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Baresi si racconta: «Portare la fiaccola è un onore per ogni cittadino della Terra. Bergomi? Non sarà mai un rivale, è un grande amico»

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Baresi parla al Corriere della Sera: «Portare la fiaccola è un onore per ogni cittadino. Bergomi? Mai un rivale, è un amico»

Sul Corriere della Sera, Franco Baresi si racconta a cuore aperto dopo il recente intervento per l’asportazione di una nodulazione polmonare che lo aveva costretto a un temporaneo ritiro dalle scene lo scorso agosto. Il “Piscinin”, bandiera rossonera, è tornato a San Siro in una veste inedita ed emozionante: quella di tedoforo per le Olimpiadi invernali, accompagnato dalle note di Andrea Bocelli e dall’affetto di tutto lo stadio.

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L’ONORE DELLA FIACCOLA «Non pensi che non sia stato coinvolgente anche per me. Portare la fiaccola è un onore per ogni cittadino della Terra. Veicolare la torcia olimpica significa trasmettere un messaggio di pace e di armonia tra i popoli, di cui tanto in questo momento peraltro avremmo bisogno. Ho svolto un percorso breve ma in quei pochi metri di cammino, con gli occhi del mondo puntati addosso, mi sono reso conto di essere l’alfiere di valori sani, come la lealtà nella competizione e l’armonia. Una delle sensazioni più forti della mia vita sportiva».
LA CHIAMATA INASPETTATA DEL CONI «Devo ringraziare il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, che mi ha chiesto la disponibilità. Lì per lì rimasi un po’ stupito e fui costretto a ribattere: “Ma è sicuro? Non sono esattamente al top della condizione”. Rappresentare il proprio Paese per un’Olimpiade è un’occasione unica».
L’EMOZIONE DI TORNARE A SAN SIRO «Certo, ha reso ancora più particolare l’esperienza, San Siro è stata casa mia per decenni. Non le dico il batticuore quando sono uscito sul campo e ho visto lo stadio pieno. La voce di Bocelli ha reso tutto più magico. Diciamo che è stato un tragitto breve ma intenso. In carriera non avevo mai provato un’emozione del genere».
PRIMA VOLTA DA TEDOFORO «No, avevo già fatto il tedoforo a Park Avenue in occasioni delle Olimpiadi di Atlanta, quelle che nell’immaginario sono indimenticabili per l’accensione del braciere da parte di Cassius Clay. In quell’occasione avevo portato la fiaccola per un chilometro. Ma farlo per Milano-Cortina, con tutto il rispetto, ha un altro significato».
SAPEVA DI BERGOMI «Ma no, mi hanno avvisato una settimana fa. Prima non sapevo neanche quale tratto avrei dovuto percorrere, e quindi tanto meno che lo avrei fatto in compagnia. Beppe però non sarà mai un rivale, è un grande amico».
LA COMMOZIONE DEGLI ITALIANI «In quei momenti si capiscono tante cose. Vede, finché non capita qualcosa di brutto uno pensa di essere immortale. In quel preciso istante ho pensato alla mia famiglia».
L’AFFETTO DELLA GENTE «Mi è arrivata addosso un’ondata. Il calore mi ha anche aiutato a superare i momenti più difficili. Voglio ringraziare il Milan perché dal primo giorno mi ha messo a disposizione le migliori strutture».
IL RECUPERO DELLA QUOTIDIANITÀ «Il peggio è passato, pian piano sto recuperando la mia quotidianità. Faccio tante passeggiate, qualche volta vado in sede, cercherò di essere progressivamente più presente».
LA LEZIONE DELLA MALATTIA «Innanzitutto che l’orizzonte è limitato e bisogna pensare giorno dopo giorno. La vita non mi ha mai regalato niente, sono abituato a lottare. L’ho sempre fatto e non mi fermo ora».

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