Samuel: «Mi auguro si torni a giocare. Rimpianti? Aver vinto poco alla Roma»

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Walter Samuel ha parlato in una lunga intervista rilasciata al Corriere dello Sport: le parole dell’ex difensore dell’Inter

Lunga intervista a Walter Samuel sul Corriere dello Sport. Queste le parole dell’ex difensore dell’Inter e attuale collaboratore di Scaloni nella Nazionale argentina.

RIPARTENZA – «Mi auguro che si torni a giocare per dare un po’ di gioia alla gente, è impressionante l’entusiasmo che ha scatenato la Bundesliga. Il calcio è importante, sicuramente il Governo e le autorità scientifiche hanno le loro preoccupazioni, ma mi auguro che si possa tornare a giocare per i calciatori, per la gente che lavora, mi auguro che ripartano anche gli altri sport. Mi sono accorto che guardando le partite in Germania la gente è contenta».

ALLENATORE – «La cosa che mi ha aiutato è stata aver avuto subito l’opportunità di fare l’allenatore, prima con Pioli, poi a Lugano e ora come collaboratore di Scaloni. Per me essere rimasto nel calcio è stato fondamentale, devo fare esperienza».

VINCERE A ROMA E A MILANO «Sono soddisfazioni diverse. A Roma ero appena arrivato, non avrei mai immaginato di vincere al primo anno, non me l’aspettavo, perché non conoscevo il calcio italiano. Oggi a distanza di quasi vent’anni mi rendo conto dell’impresa che abbiamo centrato. Essere uno dei giocatori che ha vinto uno dei tre scudetti della storia del club è motivo di orgoglio. Ho il rimpianto di non aver vinto di più, perché potevamo farlo ancora, soprattutto l’anno successivo, avevamo una squadra fortissima. E oggi mi pento di essere andato via due giorni dopo il trionfo finale. Ero giovane, non mi rendevo conto. Mi sono perso la festa al Circo Massimo, è stata straordinaria».

CAPELLO – «Mi ha dato tantissimo. Ho sentito un’intervista in cui parlava di me. Mi ha aiutato, appena arrivato ero un po’ spaesato, lui mi ha sostenuto, ha creduto in me. In precampionato giocavamo a quattro, poi mi ha messo in mezzo e facevamo la difesa a 3. Gli devo molto, mi faceva sentire importante, nelle palle ferme marcavo i più bravi, sentivo sempre la sua fiducia».

MOURINHO – «Diverso da Capello. Forse era più vicino ai giocatori, anche se di alcuni si fidava di più, di altri meno. Mi sono trovato bene con lui come con Capello, entrambi mi dimostravano con i fatti che credevano in me, mi facevano giocare sempre. Sono riusciti ad avere il massimo da ogni giocatore. Adesso che sono dall’altra parte mi rendo conto che questo non è facile».

FONSECA – «Fonseca mi piace, l’ho conosciuto a Roma per il corso. Siamo andati a Trigoria a studiare i suoi metodi di allenamento. Sta facendo bene al primo anno in Italia, propone un calcio interessante. È molto preparato, lui e il suo staff».

CONTE – «Conte l’ho conosciuto quando giocava, mi sembra un allenatore forte e con idee chiarissime».

ADDIO TOTTI – «Quel giorno mi sono emozionato per lui. Lo capisco, capisco De Rossi. Gente che ha dato tanto al calcio. Francesco a Roma è amato. Essere uscito dal calcio è stato difficile. Ora deve pensare ad altro sta facendo un nuovo percorso. È strano che non sia più in società, chiunque pensava che sarebbe rimasto per sempre. Ma non è voluto stare lì per non fare niente, deve essere successo qualcosa che non so. Conoscendolo so che non è stato facile, mi dispiace moltissimo. Ogni tanto ci scambiamo qualche messaggio, con lui, De Rossi, e Vito Scala».

ADDIO ZANETTI – «Sapeva che quello sarebbe stato il suo cammino. Ha cominciato a prepararsi, ha studiato, l’esperienza che farà lo aiuterà tanto, perché una cosa è giocare, un’altra è fare il dirigente. Sono molto contento per lui».