Juventus al top: ma Marchisio accetterebbe un altro anno di panchina?

© foto www.imagephotoagency.it

La Juventus vola e cerca il clamoroso Triplete: ma è ancora la Juventus di Claudio Marchisio?

Juventus vicinissima alla cima: mancano soltanto i dettagli per ratificare il sesto scudetto consecutivo di un’era così brillante, la finale di Coppa Italia con la Lazio per sancire con ulteriore forza l’assioma, la finalissima di Champions League – contro i campioni in carica del Real Madrid – che spesso si è tramutata nell’incubo peggiore per i colori bianconeri. Il popolo della Juventus ora crede in un epilogo differente e lo fa alla luce di una rinnovata consapevolezza: la squadra di Allegri si è seduta al tavolo delle grandi con un piglio nuovo. Quesito: ma può ancora essere definita la Juventus di Claudio Marchisio?

Marchisio e l’infortunio

Rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro, poco più di un anno fa: i rischi del mestiere, commentò il calciatore, rischi del mestiere che giocoforza hanno condizionato il corso della sua stagione. Il lento recupero, l’inseguimento del ritorno, la ricerca della condizione ottimale per riproporsi a pieni giri e non come il comprimario di turno, dopo una carriera disputata nella squadra della sua vita. La premessa è doverosa per raccontare lo stato attuale delle cose: mancherebbe altrimenti un pezzo necessario al complesso dell’analisi.

Lo stato dell’arte: Marchisio riserva

Un impianto con un centrocampo a tre lo avrebbe messo a riparo da qualsiasi considerazione di questo genere: 3-5-2, 4-3-3 o 4-3-1-2 che fosse, al suo ritorno tra gli arruolabili avrebbe trovato il suo spazio oltre ogni ragionevole dubbio. Al fianco di Pjanic e Khedira, o meglio in mezzo ai due, oramai ben abituato ad una posizione accentrata, da fulcro della squadra, ruolo che aveva già svolto nell’era Pirlo quando il maestro necessitava di riposo, nonché nella scorsa stagione per raccoglierne la fresca eredità. La storia però ha cambiato il suo corso: lo switch tattico di Massimiliano Allegri – con il passaggio a quel 4-2-3-1 che ha consentito a tutti gli uomini offensivi (e di personalità) della sua squadra di coesistere ed evitare musi lunghi – ha finito per penalizzare proprio il buon Claudio, così di fatto estromesso dalla formazione titolare. Giocano Pjanic e Khedira, e lo fanno anche molto bene: si integrano agevolmente, uno dedito più all’attacco degli spazi, l’altro alla trattazione del pallone. Entrambi disposti a metterci muscoli e polmoni per assicurare alla squadra un equilibrio funzionale alle tante risorse offensive contemporaneamente schierate dall’allenatore, senza che si perda alcunché in termini di equilibrio e solidità.

Il futuro: scenari di calciomercato?

Andiamoci piano: immaginare Claudio Marchisio con una maglia di colori distanti dal bianco e dal nero appare quantomeno arduo. Sì, è davvero difficile declinare le modalità di un suo eventuale addio alla Juventus in cui di fatto ha sempre militato. Il quesito però, data la nuova sostanza, sorge praticamente spontaneo: ma Claudio Marchisio accetterebbe un’ulteriore stagione da comprimario? Da riserva di qualcuno che venga considerato titolare al suo posto? Trentuno anni sulla carta d’identità, alle porte dell’ultima vera fetta della sua carriera: dovesse realmente restare Allegri al timone della Juventus, e dovesse dunque essere confermato l’attuale disegno tattico, dove sarebbe lo spazio per Marchisio? Per un centrocampista della sua esperienza, mentalità vincente, per una pedina che ha sempre respirato spogliatoi di un certo tipo, in tanti farebbero carte false seppur a 31 anni suonati. Alla fine, con ogni probabilità, non se ne farà nulla: Marchisio resterà di buon grado nell’humus in cui si è formato come uomo e calciatore, lottando come non mai per riprendersi quel che gli era proprio. Ci teniamo una residuale frazione di tesi opposta, quella palesemente più suggestiva: la Juve ha scelto altro, Marchisio ne prende atto e prova a rilanciare la sua versione 2.0 altrove. Si ritroverebbe la fila alla porta.