Connettiti con noi

Hanno Detto

Buffon: «Mai pentito del ritorno a Parma. Quando tornai alla Juve era tutto diverso»

Pubblicato

su

Buffon

Gianluigi Buffon, portiere del Parma, si è raccontato in una lunga intervista: ecco le sue dichiarazioni al Corriere della Sera

Gianluigi Buffon ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera. Le parole dell’ex Juve.

RONALDO – «Ho detto questo perché lo penso e facendo una riflessione più approfondita arrivo a dire che chiaramente la colpa non è di Cristiano, perché lui è quello e quando prendi un giocatore di quel calibro tu sai a cosa vai incontro. C’è da capire se gli altri sono preparati e secondo me molti giocatori non erano pronti a poter condividere un certo tipo di esperienza. Vuoi o non vuoi, un po’ tutti si sentono Cristiano e questo non deve mai accadere, soprattutto in realtà come la Juve. Quando lui è arrivato a Torino, io sono andato a Parigi. E quando sono tornato ho visto qualcosa di diverso, che non mi ricordava più quello che avevo lasciato».

INTER JUVE – «In gara secca per me è 50-50, perché la Juve al di là dei momenti contingenti ha ancora individualità con caratura eccelsa e quindi può vincere qualsiasi tipo di sfida, come ha fatto con il Chelsea».

DYBALA – «È sicuramente un leader tecnico, perché è il miglior giocatore che ha la Juve. E poi devo dire che negli ultimi anni è maturato tanto e sta vestendo il ruolo di uno dei leader della squadra. Per poter mettere in pratica questo tipo di ruolo però devi esserci e Paulo negli ultimi due anni è stato molto assente per gli infortuni. Nel momento in cui trova continuità, si consacrerà anche leader della Juve, insieme ad altri 3 o 4».

MAROTTA – «Sì, è determinante avere empatia e quel tipo di esperienza e sensibilità nel modo di agire e rapportarsi con gli altri: chi prendere, chi comprare, cosa cambiare di un gruppo di lavoro. Marotta in questo aveva un’intelligenza animalesca, istintiva, che hanno solo i professionisti con capacità superiori. È innegabile».

MAI SENTITO INFERIORE A SZCZESNY – «È una cosa che è venuta fuori quando Tek ha cominciato a fare qualche errore. Ma quando sono tornato alla Juve sapevo qual era il mio ruolo e fare paragoni sarebbe stato stupido da parte mia. Però non posso neanche non vedere quanto io valgo ancora adesso. Su questo non c’è dubbio».

PARMA – «Non c’è un giorno in cui abbia avuto un dubbio della scelta fatta. Sono stato un bimbo che aveva una passione, ho sempre seguito A, B e C e ho giocato in stadi in cui non ero mai stato, che da bambino erano mitologici, ho maglie che non ho mai avuto come quella del Cosenza o della Ternana. Sono cose che mi danno piacere, esperienze che arricchiscono il mio bagaglio. E la vita in fondo è questa: la gioia e l’emozione che provo a Parma, in mezzo a vecchi amici che mi ringraziano e mi dicono di tenere duro, mi fanno performare così».

NAZIONALE – «Non saranno commessi errori. Il problema è che si giocherà contro una squadra fortissima. Di conseguenza ci sta anche che l’Italia possa non qualificarsi. Non ho rimpianti in Nazionale. Mi disturba quando mi chiedono cosa farei se mi convocassero. So cosa significa l’importanza del gruppo, bisogna lasciare il ct Mancini libero di fare le proprie scelte senza rompimenti. E nessuno mi deve fare nessun regalo. Se riesco me li faccio da solo. Posso anche pensare che per come sto adesso fare il terzo portiere sia troppo penalizzante».