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Shakhtar, De Zerbi: «Non siamo pronti per la Champions, ma voglio fare cose importanti»

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De Zerbi

L’allenatore dello Shakhtar Donetsk De Zerbi ha parlato delle difficoltà avute in Champions League dalla sua squadra

Roberto De Zerbi, allenatore dello Shakhtar Donetsk, in una lunga intervista a La Gazzetta dello Sport ha parlato del suo primo periodo in Ucraina e delle difficoltà avute dalla sua squadra in Champions League.

CRESCITA – «Siamo ancora agli inizi, però sono soddisfatto della crescita della squadra, del modo in cui mi sono calato in una realtà nuova, del rapporto con il club e i giocatori e dei primi risultati». 

SUPERCOPPA«Quella tra Shakhtar e Dinamo è una grande rivalità, acuita dal fatto che la mia squadra ha dovuto lasciare Donetsk nel 2014 per la guerra e sta a Kiev. La Supercoppa l’abbiamo vinta 3-0. Quella sera fui contento soprattutto del modo in cui battemmo la Dinamo». 

CAMPIONATO«Per noi è importante vincere il campionato. Sto lanciando alcuni giovani del 2001 e del 2002, la squadra è piena di talento e l’obiettivo è ristabilire la gerarchia giusta in Ucraina». 

PRESSIONE«No. So che allenare lo Shakhtar significa dover vincere, ma questa consapevolezza non mi toglie il sonno. Piuttosto, sento sempre la pressione di dare rapidamente un’organizzazione alla squadra. Voglio che acquisisca in fretta un’identità chiara. E siamo in linea con i programmi». 

PROBLEMA LINGUA – «La lingua: io dirigo gli allenamenti in italiano, ho due traduttori bravissimi. Poi uso un po’ di inglese, di spagnolo. E i ragazzi si sforzano di capire l’italiano. Ho cambiato atteggiamento in campo: sono meno duro, in Italia mi arrabbiavo di più perché il rapporto lo potevo ricostruire fuori dal campo. Tra le altre difficoltà, ci sono i viaggi lunghi, quasi sempre in aereo per tre o quattro ore. E poi le partite ravvicinate: da luglio giochiamo ogni tre giorni. A me era capitato solo nel primo post-lockdown. È un’esperienza nuova, che mi arricchisce». 

UN SOLO PUNTO IN CHAMPIONS – «Perché ci siamo meritati quello. Però ogni partita porta con sé una storia diversa. Con l’Inter abbiamo pareggiato facendo una buona prestazione. Con il Real in casa abbiamo perso 5-0 ma fino al 2-0 del 51’ era una gara equilibrata. E al ritorno siamo stati sempre in partita. Avremmo potuto fare di più, certo, ma fa tutto parte del percorso. Con una strategia diversa, avremmo forse qualche punto in più. Ma ho preferito giocare a modo mio pur sapendo che il rischio era alto: una scelta dettata dal desiderio di costruire qualcosa di importante. Adesso non siamo pronti a giocare così in Champions, ci mancano la conoscenza del gioco, le caratteristiche fisiche, la convinzione. Ma cresceremo. Il punto di arrivo sarà tornare negli stadi importanti e giocare senza il freno a mano tirato». 

BERNABEU«Ha fatto effetto più al mio staff, che giustamente vive queste cose in maniera piu umana. Io purtroppo me le godo di meno. A me interessa proporre in un teatro così prestigioso lo stesso tipo di calcio che mi ha permesso di arrivare fin lì». 

SERIE A – «Interessante e molto equilibrata. Noto la ricerca degli spazi, una tendenza che va avanti da un po’ di tempo. Milan e Napoli non sono lì per caso: hanno idee, mentalità, qualità ed entusiasmo. E ci sono altre squadre che lotteranno per lo scudetto». 

PENTITO DELLA SCELTA? – «No, ero conscio delle difficoltà. Per come sono fatto io, credo che non potessi trovare una situazione migliore. Però ammetto che è stato difficile lasciare il Sassuolo: lì c’è gente a cui voglio bene e sono molto legato».