Pasqualin: «Procuratori? Adesso sarebbe più giusto chiamarli broker»

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jorge mendes
© foto Wikimedia Commons

La figura del procuratore sportivo è cambiata tanto negli ultimi anni: Claudio Pasqualin analizza i nuovi metodi del calciomercato

Claudio Pasqualin analizza la figura dei procuratori sportivi che, secondo il suo parere, sarebbe meglio chiamare broker adesso. Ecco la sua analisi.

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PASQUALIN – «Diciamo che sono dei broker. Nasce la figura del broker. Mentre prima, fino a questa alzata d’ingegno federale – CONI, FIFA, si vergognano e forse se la palleggiano tra loro non si sa di chi è la responsabilità – lottavamo contro i mediatori, facendo degli scioperi. Parlo da vecchio consigliere dell’Associazione Calciatori, un po’ di lustri fa. Adesso si lamentano dei miliardi di commissioni. I procuratori vecchio stampo non potevano accedere a quelle cifre che, tra l’altro, avrebbero dovuto essere a carico dal calciatore, unico e possibile cliente. Adesso legittimamente, grazie all’alzata di ingegno di chi ha redatto quel regolamento che ha introdotto la figura del mediatore, quei soldi vanno nelle tasche di chi opera. Vengono pagati legittimamente, alla faccia dei conflitti di interesse che prima generavano multe e contratti annullati, e possono emettere tre fatture. Chi meglio di loro può essere definito broker? La FIFA adesso che si è accorta dell’errore clamoroso che ha fatto, perché fa i conti e vede quanti denari escono e vanno nelle tasche dei broker medesimi, adesso cerca di tornare indietro. I broker a loro volta si sono organizzati ed hanno costituito anche un’associazione mi pare, i vari Raiola e Mendes, Ramadani, i più importanti. A buon diritto resisteranno, perché il prezzo lo fa mercato».