Beretta: «C’è da vincere un campionato tutti insieme, altro che Serie A» – ESCLUSIVA

Beretta Serie A
© foto www.imagephotoagency.it

Mario Beretta ha parlato in esclusiva ai microfoni di Calcionews24: ecco le sue parole relative all’emergenza Coronavirus e alla Serie A

Mario Beretta, allenatore di Siena e Chievo tra le altre, ricopre oggi un ruolo di prim’ordine nel consiglio della FIGC in quota AIAC (Associazione Italiana Allenatori Calcio). Ecco le sue parole in esclusiva per Calcionews24.com sull’emergenza Coronavirus e l’impatto della stessa sul calcio italiano.

Mister Beretta, un pensiero su questo periodo complicato per tutti. Secondo lei l’emergenza Coronavirus è stata sottovalutata?

«C’è la preoccupazione di stare bene tutti, quando si dice “L’importante è la salute” spesso è una frase fatta, ma meglio di questa al momento nessuna può calzare. Aldilà di tutto di quelle che saranno le implicazioni economiche, anche nel calcio, che in questo momento passa in secondo ordine e non è certo una priorità. Naturalmente ci auguriamo che tutto vada per il meglio, che tutti facciano quello che le istituzioni dicono perché è l’unico modo per poter ritornare a fare una vita di relazione normale che abbiamo fatto fino a 2-3 settimane fa. Forse abbiamo sottovalutato tutti il Coronavirus, si pensava ad un’influenza normale, cosa che evidentemente non è. Non sono un virologo, non so spiegare, francamente non so se è stata sottovalutata. Un proverbio recita “Acqua passata non macina più”, bisogna guardare quindi al presente e al futuro. Sembra di essere come nel calcio, dove tutti sembrano essere allenatori, ora invece sono tutti virologi».

Pur mancando il calcio giocato, non mancano le polemiche. Lei cosa pensa delle diverse vedute sulla ripresa degli allenamenti?

«Noi come AIAC ci siamo trovati d’accordo con l’AIC e con i medici. Era giusto interrompere gli allenamenti seguendo sempre quello che le istituzioni dicevano. Era giusto interrompere perché bisogna pensare prima alla salute. Quando sarà il momento, quando si arriverà speriamo presto, ma non per il calcio ma perché vuol dire che stiamo bene, e ci saranno tutte le situazioni giuste senza rischio di ricadute e di altri contagi, e si riprenderà a parlare di calcio nel vero senso della parola, allora ci si siederà ad un tavolo e si vedrà quello che ci sarà da fare. Può essere tra un mese come può essere tra cinque, questo purtroppo al momento non può saperlo nessuno. In questo momento si naviga a vista e semplicemente bisogna stare a casa. Il calcio non è una priorità seppur noi come AIAC stiamo facendo degli incontri online per far sentire la vicinanza a tutti gli associati e a tutti gli allenatori, condividere gli aggiornamenti e far passare dei momenti della giornata».

Le ipotesi sulla continuazione del campionato, con le varie possibilità (playoff, congelamento della classifica o avanti ad oltranza) sono delle mere supposizioni mi pare di capire.

«Assolutamente. Francamente non sono e non siamo in grado di dire quello che potrà succedere. In questo momento si parla di tutt’altro, di cose ben più importanti, fino a quando non si avranno dei dati precisi su tutto quel che riguarda il calcio a 360°, dal taglio degli stipendi a quando ricomincia la stagione, dobbiamo solo fermarci e ragionarci su. Questo per quanto riguarda il mondo del calcio. Poi qua in Lombardia e in Piemonte ci sono situazioni particolari, sperando che le regioni che hanno meno contagi rimangano così».

Tiene banco infatti la tematica del taglio degli stipendi. Come pensa si possa risolvere questa situazione, conoscendo anche la posizione dell’AIC?

«Non credo che l’AIC abbia chiuso tutte le porte per il taglio degli stipendi, leggendo le dichiarazioni si chiarisce la nostra linea. Una volta che ci si ferma e si chiariscono le problematiche e che si potrà tornare a parlare di calcio, ci si confronterà per trovare una linea comune. L’AIC non si è espressa in maniera contraria, vuole solo aspettare e capire la situazione. Tutto il resto verrà di conseguenza».

Fino all’interruzione del campionato, la Serie A ha mostrato una lotta tra Juve, Lazio e Inter per lo Scudetto. Giudizi sul campionato fino allo stop?

«Fino a quel punto è stato un bel campionato, combattuto come probabilmente era un po’ di anni che non si vedeva, era avvincente sotto tutti gli aspetti, non solo per la lotta Scudetto. Purtroppo adesso abbiamo da vincere un altro campionato tutti insieme, non dividendosi per squadre e fazioni politiche».