De Laurentiis, a gennaio prendi Galliani!

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galliani milan
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Venti giorni, quelli che chiuderanno la strepitosa era Galliani: saluta il Milan dopo aver vinto tutto

Lo ha affermato senza troppi giri di parole, ragion per cui questa volta sembra essere tutto vero: l’amministratore delegato e vicepresidente del Milan Adriano Galliani lascerà il club appena dopo il passaggio di proprietà dalla famiglia Berlusconi alla cordata di imprenditori asiatici. Si chiude così un trentennio in cui il Diavolo – sotto la guida Berlusconi-Galliani – ha vinto tutto e si è ripetuto nei suoi successi.

NESSUN RIDIMENSIONAMENTO – La sua storia gli impone di non accettare alcun ruolo che non sia quello attuale: “so fare soltanto l’amministratore delegato, ragion per cui credo che la mia storia al Milan termini qui. Passerò dalla cronaca alla storia, vedremo poi se la prima sarà migliore della seconda”. Parole chiare di cui si attendeva soltanto la tempistica: impensabile ragionare altrimenti, la posizione di un dirigente così cruciale nello sviluppo del calcio italiano non può essere intaccata. Va definitivamente agli annali una pagina pazzesca, irripetibile, fatta di successi, di Palloni d’Oro, di anticipazioni di tendenze calcistiche, di spettacolo, di difesa, di centrocampo, di attacco, ma sopra ogni cosa del riconoscimento internazionale spettato a questa squadra più che ad ogni altra nella storia del nostro calcio.

IL LASCITO – Superfluo sviolinare i successi ottenuti ed i calciatori transitati dalle parti di Milanello nell’era Galliani: li conoscerete a memoria. Più interessante concentrare la nostra riflessione sull’eredità che lascia al futuro del Milan: si è narrato con fiumi di inchiostro circa il presunto disastro delle recenti stagioni rossonere, con buona parte dell’ambiente milanista che non ha fatto sconti a chi poco prima aveva condotto il club sul tetto del mondo. Non entriamo nel merito del malcontento: legittimo o meno, sceglietelo voi. Interessante invece valutare quel che sarà: un Milan giovane, senz’altro molto diverso da quello che per natura viene associato ad Adriano Galliani, ma dalla prospettiva radiosa. Costruito lontano dalle luci di un tempo ma pezzo dopo pezzo, con una visione che – seppur apparsa spezzettata e non sempre lineare e coerente – oggi rende un prodotto infinitamente stimolante. Se chi verrà sarà in grado di costruirci sopra, senza smantellare al primo intoppo ma valorizzandolo a dovere, il futuro del Milan può rivelarsi all’altezza delle aspettative.

E IL FUTURO DI GALLIANI? – Tutti ad interrogarsi su quel che sarà del Milan orfano di Silvio Berlusconi ed Adriano Galliani. Ma sul futuro di quest’ultimo? L’accumulo di esperienza è talmente strepitoso da farlo sembrare eccessivo: 30 anni di calcio vissuti a tutto tondo, da ogni angolo di prospettiva e vissuti ad altezze che non consentono errori. A livelli in cui ogni disattenzione è marcata con tanto di evidenziatore dall’attento mondo dei media. La carta d’identità parla altrettanto chiaramente: 72 anni, non propriamente il profilo dirigenziale sul quale innestare un discorso di prospettiva. Bollito? Non ci sembra affatto. La giusta via di mezzo sarebbe quella di una società che necessita di strutturarsi a determinati livelli per compiere quel salto di qualità tanto agognato da anni ma mai perfettamente compiuto. La snella struttura dirigenziale del Napoli ad esempio imporrebbe qualche riflessione: il presidente Aurelio De Laurentiis ed il direttore sportivo Cristiano Giuntoli, la cui voce è tuttora oggetto misterioso. Perché non pensare – magari per un quinquennio – all’inserimento in società di un dirigente così navigato? Per Galliani potrebbe essere l’ultima grande sfida della sua inarrivabile carriera, provare a vincere altrove, per il Napoli l’opportunità di creare un vero e proprio tessuto societario per poi ragionare in tal senso anche nei prossimi decenni. Quando magari personalità forti cederanno il passo ai propri eredi e toccherà appoggiarsi su una società realmente organizzata e perfettamente funzionante: in tal senso l’attuale amministratore delegato del Milan è secondo a pochi. Perché non farci un pensiero?

 

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