Pagina 198 – Calcio News 24

Jacobelli: «Malagò presidente della FIGC con uno tra Maldini, Baggio o Del Piero ma va prima di tutto cambiato il sistema. Due competizioni da riformare. Ecco come» – ESCLUSIVA e VIDEO

Jacobelli, noto giornalista, è intervenuto in esclusiva a Calcionews24: dalla necessità di rivoluzionare il sistema italiano alla corsa scudetto. Le parole

Xavier Jacobelli, noto giornalista sportivo, è intervenuto in esclusiva ai microfoni di Calcionews24. Le sue dichiarazioni sul futuro del calcio italiano e non solo.

Volevo partire con te da un’analisi del percorso delle italiane nelle coppe europee viste anche le sconfitti di ieri sera di Bologna e Fiorentina. Credi che questo andamento rispecchi le difficoltà del calcio italiano o il tutto è ascrivibile al caso?

«No, il bilancio è pesantemente negativo. In Champions solo l’Atalanta è arrivata agli ottavi per poi essere eliminata dal Bayern Monaco che non a caso è uno dei club favoriti per la vittoria finale anche perchè Kompany ha costruito una macchina perfetta esaltata dai gol di Kane, dal talento di Olise e da una organizzazione tattica e di gioco e da un valore tecnico assoluto. E’ chiaro che il calcio italiano sta vivendo uno dei momenti più negativi della sua storia recente, basti pensare a che cosa abbia combinato la Nazionale, terza eliminazione consecutiva dalla corsa alla fase finale del campionato del mondo e nelle coppe europee, considerate le sconfitte incassate da Bologna e dalla Fiorentina esiste il rischio concreto che per la prima volta dopo 7 anni non ci sia nessuna italiana nelle semifinali delle tre competizioni dell’UEFA. Questo dovrebbe indurre tutti i club ad una profonda riflessione perchè è evidente che gli errori di mercato, il mancato rafforzamento degli organici, l’esterofilia acuta che affligge il nostro campionato, 70.9% di presenza straniera nell’ultimo turno, quello immediatamente successivo all’eliminazione dell’Italia… Questo vuol dire che si compra male. Evidentemente, visto che non è neanche possibile a livello normativo, non si deve tornare a ripristinare inaccettabili e anacronistiche barriere. Vuol dire invece che bisogna cercare grandi giocatori in Italia e all’estero perchè in Italia i talenti ci sono, ma è evidente che se non si incontrano club e allenatori che abbiano il coraggio di valorizzarli, questa importazione massiccia di calciatori stranieri, nella maggior parte dei casi purtroppo tali da non garantire un apporto tecnico qualitativamente elevato, perchè un conto è parlare dell’invasione straniera degli anni 80 e 90, Falcao, Zico, Maradona, Rummenigge e poi Gullit, Van Basten etc.. E un altro invece prendere atto del fatto che gli stranieri arrivati in Italia in questi anni non hanno contribuito all’innalzamento del tasso tecnico del campionato e i risultati si vedono in Europa».

Nella tua analisi hai ovviamente fatto riferimento alla debacle della Nazionale: chi vorresti come presidente della FIGC e come CT al posto dei dimissionari Gravina e Gattuso?

«Premessa doverosa: intanto la Federazione ha fissato al 22 giugno, meglio tardi che mai, bisognava farlo prima ma ci hanno detto che ci sono tempi tecnici da rispettare e il solito blablabla… Come al solito si perde tempo in queste circostanze ed è la terza volta dopo la Svezia, la Macedonia del Nordo e dopo la Bosnia. Chiunque sarà presidente della FIGC e chiunque sarà il CT si troverà in una situazione uguale se non peggiore rispetto a quella lasciata da Gravina e Gattuso se non cambierà il sistema. Non è una questione in primis di uomini, certamente sarà il nuovo presidente federale a scegliere il CT, ma è una questione di sistema. Se questo calcio registra il 70.9% di stranieri in una giornata che sarebbe dovuta essere quantomeno di speranza, ma in Udinese-Como, che ha rappresentato il caso limite, unico italiano presente Zaniolo con Bertola entrato al minuto 86; se la Lega di Serie A e la Federcalcio non sono capaci, come non sono stati capaci, perchè hanno snobbato, trascurato, lasciato andare alla deriva la Nazionale… Non esiste che una partita importante come Italia-Irlanda del Nord sia stata preceduta da un vero allenamento sostenuto a Coverciano dalla Nazionale. Non esiste al mondo che due partite così importanti non siano state preparate per tempo. Si conosceva il calendario delle qualificazioni Mondali da due anni, non da due mesi o due settimane, e si sapeva che ci fosse il rischio del playoff a marzo. Gattuso aveva chiesto il rinvio della 30esima di campionato, ovviamente non glielo hanno accordato, aveva chiesto lo straccio di uno stage di 48 ore a Coverciano, non glielo hanno accordato. Montella, che ha riportato la Turchia al Mondiale dopo 24 anni, ha ottenuto l’anticipo della 27esima giornata del massimo campionato turco avendo così 8 giorni per preparare le due partite decisive di qualificazione. Tutto questo per dire cosa? Chiunque venga eletto presidente della Federcalcio, personalmente mi auguro sia Malagò affiancato da un grande campione del calibro di Maldini, Baggio o Del Piero, cioè gente che sappia di calcio visto che abbiamo le tasche piene di quelli imbullonati alle poltrone, dovrà come condizione fondamentale cambiare lo stato delle cose. Per farlo ci vuole che i club escano dal loro egoismo, la Lega di Serie A la pianti di portare la Supercoppa di Lega in Arabia Saudita, adesso ovviamente è sconsigliabile ma già ci sono progetti in Australia piuttosto che negli Stati Uniti; riformi la Coppa Italia che così com’è non funziona. Basterebbe copiare il modello della FA Cup, il più antico torneo del mondo inglese che suscita ogni anno un enorme interesse e consente alle squadre di categorie inferiori rispetto alla Premier di misurarsi! Altroché garantire alle primo 8 l’acceso dagli ottavi di finale in poi, no! Altro che fare della Coppa Italia una sorta di tappabuchi nel calendario… Calendario organizzato cervelloticamente. La Supercoppa prima di Natale, ma stiamo scherzando? Abbiamo visto come ha sbalestrato i calendari? Sarebbe molto semplice giocarla prima dell’inizio della stagione, come gara inaugurale visto che mette di fronte la vincitrice dello scudetto con quella della Coppa Italia della stagione precedente. Così come è chiaro ed evidente che se i club non piantano di pensare solo ai propri interessi organizzando tournée in agosto e che già si profilano all’orizzonte in Australia, e questo vuol dire che la Nazionale quando cominceranno le gare della Nations League sarà già in ritardo di condizione. Sono problemi che da anni stiamo sottoponendo e denunciando ma non c’è verso che cambino direzione. E’ questo il problema. Dopodiché il presidente della Federcalcio verrà eletto il 22 giugno, verrà nominato il nuovo CT ma se non si cambia la sostanza di nuovo saremo qui a dire che al Mondiale ci andiamo tra 20 anni».

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L’ultimo turno di campionato ha visto l’Inter rilanciarsi battendo la Roma e il Napoli superare il Milan dopo lo scontro diretto del Maradona. Lo scudetto per te è virtualmente assegnato o credi nella rimonta del Napoli che avrebbe dell’incredibile?

«Hai usato un termine appropriato: virtualmente, non matematicamente. Ci sono ancora 7 partite, 21 punti a disposizione, il calcio ci insegna che nulla è impossibile. Fermo restando il fatto che l’Inter sia più che mai padrona del proprio destino perchè come ricordavi ha 7 punti di vantaggio su un Napoli irriducibile. Un Napoli a cui vanno fatti i complimenti e che deve essere elogiato perchè a 7 giornate dalla fine ha gli stessi punti dello scorso campionato nonostante l’impressionante emergenza infortuni che ha privato di volta in volta Conte dei suoi uomini più importanti e si è vista la differenza tra il Napoli che giocava senza De Bruyne, senza Anguissa, senza Lobotka, lunedì scorso ha giocato senza Hojlund che è stato fermato da un virus intestinale e che è stato l’acquisto più felice, ma è chiaro, senza Di Lorenzo, senza Rrhamani, senza Neres… Col rientro dei suoi uomini più rappresentativi il Napoli ha ripreso la marcia mettendo insieme 5 vittorie consecutive quindi fa benissimo Conte a credere, sebbene ufficialmente non si sbilanci oppure dica che soltanto l’Inter può perdere questo scudetto, e fa benissimo l’Inter, che ha ritrovato Lautaro, (infortunato oggi), ha ritrovato Calhanoglu, ha ritrovato Dumfries, ha ritrovato Barella, a ritenersi artefice del proprio destino. Il Napoli ha il merito di non mollare. Il Milan invece paga l’assenza di un centravanti capace di andare in doppia cifra. In questo senso ci sono dati che sono illuminanti. Nelle 15 partite disputate dall’inizio dell’anno Leao ha segnato 4 gol, Nkunku 3, Fullkrug 1, Gimenez 0 ma sappiamo che è appena rientrato dopo l’operazione alla caviglia, e Pulisic è a secco dal 28 dicembre. Evidente che se tu non hai chi la mette dentro non puoi che arrestarti nella rincorsa all’Inter. E Allegri ne ha preso realisticamente atto. Fermo restando il fatto che il Milan conti gli stessi punti dello scorso anno ma al termine del campionato. Questo dimostra che la cura Allegri ha rimesso in sesto il Milan consentendogli di volare verso il traguardo minimo della stagione, cioè giocare la Champions League».

Mediaticamente il grande colpevole della sconfitta del Milan al Maradona è stato Massimiliano Allegri reo, secondo molti, di non aver schierato dall’inizio le tre punte. Come ti poni al riguardo?

«Io credo che semplicemente dipenda dai giocatori. Leao sta vivendo purtroppo di nuovo una stagione sulle montagne russe. Alterna buone prove ad altre invece deludenti tanto è vero che non mi stupirei affatto se in estate venisse messo sul mercato come da più parti si vocifera. Per quanto riguarda gli altri: Fullkrug non è mai stato un attacco che sistematicamente sia andato mai in doppia cifra, basta dare un’occhiata al suo curriculum. Il tedesco è un attaccante di manovra, un attaccante che tiene alta la squadra come si dice in gergo ma non si può pretendere da lui che segni gol che non ha segnato nelle precedenti squadre dove ha militato. Gimenez come detto ha avuto alle spalle una lunga assenza per infortunio; Nkunku ha segnato dei gol ma non è mai definitivamente sbocciato. Non è un caso che il Milan in questo momento venga segnalato sulle tracce di Lewandowski che è vero che in agosto compirà 38 anni ma che segna ancora valanghe di gol».

Di oggi la notizia del rinnovo di Spalletti con la Juve fino al 2028: hanno fatto bene i bianconeri o al posto loro avresti aspettato la fine della stagione?

«Secondo me la Juve ha fatto bene a prolungare il contratto a Spalletti fino al 2028 perchè se l’è guadagnato sul campo e perchè basterebbe ricordare la situazione che ha trovato Spalletti alla Juventus il giorno del suo insediamento lo scorso 30 ottobre. Ha intrapreso un cammino tortuoso, lastricato di ostacoli. Lui stesso dopo la vittoria sul Genoa ha ricordato come non fosse completamente soddisfatto dal livello di gioco esibito dalla sua squadra ma ha vinto. e grazie anche al concomitante pareggio del Como a Udine si è portato a ridosso della formazione lariana. Il segnale che la Juventus ha voluto dare prolungando il contratto di Spalletti è un segnale di continuità, oserei dire sospirata continuità perchè l’ultimo scudetto è stato vinto nel 2020, allenatore Maurizio Sarri. Poi Pirlo, il ritorno di Allegri, Thiago Motta, Tudor e ora Spalletti e siamo arrivati al 2026. In 6 anni troppi cambi e troppi cambi anche a livello dirigenziale. Se una squadra e una società del calibro della Juventus non ritrova la continuità di gestione non può tornare a vincere. Spalletti sotto questo aspetto ha dimostrato di essere un allenatore all’altezza della situazione. Ora, nelle ultime 7 partite, tocca ai giocatori».

SI RINGRAZIA XAVIER JACOBELLI PER LA DISPONIBILITA’ DIMOSTRATA IN QUESTA INTERVISTA

Rinnovo Spalletti Juve, tre missioni da compiere per il tecnico dopo la firma. Cosa succede ora – VIDEO di Marco Baridon

Rinnovo Spalletti Juve, tre missioni che deve compiere ora il tecnico bianconero dopo la firma. Quali sono le prospettive del club – VIDEO

La firma sul rinnovo contrattuale di Spalletti ha definitivamente blindato la panchina della Juventus, certificando una fiducia incondizionata da parte della dirigenza nei confronti dell’attuale progetto tecnico. Con il futuro ormai scolpito e messo nero su bianco, le ambizioni della Vecchia Signora assumono contorni ben definiti e delineati. Come accuratamente analizzato e sottolineato dal direttore di Juventusnews24, Marco Baridon, all’esperto allenatore toscano sono state affidate tre missioni fondamentali per ricollocare stabilmente la società piemontese nell’Olimpo del calcio mondiale. L’intento della proprietà, infatti, non si limita alla semplice e pura ricerca del successo sportivo, ma punta a una profonda ricostruzione di quell’identità vincente che, nel corso delle ultime annate, era sembrata in parte smarrita.

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Obiettivo a breve termine: blindare l’accesso alla Champions League

La priorità assoluta dell’immediato presente è squisitamente pragmatica e risulta di vitale importanza per la stabilità finanziaria del club: centrare l’accesso alla Champions League. Rimanere esclusi dalla massima competizione continentale complicherebbe enormemente qualsiasi futuro piano di rafforzamento della rosa. La guida tecnica è perfettamente consapevole che mantenere un’elevata continuità di risultati nell’attuale campionato rappresenta l’unico percorso percorribile per assicurarsi quel piazzamento cruciale, indispensabile sia per conservare un forte appeal internazionale, sia per finanziare in maniera adeguata le future operazioni di calciomercato.

La missione a medio termine: nuova identità e caccia allo Scudetto

Una volta archiviata e messa in cassaforte la partecipazione europea, l’attenzione dello staff si sposterà inevitabilmente sulla filosofia di gioco e sulla costruzione del gruppo. Lo step successivo impone di costruire una Juve a sua immagine e somiglianza, riacquistando la forza necessaria per ritornare a lottare per lo Scudetto. Potendo contare su ampi poteri decisionali in sede di trattative, l’allenatore avrà l’arduo ma stimolante compito di forgiare una squadra che incarni perfettamente il suo credo tattico, restituendo ai tifosi un DNA marcatamente dominante.

La visione a lungo termine: rompere il tabù europeo

L’ultimo e più arduo gradino di questa ambiziosa scalata coincide con il definitivo rilancio internazionale, il vero metro di giudizio per valutare la portata storica di questo ciclo sportivo. L’orizzonte a lungo termine prevede infatti di tornare ad essere competitivi in Europa. Le statistiche parlano chiaro: l’approdo ai quarti di Champions manca dall’edizione 2018-2019, un’assenza prolungata e decisamente inaccettabile per una corazzata blasonata come la Juventus. Il mister è stato scelto proprio per vestire i panni del condottiero ideale, l’uomo a cui aggrapparsi per spezzare questo tabù e riportare la compagine torinese a confrontarsi alla pari con le superpotenze del Vecchio Continente.

Bernardo Silva lascia il Manchester City? Guardiola fa dietrofront! Le parole del tecnico spiazza tutti, ecco cosa ha detto sul suo futuro

Bernardo Silva lascia il Manchester City? Pep Guardiola è uscito allo scoperto per parlare così del futuro del trequartista portoghese

Il panorama del grande calcio europeo è letteralmente scosso dalle continue e incalzanti indiscrezioni di mercato. Al centro dei fari mediatici c’è il forte accostamento di Bernardo Silva alla Juve, un’ipotesi estremamente affascinante che sta comprensibilmente accendendo le fantasie del tifo piemontese. L’eventuale sbarco del talentuoso fuoriclasse lusitano a Torino rappresenterebbe infatti quel colpo a effetto fondamentale per innalzare vertiginosamente il tasso tecnico della rosa e tornare a competere da assoluti protagonisti nei salotti internazionali. Proprio in una fase nevralgica dell’annata sportiva, con il Manchester City duramente impegnato a difendere il primato in campionato e a rincorrere la gloria europea, il tecnico Pep Guardiola ha scelto di esporsi pubblicamente per fare il punto della situazione sul suo pupillo.

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Il mistero sul trasferimento e la reazione del manager catalano

Affrontando le pressanti domande dei cronisti in merito al chiacchierato passaggio di Bernardo Silva alla Juve, l’allenatore ha optato per un approccio comunicativo sorprendente. Sfruttando un abile mix di sarcasmo e sincera curiosità, ha lasciato avvolto nel mistero il reale destino del trequartista. A confermare come la partita sia ancora totalmente aperta e ricca di incognite, Guardiola ha rilasciato una dichiarazione inequivocabile: «Non lo so, sono molto arrabbiato con Bernardo perché un mese fa gli ho detto che dovevo essere io il primo a saperlo e lui non mi ha detto nulla. Gli ho detto scherzando ‘dimmi, me lo merito’, ma non mi ha detto niente».

L’importanza tattica del lusitano e la speranza dei Citizens

Un potenziale addio del perno offensivo portoghese costituirebbe un impoverimento tecnico incalcolabile per le gerarchie dei Citizens. L’ex stratega del Barcellona non ha mai celato il suo amore calcistico per le immense doti del giocatore, auspicando una sua permanenza a lungo termine in Inghilterra. Sottolineando il peso specifico del suo atleta all’interno dello spogliatoio, il mister ha concluso con parole al miele, ribadendo la totale libertà di scelta concessa al ragazzo: «È stato un acquisto incredibile per noi. Amo questo club e mi piacerebbe che restasse fino alla fine della carriera, ma è una sua scelta. Nei momenti difficili si vedono i grandi giocatori, e lui lo è». L’estate del calciomercato si preannuncia infuocata, con la dirigenza della Juventus che resta alla finestra in attesa degli sviluppi.

Conferenza stampa D’Aversa alla vigilia di Torino Verona: «L’obiettivo salvezza non è ancora stato raggiunto ma il Toro deve ambire a crescere. La squadra ha valori importanti!»

Conferenza stampa D’Aversa alla vigilia di Torino Verona: le sue dichiarazioni verso il match della 32ª giornata di Serie A 2025/26

Il Torino guidato da Roberto D’Aversa va a caccia di conferme vitali. Da quando il tecnico ha preso in mano le redini del club, il rendimento in classifica ha registrato una netta sferzata positiva: il recente bilancio conta infatti tre preziose vittorie e soltanto due battute d’arresto, arrivate fisiologicamente contro big del calibro di Napoli e Milan. Il prossimo delicatissimo incrocio contro il Verona, match valido per la 32ª giornata di Serie A, rappresenta un’occasione d’oro per i granata: blindare i tre punti consentirebbe di centrare due affermazioni consecutive e fare un enorme passo in avanti.

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L’imperativo della vittoria e gli orizzonti granata

Nel corso della conferenza stampa pre-partita, l’allenatore ha inquadrato chiaramente l’importanza del momento stagionale: La squadra ha valori importanti e, quando la zona retrocessione si è avvicinata, si è reso evidente quanto sia più complicato affrontare situazioni del genere se non si è abituati a lottare nelle parti basse della classifica. Le qualità dei giocatori sono state determinanti nella mia scelta di venire qui. L’obiettivo non è ancora stato raggiunto: si gioca per la salvezza, ma allo stesso tempo bisogna guardare oltre, perché il Torino deve ambire a crescere e a distaccarsi dalle squadre che seguono in classifica.”

Sull’approccio tattico e mentale contro gli scaligeri, D’Aversa non ammette cali di tensione: “Per la partita di domani c’è la necessità di ottenere la vittoria: è un obbligo che nasce anche dalla storia e dal peso di questa maglia, oltre che dal percorso che i ragazzi stanno facendo e dai segnali che mi stanno dando. Meritano di arrivare al traguardo per l’impegno che dimostrano ogni giorno.”

Le scelte in attacco e il mosaico a centrocampo

Analizzando il dualismo offensivo e l’impiego dei singoli reparti, il mister ha svelato le logiche del turnover: La squadra ha reagito bene, ha corso e lottato con intensità, ma ho ancora diversi dubbi di formazione. Contro il Parma ho scelto Adams pur sapendo che non aveva ancora i 90 minuti nelle gambe, perché immaginavamo una partita molto chiusa e servivano qualità tecniche per provare a sbloccarla. Sono valutazioni che cambiano di gara in gara. A Pisa, ad esempio, Adams aveva giocato 77 minuti pochi giorni prima dopo alcuni problemi fisici, mentre Kulenovic ha mostrato ottime qualità atletiche: per questo ho optato per lui, anche perché durante la sosta si è allenato molto bene.”

Focus mirato anche sulle alchimie tattiche della linea mediana: Prati è un giocatore molto ordinato, quasi “da geometrie”. Ilkhan invece ha caratteristiche diverse: è più portato al possesso palla e in questo momento lo vedo più come mezzala che come regista. Pur non essendo molto alto ha un buon tempismo nel gioco aereo e, con i suoi inserimenti, può anche trovare il gol, un po’ come Casadei che invece ha una struttura fisica più imponente. Sono comunque giocatori diversi, e al di là delle scelte, tutti danno un contributo importante.

Spazio al talento: il monito sui giovani

A chiusura del suo intervento, la guida tecnica si è concentrata sulla crescita dei prospetti e sulle dinamiche del vivaio: Njie è un giocatore con qualità interessanti ma deve trovare maggiore continuità nell’impegno e nel lavoro settimanale. Per quanto riguarda la Primavera, anche loro stanno lottando per mantenere la categoria, ma credo che il loro obiettivo principale debba essere la crescita: non devono essere schiacciati dalla responsabilità del risultato. Ho la fortuna di avere una rosa ampia e di qualità, mentre in passato avevo meno alternative e spesso dovevo attingere dalla Primavera. Oggi la situazione numerica è più serena e le valutazioni verranno fatte con calma. Per me, però, non conta l’età: conta il valore, perché chi è bravo merita di giocare indipendentemente dalla carta d’identità.”

Conferenza stampa De Rossi alla vigilia di Genoa Sassuolo: «Baldanzi sta bene e giocherà dall’inizio. Ecco quali giocatori saranno out»

Conferenza stampa De Rossi alla vigilia di Genoa Sassuolo: le parole verso il match della 32ª giornata di Serie A 2025/26

Il palcoscenico dello stadio Luigi Ferraris si prepara ad ospitare un crocevia fondamentale per la stagione rossoblù. Nel match valido per la 32ª giornata di Serie A, il Genoa attende tra le mura amiche il Sassuolo, con un solo e vitale obiettivo sportivo: interrompere immediatamente la pericolosa emorragia di risultati. Il Grifone, infatti, è reduce dal duro scivolone esterno per 2-0 incassato contro la Juventus, un amaro passo falso che ha prolungato il momento negativo portando a due i ko consecutivi in campionato. Riscattarsi e invertire tempestivamente la rotta rappresenta l’unico imperativo contro la compagine emiliana guidata da Fabio Grosso.

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L’analisi tattica sui neroverdi

A tracciare le linee guida in vista del delicatissimo incrocio di fronte al proprio pubblico è stato Daniele De Rossi. L’allenatore della compagine ligure ha preso la parola durante la consueta conferenza stampa pre-partita, sviscerando i temi tattici dell’incontro e predicando massima concentrazione: “Il Sassuolo è una squadra forte con tanta qualità. Dovremo affrontarla con lo stesso approccio adottato qualche mese fa, cercando di mettere in risalto i loro punti deboli e limitare al massimo le loro principali risorse. Oltre ai tre attaccanti, meritano attenzione anche giocatori come Matic, Kone, Thorstvedt e Muharemovic, che stanno mettendo in mostra la loro qualità.”

Il rientro dal primo minuto di Baldanzi

Sul fronte della formazione titolare, il tecnico ha regalato un’importantissima novità che farà sorridere i tifosi genoani, svelando l’atteso ritorno da titolare di Baldanzi sulla trequarti: “É tornato a star bene fisicamente e domenica giocherà dall’inizio. In accordo con lo staff medico si era valutata la possibilità di schierarlo dall’inizio già contro la Juventus, visto che durante la sosta si era allenato con continuità ma a pochi giorni dalla gara ha avvertito una leggera rigidità nella zona dove si era fatto già male. Per fortuna era soltanto stanchezza.”

La situazione in infermeria

Infine, la guida tecnica ha voluto fare totale chiarezza sui giocatori ancora convalescenti, smorzando le speranze di recuperi last-minute per la gara di domenica. Riguardo ai pazienti attualmente fermi ai box, ha sentenziato: “Non ci sono aggiornamenti dall’infermeria: Norton-Cuffy, Onana e Cornet stanno proseguendo i rispettivi programmi di recupero e lavoro personalizzato. L’auspicio è di poterli riavere a disposizione nelle prossime settimane.”

Spalletti rinnova con la Juventus, discorso da brividi alla squadra: «Volevo rendermi conto di cosa fosse la Juve da dentro. Abbiamo davanti tante sfide» – VIDEO

Spalletti ha rinnovato con la Juventus, discorso da brividi alla squadra con cui ha voluto annunciare il suo prolungamento di contratto

Prima dell’ufficialità del rinnovo fino al 2028, Luciano Spalletti ha voluto annunciare ai giocatori la firma e spiegato il motivo di questa scelta. Cosa ha detto.

PAROLE – «Allora, io quando sono arrivato sette mesi fa mi hanno proposto questo contratto, era un po’ un modo come dire frequentiamoci un po’, stiamo un po’ insieme, conosciamoci e poi piano saremo liberi di decidere quello che vogliamo in base a quello che abbiamo fatto.

Io ho accettato senza nessuna esitazione, perché? Perché volevo rendermi conto di cosa fosse la Juventus da dentro, avevo questa voglia qui, e di rendermi conto cosa foste voi perché ero rimasto impressionato a vedervi da fuori e mi piaceva il fatto di entrare nel vostro spogliatoio e allenarvi. Era facile immaginarsi la grandezza della Juventus, era facile immaginarsi quella che è l’idea futurista della Juventus, più difficile era trovare un gruppo bello e di ragazzi uniti come voi, un gruppo forte e voglioso di stare insieme, quasi come se foste tutti dentro la stessa maglia e ogni volta che vi vedo mi viene in mente la Juve, ogni volta che vedo voi vedo la Juve.

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Per cui ho ritenuto più importante prima di tutto dirlo a voi questo fatto, che poi abbiamo deciso di prolungare questo contratto per altri due anni. Voglio che lo sappiate prima voi, prima che venga fuori, ve lo dico oggi. Naturalmente abbiamo davanti delle sfide da fare, ma sono convinto che insieme a voi diventeranno delle belle sfide perché le affronterò con la vostra disponibilità e la vostra forza come avete sempre fatto.

È chiaro che c’è la responsabilità di quella che è la grandezza del club, perché noi dobbiamo rendere orgogliosi quei milioni di tifosi che appartengono a uno dei più bei club, a uno dei più grandi club a livello mondiale. Grazie per la vostra disponibilità e oltre la fine. Ora naturalmente ci si leva dai coglioni, detto bene, e voi ci fate allenare, va bene? Andiamo, dai, forza allenarsi!»

Schlotterbeck rinnova con il Borussia Dortmund, è ufficiale: firma fino al 2031 per il difensore! Il comunicato e tutti i dettagli

Schlotterbeck rinnova con il Borussia Dortmund, è stata ufficializzata la firma fino al 2031 del difensore con il club tedesco

Il Borussia Dortmund blinda il proprio perno difensivo. Nella giornata di venerdì, presso il quartier generale della società, Nico Schlotterbeck ha apposto la firma sul nuovo accordo, legandosi al club giallonero fino al 2031.

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Le dichiarazioni della dirigenza: un tassello fondamentale

L’amministratore delegato Carsten Cramer ha esaltato l’operazione di mercato, evidenziando il legame profondo tra l’atleta e l’ambiente: “Il rinnovo del contratto di Nico Schlotterbeck è di enorme importanza. È un giocatore di grande valore per noi, sia come giocatore che come persona. E Nico, a sua volta, sa esattamente cosa ha trovato nel nostro club. È molto apprezzato e percepisce che stiamo costruendo qualcosa di importante qui. Per questo siamo molto contenti di essere riusciti a prolungare il suo contratto, che sarebbe scaduto il prossimo anno, in anticipo”.

Sbarcato in Vestfalia dal Friburgo nell’estate del 2022, il ventiseienne ha finora accumulato 155 presenze ufficiali, siglando 10 gol e fornendo 18 assist. Numeri da top player assoluto, accompagnati da ben 25 gettoni con la Nazionale tedesca. Il direttore sportivo Lars Ricken ha celebrato il traguardo raggiunto a livello dirigenziale: “Abbiamo raggiunto il nostro obiettivo: chiarezza entro metà aprile. Per me era fondamentale. Nico Schlotterbeck è un leader al BVB e in nazionale. Siamo lieti che sia tornato in forma così rapidamente dopo il recente grave infortunio. Questo dimostra la sua forza di volontà e la sua classe. Siamo assolutamente convinti che Nico possa continuare a crescere al Borussia Dortmund e diventare indispensabile per il nostro club. Trasmetterglielo è stato molto importante durante le nostre discussioni, caratterizzate da rispetto e fiducia reciproci.”

Sulla stessa linea tecnica si è espresso il dirigente Ole Book, incoronando le doti del centrale: “Con Nico, abbiamo in rosa uno dei migliori difensori centrali al mondo. Il suo gioco con e senza palla, la sua capacità di impostazione, i suoi contrasti, uniti alla sua presenza e aggressività in campo, lo rendono incredibilmente prezioso per noi. Siamo certi che insieme a Nico potremo raggiungere grandi traguardi al Borussia Dortmund”.

L’entusiasmo del difensore: mirino sui trofei

Infine, il forte difensore centrale ha illustrato le motivazioni della sua lunga permanenza, rassicurando i tifosi sulle proprie ambizioni: “Sono felicissimo di aver prolungato il mio contratto con il BVB. Ho volutamente preso tempo per decidere perché è una decisione importante per me. Abbiamo avuto delle ottime discussioni, ma non è stato un processo che si è concluso in una o due settimane. I dirigenti del club mi hanno presentato un buon piano e so cosa posso ottenere qui. Il mio obiettivo è vincere titoli insieme al Borussia Dortmund.”

Comolli commenta il rinnovo di Spalletti con la Juventus: «È la persona giusta per guidare la squadra in un percorso di crescita. I suoi valori rappresentano la nostra identità»

Comolli, amministratore delegato della Juventus, ha commentato così il rinnovo di Luciano Spalletti con i bianconeri

Dopo l’ufficialità del rinnovo di Luciano Spalletti con la Juventus, l’amministratore delegato Damien Comolli ha accolto così la firma del tecnico bianconero fino al 2028.

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PAROLE – «Siamo molto lieti di aver esteso il contratto di Luciano per altre due stagioni. Da quando Luciano si è unito alla nostra grande famiglia juventina, ha avuto subito un impatto molto positivo sui nostri giocatori, su tutto il Club e sull’intera comunità bianconera: è stato subito chiaro a tutti che Luciano fosse la persona giusta per guidare la squadra in un percorso di crescita. Il suo stile di gioco ambizioso rispecchia le aspettative dei nostri tifosi e del Club, e i suoi valori rappresentano la nostra identità. Abbiamo dunque deciso di proseguire insieme oltre la durata del contratto precedentemente concordata perché riteniamo che stabilità e continuità siano due pilastri essenziali per il successo futuro. Buon lavoro, Mister! FinoallaFine». 

Infortunio Lautaro Martinez, Inter in ansia: nuovo stop per l’attaccante argentino. Le sue condizioni e quanto potrebbe rimanere fuori

Infortunio Lautaro Martinez, nuovo stop per l’attaccante dell’Inter. Le condizioni e quanto potrebbe rimanere ai box

L’Inter piomba improvvisamente in uno stato di profonda apprensione. Proprio nel frangente agonistico forse più delicato e decisivo dell’intera annata, arriva una doccia fredda capace di gelare le speranze dei sostenitori milanesi: l’ennesima problematica di natura fisica ha bloccato il leader indiscusso della squadra. Il campanello d’allarme suona forte dall’infermeria nerazzurra, segnalando una ricaduta per Lautaro Martinez in un’area anatomica già tristemente nota per la sua spiccata vulnerabilità, ovvero il polpaccio. Questo inatteso intoppo muscolare costringe Chivu a ridisegnare repentinamente le gerarchie e gli schemi del proprio reparto offensivo, rischiando di frenare bruscamente le ambizioni di vertice della compagine lombarda.

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Il comunicato sulle condizioni cliniche

Per fare assoluta chiarezza sull’entità del danno patito dal proprio tesserato, la dirigenza ha tempestivamente diramato gli esiti degli accertamenti medici attraverso i propri canali formali. Nel documento diffuso dal club si legge esattamente: «Lautaro Martinez si è sottoposto oggi a esami clinici e strumentali presso l’Istituto Humanitas di Rozzano. Gli esami hanno evidenziato un lieve risentimento muscolare al soleo della gamba sinistra. La situazione dell’attaccante argentino sarà rivalutata nei prossimi giorni»

Strategia cautelativa: nel mirino la sfida al Torino

Di fronte a questo specifico quadro clinico, la linea dettata dai sanitari è improntata all’insegna della massima cautela. Evitare forzature pericolose rappresenta l’imperativo categorico per lo staff. Di conseguenza, il capitano verrà interamente preservato nel corso dei ravvicinati impegni previsti dall’imminente calendario calcistico, al fine di non compromettere in maniera irreparabile l’integrità del muscolo interessato.

La tabella di marcia legata al recupero è stata tracciata con una meta tattica ben definita. Il vero bersaglio dell’equipe fisioterapica, infatti, consiste nell’affidare nuovamente il centravanti alle cure tecnico-tattiche di mister Cristian Chivu in tempo utile per la delicatissima gara in programma contro il Torino. Un orizzonte temporale che richiederà un costante monitoraggio quotidiano per scongiurare eventuali e sgradevoli sorprese atletiche.

Contratti assurdi nel calcio: dalle case di Lego ai viaggi nello spazio vietati, fino alle serate in discoteca garantite – VIDEO di Chiara Aleati

Contratti assurdi nel calcio: clausole folli, richieste incredibili e gli accordi più bizzarri della storia – VIDEO di Chiara Aleati

Pensate che i calciatori firmino i contratti solo per i soldi e per le ville con piscina? Vi sbagliate di grosso. Preparatevi, perché queste sono le 5 clausole contrattuali più folli e assurde mai viste nella storia del calcio.

Numero uno: Ronaldinho e il diritto alla festa. Quando Dinho decise di tornare in Brasile per giocare nel Flamengo, accettò l’offerta ma pretese che venisse scritta una cosa specifica sul contratto: doveva avere il permesso di andare in discoteca almeno due notti a settimana. E il club? Aveva l’assoluto divieto di multarlo o lamentarsi.

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Numero due: Firmino e l’anti-Arsenal. Ai tempi del Liverpool, il brasiliano aveva una clausola rescissoria mostruosa da quasi 100 milioni. Questa cifra valeva per qualsiasi squadra al mondo disposta a pagarla. Qualsiasi, tranne una: l’Arsenal. I dirigenti dei reds non avevano ancora digerito uno sgarbo di mercato fatto dai Gunners anni prima per Luis Suarez, e per vendetta lo misero letteralmente nero su bianco sul contratto di Firmino!

Numero tre: Stefan Schwarz e i viaggi intergalattici. Anno 1999. Il centrocampista svedese firma per il Sunderland. Il club scopre che il giocatore ha l’ossessione per lo spazio e vuole prenotare uno dei primissimi voli commerciali fuori dall’atmosfera. La dirigenza va nel panico totale e fa aggiungere la “Space Clause”: se lasci il pianeta Terra, il tuo contratto è stracciato all’istante.

Numero quattro: Bergkamp aveva una fobia inarrestabile per gli aerei. Quando rinegoziò il contratto con i Gunners, pretese l’esenzione totale dai voli. Risultato? Per le trasferte europee, la squadra volava comodamente a Madrid o a Milano in due ore, mentre Bergkamp partiva due giorni prima guidando da solo, o in treno, sobbarcandosi viaggi massacranti. E per le partite troppo lontane che non poteva raggiungere via terra, decurtazione automatica dello stipendio.

Numero cinque: Giuseppe Reina firma l’Arminia Bielefeld. Accetta l’offerta a un patto: il club doveva costruirgli una casa nuova per ogni anno di contratto. La dirigenza accetta senza battere ciglio e firma subito. Perché? Perché il procuratore si era dimenticato di specificare le dimensioni sul contratto. Per tre anni, il club gli regalò tre meravigliose casette… costruite con i mattoncini Lego! Scacco matto.

Conferenza stampa Pisacane: «Il ritiro per come l’abbiamo fatto noi è importante, dopo 8 partite senza vittorie serve stare insieme per ricompattarci»

Conferenza stampa Pisacane: «Il ritiro per come l’abbiamo fatto noi è importante». Le dichiarazioni del tecnico del Cagliari

Fabio Pisacane è intervenuto oggi in conferenza stampa ad Assemini, alla vigilia della delicata sfida casalinga contro la Cremonese, valida per la 32ª giornata di Serie A. CagliariNews24 ha seguito l’evento live.

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RITIRO E INFERMERIA – «Il ritiro per come l’abbiamo fatto noi è importante, dopo 8 partite senza vittorie serve stare insieme per ricompattarci. Non abbiamo fatto il ritiro perché non abbiamo fatto il massimo, non siamo i primi a scegliere questa via del ritiro e non saremo gli ultimi. Pavo, Idrissi e Felici ai box, Belotti è recuperato, idem Borrelli che ha lavorato per una settimana in più. Questa è una finalissima, una partita che al netto della classifica dobbiamo affrontare con spirito di rivalsa: spero di vincere. Nel primo tempo di Sassuolo meritavamo qualcosa in più, non è bastato quello che abbiamo fatto».

GIAMPAOLO E CREMONESE – «Giampolo non ha bisogno di presentazioni, lo conosciamo e in queste due settimane e più ha avuto modo di lavorare: ha fatto passare i suoi messaggi. Partita insidiosa, li abbiamo studiati e speriamo di riuscire a mettere le nostre armi in campo per vincere».

PRESSIONE – «Tutti ce l’abbiamo, vincere domani vorrebbe dire fare 3 passi in avanti ma poi ci saranno altre gare. Dobbiamo rimanere in campana perché la Serie A è infima, ce ne siamo resi conto. Abbiamo recuperato alcune frecce, soprattutto in avanti, la differenza la farà cosa si ha dentro e nel profondo. Una partita si basa su più dinamiche, domani ci sarà molto caldo per cui la freschezza fisica spero la avremo a lungo. L’esperienza è importante, ma servono anche altre cose; la spensieratezza può sopperire alcune volte».

CAUSE DEL CROLLO E GARA DI DOMANI – «Le cause possono essere tante, come abbiamo detto spesso avevamo troppa serenità dato il margine, ma ci sono state anche le mie colpe e gli infortuni. E’ una cosa che è successa inconsciamente, quando non si vince per due mesi dispiace. Abbiamo steccato le gare con Lecce e Pisa, nelle altre sapevamo che avremo avuto delle difficoltà. Sono state buone le prestazioni con Sassuolo e Napoli, io mi auguro che questo sarà il momento dei fatti!».

FUTURO PISACANE – «Dalla prima giornata la mia panchina dipende dai risultati, so cosa comporta questo percorso. Non eravamo dei fenomeni prima e non siamo dei brocchi ora, dobbiamo reagire. Io mi sono preso questa responsabilità e la voglio portare a termine, voglio regalare una soddisfazione ai nostri tifosi, mi gratifica che la gente mi sostiene quando mi incontra in giro. Io penso che alla fine vinceremo, dobbiamo scavallare questo momento che avevamo già affrontato. Il calcio è questo, non posso pensare che se non vinco domani mi mandano a casa, è sbagliato: ora ho sensazioni positive».

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Dumfries svela: «Ogni partita è una finale e vogliamo vincere tutti e due trofei. Io non non guardo a Napoli o a un’altra squadra, guardo solo all’Inter»

Dumfries: «Ogni partita è una finale e vogliamo vincere tutti e due trofei. Io non non guardo a Napoli o altri: guardo solo all’Inter»

L’Inter di Cristian Chivu, saldamente in vetta con 72 punti, ritrova a pieno regime uno dei suoi uomini più rappresentativi. Dopo il roboante 5-2 rifilato alla Roma il 5 aprile, Denzel Dumfries ha fatto il punto ai microfoni di Sky Sport, soffermandosi sul lungo percorso di recupero dall’infortunio e sulla fame di trofei che anima lo spogliatoio nerazzurro.

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INFORTUNIO DURO – «Sì sicuramente sì, mai avuto un infortunio come questo, con intervento in ospedale, è difficile però adesso sono molto positivo e guardo in avanti per la fine di stagione».

DUELLO COL NAPOLI PER VENDICARE LO SCORSO ANNO – «Cosa ho detto prima…io non guardo indietro, guardo solo al nostro obiettivo, guardo solo alla nostra prestazione, si guarda alla scorsa partita contro Roma abbiamo giocato una bella partita. Questo è importante, adesso andiamo a Como e la cosa importante è vincere e giocare bene quindi, io non non guardo a Napoli o a un’altra squadra, guardo solo all’Inter, questo è più importante».

DOUBLE COPPA ITALIA-SCUDETTO – «Sì è bello perché voglio vogliamo vincere titolo con l’Inter, double per noi è buonissimo, però bisogna lavorare, siamo al fine di stagione quindi cosa ho detto prima…ogni partita è una finale e vogliamo vincere tutti e due trofei».

FUTURO – «Io non penso dopo questa stagione, siamo alla fine della stagione un periodo molto molto importante per noi quindi io guardo solo alle prossime partite e sono molto contento all’Inter e qua c’è la mia famiglia quindi, per me c’è solo il pensiero a vincere questi trofei».

Runjaic analizza: «Il nostro obiettivo è concludere meglio dello scorso anno. Ci bastano 5 punti per superare il risultato»

Runjaic alla vigilia della sfida tra Udinese e Milan: «Il nostro obiettivo è concludere meglio dello scorso anno. Ci bastano 5 punti»

Kosta Runjaic è intervenuto in conferenza stampa alla vigilia della sfida di domani tra Udinese e Milan, analizzando temi, insidie e stato di forma della squadra. Di seguito le sue dichiarazioni:

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Gli obiettivi di squadra
“Il nostro obiettivo è concludere meglio dello scorso anno. Ci bastano 5 punti per superare il risultato della scorsa stagione, ma vogliamo fare di più. Raggiungere i 50 punti sarebbe un grande passo in avanti, soprattutto se andiamo a vedere le ultime 10-11 stagioni dell’Udinese, ma per centrare questo obiettivo dobbiamo lavorare duro e rimanere sempre concentrati. Abbiamo meno pressione addosso di altre squadre, ma non ci mancano le motivazioni, anzi. Vogliamo fare più punti possibili in questo finale di stagione, abbiamo la testa sgombra ma non siamo spensierati. Da quando sono in Italia non ho ancora fatto punti contro il Milan, loro sono la seconda difesa del campionato, sono rimasti imbattuti per 24 giornate ed erano secondi fino alla settimana scorsa. Faranno di tutto per ripartire dopo la sconfitta di Napoli, davanti ai loro tifosi. L’obiettivo minimo del Milan è la Champions League, ma anche noi abbiamo i nostri obiettivi. Vogliamo fare una bella prestazione, tanta gente guarderà la partita allo stadio e in tv e vogliamo far vedere chi siamo”.

Zemura e Buksa
“Zemura forse lo riavremo a disposizione per le ultime tre partite. Buksa è migliorato tanto e se tutto va bene verrà con noi a Milano, poi vedremo se giocherà, ma sarebbe già positivo che sia disponibile, nelle partite successive potrà tornare a dare il suo contributo. Finora si è espresso su livelli medi, anche per colpa degli infortuni, mi spiace perché è un ragazzo ambizioso, motivato e sta lavorando tantissimo per tornare in campo. Vuole mostrare di essere importante per la squadra e spero che possa aiutarci nelle prossime partite, in stagione ha già fatto due gol importanti. Sarei contento di averlo domani con noi e sono ottimista che ci sarà”.

Il modulo
“Non voglio precludermi alcuna possibilità. Il 3-4-2-1 è un modulo che potremmo usare, come anche il 3-5-2, sicuramente non giocheremo a quattro come all’andata. È positivo riavere Davis, contro il Como ci è mancato, è in forma e domani sarà titolare. Per il resto abbiamo diverse possibilità, prenderò domani le mie decisioni e spero che siano quelle giuste”.

L’avversario
“È possibile che il Milan cambi modulo, ma non ci importa più di tanto, perché hanno grande qualità a prescindere e davanti si scambiano molto le posizioni davanti. Siamo pronti a tutto, cercheremo di fare il nostro gioco, sapendo che, come contro il Como, dovremo rimanere concentrati per 90’ e non dovremo commettere errori che il Milan possa sfruttare. Loro sono un top team, possono cambiare i moduli e i titolari, ma hanno sempre grande qualità, anche dalla panchina. Il fattore decisivo sarà come noi giocheremo, dovremo mettere in campo le nostre idee ed essere mentalmente presenti come abbiamo fatto lunedì”.

Atta
“Atta ha fatto grandi passi in avanti, è migliorato molto, degli alti e bassi sono normali in un processo di crescita. Ora magari lo si nota meno in campo, ma contro il Como ha giocato molto meglio delle partite precedenti. Non ci sono fattori che ci facciano dubitare di suoi ulteriori miglioramenti, ma dobbiamo restare concentrati sulla sua crescita passo dopo passo. È solo al suo secondo anno qui, è normale qualche fase di stallo nella crescita e momenti di questo tipo ci saranno sempre, perché non si smette mai di imparare. Siamo contenti quando si esprime ai suoi livelli, perché è un giocatore che può fare la differenza“.

Spalletti Juve, è ufficiale il rinnovo del tecnico bianconero fino al 2028! Il comunicato ufficiale

Spalletti Juve, arriva l’ufficialità: prolungamento fino al 2028 per il tecnico bianconero. Tutti i dettagli sul suo rinnovo

Il calcio italiano è stato scosso da una notizia destinata a ridisegnare gli equilibri della Serie A: Luciano Spalletti ha rinnovato il proprio contratto con la Juventus. Non un semplice prolungamento, ma una scelta strategica che conferma la volontà del club di puntare con decisione sulla continuità tecnica e sulla filosofia del tecnico toscano.

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Il nuovo accordo legherà Spalletti ai bianconeri fino al 2028, sancendo la volontà reciproca di costruire un ciclo duraturo e, nelle intenzioni della società, finalmente vincente. Il tecnico di Certaldo ha conquistato l’ambiente juventino grazie ai risultati, ma soprattutto attraverso un metodo di lavoro rigoroso e una capacità unica di valorizzare i giocatori all’interno di un sistema collettivo.

La Juventus, dopo anni di instabilità tecnica, ritrova così una guida solida e un progetto chiaro. Il rinnovo fino al 2028 rappresenta un segnale forte: alla Continassa si vuole lavorare con serenità, continuità e una visione a lungo termine, affidando a Spalletti le chiavi del futuro bianconero.

Malen Roma, Emery non ha dubbi: «È un ottimo giocatore e penso possa aver un’ottima carriera lì»

Malen Roma, il tecnico Emery sicuro: «È un ottimo giocatore e penso possa aver un’ottima carriera lì». Le dichiarazioni

Unai Emery, intervenuto ai microfoni di Sky Sport dopo il 3-1 dell’Aston Villa sul Bologna al Dall’Ara, ha affrontato diversi temi legati al mercato e alla crescita della sua squadra. Tra questi, anche la cessione di Donyell Malen alla Roma durante la sessione invernale. Il tecnico dei Villans non solo ha spiegato le ragioni dell’operazione, ma ha anche lasciato intendere che il futuro dell’attaccante olandese sarà legato proprio al club giallorosso, confermando di fatto la scelta fatta a gennaio.

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CESSIONE MALEN– «Era un buon accordo per noi e per lui, che voleva giocare da prima punta e noi con Watkins ci stiamo trovando bene. Avrei voluto tenerlo ma lui voleva giocare di più e me lo ha chiesto più volte. Ha avuto questa opportunità e sono contento per lui. È un ottimo giocatore e penso possa aver un’ottima carriera a Roma»

CALCIO ITALIANO – «Non credo che il calcio italiano stia peggiorando, basti pensare all’Inter che ha fatto due finali di Champions, l’Atalanta ha vinto l’Europa League, la Roma con Mourinho ha fatto due finali consecutive. Poi ci sono grandi allenatori come Gasperini che è un maestro del 3-5-2. Ho imparato da lui»

PARTITA CONTRO IL BOLOGNA «Il Bologna è stato migliore di noi nel primo tempo, siamo stati timidi e troppo bassi. Abbiamo provato tante palle lunghe ma non siamo riusciti a portare la partita dove volevamo, pur avendo le nostre occasioni e abbiamo concesso poco. Avevamo la sensazione di non meritare, mentre nel secondo tempo ci siamo sciolti e siamo andati molto meglio trovando anche il terzo gol. Bisogna comunque essere prudenti, il Bologna è già stato capace di rimontare ed è molto forte fuori casa. I primi novanta minuti sono andati molto bene, ma c’è grande rispetto per loro: davanti al nostro pubblico dobbiamo correggere gli errori commessi stasera».

Italia, Baldini guiderà gli azzurri nelle amichevoli di giugno con Lussemburgo e Grecia

Italia, tocca a Silvio Baldini: sarà lui il commissario tecnico per le amichevoli di giugno con Lussemburgo e Grecia

Dopo la cocente delusione per la mancata qualificazione ai Mondiali 2026 e le dimissioni di Gennaro Gattuso, la Nazionale italiana prova a ripartire affidandosi a una soluzione interna. La FIGC ha infatti annunciato ufficialmente che sarà Silvio Baldini, attuale commissario tecnico dell’Under 21, a guidare gli Azzurri nei prossimi impegni. Il tecnico toscano affronterà questa nuova avventura insieme al suo staff abituale, con l’obiettivo di riportare stabilità e continuità in un momento particolarmente delicato per il movimento azzurro.

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NOTA FIGC – “Tornerà in campo tra poco meno di due mesi la Nazionale, che mercoledì 3 giugno (ore 20.45) allo Stade de Luxembourg affronterà il Lussemburgo e domenica 7 giugno (ore 20.45) sarà di scena al Pankritio Stadium di Candia, sull’isola di Creta, per un altro test amichevole con la Grecia. A guidare gli Azzurri in occasione delle due gare sarà il tecnico della Nazionale Under 21 Silvio Baldini, che sarà coadiuvato dal suo staff.

I PRECEDENTI CON LUSSEMBURGO E GRECIA. Gli Azzurri hanno vinto 8 dei 9 match disputati con il Lussemburgo: l’unico pareggio (1-1, gol di Marchisio e Chanot) nell’amichevole giocata il 4 giugno 2014 a Perugia, ultimo test prima della partenza della Nazionale per il Mondiale brasiliano. Sono 11 invece i precedenti con la Grecia (prima volta a Creta), con un bilancio di 7 vittorie per gli Azzurri, 3 pareggi e una sola sconfitta. Il confronto più recente tra le due nazionali risale al 12 ottobre 2019, quando allo Stadio Olimpico di Roma, davanti a 56.000 spettatori, l’Italia si impose per 2-0 con le reti di Jorginho e Bernardeschi, conquistando con tre giornate di anticipo la qualificazione aritmetica al Campionato Europeo.

VERSO LA NATIONS LEAGUE. A settembre la Nazionale inizierà il suo cammino nella quinta edizione della UEFA Nations League. Inserita nel Gruppo 1 della Lega A con Francia, Belgio e Turchia, l’Italia farà il suo esordio nel torneo venerdì 25 settembre ospitando i Diavoli Rossi per poi far visita lunedì 28 settembre alla Turchia e venerdì 2 ottobre alla Francia. La prima finestra stagionale dedicata alle nazionali, che vedrà l’Italia scendere in campo quattro volte nell’arco di undici giorni, si chiuderà lunedì 5 ottobre con il match casalingo con la Turchia. A novembre gli Azzurri ospiteranno la Francia e voleranno poi in Belgio per l’ultimo incontro del girone“.

Materazzi su McTominay: «E’ un giocatore incredibile. Non capisco come il Manchester United l’abbia venduto per così pochi soldi»

Materazzi non ci crede ancora alla cessione di McTominay: «Non capisco come lo United l’abbia venduto per così pochi soldi»

Scott McTominay si sta rivelando un enorme rimpianto per il Manchester United, che lo ha ceduto al Napoli per appena 30 milioni di euro. Il centrocampista, alla sua prima stagione in Serie A, ha avuto un impatto da top: 13 gol, 6 assist e un ruolo determinante per lo Scudetto.

Numeri e prestazioni che hanno rapidamente acceso i riflettori su una cessione oggi considerata da molti come largamente sottovalutata, se non addirittura un errore di valutazione da parte dei Red Devils. Le parole dell’ex Inter Materazzi riprese da Mundo Deportivo:

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PAROLE «McTominay è un giocatore incredibile. Non capisco come il Manchester United l’abbia venduto per così pochi soldi, perché il suo valore è di 70 milioni di euro o più. È senza dubbio il più grande errore del calciomercato che abbiamo mai visto in tutta la storia»

«Quando emerse dal vivaio del Manchester United, giovanissimo, dissi che sarebbe diventato uno dei migliori al mondo, e ora lo è».

Muric si racconta: «Voto al Sassuolo? Dico 7 e mezzo, anche 8. Miglior portiere? Mi piace molto Donnarumma. Vi racconto la mia miglior parata»

Muric: «Sto migliorando col tempo, più gioco e più imparo a prendere le decisioni, come sui cross e nell’intercettare i palloni»

Nell’ottima stagione del Sassuolo c’è la nota molto positiva dell’affermazione di Arijanet Muric. Il club adesso valuta il da farsi sul prestito oneroso con diritto di riscatto fissato a 10 milioni con l’Ipswich Town. Il portiere ha parlato con il Corriere dello Sport.

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ORGOGLIOSO «Lo sono soprattutto per le parate e penso che avrei potuto fare di più sulle partite senza prendere gol. La maggior parte delle reti subite erano evitabili».
SI ASPETTAVA COSI’ LA SERIE A «Sì, mi aspettavo e vedo ogni volta giocatori tecnicamente validi e con una buona preparazione tattica».
DIFFERENZE CON LA PREMIER LEAGUE «Sono campionati completamente diversi. Lì sono più orientati alle transizioni, mentre qui è più tattico e richiede pazienza. Mi piacciono entrambi».
IN ITALIA «Qui hai più tempo per valutare, mentre là è tutto molto veloce. Anche in A bisogna essere concentrati, a volte non si ha un attimo di respiro e dal nulla può nascere qualcosa».
COME VIVE IN ITALIA «Benissimo. Amo l’Italia, è tutto bellissimo. La gente è buona e gentile, mi sto godendo l’annata con la mia famiglia».
LA PARTITA PIU’ BELLA
«Mi sono sentito veramente bene dopo la gara con l’Atalanta perché eravamo in dieci. Fantastico il modo in cui abbiamo lottato, giocato e vinto».
LA PARATA PIU’ DIFFICILE «Quella contro la Lazio, alla terza giornata, a metà settembre nella nostra seconda gara in casa dopo due sconfitte. Quel colpo di testa in tuffo di Zaccagni non so come sia riuscito a prenderlo, è stata una reazione istintiva e un intervento complicato. La cosa ancora più importante è aver vinto, è stata la prima e ci ha permesso di sbloccarci».
FABIO GROSSO «Significa molto per me. Venivo da un brutto infortunio, sono stato operato alla spalla e non ho giocato per 6-7 mesi, mi davano per spacciato. Stavo per andare in Turchia e apprezzo molto la fiducia che il mister mi ha dimostrato. È anche merito dell’allenatore se sono arrivato fin qui, avrebbe potuto fare scelte diverse. Mi ha voluto e mi ha fatto giocare subito, gioco anche per lui e l’apprezzo».
IL SUO PUNTO DI FORZA «Penso che sia il coraggio. Sto migliorando col tempo, più gioco e più imparo a prendere le decisioni, come sui cross e nell’intercettare i palloni».
IL RUOLO «Io cerco di fare le cose un modo naturale, provo sempre a essere coinvolto per aiutare la squadra. Prima mi capitava di rischiare molto, anche nelle esperienze precedenti. Sto imparando a rischiare meno e a trattenermi un po’. Alla fine dipende tutto dall’allenatore, dalla squadra e dalle situazioni. Mi piace adattarmi».
IL MIGLIOR PORTIERE ITALIANO «Mi piace molto Donnarumma. Ha un’altezza simile alla mia e mi convince».
UN VOTO AL SASSUOLO «Dico 7 e mezzo, anche 8. Una dimensione diversa salendo dalla B e tanti nuovi giocatori hanno richiesto un lavoro complesso, siamo cresciuti attraverso buone prestazioni e risultati importanti. La classifica è soddisfacente e può migliorare».
IL SUO FUTURO «Sto benissimo e resterei volentieri, amo il club e il vostro Paese».
IL KOSOVO «Potevamo fare meglio contro la Turchia, siamo stati un po’ sfortunati, abbiamo dato tutto e siamo tristi. È stata una delle partite più importanti della mia carriera e torneremo più forti».

Real Madrid, arriva la smentita ufficiale del club spagnolo! Nessun direttore sportivo in arrivo: la nota

Real Madrid, il club smentisce: non è previsto alcun nuovo direttore sportivo in arrivo. Il comunicato della società

Il Real Madrid interviene in modo netto per smentire le indiscrezioni circolate nelle ultime ore. Il club blanco ha infatti diffuso una nota ufficiale in cui definisce “completamente falsa” la notizia, riportata da El Larguero di Cadena Ser, secondo cui la società starebbe valutando l’ingresso di un direttore sportivo nella propria struttura. Nella comunicazione, il Real ribadisce la piena fiducia nell’attuale dirigenza sportiva, protagonista di uno dei cicli più vincenti della storia madridista

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COMUNICATO – “Il Real Madrid CF comunica che l’informazione diffusa ieri sera dal programma El Larguero di Cadena Ser, secondo cui il nostro club starebbe valutando la possibilità di inserire un direttore sportivo nella propria struttura, è completamente falsa.

Il Real Madrid apprezza enormemente il lavoro svolto dalla dirigenza sportiva del club, che ci ha permesso di vivere uno dei periodi di maggior successo della nostra storia, con la conquista di numerosi titoli, tra cui 6 Coppe dei Campioni in dieci anni.

Bonucci Italia: le ragioni dietro la mancata dimissione e gli scenari che si aprono per il suo percorso da allenatore

Bonucci Italia: perché l’ex difensore della Juventus non si è dimesso e cosa filtra sul suo futuro in Federazione

La Juventus osserva con attenzione — ma da lontano — l’evoluzione del percorso professionale di Leonardo Bonucci. Come riportato da La Repubblica, l’ex difensore ha scelto di non dimettersi dal proprio incarico all’interno del Club Italia per motivazioni legate soprattutto a iter burocratici e necessità formative.

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Attualmente Bonucci è in possesso del patentino UEFA A, che gli consente di allenare in Serie C o di ricoprire il ruolo di vice in Serie A e B. La permanenza in Federazione rappresenta per lui un passaggio strategico: gli permette infatti di accumulare le ore utili per ottenere l’abilitazione UEFA Pro, indispensabile per sedersi in panchina come primo allenatore nel massimo campionato.

Il contratto dell’ex numero 19 bianconero scadrà a fine mese e la FIGC, ritenendo poco conveniente una risoluzione anticipata, ha deciso di mantenerlo in organico. Bonucci verrà quindi assegnato alle varie nazionali giovanili in base alle esigenze del momento. Il suo futuro immediato non sembra legato alle tensioni politiche interne alla Federazione: sarà la nuova presidenza, una volta insediata, a decidere se confermare o meno la fiducia all’ex difensore una volta completato il percorso formativo.

Solet, intreccio Udinese Inter: valutazione da 25 milioni e un’incognita legale che può cambiare la trattativa. Il punto

Solet, affare da 25 milioni tra ambizioni dell’Inter e richieste dell’Udinese: spunta un ostacolo legale che complica tutto

L’Inter di Cristian Chivu, saldamente in vetta con 72 punti, continua a programmare il futuro in vista dell’estate 2026. Spinta dalla proprietà Oaktree, la dirigenza nerazzurra ha individuato in Oumar Solet uno dei profili chiave per rinnovare il reparto difensivo e prepararsi al ricambio generazionale. Il centrale dell’Udinese è considerato uno dei candidati ideali per sostituire i senatori destinati all’uscita e dare fisicità e modernità alla retroguardia.

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Solet tra Udinese e Inter: servono 25 milioni

Secondo il Messaggero Veneto, la situazione attorno al difensore classe 2000 è tutt’altro che semplice. L’Udinese valuta Solet 25 milioni di euro più bonus e non intende fare sconti, anche perché il contratto del giocatore scade nel 2027. A complicare ulteriormente la trattativa c’è una denuncia pendente che, al momento, frena gli affondi ufficiali dei club interessati. I friulani, in ogni caso, sono pronti a blindarlo con un “contratto ponte” qualora non arrivasse l’offerta giusta entro giugno.

L’Inter, che ha già avviato i contatti con l’entourage del giocatore — lo stesso che cura gli interessi di Calhanoglu — si è portata in pole position rispetto alla concorrenza. Non mancano però gli estimatori: diversi club di Premier League hanno manifestato interesse e in passato anche il Milan aveva effettuato dei sondaggi. Marotta punta a chiudere l’operazione a campionato concluso, quando la situazione extra-campo del difensore sarà più chiara. Dopo la convincente prova contro la Roma del 5 aprile, l’arrivo di un profilo come Solet rappresenterebbe per Chivu il tassello ideale per consolidare la difesa e sostenere le ambizioni dell’Inter di Lautaro Martínez, ormai simbolo assoluto con i suoi 172 gol.

Conferenza stampa Allegri: «Da qua alla fine deve regnare l’equilibrio, mancano ancora un po’ di punti all’obiettivo. Io nuovo ct Italia? Ecco cosa dico»

Conferenza stampa Allegri, vigilia di Milan Udinese: il tecnico presenta la sfida di domani a San Siro contro i friulani

Massimiliano Allegri, allenatore del Milan, ha presentato la sfida di domani contro l’Udinese a San Siro, analizzando temi, insidie e stato di forma della squadra. Milanews24 ha seguito la conferenza e tutti gli aggiornamenti LIVE a partire dalle ore 12.

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FATTORE SAN SIRO – «Sì può essere un fattore. Abbiamo passato una settimana dopo la trasferta di Napoli, dove la squadra ha fatto anche una buona partita. Il risultato condiziona il giudizio. Da qua alla fine deve regnare l’equilibrio, mancano ancora un po’ di punti all’obiettivo, un passo alla volta bisogna arrivarci. Ci sono dati oggettivi: nelle ultime 3 partite abbiamo perso due volte in trasferta, da Parma ad oggi per tre volte non abbiamo fatto gol. Va affrontato con grande serenità e lucidità».

ASPETTO MENTALE E DIGIUNO DEGLI ATTACCANTI – «L’aspetto psicologico… È normale che dopo che perdi a Napoli, perdi il secondo posto, vai a 9 punti dall’Inter. i primi due giorni sono stati i più difficili. Ma poi bisogna virare sull’obiettivo. Forse non siamo stati troppo bravi per essere più vicini all’Inter, ci serve per lavorare per migliorare, senza perdere di vista l’obiettivo Champions. Ci sono 7 partite, ci sono squadre che stanno crescendo. Capita durante la stagione che ci sono momenti in cui gli attaccanti fanno gol e altri in cui non lo fanno. Ma sono sicuro che da qui alla fine faranno dei gol che ci serviranno per entrare in Champions»

CAMBIO MODULO – «I cambiamenti, lo ripeto, non voglio essere noioso. Saelemaekers è un attaccante o un terzino? Se fosse una roba solo di moduli sarebbe troppo facile. Ci devono essere degli equilibri. A Napoli, vai per fare risultato, ma puoi anche perdere. Non è che una partita deve destabilizzare il lavoro di un anno: a fine anno ci metteremo lì e valuteremo tutti. Aspetto fisico, gestionale, cosa è stato fatto bene o male. Ma con equilibrio e lucidità, senza farci travolgere dagli eventi. Perché se ci facciamo travolgere dagli eventi succede un disastro»

IO NUOVO CT ITALIA? «Prima dovranno decidere chi è il presidente federale, poi dopo… Da lì decideranno».

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Suwarso svela: «Il Como è più avanti di dove ci saremmo immaginati. Andiamo avanti per la nostra strada. Non so se Nico Paz resterà. Fabregas invece…»

Suwarso non ha dubbi: «Andiamo avanti per la nostra strada. Non so se Nico Paz resterà. Fabregas invece…». Le parole

Il Como, al suo secondo anno consecutivo in Serie A, sta vivendo una stagione straordinaria: quarto posto in classifica con 58 punti e piena corsa verso un sorprendente piazzamento Champions. Il presidente dei lariani, Mirwan Suwarso, ha parlato di questo momento ai microfoni de La Provincia di Como.

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PAROLE – «Sono contento. Credo che siamo più avanti di dove ci saremmo immaginati. Mi pare che l’incrocio di dati e statistiche in prospettiva ci dessero settimi, per questa stagione. Sapete com’è il motto del Bayern? ‘Siamo quelli che siamo’. Un bel motto, un segnale di identità. Andiamo avanti per la nostra strada convinti che sia quella giusta, inseguendo i nostri obiettiv

NICO PAZ E FABREGAS – «Non so se Nico resterà. Come sapete ci sarà tempo per parlarne. Il Manchester City su Fabregas? Lo vuole anche il Newcastle credo, ho letto. Mah, io so che ci sentiamo spesso, parliamo spesso del futuro, mi chiama per i giocatori per l’anno prossimo. Siamo allineati»

DOUVIKAS – «Ci ha messo sei mesi a sbocciare. Adesso è il secondo marcatore dopo Lautaro, non so se mi spiego. I tempi sono sempre diversi per ognuno, e noi siamo una società che sa aspettare. Come con Baturina, abbiamo deciso di non mettergli fretta e lui ha rispost

MORATA E BUTEZ – «Aspetteremo anche Morata, è un grande giocatore. Butez? Ho notato una cosa: rispetto a inizio campionato lo vanno a pressare molto meno. Segno che c’è più prudenza, hanno capito che ha piedi formidabili».

Chivu non ha dubbi: «Bastoni non va recuperato psicologicamente, piuttosto chi l’ha insultato ha bisogno di qualche lavoro psicologico»

Chivu non ci sta:«Bastoni non va recuperato psicologicamente, piuttosto chi l’ha insultato ha bisogno di lavoro psicologico»

L’Inter di Cristian Chivu, solida capolista con 72 punti e reduce dal travolgente 5-2 rifilato alla Roma il 5 aprile, si avvicina al finale di stagione con una determinazione feroce e una fiducia crescente nei propri mezzi.

Alla vigilia della trasferta di Como, il tecnico rumeno ha parlato ai microfoni di Sport Mediaset, blindando il gruppo e respingendo con decisione le critiche esterne. Chivu ha difeso a gran voce i suoi uomini, con un occhio di riguardo per Alessandro Bastoni, ribadendo compattezza e unità dello spogliatoio in un momento cruciale della corsa scudetto.

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PAROLE – «Fare l’allenatore dell’Inter vuol dire avere ambizioni importanti. Sono felice perché arriviamo agli ultimi due mesi del campionato con la possibilità di raggiungere degli obiettivi. Abbiamo il dovere di credere di poter vincere tutto quello che è rimasto. Le polemiche? I miei principi vanno oltre le aspettative della narrativa di qualcuno. Non ho cercato di cambiare, sono sempre rimasto me stesso. Non sento il dovere di fare proclami e cercare conflitti. Bastoni? Alessandro non va recuperato psicologicamente. La gente ha sparato a zero contro di lui scatenando una vera e propria gogna. Io penso che sono loro ad avere bisogno di qualche lavoro psicologico».

Frosinone Palermo, big match di Serie B! Il doppio ex Lucioni: «Partita importantissima ma non sarà decisiva anche se…»

Frosinone Palermo, l’intervista del doppio ex e difensore centrale Fabio Lucioni sulla super sfida di Serie B

Oggi in Serie B si gioca un importante match d’alta classifica: Frosinone-Palermo. Fabio Lucioni conosce benissimo entrambe le piazze. L’ex difensore centrale ha infatti diviso gli ultimi quattro anni della sua carriera proprio tra Frosinone (con la promozione in Serie A nel 2022-23 e una successiva parentesi da febbraio a giugno 2025) e Palermo (dal 2023 a novembre 2024). Stasera sarà sugli spalti del “Benito Stirpe” per assistere al big match e, sulle pagine de La Gazzetta dello Sport, analizza così la sfida. Ecco le sue parole.

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UNA SFIDA IMPORTANTE MA NON DECISIVA «È sicuramente una partita importantissima ma non sarà decisiva. Solo nel caso in cui il Palermo dovesse perdere, vorrebbe dire rassegnarsi ai playoff».
IL FROSINONE «Deve fare quello che ha sempre fatto finora, ossia andare forte e vincere i duelli, con la spinta della sua gioventù. Il Palermo è più esperto, ma l’entusiasmo del Frosinone può compensare questa differenza».
I RIMPIANTI DEL PALERMO
«In effetti per lunghi periodi della stagione la squadra non ha espresso il suo valore assoluto, oggi si rende conto di quello che avrebbe potuto fare. Non è troppo tardi, ci sono ancora 15 punti in ballo, ma il deficit in classifica pesa».

Real Madrid all’ultima chiamata: tra Liga e Champions, settimana decisiva. Ombra ‘zero tituli’ e panchina di Arbeloa a rischio

Real Madrid rischia di finire la stagione senza titoli conquistati: tra Liga e Champions League, ecco cosa potrebbe succedere

Il Real Madrid è chiamato a svoltare immediatamente dopo la pesante sconfitta nell’andata dei quarti di Champions League contro il Bayern Monaco. Al Bernabéu, i bavaresi hanno dominato per lunghi tratti, ma la rete di Kylian Mbappé ha tenuto in vita le residue speranze in vista della complicatissima trasferta in Germania. Prima di pensare all’impresa europea, però, i blancos devono fare i conti con un campionato che non ammette più passi falsi.

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La trappola Girona e la corsa alla Liga

La sfida di stasera contro il Girona rappresenta un crocevia fondamentale. Dopo il recente ko contro il Maiorca, il Real è scivolato a -7 dal Barcellona capolista. Un ulteriore passo falso significherebbe dire quasi definitivamente addio alle ambizioni per il titolo nazionale.
Proprio per questo, il tecnico Álvaro Arbeloa è stato categorico alla vigilia: nessun turnover.
• L’atteggiamento: «Voglio una squadra all’altezza, il talento da solo non basta», ha dichiarato l’allenatore, convinto che una prestazione solida in campionato sia il miglior viatico per la sfida di Monaco.
• Il fattore Bernabéu: Sui recenti fischi a Vinícius, Arbeloa non fa drammi, considerandoli parte dell’esigente cultura madridista, capace di trasformare la pressione in pura energia nelle notti che contano.

Infermeria e remuntada europea

Arrivano segnali incoraggianti dall’infermeria in vista del tour de force. Contro il Girona torneranno titolari dal primo minuto Jude Bellingham ed Eder Militão. Spazio anche per Ferland Mendy, che dovrà mettere minuti preziosi nelle gambe per farsi trovare pronto mercoledì contro Michael Olise, autentico mattatore dell’andata.

A Monaco servirà un’impresa titanica: la storia dice che il Bayern ha superato il turno nelle ultime 15 occasioni in cui ha vinto la gara di andata a eliminazione diretta.

La panchina in bilico

Sullo sfondo resta la posizione, tutt’altro che salda, dello stesso Arbeloa. Subentrato da soli due mesi, ha già incassato 7 sconfitte in 19 partite (lo stesso passivo che portò all’esonero di Xabi Alonso, ma accumulato in 34 gare). Tra una Liga appesa a un filo e una Champions in salita, questa settimana assume i contorni di un’ultima chiamata: fallire significherebbe rischiare concretamente un’annata da “zero tituli” e, di conseguenza, l’esonero del tecnico.

Parma senza lo squalificato Pellegrino contro il Napoli: come cambia l’attacco e tutte le mosse di Cuesta al Tardini. Cosa ha in mente!

Parma dovrà rinunciare allo squalificato Pellegrino contro il Napoli: ecco le possibili scelte di formazione di Cuesta per il match del Tardini

L’entusiasmo per la supersfida tra Parma e Napoli non conosce ostacoli. Nonostante il divieto di trasferta imposto ai residenti in Campania, i 3.500 posti del settore ospiti del Tardini sono andati letteralmente a ruba in un batter d’occhio grazie ai tifosi azzurri fuori regione. Il dato complessivo dei biglietti staccati vola già a quota 21.000, preannunciando una cornice di pubblico delle grandi occasioni. Questo il focus del Corriere dello Sport.

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Come cambia l’attacco senza Pellegrino

Sul fronte campo, mister Cuesta deve risolvere un rebus tattico pesante: fare a meno dello squalificato bomber Pellegrino, fermato dal giudice sportivo dopo il quinto giallo rimediato contro la Lazio. Due le opzioni principali sul tavolo per completare il reparto offensivo:
• La punta di ruolo: Lancio dal primo minuto di Nesta Elphege, centravanti di scorta prelevato a gennaio dal Grenoble, mantenendo intatto l’ormai collaudato 3-5-2 al fianco di Strefezza.
• L’opzione “falso nueve“: Una suggestione tattica – che peraltro a Napoli ha fatto la storia ai tempi di Sarri e Mertens – che riporterebbe Ondrejka nell’undici titolare per non dare punti di riferimento alla difesa azzurra.

Le scelte tra difesa e centrocampo

Nel pacchetto arretrato si registra il rientro di Troilo, il quale, complice una botta alla caviglia in allenamento, dovrebbe però partire dalla panchina. Probabile la conferma in blocco del solido terzetto Delprato-Circati-Valenti, reduce dall’ottima prova di Roma. In mezzo al campo, contro la straripante fisicità della mediana partenopea, Cuesta potrebbe rinunciare al doppio play tecnico (il duo Bernabè-Nicolussi Caviglia), inserendo i muscoli di Ordonez o Sorensen.
Inamovibile Keita, che scenderà in campo da osservato speciale: gli scout del Napoli lo hanno messo nel mirino da tempo e lo seguiranno da vicino. Piena conferma tra i pali anche per Suzuki, ormai tornato a pieni regimi dopo il lungo stop per infortunio.

Statistiche e visite a sorpresa

Lo storico delle sfide al Tardini (25 precedenti) sorride ai padroni di casa:
• Vittorie Parma: 11
• Vittorie Napoli: 9
• Pareggi: 5

A Collecchio, intanto, l’avvicinamento al match è stato impreziosito da una visita speciale: Jesper Blomqvist, ex freccia svedese del Parma di Carlo Ancelotti (1997-98), è passato a salutare la squadra, trattenendosi a lungo con i connazionali Ondrejka e Almqvist, con quest’ultimo finalmente vicino al rientro in gruppo.

Calcio italiano in crisi: 1,9% di Under 21 in Serie A, 68,5% di stranieri! Tra false soluzioni e ostacoli, ecco come invertire la rotta

Calcio italiano in crisi: tra false soluzioni e ostacoli, come invertire la rotta per far rinascere il nostro campionato. Tutti i dati

Il calcio italiano è di fronte a un bivio anagrafico e identitario. Come analizzato da Tuttosport, la Serie A non è un campionato per giovani, tanto meno per gli italiani. I numeri parlano chiaro e descrivono un sistema che fatica a valorizzare i propri talenti.

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I numeri di un’emergenza

Il nostro massimo campionato è ormai “terra straniera“. Ecco i dati che fotografano la situazione:
1,9%: è il misero minutaggio concesso agli Under 21 italiani nell’attuale campionato.
• 67,9%: è il minutaggio totale assorbito dai giocatori stranieri.
• 68,5%: la percentuale di tesserati stranieri in Serie A, un dato che tra i top 5 campionati europei è secondo solo alla Premier League (72%).

L’abrogazione del Decreto Crescita non ha invertito la rotta. Il vero ostacolo spesso è economico e normativo: le trattative tra club italiani richiedono garanzie e liquidità immediata che all’estero, molto spesso, non vengono pretese.

Le false soluzioni: l’obbligo Under e le regole Uefa

Le norme attuali (come l’obbligo di 8 giocatori formati nei vivai sulle rose da 25) si sono rivelate blande e inefficaci. Anche la recente proposta di Luciano Spalletti, che suggerisce l’inserimento obbligatorio di un Under 19 in campo, presta il fianco a critiche. L’esperienza della Serie C insegna: in passato, l’obbligo di schierare giovani ha generato un mercato fittizio, con ragazzi utilizzati per ragioni burocratiche e gettati nel dimenticatoio l’anno successivo. Molto più lungimirante appare la Riforma Zola attuata in C, che lega i premi agli investimenti strutturali e nello staff.

Il muro dell’UE e l’urgenza dello Ius Soli Sportivo

Imporre quote rigide di italiani, come vorrebbero alcuni, si scontra con un ostacolo legale insormontabile: la giurisprudenza comunitaria. A differenza di sport formalmente “dilettantistici” come la pallavolo (che può imporre tre italiani in campo), il calcio professionistico non può applicare restrizioni discriminatorie sul lavoro.

Ma il tema cruciale, oggi, è prettamente sociale e politico: l’Italia è in grave ritardo sullo Ius soli sportivo. Mentre nazioni come la Spagna esaltano talenti di seconda generazione alla Lamine Yamal, il nostro sistema burocratico frena l’integrazione. L’emblema è il giovanissimo Honest Ahanor: uno dei pochissimi Under 19 a giocare con continuità in A, costretto ad aspettare la maggiore età per poter vestire l’azzurro. Un ritardo normativo che il calcio italiano, reduce dalla delusione in Bosnia, non può più permettersi.

Bologna, i motivi dietro alla sconfitta con l’Aston Villa. Cosa non ha funzionato al Dall’Ara: l’analisi post Europa League!

Bologna, i motivi che han portato alla sconfitta con l’Aston Villa. Cosa non ha funzionato al Dall’Ara: l’analisi tattica del match di Europa League

Sulle pagine del Corriere dello Sport, Bruno Bartolozzi firma un editoriale intriso di lucida amarezza e disperato romanticismo per analizzare il tonfo interno del Bologna contro l’Aston Villa nell’andata dei quarti di Europa League. Un 1-3 che suona come una condanna, maturato in una serata dove «il Bologna è rinato due volte e due volte è caduto tra la fine del primo tempo e l’inizio della ripresa, poi alla fine della gara».

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Imperdonabili ingenuità

La squadra di Italiano ha cullato a lungo l’illusione di poter spezzare la magia nera del Dall’Ara, stadio che ha ormai certificato la «nona sconfitta della stagione, prima in Europa League». E lo ha fatto mettendo alle corde la corazzata di Unai Emery, salvata nel primo tempo solo da una «sfortuna, dotata di un righello maledetto». Solo i millimetri dell’occhio elettronico hanno negato la gioia a Castro, imitati poco dopo dalla traversa colpita da Ferguson.

Ma in Europa gli errori si pagano a carissimo prezzo e le differenze emergono implacabili. La coraggiosa prestazione emiliana è stata vanificata da imperdonabili «inciampi mortali in difesa». L’editorialista non fa sconti: sono «tutti da condannare, a cominciare da Ravaglia con quell’uscita tremenda», per proseguire con i balbettii di Heggem e Miranda, spietatamente puniti dai cinici Konsa e Watkins.

Il lampo di Rowe

A tenere minimamente in vita la qualificazione rossoblù è stato l’ottimo Rowe. Il suo bellissimo gol al 90′ è stato un «bagliore e subito dopo con un cupo tuono, nuovamente dannato», cancellato in pieno recupero dalla rete del definitivo 1-3.

Ora la missione si sposta al Villa Park, peraltro senza lo squalificato Lucumi. Per passare il turno servirà replicare il «miracolo della trasferta, prodigio diventato uno standard del proprio repertorio». Sarà, avverte Bartolozzi, «la gara della volontà dove le speranze vanno misurate in energie astrali e non in possibilità».

Il calcio italiano mantiene in corsa, ma in «terapia intensiva una squadra chiamata ad una impresa ultrasportiva». Eppure, la chiosa finale è un richiamo all’orgoglio della piazza: «Stringiamoci attorno al Bologna e alle sue contraddizioni, come ad un eroe stanco e malconcio, in grado però di offrire ancora momenti di bellezza emotiva».

Napoli rivoluzionato dalla mutazione tattica di Conte: così ha cambiato pelle alla sua squadra. Analisi e possibili scelte di formazione col Parma

Napoli rivoluzionato dalle idee tattiche di Antonio Conte: così ha cambiato la squadra azzurra. Analisi e possibili scelte di formazione col Parma

La versione primaverile dei “nuovi mostri” è finalmente tornata sotto i riflettori. Nel big match di lunedì contro il Milan, i Fab Four del Napoli si sono ritrovati tutti titolari dal primo minuto. Un evento che non si verificava da oltre sei mesi, per l’esattezza dalla sfida d’andata a San Siro del 28 settembre. Ecco cosa scrive oggi il Corriere dello Sport

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Dalla caduta alla rinascita

Il progetto iniziale, nato tra gli entusiasmi del ritiro di Castel di Sangro, si era sgretolato nel tempo di un amen. Il 5 ottobre, contro il Genoa, l’infortunio di Lobotka diede il via a un rovinoso effetto domino che portò ai box anche De Bruyne e Anguissa. Tempi bui che, fortunatamente per i tifosi azzurri, sono stati ormai archiviati dalla ritrovata solidità dei quattro tenori.

La mutazione tattica: dal 4-1-4-1 al 3-4-2-1

L’aspetto più intrigante di questo ritorno è l’evoluzione del modulo orchestrata da Antonio Conte:
• L’assetto originale (4-1-4-1): Lobotka agiva davanti alla difesa, supportato da una linea mobile formata da Anguissa, De Bruyne, McTominay e completata a destra da Politano.
• Il nuovo spartito (3-4-2-1): Sperimentato nel secondo tempo contro il Lecce e varato ufficialmente a Cagliari. Ora Anguissa e Lobotka fanno diga in mediana, mentre De Bruyne e McTominay agiscono liberi alle spalle della punta.

Nel calcio moderno, ruoli rigidi lasciano il posto a rotazioni e occupazione degli spazi. Se McTominay ha mantenuto la sua forte vocazione offensiva (spesso convergendo verso il centro dalla sinistra), la vera rivoluzione ha investito De Bruyne. Il fuoriclasse belga è passato dal ruolo di regista aggiunto a quello di trequartista di destra puro. I numeri certificano la bontà della scelta: con lui in campo, gli azzurri hanno collezionato quattro vittorie su quattro.

L’intoppo col Diavolo e la variabile Alisson

Contro il Milan, tuttavia, la brillantezza di Re Kevin e dello scozzese è stata arginata. Complice l’ottima organizzazione difensiva rossonera e, soprattutto, l’assenza di un terminale offensivo come Hojlund, elemento cardine per lavorare spalle alla porta e attaccare la profondità.
Domenica al Tardini contro il Parma, a caccia della sesta vittoria consecutiva, Conte si troverà davanti a un affascinante bivio. Potrebbe confermare l’assetto evoluto dei Fab Four oppure lanciare dal primo minuto Alisson. Il brasiliano, subentrato proprio contro il Milan, ha letteralmente spaccato la partita in corsa con le sue serpentine e l’abilità nell’uno contro uno. Se dovesse partire titolare come trequartista di sinistra, McTominay arretrerebbe in mediana. I prossimi allenamenti scioglieranno i dubbi, ma una cosa è certa: le sorti del Napoli dipenderanno, come sempre, dal piano partita del mister.

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