Milan Atalanta: i rossoneri sfruttano l’abilità aerea di Ibrahimovic

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© foto www.imagephotoagency.it

In Milan-Atalanta, i rossoneri hanno esasperato il lancio lungo per Ibrahimovic. Lo svedese ha dominato dal punto di vista fisico

Il Milan post lockdown si conferma avversario ostico per tutti. Dopo aver sconfitto Juve, Lazio e aver fermato il Napoli, i rossoneri hanno pareggiato contro un’Atalanta che sembrava implacabile. I padroni di casa hanno avuto il grosso merito di tenere botta anche nei frangenti di maggior predominio della Dea, rischiando relativamente poco. Si è visto grande sacrificio e generosità, con oltretutto un’ottima verticalità nel risalire il campo.

Perché Ibrahimovic è stato determinante

Ad inizio gara, il Milan ha faticato nel superare l’intenso pressing a uomo dell’Atalanta. Con Kessié e Biglia costantemente marcati, era pressoché impossibile risalire centralmente e trovare l’uomo tra le linee. Intelligentemente, il Milan – coinvolgendo anche Donnarumma nel palleggio – sceglieva allora di allargare il gioco sui terzini, facendo girare palla da un lato all’altro.

Ciò, almeno inizialmente, ha funzionato. Se i centrocampisti erano seguiti bene, al contrario i laterali avevano tendenzialmente più tempo e spazio per ricevere. Il Milan li ha quindi cercati con frequenza per risalire il campo, con Calabria piuttosto libero, sui Gosens andava con qualche tempo di ritardo. L’azione che ha portato alla punizione è proprio nata da una discesa del terzino, con Laxalt  che si è involato palla al piede nella trequarti atalantina (servendo poi Rebic).

 

Dopo un prolungato possesso, il Milan allarga il gioco su Calabria libero di ricevere. I terzini avevano un po’ più spazio dei centrocampisti.

Gasperini, rendendosi conto della troppa libertà di Calabria, è poi corso ai ripari. Ha scelto di modificare la posizione di Gomez, che in fase di non possesso si è messo a marcare  il laterale basso rossonero. Con Hateboer che, a destra, accorciava quasi sempre bene su Laxalt, il Milan non ha quindi più trovato spazi neanche sulle corsie esterne, visto che entrambi i terzini erano marcati.

Di conseguenza, il Milan ha iniziato ad esasperare quella che poi sarebbe divento il pattern tattico principale del match rossonero: il lancio lungo per Ibrahimovic. Senza soluzioni di passaggi sul breve (a causa del pressing dell’Atalanta), si sono viste palle alte in continuazione per guadagnare metri. Basti pensare che Donnarumma e Gabbia hanno effettuato rispettivamente 27 e 14 passaggi lunghi.

Un esempio qui. Terzini e centrocampisti marcati, Gabbia lancia lungo.

In quelle situazioni, lo svedese è stato letteralmente dominante, vincendo 14 duelli aerei su 16. In tal modo, ha consentito al Milan di risalire il campo e generare pericoli, facendo da sponda per i giocatori vicini a lui. Il lavoro spalle alla porta di Ibra si conferma determinante per la squadra: tanto in zona di rifinitura, quanto nel superare la pressione avversaria quando non è possibile palleggiare sul corto.

L’occasione più netta della ripresa, ossia quella di Saelemaekers, è nata proprio da lui. Su un lancio lungo da dietro, lo stacco aereo dello svedese ha lanciato Leao in profondità.

Due situazioni in cui il Milan lancia lungo per Ibra, con lo svedese che prevale fisicamente e serve i compagni.

Oltre allo stradominio fisico di Ibra, va sottolineata la fitta presenza di giocatori vicini a lui bravi a raccogliere sponde e seconde palle (Rebic e Calhanoglu in particolare). Un qualcosa che dimostra come siano situazioni ben provate in allenamento.

La libertà di Malinovskyi

A inizio gara, l’Atalanta è riuscita a rendersi pericolosa con grande facilità. Con Gomez più decentrato a sinistra, la zona mancina era il lato forte della Dea, che concentrava lì gran parte degli attacchi. Inizialmente, il Milan è collassato male, con i mediani in difficoltà. Alla sinistra di Biglia, c’era costantemente Malinovskyi libero di ricevere, la Dea lo ha quindi trovato con facilità.

Da sue ricezioni tra le linee sono arrivate alcune delle principali occasioni, come il tiro di De Roon e l’azione del rigore. Con il passare dei minuti, Gabbia ha iniziato ad uscire più aggressivo sull’ucraino, che però ha continuato ad avere mediamente abbastanza libertà nell’arco della partita (anche se tecnicamente è stato più impreciso rispetto al solito).

La libertà di Malinovskyi a inizio match.

Soprattutto dopo il gol del vantaggio, il Milan ha iniziato però a essere molto più compatto in fase difensiva, con l’Atalanta che ha faticato maggiormente a trovare spazi. Con Gosens sempre alto, Saelemaekers si è distinto per generosi ripiegamenti difensivi: i rossoneri si difendevano spesso con un 5-3-2 che consentiva di coprire meglio la porta di Donarumma.

Inoltre, Calhanoglu si abbassava bene per supportare Kessié e Biglia, evitando loro di trovarsi in inferiorità numerica. Il Milan ha quindi coperto bene la propria trequarti, con grande attenzione sia in ampiezza che al centro. L’Atalanta ha faticato a tirare in modo pulito da zone pericolose.  Il rimpianto di Pioli è solo quello di aver concesso un gol evitabile, da un pallone perso in mezzo in cui Biglia ha sofferto l’intensità di Freuler e De Roon.

 

Qui si vedono i ripiegamenti di Calhanoglu e Saelemaekers. Il belga ha spesso fatto il quinto a destra, mentre Rebic (l’ala sinistra) restava più alta vicina a Ibrahimovic.

A volte, l’Atalanta è sembrata un po’ intestardirsi nel voler sfondare a sinistra. Con le due squadre collassate su quella zona, ci poteva essere l’opportunità per allargare il gioco sul lato debole, dove Hateboer e Malinovskyi avevano più spazio. Invece, ci si è spesso ostinati nel voler passare centralmente, nonostante un Milan attento e reattivo nel coprire gli spazi.

Nonostante tante rotazioni, con Zapata che spesso si defilava (e altri prendevano il suo posto al centro dell’attacco), la Dea non è riuscita a trovare il varco vincente. Da notare come Djimsiti abbia una ricoperto una posizione abbastanza bloccata, forse per preoccupazione verso le ripartenze del Milan: di solito i terzi dell’Atalanta si sganciano in avanti per dare presenza offensiva.

Due situazioni con l’Atalanta concentrata sul centro-sinistra. La Dea prova a sfondare centralmente, allargando poco il gioco. Il Milan è però bravo a contenere il forcing avversario, leggendo bene le rotazioni posizionali.

Nel secondo tempo, la gara è diventata molto più verticale. Si saltava spesso il centrocampo, con continui lanci lunghi per le punte. L’ingresso di Muriel per Malinovskyi ha accentuato quest’aspetto, con l’Atalanta che – anche per merito di un Milan che pressavava bene – è meno risalita palla a terra, optando per il gioco lungo. Il risultato però non è cambiato.

Nel complesso, il pareggio è giusto, rispecchia bene una partita giocata su ottimi ritmi. Milan e Atalanta sono senza dubbio tra le squadre più in salute del post lockdown, e si è visto anche nel match di San Siro.