Le 7 date da ricordare del 2014

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Le pagine indimenticabili del 2014 calcistico: l’anno del Mondiale e non solo

Un altro anno solare calcistico sta per terminare ed intendiamo raccogliere per voi quelle che sono state le date maggiormente significative di questo ricco 2014: immediato comprendere come alcuni eventi debbano essere scartati non per mancanza di peso quanto invece per incomparabilità con altri. Non si può parlare di tutto insomma, l’obiettivo è quello di regalarvi – ricordarvi – il meglio.

3 maggio 2014 – Non ce la sentiamo però di dribblare la pagina nera del calcio italiano. Lo scenario quello della finale di Coppa Italia tra Fiorentina e Napoli, primo successo partenopeo dell’era Benitez, ma il pallone termina tragicamente in secondo piano: a farla da padrone è il prepartita, gli scontri all’esterno dell’Olimpico si fanno via via più intensi e ci scappa il morto. Sì, perché Ciro Esposito clinicamente morirà il 25 giugno dopo oltre cinquanta giorni di agonia ma salvo clamorosi ribaltoni del processo è quel colpo di pistola dell’accusato ex ultrà romanista Daniele De Santis a togliergli la vita. E ad infliggere l’ennesima ferita ad un giocattolo protetto da un giubbotto antiproiettili che altro non è se non la passione sconfinata della gente. L’amore dei bambini, dei ragazzi, degli adulti, dei nonni verso questo pallone che rotola: l’amore delle famiglie insomma, quelle che ora temono di avvicinarsi agli stadi per difendere la propria incolumità.

4 maggio 2014 – La Juventus di Antonio Conte si laurea per la terza volta consecutiva campione d’Italia vincendo lo scudetto con tre turni d’anticipo e senza di fatto scendere in campo, in concomitanza del blackout Roma sul campo del Catania. Sarà lo scudetto dei record, quello dei 102 punti e della sublimazione dell’era Conte: il tecnico pugliese è stato il reale volto della rinascita bianconera, chi ha saputo prendere le redini di un gruppo reduce da due settimi posti consecutivi e ricondurlo a competere ai massimi livelli. A questa data se ne ricollega strettamente un’altra, quella del seguente 15 luglio: clamoroso, Conte lascia la Juve dopo aver precedentemente dato l’ok alla sua permanenza. La travagliata fine di una bellissima era.

17 maggio 2014 – La Revolución Española. Se in Italia ha vinto la favorita assoluta (Juventus), in Germania altrettanto (Bayern Monaco) ed in Inghilterra pure (Manchester City), ecco che la rivoluzione calcistica arriva puntuale in Spagna: lì dove l’Atletico Madrid del Cholo Simeone trionfa nella Liga e mette in riga il Barcellona di Messi e Neymar (tra gli altri) ed il Real Madrid di Ronaldo e Bale (tra gli altri). Sì, avete capito bene. Un’impresa sportiva di cui oggettivamente non si ricordano simili: fatturati quadrupli (Real Madrid 518.9 milioni di euro, Barcellona 482.6, Atletico Madrid 120) e monte ingaggi maggiori di oltre il triplo (Real Madrid 218, Barcellona 202, Atletico Madrid 65). Ok superarne una, ci può stare che una big non aderisca agli obiettivi iniziali, ma arrivare avanti ad entrambe è qualcosa che oggettivamente rimarrà indelebile nei libri di storia. Come se non bastasse i Colchoneros arriveranno ad un passo dalla surreale doppietta: nella seguente finale di Champions League sarà un colpo di testa di Sergio Ramos a tempo praticamente scaduto a gelare la banda Simeone.

24 maggio 2014 – Sì, soltanto una settimana dopo l’incredibile epilogo del Camp Nou – faccia a faccia tra Barcellona ed Atletico Madrid per decretare il campione di Spagna, saranno gli uomini di Simeone grazie all’inzuccata di Godin e al definitivo 1-1 – i Colchoneros si giocano la clamorosa accoppiata: in palio a Lisbona c’è la Champions League e l’avversario è il rivale di sempre. I cugini del Real Madrid nella stracittadina più importante che si ricordi. E’ ancora uno strepitoso Godin l’uomo del destino se non fosse per l’ultimo maledetto minuto di recupero: segna Ramos con una potente e precisa capocciata e da lì in poi è una parata blanca. Bale, Marcelo e l’immancabile Ronaldo a scrivere un 4-1 evidentemente troppo pesante per quanto si era visto in campo ma che scrive a caratteri cubitali due meravigliose pagine di storia: la tanto agognata Decima Champions League del Real Madrid – e che successo per il nostro Carlo Ancelotti – ed il duro risveglio degli inguaribili romantici. Che però hanno sognato una settimana da dio grazie alle imprese del povero Atletico Madrid.

24 giugno 2014 – Un mese dopo. Ancora Godin? Ma come è possibile: ancora Godin? Caro Diego, non ti è bastato decidere la Liga, portare il titolo al Vicente Calderon e andare ad un passo dal firmare il successo in Champions? No, pare di no. Perché sarà Godin – ancora Godin? – a spedire l’Italia a casa ponendo fine ad un brevissimo Brasile 2014. Sì, siamo saltati a piedi pari nel Mondiale, la Coppa del Mondo attesa da una vita perché contesa nella patria di un certo tipo di calcio: il futebol bailado. Si va in casa di chi ha vinto più di ogni altro: il Brasile cinque volte campione del mondo. La figura italiana sarà nient’altro che una figurella: eliminazione al girone per mano dell’Uruguay e della modesta Costarica, seconda volta consecutiva senza accedere agli ottavi di finale dopo l’incantesimo di Germania 2006. I punti interrogativi – per servirsi di un eufemismo – si sono sprecati ed infine risolti con lo stravolgimento dei vertici federali e con un nome: Antonio Conte. Si riparte da lui, come tornano i nomi: del resto lo abbiamo già incontrato nella nostra trattazione, curiosi ora di ritrovarlo sotto vesti del tutto differenti ma non giocoforza compromettenti.

8 luglio 2014 – Brasile-Germania 1-7. Brasile-Germania 1-7. Potremmo ripeterlo all’infinito e spiegherebbe il tutto meglio di ogni superflua parola da qui in avanti. Perché se sei il Brasile penta campione, se nessuno ha vinto nella storia quanto riuscito a te, se stai disputando un Mondiale e questo Mondiale si sta giocando in casa tua, se questa è la semifinale e dopo di questa c’è la finale, beh… non perdi 1-7 neanche a playstation bendato. Mi serve scrivere un attimo in prima persona per rendere il tutto: mi tiravo pizzicotti, poi quasi schiaffi perché non volevo crederci. Non riuscivo a crederci ma chi era con me giurava fosse tutto vero. Allora ho scelto di rivederla all’infinito e credo che non c’è stata e mai ci sarà una partita che guarderò più volte di questo Brasile-Germania 1-7. Era evidentemente scritto dal grande burattinaio chiamato destino: sì, perché parte tutto nella sfida precedente. Quarti di finale, Brasile-Colombia: il più forte difensore al mondo Thiago Silva si fa stupidamente ammonire a gioco fermo quando era già diffidato e l’idolo Neymar si procura la lesione di una vertebra in uno scontro di gioco con Zuniga (che oramai gioca una partita all’anno). Serve altro?

13 luglio 2014Germania campione del mondo. E del resto poteva riuscire soltanto a loro di vincere da europei in Sudamerica: tutti ad anticipare la finale annunciata, come potrà non essere Brasile-Argentina in Brasile? Fermi, fermi tutti. Sette regalini ai verdeoro e ne abbiamo ampiamente discusso, il cammino incessante degli uomini di Loew ha un ultimo ostacolo avanti a sé ed è rappresentato niente di meno che dall’Argentina di Leo Messi, il miglior calciatore dell’ultimo decennio e chi più di ogni altro ha lo status necessario per soffiare lo scettro al re Diego Armando Maradona. La grande opportunità della Pulce che gioca un Mondiale da campione ma il cui sogno si infrange al cospetto dell’ammazzasogni per eccellenza: la finale è strana, la Seleccion manca più volte il vantaggio e finisce con l’essere castigata dal colpo di un fuoriserie classe ’92: Mario Gotze. Ma è ingiusto citare un personalismo al cospetto di un collettivo da brividi: ha vinto la forza dell’esserci sempre (chi arriva sempre in fondo prima o poi vince) l’umiltà nel saper attingere il meglio dal mondo circostante e tradurlo in un meccanismo perfetto. La storica Germania del centravanti tipico ha (giustamente, sacrosanto farlo) guardato in casa Bayern/Guardiola e si è presentata in Brasile da camaleonte: ha giocato con il centravanti di un tempo, con il falso nueve, con il portiere uomo aggiunto, mescolando e rimescolando. Gli altri ci hanno capito poco, loro… loro invece tutto.