L’arte di vincere secondo Zinedine Zidane

Zinedine Zidane compie 45 anni, una carriera al top con un unico comune denominatore: la vittoria, in campo e in panchina

Non sempre ad una grande carriera da calciatore ne corrisponde una uguale da allenatore. Non è il caso, però, di Zinedine Zidane. Un neofita, dal punto di vista della carriera in panchina, ma già pregno di successi da record alla guida del Real Madrid. Che bissa quanto fatto con gli scarpini da gioco sui campi di Ligue One, Serie A e Liga a cui va sommata l’epopea di Zizou in una Nazionale multietnica che conquisterà Mondiale ed Europeo, segnando un importante paradigma nella storia del calcio moderno. Una carriera costellata da successi e momenti di improvvisi black-out, da calciatore, che hanno rischiato di corrodere la bellezza delle veroniche del francese di famiglia algerina. La partita d’addio al calcio del francese è stato un vero e proprio contenitore di estremi della carriera di Zizou: dall’autorevolezza di leader in campo nella finale mondiale di Berlino contro l’Italia e la sana follia del cucchiaio a Buffon dagli undici metri alla testata nei confronti di Materazzi in mondovisione, riappacificata solo dopo tanti anni di distanza. Immagine che, però, non ha scalfito una carriera costellata di successi, galattici e in bianconero, e replicata nell’esperienza da nuovo golden boy sulla panchina della merengues.

Sul tetto del mondo

La ricetta per diventare un campione enumera un ingrediente fondamentale: l’amore per questo sport. E c’è un episodio che, forse più di tutti nella lunga aneddotica del Zidane extra-campo, riesce a fotografare al meglio quanto Zizou si divertisse semplicemente nel giocare a pallone. Sia lui che l’ex compagno Edgar Davids, infatti, hanno raccontato dei vari ‘blitz notturni’ a Torino quando andavano a giocare di notte con gli immigrati del quartiere San Salvario, con tanto di cappello in testa per non farsi riconoscere dai presenti. Nato nel ’72 a Marsiglia, il suo debutto nel calcio professionistico lo si rtitrova in quel di Cannes, giusto in tempo per attirare le attenzioni del Bordeaux. Ma sarà con la doppietta all’esordio in Nazionale francese che Zizou farà drizzare le attente all’Avvocato Agnelli e alla Triade, prima del trasferimento alla Juventus e la conseguente esplosione nel campionato più competitivo dell’epoca. Con i bianconeri vincerà una Coppa Intercontinentale, una Supercoppa Europea, una Supercoppa Italiana, due Scudetti ma perderà entrambe le finali di Champions League guadagnate dalla formazione di Marcello Lippi. Nel 1997-1998 si prende il trono del mondo: vince il Mondiale in casa con due gol di testa in finale da calcio d’angolo e centra la vittoria del Pallone d’Oro, diventando così il quarto calciatore della storia francese ad aggiudicarsi tale trofeo dopo Kopa, Platini e Papin. Lascerà la Juventus per il Real solamente nel 2001 e ‘solamente’ per 150 miliardi di lire, cifra record per il trasferimento di un calciatore nella storia del calcio fino a quel momento. E con i blancos stabilisce un altro connubio fondamentale nella sua carriera: l’investimento estivo di Perez verrà ripagato solo pochi mesi dopo, con una perla nella finale della Champions League 2001-2002 che è passato alla storia per la vittoria del trofeo ai danni del Bayer Leverkusen. Farà incetta di trofei anche in Spagna, vincendo Supercoppa di Spagna, Supercoppa Uefa, Coppa Intercontinentale, Liga, fino al tributo di un commosso Bernabeu tutto in piedi il 7 maggio 2006 nell’ultima gara giocata da Zidane con il suo club, prima dell’appendice dei Mondiali di Germania e del canto del cigno franco-algerino.

Sky’s the limit

Vincere è difficile, rivincere e confermarsi anche quando sei dall’altra parte rispetto al terreno di gioco è impresa ardua e spinosa. Dopo una parentesi da direttore sportivo a cavallo della prima decade del 2000, è nel 2013 che Zidane muove i primi timidi passi in panchina, iniziando la carriera da vice-allenatore di Carlo Ancelotti per poi passare un anno dopo all’apprendistato con il Real Madrid Castilla. Servirà l’esonero di Rafa Benitez del 4 gennaio 2016 a convincere Florentino Perez ad affidargli la conduzione tecnica della prima squadra. E i primi sei mesi di Zidane da allenatore si concludono con il più bello dei finali di stagione: la vittoria della undécima Champions League della storia del Real Madrid. Zizou batte i cugini dell’Atletico Madrid ai rigori e riesce in sei mesi laddove nessun tecnico della storia francese era riuscito: vincere la Champions League. La stagione successiva, però, Zidane si supera: conduce i madrileni alla vittoria della Supercoppa Uefa e del Mondiale del club, ma i due trofei finiscono solamente per essere l’antipasto delle grandi portate di lì a poco servite. Riporta il Real Madrid alla vittoria nella Liga spagnola dopo cinque anni dall’ultimo trofeo. E poche settimane dopo centra l’ennesimo record della sua precoce carriera in panchina: batte la Juventus nella finale di Cardiff con un 4-1 senza storia, centra il double che mancava da 59 anni al Real e diventa il primo allenatore della storia che riesce ad aggiudicarsi due edizioni consecutive di Champions League. La duodecima è ormai storia, lo sguardo è già proiettato ai prossimi successi. Zidane’s way.