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Verso Portogallo-Italia: cosa va e cosa non va sul fronte azzurro

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Verso Portogallo-Italia: cosa va e cosa non va in casa azzurra. Mancini riflette su pregi e difetti di una squadra ancora da registrare

Il pareggio contro la Polonia lascia il solito interrogativo delle grandi incompiute: il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto? La risposta, come sempre nel calcio, può darla soltanto il campo. Ma a posteriori: la sfida di domani in Nations League contro il Portogallo dirà tanto del lavoro svolto da Roberto Mancini fino a questo momento. Dirà molto soprattutto perché sarà il secondo crash test nel giro di tre giorni. E anche a livello di uomini si potranno intuire i profili sui quali il Mancio può puntare con decisione per costruire una nuova Italia. A Bologna qualche cosa buona, ma anche tanti, troppi errori. Sotto tutti i punti di vista. Ma ci sono tanti aspetti da indagare per analizzare la condizione degli azzurri. Vediamoli.

Verso Portogallo-Italia: cosa funziona

Fra le cose che funzionano sicuramente rientra il discorso portieri. E non era facile, a priori, visto il delicato passaggio di consegne da Buffon a terzi. Donnarumma c’è ed è sempre più sicuro dei propri mezzi: guida la difesa, resta concentrato, sta migliorando con i piedi e sta diventando un fattore determinante. Alle sue spalle si sta ritagliando uno spazio consistente di considerazione Salvatore Sirigu: impeccabile con il Toro, ottimo uomo-squadra con la nazionale. Poi c’è Federico Chiesa, che quando mette piede in campo sembra abbia l’argento vivo addosso: merce rara, anzi rarissima, di questi tempi. Ma è impossibile non fidarsi anche della coppia centrale: Bonucci e Chiellini hanno vissuto partite migliori rispetto a quella contro la Polonia, ma il loro valore è indiscutibile. Così come quello di Jorginho a centrocampo: giusto consegnare le chiavi della regia al regista del Chelsea. A patto che venga efficacemente protetto dalle mezzali (l’esperimento Bernardeschi, in quella posizione, è particolarmente stuzzicante).

Verso Portogallo-Italia: cosa non funziona

Attaccanti come Immobile, Belotti e Balotelli avrebbero bisogno di cross in abbondanza. Ma, con l’assenza di Florenzi per infortunio, non ci sono giocatori realmente in grado di andare sul fondo e diventare pericolosi in fase di spinta. Zappacosta e Biraghi sono ancora acerbi. Ma nemmeno le alternative Lazzari, Emerson e Criscito finora lasciano segnali incoraggianti. Il guaio vero, però, è in mezzo al campo: Pellegrini merita un’altra chance, ma ha tanta, troppa ruggine da togliersi di dosso, mentre Gagliardini proprio non convince. Sperare che la rondine Benassi faccia primavera è un auspicio. Legittimo, ma nulla più. Magari rispolverare Bonaventura e sperare nel rapido reintegro di Verratti può cambiare il volto degli azzurri. Azzurri a cui sta mancando, davanti, l’apporto di Lorenzo Insigne. Può e deve fare di più, ma non è la squadra che si deve adattare al suo modo di giocare. E’ l’esatto contrario: o cambia musica o Chiesa, nel giro di poco tempo, lo sbranerà.