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Mancini non è Ventura: dimissioni atto dovuto, ma…

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L’eliminazione della Nazionale italiana dai Mondiali di Qatar 2022 mette sulla graticola anche Roberto Mancini: ecco perché il CT deve rimanere al timone malgrado le probabili dimissioni

Ripartire o no da Roberto Mancini o accettarne le probabili dimissioni? Il primo interrogativo del giorno dopo la storica disfatta riguarda inevitabilmente il destino del nostro Commissario Tecnico, passato in pochi mesi dall’esaltazione dell’idolatria alla depressione della crocifissione in sala mensa. Potere (negativo) dei risultati, troppo spesso primario, se non unico, strumento di valutazione delle persone, figuriamoci degli allenatori.

Il capo d’imputazione principale che pende sul capo dello jesino è l’aver smarrito quel filo conduttore che l’aveva condotto sul trono continentale agli Europei della scorsa estate. Al netto degli episodi fortunati, dei rigori e quant’altro, l’Italia aveva saputo compattarsi difensivamente e mostrato spesso e volentieri un’invidiabile fluidità nella manovra offensiva. Qualità andate progressivamente perdute da settembre in avanti.

E l’errore del CT è stato probabilmente anche quello di non provare a stravolgere un meccanismo arrugginito, facendosi via via risucchiare in una spirale vorticosa e letale. Mai o quasi un cambio di modulo e scarso coraggio nelle scelte finendo per pagare un conto salato alla riconoscenza verso giocatori come Immobile o Insigne, ma tutto sommato anche Barella o Donnarumma, per estremizzare ed estendere il concetto a chi non sta esattamente vivendo il migliore periodo della carriera a livello atletico, tecnico e psicologico.

Chiaro che un fallimento di tale portata debba far riflettere, soprattutto Mancini in prima persona. Le dimissioni saranno verosimilmente atto dovuto e logico, in linea con quel che fecero gli ultimi predecessori “vittime” dei Mondiali: da Lippi a Prandelli, macchiati nella carriera da Nuova Zelanda e Costarica, fino alla grottesca era Ventura.

Proprio il tecnico genovese è il principale termine di paragone per l’attuale selezionatore azzurro, ma le differenze sono enormi oltreché lampanti. Il Mancio gode giustamente di un’ampia credibilità malgrado la scottante eliminazione: per quello che ha saputo costruire in questi anni in termini di identità ed entusiasmo e perché la fiducia dei suoi giocatori è totale, al contrario di chi lo ha preceduto (ricordate il battibecco con De Rossi?).

Insomma, se le dimissioni arriveranno, respingerle sarà la scelta più opportuna, profondendo una successiva opera di convincimento per mantenerlo al timone. I problemi della Nazionale (e del calcio italiano) sono ben altri che un allenatore.

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