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Italia Svizzera, Donadoni: «Gli Azzurri meritano di andare in Qatar. Chiesa immenso»

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Donadoni

L’ex c.t. della Nazionale Donadoni ha parlato in vista di Italia-Svizzera di questa sera

Roberto Donadoni, che in carriera si è seduto anche sulla panchina della Nazionale, in una intervista a La Gazzetta dello Sport ha parlato in vista del match di questa sera tra Italia Svizzera. 

ITALIA SVIZZERA – «Una gara delicata, l’Italia merita di andare in Qatar per tutto quello che ha fatto. La Svizzera è competitiva, ma io ci credo: abbiamo qualcosa in più, andremo al Mondiale. Anche gli episodi finora sono andati bene». 

FATICA DOPO UN TRIONFO – «Perché dopo un trionfo c’è un accumulo di stress che ti complica la vita. Ma ne siamo usciti sempre bene, questo dice la storia della Nazionale. Grandi risultati nei momenti difficili, soprattutto al Mondiale». 

PESO – «Abbiamo da perdere più di loro. Non facciamoci assillare dal risultato. Giochiamo mentalmente liberi, senza pensare “oddio, e se non ce la facciamo…“». 

INSIGNE E CHIESA – «L’Insigne ultima versione, quello che taglia verso il centro, supera l’uomo in dribbling, rifinisce, mi somiglia un po’. Anche se io ero più portato alla fase difensiva, mentre lui è molto più bravo in attacco e segna tanti gol. Chiesa ha questo carattere immenso, si sacrifica per la squadra, arretra e, correndo a mille, a volte va un po’ fuori giri. Allegri dice che se lo ritrova esaurito dopo un’ora perché non sempre gestisce gli sforzi, ma è una cosa molto bella: Chiesa si entusiasma. I giocatori li preferisco così». 

CHIESA COME PAPA’ ENRICO – «I geni solo quelli, soprattutto nel modo di tirare in porta. Enrico era più attaccante, io non vedo ancora Federico centrale, fa fatica, non ha riferimenti». 

GIOVANI – «È una mentalità ormai diffusa grazie anche a Mancini che ha avuto la forza il coraggio di puntare sui giovani. Prima c’erano molte più remore. Tutto il sistema sta cercando di imitarlo e ha preso coraggio. Pensare di giocare soltanto sull’avversario oggi sarebbe un limite. A volte sei costretto a difenderti, ma solo per differenza di qualità».