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Sacchi: «Superlega? Il calcio diventa un circo. La brama ha negato i veri valori»

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Arrigo Sacchi, ex storico allenatore del Milan, ha detto la sua in merito alla nascita della Super League, ecco le sue parole

Arrigo Sacchi ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni della Gazzetta dello Sport, ecco le sue parole:

«La visione elitaria è un concetto diametralmente opposto a quello dello sport, che è inclusivo e non esclusivo. È evidente quindi che la Superlega vada contro lo sport e contro il calcio. Può diventare un circo».

Sul primo pensiero appena saputo della nascita della Super League: «La Superlega non mi piace perché il calcio è così bello per la sua universalità. Dobbiamo avere la lucidità di analizzare in profondità la situazione per capire come siamo arrivati a questo. Il calcio è popolare perché tutti lo possono praticare, anche con spese minime rispetto ad altri sport. Il calcio fa parte della razza umana: possono giocare alti e bassi; ragazzi dal fisico imponente e mingherlini. Difficile trovare un altro sport così universale. Però il calcio ha tre grandi avversari: il divismo, il business e i bilanci in rosso. Sono tre elementi che trasformano tutto. Le istituzioni sono state poco severe verso i bilanci in rosso. Chi governa il calcio deve accorgersi che, pur di aumentare i profitti a discapito dello spettacolo, è cresciuto esponenzialmente il numero delle partite ed è diminuito drasticamente il tempo dedicato agli allenamenti».

Sul futuro del calcio: «Non sono preoccupato, perché mi auguro che il progetto della Superlega venga accantonato. E perché spero che si apra una discussione generale sulla situazione del calcio. Bisogna sfruttare l’occasione per ripartire da altre basi. Tutti hanno chiuso gli occhi davanti alle distorsioni del sistema attualmente in vigore».

Sull’aspettarsi un compromesso: «Spero proprio di no. Le soluzioni a metà strada sono inutili. Servono poche idee, ma chiare. E vorrei che le istituzioni internazionali, le federazioni e le leghe ricominciassero a parlare davvero di calcio. Del bene del calcio. Quando l’obiettivo è il potere, si va avanti a compromessi. E chi ha più conoscenze fa paura».

Sull’abituarsi alla Super League: «Inizialmente magari i tifosi non si allontanerebbero, ma con il tempo probabilmente sì. Oggi ci emoziona che l’Atalanta possa competere dando una speranza a tutti. Non ha storia, è attenta ai bilanci, vende i migliori ed è competitiva. È un esempio di positività che va oltre il calcio. E il calcio deve essere di tutti, non di pochi».

Sullo sport visto come un sogno: «È proprio questo il punto, che va ben oltre il business e perfino le vittorie. Gli eroi sono coloro che fanno tutto quello che possono. Ma non bisogna togliere a nessuno il diritto di partecipare e di competere».

Sulla differenza della Super League con l’idea di Berlusconi: «Berlusconi sottolineava l’importanza dello spettacolo, del gioco divertente e sognava grandi partite che entusiasmassero la gente a prescindere dal risultato. E non avrebbe mai chiuso le porte in faccia a nessuno».

Sulla molla che è scattata ai 12 club: «Solo la crescita economica. La bramosia di vincere e di veder aumentare le entrate ha portato alla negazione di qualsiasi valore: bellezza, emozioni, merito, divertimento, innovazione».

Sull’immaginarsi la Serie A senza Milan, Inter e Juventus: «No. Ma non riesco a immaginare nemmeno una Superlega con una dozzina dei club più ricchi del mondo».

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