Martina (ag. Dzeko): «Edin l’attaccante più completo, dà assist come Totti»

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© foto www.imagephotoagency.it

Da bersaglio delle ironie del web a capocannoniere della Serie A: la metamorfosi di Edin Dzeko a Roma. L’agente del bosniaco – intorno al quale intanto crescono le voci di mercato – traccia il ritratto di un giocatore al top: «Fa gol ma è più una seconda punta, oggi è l’attaccante più completo»

MAI DIRE DZEKO – Solo pochi mesi fa il suo nome era pronunciato a Roma come esempio di errori clamorosi, di palloni sbagliati a pochi passi dalla porta. Oggi i numeri dicono 10 gol e 4 assist in 12 partite di campionato, media confermata anche in Europa League. Edin Dzeko si è (ri)preso la Roma, le altre big lo mettono nel taccuino e il suo entourage gongola. Silvano Martina, agente che lo ha portato in giallorosso, ai microfoni di Retesport racconta i motivi di una vera e propria rinascita: «Dzeko è un grandissimo calciatore, ha fatto oltre 250 gol, ha sempre segnato pur non essendo una prima punta come molti credono. E’ un giocatore che fa assist, anche se far gol lo rende più felice. Quando cambi nazione non è facile. Vero che nella scorsa stagione ha sbagliato dei gol, ma chi lo conosce sa cosa può fare. La Roma ha degli esterni che si adattano alle sue caratteristiche e sta ottenendo dei risultati straordinari».
ASSISTMAN – Non solo i gol, dunque, ma anche suggerimenti che non ti aspetteresti da un centravanti alto quasi due metri: «Lui è più una seconda punta, domenica ha dato delle palle degne di Totti. Oggi è l’attaccante più completo in assoluto: fa salire la squadra, fa gol e fa fare gol. La gente si aspettava Batistuta ma non è quel tipo di giocatore». Le feroci ironie sono ormai un ricordo: «Ha fatto 10 gol l’anno scorso non giocando sempre e in un campionato difficile. Ci sono state sicuramente delle situazioni nelle quali ha sbagliato dei gol facili che non è da lui. Credo che a nessun calciatore dia fastidio la critica, magari dà fastidio quando mettono in discussione la tua carriera. Viene permesso a tutti di parlare, e fa male anche ai veri giornalisti».

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