Figc-Coni, ormai lo scontro è vicino

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tavecchio malagò
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La Figc non vuole il commissariamento del Coni, ma deve trovare le cariche elettive per A e B: non è facile dopo un lungo stallo politico

Niente commissario, almeno per il momento. Ma un ultimatum di fatto al mondo del pallone: se salterà per l’ennesima volta il banco nella Lega di B e soprattutto nella Lega di A, con la strada verso le elezioni trasformata in una collezione di trappole, la soluzione sarà inevitabile. Giovanni Malagò ha consultato legali e dirigenti: gli estremi per dichiarare la «constatata impossibilità di funzionamento degli organi direttivi» non ci sono. La giunta straordinaria del Coni ne prenderà atto, studiando però una road map per monitorare la situazione.

SCONTRO – Malagò non vuole rischiare una fuga in avanti che potrebbe produrre uno scontro istituzionale con tanto di sconfinamento nella giustizia amministrativa, sull’asse Tar­-Consiglio di Stato. «Bisogna portare rispetto alla Figc, poi ci sono dei diritti e dei doveri, e andremo a verificarli». La linea di confine è chiara. Comincia con l’assemblea della Lega B di domani e continua con quella della Lega A di lunedì. Se una delle due (o ancora peggio, tutti e due) bucasse il tentativo di eleggere i nuovi organi dirigenti, un intervento commissariale avrebbe la necessaria copertura giuridica. Non a caso, Malagò, ventilando l’ipotesi del mancato commissariamento della Figc, aggiunge una postilla: «Poi bisogna aspettare cosa succede dopo le assemblee delle Leghe».

INDIFESA – Malagò vuole evitare ogni possibile autogol, ma si rende conto che il calcio rischia di vivere una crisi di credibilità. Mentre il presidente del Coni si cimenta nel dilemma sul commissario, la fiorettista olimpionica Elisa Di Francisca è molto dura con il pallone: «Hanno rovinato questo sport, non può essere più un esempio». In Lega di B, c’è convergenza sul presidente, l’attuale commissario Mauro Balata; invece in quella di A l’intesa è lontana, anche perché si deve concretizzare in un pacchetto di nomine che va dal presidente all’amministratore delegato passando per i consiglieri federali e di Lega. Come ricorda “La Gazzetta dello Sport”, c’è una data che, in ogni caso, non si potrà scavallare: l’11 dicembre scade il commissariamento della Lega. Se lunedì non ci sarà la fumata bianca, potrà essere concesso qualche giorno di tempo, ma poi basta davvero.

STRETTA SULL’A.D. – Ieri è stata una giornata febbrile tra i club, fatta di contatti e incontri: lo spauracchio di Malagò ha colto nel segno. Ma se la scelta dell’amministratore delegato è in dirittura d’arrivo, quella del presidente ancora no. Sull’a.d. il cacciatore di teste Egon Zehnder ha una lista di 7­8 nomi, alcuni dei quali praticamente già bruciati, altri top secret. È in questa ristretta cernita che si annida il nome giusto ed è stato già individuato il profilo: un manager che potrebbe avere il gradimento bipartisan ma regna il massimo riserbo perché la questione economica non è ancora chiusa e non si vuole sottoporre altritacarne un professionista, anche per rispetto nei confronti dell’azienda per cui lavora.

DIVERGENZE – Sul presidente di Lega rimane una spaccatura difondo tra chi, come Claudio Lotito, punta su una figura istituzionale (sul taccuino un ex magistrato della Corte dei conti), e chi come le big spinge per una personalità che mastichi politica sportiva e sia più decisionista: un identikit che si adatta, per esempio, a Gabriele Gravina, n.1 della Lega Pro. E poi ci sono le altre nomine: Lotito aspira a fare sia il consigliere federale sia quello di Lega, ma molti club sono contrari. Potrebbe rappresentare la A in Figc assieme a Beppe Marotta.