scorsa, in cerca di risposte: «Sono nato a Ziguinchor, che è un posto umile dove le persone sono tranquille e si accontentano del poco che hanno. Dakar è diversa, lì ci sono palazzi grandi e l’impronta dell’uomo è più marcata. A tre anni mio padre ci ha portato a Cuneo e io mi sono integrato benissimo. In Italia mi sento a casa. L’estate scorsa, dopo 15 anni di assenza, sono tornato in Senegal. Volevo ritrovare le mie origini, capire quanto fossero importanti le mie radici. Papà mi aveva detto che semmai un giorno fosse stato necessario scegliere tra la nazionale italiana e quella del Senegal ne avremmo parlato insieme. Poi però lui è morto e allora, prima di scegliere, sono tornato in Africa. A cercare me stesso e la soluzione a quel dubbio».

SENEGAL E INTEGRAZIONE – Gomis racconta com’è andata a “La Gazzetta dello Sport”: «All’inizio ero spaesato e mi chiedevo: “Ma che ci faccio qui?”. Poi, giorno dopo giorno, mi sentivo sempre meglio. Ho cominciato a dialogare con la gente, a capire come vive e quella realtà mi piaceva. A Ziguinchor mia nonna parla un dialetto che non capisco, ma era bello stare con lei. Poi mi sono spostato a Dakar e da lì a Gorée, l’isola da cui partivano gli  schiavi. La porta del non ritorno è un colpo al cuore. Durante questo viaggio ho capito che sarebbe stato giusto giocare con il Senegal, anche se adesso qualcuno penserà che sia stata una scelta di comodo. Ma io so che se non avessi fatto il viaggio avrei preso una decisione diversa». Il viaggio resterà indelebile, anche perché ha filmato tutto. «Ore e ore di video fatti con la GoPro che avevo fissato sul petto. Ho voluto registrare tutto perché avevo ricordi troppo vaghi del Senegal. Però ci tengo a dire che in Italia continuo a sentirmi a casa».

LA CRESCITA E LA SPAL – E allora riavvolgiamo il nastro: com’è stato il passaggio da  Ziguinchor a Cuneo? «Facile: Cuneo è una città perfetta per crescere. Zero delinquenza, tante brave persone. E io avevo solo il calcio in testa. Cominciai nel Cuneo, ma non mi andava tanto distare in porta: mi mettevano lì perché avevano conosciuto mio fratello Lys, però mi ribellavo e nelle partite facevo un tempo da portiere e uno da attaccante. Il Torino mi prese, ma a patto che stessi in porta. E fu la decisione giusta: ero un po’ cicciotto, sarei stato al massimo un bomber di peso…». Torniamo a lei: dopo le giovanili nel Torino, viene mandato tanto in prestito fino alla cessione alla Spal. Perché il Toro non ha creduto in lei? «Me lo sono chiesto e mi sono anche dato una risposta, ma è meglio che la tenga per me. Io posso solo ringraziarli per avermi fatto crescere, quella di sabato contro i granata però sarà una partita normale». La Spal si salva? «Lo spero bene. Ci sono tutti i presupposti, le difficoltà erano in preventivo. Siamo aggrappati al mischione, nelle ultime due partite abbiamo mandato un segnale positivo».

RUSSIA 2018 – Immagina già il Mondiale in Russia, a cui parteciperà col Senegal? «Non ci voglio pensare. Al debutto in nazionale a Dakar avevo i brividi, chissà cosa accadrà al Mondiale. Meglio spegnere il cervello e continuare a lavorare». Un Mondiale senza l’Italia che sapore ha? «Molto strano. Nel 2006 avevo gioito per il trionfo di Berlino, nel 2010 e nel 2014 avevo sofferto. È quasi paradossale perché le qualità ci sono anche se rispetto al 2006 mancano un po’ di campioni». Sta parando benissimo: è il suo miglior momento di forma? «Sì, soprattutto considerando la categoria. In A sei sotto gli occhi di tutti. Sono felice perché la Spal ha creduto fortemente in me acquistandomi a titolo definitivo». Non teme la concorrenza di Meret? «Lui è un bravissimo ragazzo. Mi dispiace che sia stato fuori a lungo per infortunio. Adesso è tornato e io credo che la concorrenza faccia sempre bene. Poi deciderà Semplici chi giocherà».