Marotta: «Calcio italiano con poca qualità. Stranieri? Sono importanti, però…»

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L’amministratore delegato della Juventus, Beppe Marotta, ha parlato della presenza degli stranieri in Serie A e del momento del calcio italiano

Beppe Marotta, amministratore delegato della Juventus, in un’intervista rilasciata al quotidiano La Stampa, ha parlato dei tanti stranieri in Serie A e del cambiamento da parte delle società italiane delle strategie di mercato. Queste le sue parole: «Con la Sampdoria, e soprattutto con società di medio-bassa classifica, la ricerca allo straniero era rara. Negli anni è aumentata perché è calato il livello dei giovani italiani e soprattutto perché anche i club minori si sono attrezzati con lo scouting interazionale. Ora la selezione è più ampia ed è aumentata la possibilità di acquistare giocare a prezzi giusti».

Il dirigente bianconero ha cominciato: «Se in A potrà mai rigiocarsi una partita con solo italiani? Non è semplice, questo è il riflesso con la globalizzazione. I rapporti con l’esterno ora sono diversi, come le strategie. Qualche anno fa era impossibile pensare che un calciatore come Sagna sarebbe andato al Benevento. C’è una controindicazione però. Gli stranieri sono importanti e le grandi società portano campioni per vincere, ma dare spazio agli italiani dà un grande senso di appartenenza: è quello che è accaduto alla Juventus, con uno zoccolo duro di italiani. Uno dei nostri obiettivi è quello di non disperdere questo patrimonio».

 

«Come possiamo recuperare la qualità? – ha concluso MarottaC’è bisogno di una politica che vada a valorizzare i settori giovanili, sul modello tedesco o spagnolo. Dobbiamo migliorare il concetto di formazione e investire su tecnici preparati. Tutto ciò senza aver paura degli stranieri. Anzi uno dei gli aspetti più importanti è la naturalizzazione dei giovani con radici in altri Paesi, così come già avviene altrove. Altre nazioni Europee sono cresciute in questo decennio: negli ultimi anni solo l’Inter ha vinto, prima invece eravamo abituati a primeggiare».