Connect with us

Hanno Detto

Klinsmann racconta: «In Italia è un calcio essenzialmente negativo. Io sempre interista sfegatato, quella volta che Ernesto Pellegrini mi disse ‘Non è un comportamento da professionista…’»

Published

on

Klinsmann

Klinsmann ha rilasciato un’intervista, riavvolgendo così il nastro della sua carriera e parlando anche dello stato del calcio italiano

Intervistato dal Corriere dello Sport, Jurgen Klinsmann ha rilasciato queste dichiarazioni.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

CARRIERA – «Mi sono divertito tanto. Il passaggio fondamentale è stato l’arrivo all’Inter di Pellegrini nell’89. In quegli anni le squadre potevano avere solo tre stranieri e fu favoloso essere uno dei tre, insieme a Lothar (Matthäus, nda) e Andy Brehme. Significava essere il frutto di una selezione severa, accurata. I club riuscivano a conservare un impianto autoctono… Mi piacerebbe che fosse imposto anche oggi un limite di stranieri per squadra, quattro, massimo cinque, risolverebbe tanti problemi. Ma le leggi non lo consentono»

CALCIO ITALIANO«Seguo con interesse la serie A e anche la B dove gioca mio figlio Jonathan. Vedo spesso un calcio faticoso, difficile, poco piacevole, alla base c’è la paura».

PAURA DI COSA – «Gli allenatori temono di perdere il posto dopo tre sconfitte. Sostituzioni sempre dopo 55, 60 minuti, di solito conservative, difensive. È un calcio essenzialmente negativo, l’atteggiamento è comprensibile, ma limita la crescita dei giovani, del movimento. Pochi hanno il coraggio di rischiare un diciassettenne. Per questo l’affermazione di Pio Esposito è un fatto positivo per tutti. Chivu gli ha dato fiducia e lui ha risposto subito. Nelle Under 21, 19 e 17 avete ragazzi molto bravi, ma poi li perdete per strada. Per ottenere qualcosa dovete rischiare. L’ostacolo è culturale, non bisogna pensare alle eventuali cicatrici».

I RISCHI LI ASSUMEVA – «Quando allenavo gli Stati Uniti notai Pulisic che a 17 anni giocava a Dortmund. Visto che c’era il timore che scegliesse la Croazia, fregai tutti facendolo giocare venti minuti in nazionale… (Sorride). Noi tedeschi sappiamo investire sui giovani, penso a Musiala, a Wirtz».

MCKENNIE NON LO HA MAI ALLENATO – «No, ma lo conosco bene. Weston è un ragazzo speciale, in campo è imprevedibile. Fuori, sempre sorridente, positivo. È un po’ matto, ma ha grandi qualità».

SUCCESSO INFERIORE DA ALLENATORE – «Mi sono divertito ovunque. In Germania nel 2006 è stato fantastico, l’Italia ha meritato il titolo. Di quella stagione ricordo i 42 viaggi aerei tra la Germania e la California. Al Bayern sono rimasto un solo anno per divergenze con la dirigenza».

SEMPRE INTERISTA«Sfegatato e senza compromessi».

ERNESTO PELLEGRINI – «È stato un padre, un’impronta eccezionale sulla mia vita. Sono famose le cene a casa sua, momenti educativi. Le sue analisi erano lucidissime, vedeva sempre il quadro più grande, gli inglesi lo chiamano big picture. E non gli sfuggiva niente».

L’ANEDDOTO – «Una sera esco con Nicola Berti e Aldo Serena. Diciamo che non ci risparmiamo e rientriamo molto tardi. La mattina dopo il presidente mi convoca in sede. Non capisco il motivo. Mi siedo e lui mi racconta con chi ero la sera prima, i locali che avevamo frequentato, cosa avevamo mangiato e bevuto e a che ora ero passato dal casello, ho sempre abitato a Cernobbio. “Non è un comportamento da professionista”, conclude».

Il calcio del giorno

Ultimissime

video

Change privacy settings
×