Mondonico, la volta che si fece squalificare per vedere i Rolling Stones – VIDEO

Emiliano Mondonico allenatore rock a tutti gli effetti: ma anche calciatore fuori dagli schemi, con una passione per i Rolling Stones

I più giovani sono abituati a pensare ad Emiliano Mondonico come all’allenatore coi baffi, il capitano coraggioso che in opposizione al sistema agitò una sedia al cielo, diventando l’emblema di una tifoseria intera. Pochi sanno, o pochi ricordano, che Mondonico in panchina ha fatto grandi cose, ma pure in campo – da calciatore – non era niente male. Giocava ala, per l’esattezza, e coltivava anche un discreto vizio del gol. Non gli riuscì, però, di raccogliere l’eredità di Gigi Meroni, il bello e maledetto del Torino, considerato da tanti il George Best italiano (in campo e fuori). Eppure qualcosa in comune con quei miti dell’epoca il caro vecchio Mondo l’ha condiviso. Una sorta di deformazione rock che una volta lo spinse addirittura a farsi espellere volutamente perché in città arrivavano i Rolling Stones e pensare di perderli era semplicemente impensabile.

Fu lo stesso Mondonico a raccontare la sua avventura: «Brian Jones era seduto su una sedia di legno, simile a quella che ho alzato ad Amsterdam. Era uno spettacolo diverso da tutti. Noi eravamo abituati a Orietta Berti, a Nilla Pizzi, a Celentano. Era sconvolgente, ti prendeva…Mi sono fatto squalificare la domenica precedente. Gli Stones avrebbero suonato al sabato sera ed è chiaro che la trasferta sarebbe partita il sabato pomeriggio. Dovevamo giocare a Mestre. Mi sono fatto espellere. Fisicamente non ero in grado di fare dei falli e allora ho cominciato a lanciare improperi all’arbitro. Quando lui si girava per vedere chi era, mi giravo anch’io. E non riusciva a capire chi fosse l’autore delle provocazioni. Alla fine, ha compreso. “È lei che mi ha insultato per tutta la partita?” L’importante era che mi buttasse fuori, così da potere andare a vedere gli Stones. Oltre a Brian Jones, Mick Jagger, un animale da palcoscenico. Da Tony Dallara che faceva il falsetto, mi trovavo di fronte a Jagger. Eravamo abituati a Sanremo… In quel periodo erano i capelli che facevano la differenza. Noi obbligati da sempre alla sfumatura alta…La grande rivoluzione era avere i capelli lunghi. Era un grande contraltare con i genitori. Siamo entrati nel pomeriggio e poi ci siamo nascosti per sentire anche il concerto della sera». Mondonico lo scapigliato, Mondonico da sempre e per sempre rock.