Il caso Di Natale

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Dei 200 gol segnati in Serie A ben 153 li ha siglati dopo i 30 anni: ecco a noi il fenomeno Antonio Di Natale

Di fronte a quelli come Totò Di Natale ti fermi a riflettere domandandoti come tutto ciò sia possibile: alla soglia dei trent’anni l’attaccante dell’Udinese – dei 200 gol siglati nella massima serie – ne aveva segnati appena 47. I restanti 153 li ha realizzati da 30 anni in poi grazie ad un rendimento mostruoso di cui non si ricordano pari.

TOTO’ ANTE 30 – Un discreto attaccante e poco più. Tra Serie C e B fino a venticinque anni suonati, poi il passaggio nella massima serie sempre con la maglia di quell’Empoli che proprio grazie alle sue reti si era guadagnato l’accesso al calcio dei grandi. Lui, che piccolo proprio non era se non di statura, ci ha messo un po’ per ingranare con costanza nel palcoscenico che gli compete: fino al suo trentesimo compleanno – e dunque considerando anche le prime tre stagioni disputate con la maglia della sua Udinese – Di Natale ha vissuto su rendimenti a dir poco altalenanti lasciando ipotizzare una carriera da classico talento incompiuto. Sì, uno che ha i numeri si diceva, ma se poi tutto quel talento non lo riesci ad esprimere con continuità ed al massimo delle sue possibilità lascia il tempo che trova.

TOTO’ POST 30 – Un vero e proprio caso. Un mistero che meriterebbe quantomeno un’ampia letteratura e che senza alcun dubbio si è ritagliato un pezzo nella storia del calcio italiano: a trentennio di vita superato Antonio Di Natale ha iniziato ad inanellare stagioni letteralmente mostruose, il top (incredibile!) arriverà dai 32 in poi con quattro campionati di fila da oltre venti gol. Nella stagione 2009-10 (Di Natale classe ’77) ne mette a segno 29, nella seguente tornata 2010-11 ne fa 28 e poi si ripete per i due tornei successivi con 23 marcature. Fenomenale. Ogni anno si è detto: questo è l’ultimo, Totò stavolta è finito. E lui puntualmente ha smentito tutti fino a diventare la risposta italiana ai mostri sacri Messi e Ronaldo. Soltanto le sue medie realizzative nel nostro teatro calcistico non sfiguravano di fronte a chi ha riscritto e tuttora sta riscrivendo la storia di questo sport. Ma attenzione, non è soltanto una questione di numeri: Di Natale ha lasciato in eredità una collezione di perle tanto preziose da far risplendere gli occhi. Ha  segnato in ogni modo – con entrambi i piedi, su acrobazia, al volo, in pallonetto, di tacco, da calcio piazzato, di coordinazione, di testa, d’astuzia, in rapidità, sul filo del fuorigioco, da ogni posizione, gol impossibili – concretizzando, questa volta sì, l’enorme talento concessogli da madre natura.

ORGOGLIOSAMENTE FENOMENO PROVINCIALE – La critica che i soliti detrattori gli hanno mosso con costanza è stata quella di non aver avuto il coraggio di accettare una sfida dal calibro maggiore della sua Udinese. Nonostante le occasioni in tal senso non siano mancate: Juventus e Napoli su tutte. Totò ce l’ha sempre spiegata così: questa è casa mia, o meglio la mia casa calcistica. Ed andando a scavare nei perché dei suoi dinieghi si percepisce come davvero Udine gli abbia dato tutto: la tranquillità nei momenti professionalmente ed umanamente complessi, la luce quando la stella del fenomeno ha iniziato a brillare. Ma in un calcio che ha – se non per rare eccezioni – smarrito un certo modus vivendi il tutto viene inteso giocoforza come una mancanza di personalità: Di Natale ci ha riso su ed intanto ha costruito una carriera favolosa, per intenderci è nel gotha dei sette calciatori che hanno sfondato quota 200 in Serie A (in 400 gare, media di un gol ogni due partite!) e tra sole cinque segnature avrà raggiunto il divino Roberto Baggio. Ci siamo intesi? Forse ancora no. E allora vi citiamo chi siede alle sue spalle: Del Piero, Signori, Batistuta, Boniperti, Gilardino, Boninsegna, Riva, Inzaghi, Mancini, Crespo, Vieri, Montella e via discorrendo. Solo per ricordare chi ha trascorso praticamente l’intera carriera nella nostra penisola. Tanti altri ancora Totò, non è ancora il momento di sentire la tua mancanza.