Auguri a Roberto Mancini, l’uomo che ha fatto godere Roma, Genova e Milano – VIDEO

Roberto Mancini, attuale tecnico dello Zenit San Pietroburgo, festeggia 53 anni: ecco i momenti più belli vissuti con Samp e Lazio

Il tratto distintivo nella carriera di Roberto Mancini è sempre stato la gioventù: aveva 13 anni quando i genitori lo portano da Jesi al centro allenamento del Bologna per un provino, ne aveva 16 quando Tarcisio Burgnich decise che quel ragazzino poteva debuttare in serie A. Diciassette anni quando Paolo Mantovani firmò un assegno record per eleggerlo colonna portante della nuova vincente Sampdoria, ne aveva 20 quando si precluse una storia azzurra più importante e vincente di quella che sarebbe stata litigando con il ct Bearzot per futili motivi; ne aveva 36 quando nonostante un regolamento vigente conquistò la prima panchina di un club – ovviamente in Serie A – a Firenze.

A Bologna scala rapidamente le gerarchie: dopo il debutto in un Cagliari-Bologna colleziona nove gol in 30 presenze, facendo convergere su di sè tutte le attenzioni dei club italiani. Il presidente Paolo Mantovani spende 40 milioni (2.5 miliardi di lire) per portarlo a Genova e aprire il ciclo più luminoso della storia blucerchiata. Alla Sampdoria, infatti, arriva la consacrazione, sotto l’egida guida di Vujadin Boskov diventa faro della squadra e insieme a Luca Vialli formano “i gemelli del gol” che porteranno a Genova: quattro coppe Italia, una Coppa delle Coppe, una Supercoppa Italiana un incredibile scudetto. L’unica macchia nella carriera del Mancio rimane la coppa dei campioni persa a Wembley contro il Barcellona nel 1992, la fine di un ciclo. L’anno seguente il presidente Paolo Mantovani morì e qualcosa dentro Mancini si ruppe definitivamente. Le continue scenate in campo contro gli arbitri e fuori contro i giornalisti gli fanno salutare prematuramente la maglia azzurra: pochissime le apparizioni con l’Italia, dovute anche al difficile rapporto instaurato con Bearzot, Vicini e poi Sacchi.

Nel 1997 il rapporto con il neo presidente Enrico Mantovani è logorato, così approda alla Lazio di Cragnotti dopo vince il secondo scudetto della sua carriera prima di entrare nello staff di collaboratori di Sven Goran Eriksson. Grazie a ad un ingegnoso stratagemma approda sulla panchina della Fiorentina come allenatore in seconda dove vince una coppa Italia prima di lasciare la società sull’orlo del fallimento. Nel 2002 il ritorno alla Lazio del dimissionario presidente Cragnotti, vince una coppa Italia contro la Juve centrando anche la qualificazione in Champions League. Il sesto posto conquistato l’anno successivo lo obbliga a lasciare Roma per abbracciare il nero e l’azzurro dell’Inter. Più volte Moratti ha provato a portare a Milano il Mancini giocatore, ha dovuto accontentarsi nel 2004 dell’allenatore grazie al quale arrivano tre scudetti, due supercoppe italiane e due coppe Italia; ma sono gli scarsi risultati in Champions (sempre fuori agli ottavi) a segnare il divorzio con l’Inter.

La Premier League e la FA Cup conquistati con il Manchester City lo rendono idolo dei citizen, ma anche in questo caso i risultati in Europa sono deludenti e così dopo il licenziamento dal City vive un’effimera stagione al Galatasaray per poi tornare all’Inter, centrando un insperato quarto posto (miglio risultato dei nerazzurri dai tempi del Triplete).