Quello che l’agente non dice: Beppe Bozzo

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© foto www.imagephotoagency.it

L’appuntamento periodico per conoscere meglio gli agenti italiani

Beppe Bozzo è sinonimo di qualità, la sua carriera da agente e avvocato è abbastanza chiara. Nel proprio sito personale, l’avvocato cosentino scrive che la qualità ha bisogno di tempo, c’è da credergli considerando quello che, con il tempo, ha costruito per i suoi assistiti. Un’assistenza che elude la mera parte sportiva ma  che comprende anche per quella fiscale, legale, contrattualistica, tutti gli aspetti che riguardano la vita di un calciatore e la sua famiglia. Classe 1966′, una laurea in Giurisprudenza conseguita presso l’Università di Bologna e il successo che parte da lontano. Bisogna riavvolgere il nastro di venti anni con la prima procura firmata che porta il nome di Graziano Nocera ai tempi di Castrovillari. La giusta gavetta, sei mesi a stretto contatto con un altro totem del panorama italiano come Claudio Pasqualin. Nel 1996 fa incetta di assistiti nella squadra della sua città, Cosenza per l’appunto. Poi arriva il grande salto, dovuto alla capacità di scovare e credere su un manipolo di giovani che hanno scritto pagine importanti nei club e nella Nazionale italiana:Cassano, Perrotta, Modesto, e via dicendo. Gli va riconosciuto un primato: è l’unico professionista a non aver mai litigato con Cassano anzi, ci ha costruito negli anni un rapporto fraterno. Ne ha seguito e consigliato, passo dopo passo, la carriera: dal trasferimento record alla Roma al Real Madrid, passando per le due milanesi. Correva il 2001 e il giovane avvocato si imponeva alla ribalta nazionale. Nel 2007 decise di cancellarsi dall’albo degli agenti Fifa anche perchè. da avvocato, potevano fornire tutta l’assistenza che un giocatore deve avere. Alla soglia dei quarantanove anni ha deciso di intraprendere una via diversa, certamente di prestigio, come quella dell’intermediario. Diverse società a livello europeo non si muovono senza chiedergli una consulenza, i tifosi della Juventus spesso esultano anche per merito suo ma ci torneremo più avanti.

QUATTRO STELLE E MEZZO – Nella valutazione del noto avvocato non si può non tenere conto di quanto ha fatto nell’ultima sessione estiva, con la mediazione nel trasferimento di Morata alla Juventus. Un colpo importante per la società di corso Galileo Ferraris, arrivato come alternativa di lusso e impostosi come titolare. Rientra nello stretto giro di cinque o sei agenti che muovono in maniera concreta il calciomercato italiano ed estero. Quel che piace della sua attività è la volontà di aprire a nuovi mercati, ampliando strutture e competenze. Un’apertura interessante agli Emirati Arabi e alla Cina, precisamente Abu Dhabi e Shangai. Nell’ottobre del 2013 vola a New York per incontrare i vertici della Mls e proporre dei giocatori. Si mormora che alla base della chiusura del rapporto con Alberto Gilardino ci siano stati differenti vedute sul trasferimento proprio in Mls: la possibilità di guadagnare tanto e di fare un’esperienza di vita non era stata considerata a sufficienza. Altro punto a suo favore è sicuramente l’aver fatto guadagnare tanto a giocatori non di primissimo piano, senza abbassarci a fare dei nomi perchè non lo riteniamo giusto. Unico neo: forse la gestione di Cassano quest’anno, anche se probabilmente sono entrate altre variabili nelle quali Bozzo non poteva entrare.

ASSISTITI – Come abbiamo spiegato precedentemente, Bozzo adesso si occupa principalmente di consulenze a livello internazionale rivolte sia ai club che ai singoli giocatori. Secondo quanto ci risulta, rimane sempre l’agente di un giocatore che sta facendo le fortune del Torino sia in campionato che in coppa come Fabio Quagliarella. Anche in questo, caso, il rapporto va avanti da tanti anni ed è rimasto forte. Il giovane più importante ma che non ha espresso ancora il suo ottimo potenziale è Luca Marrone. Fino a due anni fa era il pupillo di Antonio Conte che gli aveva disegnato il ruolo di difensore centrale, poi tanta sfortuna con gli infortuni ne hanno rallentato la crescita. Non ultimo il passaggio sfumato sul più bello al Cordoba a gennaio. Federico Marchetti si è ripreso la Lazio dopo una stagione non facile come quella scorsa. Pioli ne ha fatto il titolare indiscusso, anche qui nota di merito per non aver forzato la mano in un periodo non facile a livello di rapporti con la società capitolina. Ci risulta che ben presto farà parte della sua scuderia uno degli astri nascenti del calcio italiano, quel Federico Bernardeschi che tanto bene aveva fatto in maglia viola prima dell’infortunio. Altro legame duraturo e storico è quello con il brasiliano Felipe, piazzarlo all’Inter è stato un colpo da novanta.

AREE DI COMPETENZA – In Spagna rapporti privilegiati con il Real Madrid ma non solo. Attenzione anche alla Germania, bolle qualcosa di importante. Ci risultano contatti sempre più frequenti con l’Anderlecht, senza dimenticare le ottime referenze anche in Premier League.


I TRASFERIMENTI STORICI –
Dobbiamo chiedere scusa ai nostri lettori per un’errata informazione data
nella penultima puntata di quello che l’agente non dice. Erroneamente abbiamo citato l’agente Faccini nell’operazione Greco-Olympiacos mentre in realtà la firma era dell’avvocato cosentino. L’ultima in ordine di tempo è quella relativa al trasferimento di Cop al Cagliari. Tutte le operazioni su Cassano hanno avuto grande prestigio e le conoscono tutti. Alla Juventus ha portato negli anni Quagliarella, Peluso,Motta e appunto Morata. All’Inter l’argentino Zarate e la stellina croata Mateo Kovacic. Altra felice intuizione è stata quella di Sime Vrsaljko, adesso assistito dall’agente Giuseppe Riso. Fu Bozzo a curare il traferimento al Genoa del Presidente Preziosi. Sempre all’Inter ha portato Ezequiel Schelotto, l’uomo che sarà ricordato per il gol nel derby. Vecchia conoscenza anche per lo Zenit di San Pietrobrugo, quando portò Rosina nel campionato russo. Importanti anche le operazioni Caceres-Juventus dal Siviglia e Pizarro-City. Il violino di Gilardino ha suonato a Marassi grazie al lavoro dell’avvocato Bozzo. Il noto avvocato ha dato la sua preziona opinione sulla questione deregulation ai nostri microfoni, un tema che stiamo cercando di approfondire nella nostra rubrica: «Credo che ci sia bisogno di un organo internazionale qualificato che permetta a tutti noi di lavorare allo stesso modo nel mondo o almeno in Europa. Non è possibile che un agente di calciatori, o un intermediario italiano, non possa occuparsi degli allenatori mentre a livello europeo accade. Io, onestamente, non la vedo una cosa corretta. Secondo me a livello internazionale ed europeo debbono esserci delle regole uniformi, in qualche modo garantire a tutti parità di dignità, di controllo e di guadagni perchè non è possibile che per uno stesso allenatore se arriva dall’estero la società può trattare con un agente. Quindi vado anche contro i miei interessi perchè io essendo avvocato posso farlo e potrei pensare che meno siamo meglio è. Io dico che cosi non è corretto, bisogna uniformare il regolamento a livello internazionale, se lo facciamo io ci sto. Se dobbiamo fare un altro regolamento, ho sentito parlare di bollino blu o giallo, per me sono tutte cavolate. Io vedo un regolamento diverso, si deve intervenire a livello internazionale anche perchè cosi come stanno le cose, ci sarà un vero arbitro che legittimerà il tutto? Saranno le società e i calciatori: quello che la Fifa non dice, è che devono essere le società a leggittimare per la dignità di certe operazioni. Loro fanno le scelte, nel portare avanti determinate trattative. Alla fine le leggi del mercato saranno determinanti. Io vedo che tra i miei colleghi c’è la paura di perdere dei diritti precedentemente conquistati. Ma anche la tutela del lavoro attuale ma qui c’è un grande punto di domanda perchè non so come andrà a finire con i mandati. Io che sono un avvocato e che lavoro non con una obbligazione di risultato ma di mezzi, se una trattativa va in porto non dipende unicamente da me. Quello che voglio dire è che ci preoccupiamo troppo della tutela del nostro lavoro e non dello spirito che questa norma vuole: non è che si vuole abolire la figura dell’agente bensì che la Fifa non sia costretta ad occuparsi di migliaia di casi tra agenti e agenti, agenti e società che ingolfano il Tribunale, ingolfano l’attività di lavoro e non permettono l’attività di controllo sopratutto nel corrispondere agli agenti quanto stipulato nelle operazioni internazionali. Questo froga il campionato in corso, non basta semplicemente controllare il pagamento degli stipendi che per me è sintomo di debolezza perchè non vengono tutelati i dipendenti. Ma che regolamento è? Si fanno figli e figliastri, perchè non si devono tutelare i magazzinieri? Se poi c’è un agente che non viene pagato non interessa a nessuno. Il nostro calcio ha perso credibilità all’estero anche perchè molte squadre, a livello internazionale, non voglio avere a che fare con alcune società italiane. Non vorrei che finissimo come la Spagna o il Portogallo, dove ci sono solo tre o quattro club seri che pagano e gli altri no. E’ una cosa grave che nessuno controlla. Chi dovrebbe fare le norme, le fa a proprio uso e consumo e non mi sembra che possa portare a una correttezza e tranquillità nei rapporti. Secondo me deve essere un organo terzo a scrivere i regolamenti e farli rispettare e invece non è cosi. Ora mi pare che il vento sia cambiato, io credo che bisogna mettere le persone giuste nel posto giusto, anche nelle società. Se un club fattura 40 milioni di euro, deve per forza di cose essere gestita a livello manageriale da un uomo dei conti, che sappia perchè l’ha studiato, perchè ha avuto delle esperienze passate. Io non credo che un dirgente, che può avere delle competenze a livello tecnico, possa ricoprire di riflesso mansioni manageriali. La lungimiranza di studiare un piano indistriale, quindi anche di un investimento economico, deve essere affidato a persone che hanno a che fare con questo lavoro. La colpa è dei Presidenti che si affidano a persone sprovvedute, non per forza in malafede, che non hanno le capaictà per guidare un’azienda. Il calcio è probablmente la principale azienda italiana, che muove milioni e milioni di euro e non può essere affidata a persone sprovvedute, che in passato non hanno studiato i numeri. Ma si possono dare stipendi da quattro milioni di euro a giocatori che stanno puntualmente in panchina? La rovina del calcio italiano non è stato dare undici milioni di euro netti a giocatori che hanno portato lustro al prodotto italiano, che lo hanno reso appetibile all’estero. Sono stati sbagliati altri acquisti, un Presidente dovrebbe prendere coraggio e cacciare i dirigenti che hanno fatto casini. Se noi affidiamo il budget sempre agli stessi, ma dove andremo? Faremo sempre gli stessi errori. Certe volte non si vogliono deludere i tifosi ma io sono sempre dell’idea che è meglio ferire con uan verità che con una bugia. Non si devono illudere, ma far capire quella che è la realtà. Sognare costa, come nella vita. Bisogna fare le cose per bene e mai fare il passo più lungo della gamba, a maggior ragione nell’azienda. Un’azienda che va sul lastrico mette in difficoltà centinaia di famiglie ma anche i giocatori che erano abituati a fare una vita con certi soldi ai quali aveva fatto affidamento. Io volgio comprare un giocatore a cinque milioni? Ci vogliono le garanzie anche a livello internazionale. Non basta la camera di compensazione, in Italia non ti fa fare l’operazione. A livello internazionale non è cosi: nessuno controlla se c’è la fideiussione. A meno che la società non la richiede, c’è bisogno di controllo e di regole. Non le possono fare chi poi le deve subire, perchè non le potrà mai fare giuste. Nella realtà sono poche le società che magari possono non iscriversi al campionato. Ci sono degli indici che vanno assolutamente affrontati, è ingiusto che non possono essere pagati i magazzinieri. Io non parlo di noi intermediari, che a volte non becchiamo un euro. Io per fortuna ho un’esperienza ventennale, ma ci sono colleghi che hanno difficoltà e devono essere tutelati. Caso Parma? Ne hanno parlato tutti, non voglio mettere altri commenti particolareggiati perchè ci sono le indagini. Voglio solo dire che non i procuratori il vero problema, non è l’avvocato il problema. Le regole sono il problema, è a monte. Chiedo legge universali, nel caso dei procuratori ci vogliono norme che hanno la stessa valenza in tutta Europa. Poi si creano diseguaglianze, si lavora male».