Serie A
Di Canio ‘gioca’ il suo Inter Juve: «Spalletti fuori categoria, Chivu non si è pianto addosso. Dopo il KO dell’andata i nerazzurri sono sbocciati»
Di Canio, ex attaccante ed oggi opinionista, ha parlato così in vista di Inter Juve di sabato a San Siro. Le sue dichiarazioni.
Il Derby d’Italia accende le aspettative della venticinquesima giornata. Paolo Di Canio, ex giocatore bianconero e oggi talent di Sky, ne ha parlato a Tuttosport.
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INTER-JUVE «Mi aspetto assolutamente una bella partita, per come conosciamo Spalletti, ma pure lo stesso Chivu per come sta facendo giocare la squadra. Immagino che metteranno in atto una strategia per vincere e non solo per controllare. Mi aspetto un Inter-Juve che faccia innamorare chi ama il calcio come lo intendo io, dove si osa e non si attende lo sbaglio dell’avversario».
L’EVOLUZIONE DELL’INTER DOPO IL KO DELL’ANDATA «Da quel ko [del 13 settembre, ndr], salvo qualche altra piccola zoppia, l’Inter è sbocciata, ha cominciato ad assimilare il credo del proprio allenatore, quei principi che all’inizio sembrava potessero essere non di difficile comprensione, però non così facili da applicare dopo quattro stagioni con Inzaghi. Chivu ha portato una nuova mentalità, una ricerca più rapida della verticalità, la riaggressione più alta. E poi ha chiesto ai centrocampisti di cambiare, basta colpi di tacco e ghirigori, più determinazione e decisione. Mixate tutte queste cose, l’Inter ha cominciato a uccidere le partite».
LA JUVENTUS DI SPALLETTI «Sicuramente partiva con più certezze dell’Inter, però i risultati soprattutto a inizio stagione erano frutto della rabbia calcistica figlia dello spirito di Tudor. C’era determinazione, ma tante lacune tecniche e confusione. Con Spalletti, dopo due-tre tentativi, è tornato l’ordine, un sistema di gioco chiaro e richieste precise ai giocatori che negli ultimi due mesi stanno rendendo al 200%. Però per restare a questo livello la Juve deve mantenere grande intensità, altrimenti riemergono difetti, in particolare difensivi, come con Atalanta e Lazio. Credo stia subentrando un po’ di stanchezza, Spalletti sta chiedendo tanto a una squadra che non ha grande spessore tecnico».
GIOCATORI RIGENERATI «Perché Spalletti entra nella testa con le sue idee, è esigente, ma convincente, fa credere ai giocatori che possono diventare qualcosa di diverso da quello che pensano. Tira fuori un potenziale inespresso. E se innalza del 2% ogni giocatore, arriva al 22% in campo, non male. Guardate Locatelli, per non parlare di Thuram che ora sembra Anguissa. Prima era un mediano che portava palla, né carne né pesce, ora va dritto, penetra, calcia, vuole segnare».
GLI ATTACCANTI BIANCONERI «Con David qualcosa è riuscito già a fare. Ha segnato qualche gol, ha iniziato a fare i movimenti giusti. David ha una storia precisa, segna un gol ogni due partite, però non è né un fenomeno, né uno scarsone, è quello che ti fa dire “porca miseria” perché dopo un gol, magari non prende tre palloni che gli passano vicino. Spalletti lo può migliorare, non trasformare in Suarez o Agüero. Openda? Mi sembra un bambinone, anche dello schiaffo che Spalletti gli ha dato, come a dire “svegliati” perché anche un gol sul 5-0 può darti fiducia».
SERVE VLAHOVIC «No, serve un Osimhen, un centravanti che abbia fisicità, corra in verticale e sappia dare il fuoco ai compagni. Non so con quale spirito tornerà Vlahovic, visto che potrebbe andare via, ma se sarà in condizione, è il centravanti a disposizione più adeguato per il gioco della Juve. Con tutti i difetti che ha, è più scaltro degli altri in area e ora ne arrivano molti lì di palloni».
YILDIZ «Nel modo di approcciare la partita, per atteggiamento, è già un “leader by example”, il leader dell’esempio: corre, rincorre, cade e si rialza, vuole la palla, fa tutto. In questo è già eccezionale. Tecnicamente è bravissimo e sono sicuro che con compagni migliori che gli toglieranno alcune responsabilità, farà ancora meglio. Che possa diventare un leader carismatico nello spogliatoio ho qualche dubbio, osservando la sua mimica in campo e fuori, il suo modo di parlare. Leader del verbo ci nasci».
SPALLETTI «Luciano in Italia è fuori categoria per capacità di incidere, migliorare i giocatori. Però non è un mago, non può trasformare giocatori normali in fenomeni. In cinque anni con questa rosa, a meno che le altre squadre non smobilitino, difficilmente potrà vincere lo scudetto. Se il club lo sosterrà con innesti adeguati, invece…».
CHIVU E INZAGHI «La comunicazione, esterna e interna, è agli antipodi. Faccio un passo indietro. Inzaghi prese l’Inter campione d’Italia. È vero che andarono via Lukaku e Hakimi, ma lui chiese e ottenne Dzeko e Dumfries. La squadra nerazzurra non si è mai indebolita negli anni, è sempre rimasta la più forte, ma non ha mai dimostrato di essere la più brava. Marotta, che aveva costruito la Juventus vincente, e la società nerazzurra hanno fatto un lavoro straordinario per sostituire chi partiva. Inzaghi avrebbe dovuto fare proprio come la squadra bianconera di Conte e Allegri, un ciclo lungamente vincente. Non dico che avrebbe dovuto vincere quattro scudetti su quattro, ma almeno tre. Invece ha sempre ripetuto, anche al quarto anno, che l’Inter era partita per entrare nelle prime quattro, che erano stati migliorati i bilanci, che erano state raggiunte due finali di Champions. Sembrava quasi che l’Inter arrivasse dalla Serie B, invece Inzaghi aveva ereditato la squadra campione d’Italia. Chivu cosa fa? Non si piange addosso, dice: “Ragazzi, ricordatevi che abbiamo i punti che meritiamo, non guardiamo indietro, ma avanti, siamo l’Inter e siamo destinati a subire critiche e pressioni perché dobbiamo lottare per raggiungere tutti i nostri obiettivi”».