Morace difende Malagò: «Eviterei il commissariamento, dategli tempo per fare le riforme. Bianchedi? Ero rimasta sorpresa del suo incarico»
Calcio Femminile

Morace difende Malagò: «Eviterei il commissariamento, dategli tempo per fare le riforme. Bianchedi? Ero rimasta sorpresa del suo incarico»

L’ex attaccante della Nazionale femminile a La Repubblica sul momento della FIGC, il rapporto tra sport e politica, i giovani e il futuro del calcio femminile

Carolina Morace, intervistata da La Repubblica, ha analizzato il momento delicato della FIGC e la situazione legata alla posizione del presidente Giovanni Malagò. L’ex attaccante della Nazionale femminile ha espresso la propria contrarietà all’ipotesi di un commissariamento, chiedendo invece di lasciare al dirigente il tempo necessario per intervenire con le riforme.

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IL CASO MALAGÒ E IL COMMISSARIAMENTO – «Si è cercato un cavillo, evidentemente il presidente Malagò non è ben visto dai ministri Abodi e Giorgetti. C’è chi gli ha dato il via libera per candidarsi, e adesso dicono che non poteva farlo? Io stimo Giovanni. Penso che la cosa più importante sia avere su quella poltrona qualcuno che lavori non per la propria rielezione, ma per produrre cambiamenti. Eviterei il commissariamento e darei il tempo a Malagò di fare le riforme, compreso pensare a qualcosa per far giocare di più i giovani».

Morace ha poi affrontato il rapporto tra sport e politica, soffermandosi sulle recenti prese di posizione istituzionali e sulle possibili interferenze nel mondo del calcio.

SPORT E POLITICA – «Per un governo che si dichiara estraneo alle questioni interne al Coni mi sembra quanto meno strano le dichiarazioni di un ministro sulle scelte dei due vicepresidenti. Per non parlare del favore espresso nei confronti di Mancini».

Secondo l’ex nazionale, però, il dibattito dovrebbe concentrarsi soprattutto sui problemi strutturali del calcio italiano, a partire dalla formazione e dalla crescita dei giovani talenti.

IL PROBLEMA DEI VIVAI – «Le selezioni giovanili fanno bene, ma non si riesce a tradurre il calciatore di talento in uno di alto livello. Si chiede troppo e subito, la gente parla ma non conosce nulla dei vivai».

IL SISTEMA CALCIO – «Abbiamo nel sistema persone che vogliono arricchirsi con il calcio, fanno i loro interessi. Poi c’è un altro tema».

Uno dei punti centrali del ragionamento di Morace riguarda la necessità di affidare i ruoli dirigenziali a figure realmente preparate, evitando scelte fondate soltanto sul peso del nome o sulla carriera da calciatore.

DIRIGENTI E COMPETENZE – «Non è che perché sei stato un grande calciatore allora puoi fare il dirigente, quella è un’altra cosa. Abbiamo bisogno di persone preparate, con una qualifica, non del grande nome».

L’ex attaccante ha poi citato Filippo Galli come esempio positivo di figura competente nel mondo del calcio.

IL MODELLO FILIPPO GALLI – «Filippo Galli è bravo, ragiona con cognizione di causa. Ma noi quelli che ci sanno fare li teniamo fuori».

Morace ha commentato anche le dimissioni di Diana Bianchedi dall’incarico di capo delegazione della Nazionale, distinguendo la valutazione sulla scelta iniziale dalla stima personale nei confronti dell’ex schermitrice.

LE DIMISSIONI DI BIANCHEDI – «Sinceramente ero rimasta sorpresa dal suo incarico. Penso che una persona dell’ambiente del calcio sarebbe stata una scelta più rispettosa nei confronti del nostro mondo».

LA STIMA PER BIANCHEDI – «Premesso questo, Diana è una grande professionista e, al di là di quanto è stato detto e scritto, credo che la sua sia stata una scelta per poter votare liberamente nella prossima giunta Coni».

Spazio anche al calcio femminile, tema sul quale Morace ha chiesto una strategia chiara e di lungo periodo.

IL FUTURO DEL CALCIO FEMMINILE – «Inutile dire che crediamo nel femminile se non c’è uno straccio di programma. Chi dovrebbe parlare sta zitta».

IL PROFESSIONISMO FEMMINILE – «Oggi si basa sul fondo del governo. Senza un progetto, il professionismo andrà a morire».

In chiusura, Morace è tornata sull’ipotesi di commissariamento e sulle possibili conseguenze per il calcio italiano, ribadendo la necessità di una presa di posizione del sistema.

LA POSIZIONE DEL CALCIO – «Se ci sarà il commissariamento, il calcio dovrebbe prendere posizione. Malagò è stato democraticamente eletto il 22 giugno».

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