Pirlo: «Lacrime surreali nel 2005, tre minuti infiniti nel 2006»

La carriera di Andrea Pirlo ha conosciuto gioie e delusioni ai massimi livelli sportivi: momenti che la stella del New York FC ripercorre con la consueta lucidità, dalla delusione di Istanbul al trionfo in terra di Germania

Quasi 38 anni, una maglia da calciatore ancora sulle spalle e la faccia di chi ne ha viste tante: Andrea Pirlo oggi può raccontare un ampio ventaglio di emozioni vissute sul campo con costante flemma ma interiorizzate con la precisione di un metronomo. In una lunga intervista rilasciata a L’Equipe, l’ex faro di Milan e Juventus ha sfoderato tante istantanee della sua carriera, in particolare due momenti che rappresentano la vetta e l’abisso delle sensazioni di campo. La delusione più cocente resta la finale di Champions League persa in modo a dir poco rocambolesco nel 2005, quando il suo Diavolo si vide rimontare tre gol dal Liverpool in poco più di cinque minuti: «Ho pianto subito, in campo. Ma quando poi sono rientrato nello spogliatoio, il più triste della mia carriera, c’erano tanta amarezza e delusione che non sono più riuscito nemmeno a piangere. Un clima surreale dopo un match surreale, perdere una finale in quel modo è qualcosa di difficilmente ripetibile. Non lo auguro a nessuno».

MINUTI INFINITI – Un anno dopo invece la gioia più grande, il Mondiale conquistato attraverso una semifinale diventata leggenda, in cui le reti di Grosso e Del Piero alla fine dei supplementari regalarono il biglietto per Berlino. Il magic moment di Pirlo è collocato proprio fra i due gol della semifinale: «I tre minuti più belli della mia carriera. Fantastici, interminabili. Mi è sembrato che passasse un secolo, è stata una cosa incredibile. Qualificarsi alla finale mondiale battendo la Germania a casa sua, poi a Dortmund dove non aveva mai perso.. poi la finale… un’attesa infinita. Quando scendi in campo per giocarla ti ritrovi accanto alla coppa e non sai se potrai sollevarla; alla fine, quando lo fai, non riesci ancora a renderti conto di essere diventato Campione del Mondo».