C’era pure chi lo discuteva. Ma Inter e Napoli avevano visto giusto

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Edinson Cavani, tornato nel ruolo che lo esalta dopo tre anni all’ombra di Zlatan Ibrahimovic, fa risplendere la sua stella

Otto reti in sette gare di Ligue 1, per l’esattezza una ogni 63 minuti di gioco. Tre in due sfide di Champions League, alla media di una ogni 60 minuti. Quattro i gol in tre impegni con la nazionale, uno ogni 63 minuti. Sono i numeri mostruosi dell’avvio stagionale di Edinson Cavani, con le maglie di Paris Saint Germain ed Uruguay: il Matador è nuovamente dominante.

MA PERCHE’ NON LO ERA STATO PRIMA? – Risposta semplice ma che in tanti hanno inspiegabilmente mancato, preferendo accusare il centravanti sudamericano di una complessiva sopravvalutazione generata dal meraviglioso triennio partenopeo: Edinson Cavani al Psg non ha giocato da attaccante. Si è sacrificato in corsia per lasciare tutto lo spazio e la scena all’accentratore Zlatan Ibrahimovic, in nome di quelle logiche da grande squadra che non vogliono troppe prime donne, quanto invece dei fuoriclasse che in un preciso momento della loro carriera sono in grado di percorrere un passo indietro a livello personale in nome del bene collettivo della squadra. Dell’equilibrio complessivo, della coesistenza strutturale tra calciatori di talento che sappiano leggere calcio oltre le rispettive caratteristiche.

SCELTA SBAGLIATA – Tornato grande, del resto i numeri proposti in avvio parlano oltre ogni ragionevole commento. Viene da domandarsi: ma Edinson Cavani, al momento della scelta di trasferirsi dal Napoli al Psg, non era al corrente della presenza di Ibrahimovic? Sì. Ed infatti ha sbagliato la scelta. O meglio, agevole azzeccarla sotto il profilo strettamente economico, con il lauto ingaggio riconosciutogli dal ricchissimo club francese, ma l’ha clamorosamente toppata in termini di carriera. Il Matador, nell’estate del 2013 al punto massimo della sua carriera, con un pizzico in più di pazienza avrebbe potuto optare per qualsiasi club internazionale. Era tra i bomber più ambiti e riconosciuti del pianeta. Ma si accontentò di un ruolo da comprimario, peraltro in un torneo oggettivamente non all’altezza dei più strutturati a livello europeo. Un passo indietro insomma che in quel preciso momento della sua storia non ci stava affatto.

DINAMICHE DI MERCATO – Ma Inter e Napoli non si sono fatte fregare dalla storiella del Matador bollito ed hanno provato, in tempi e secondo dinamiche differenti ma per certi versi correlate, a prelevare il centravanti uruguaiano dal Psg. L’Inter quando il pressing (proprio) del Napoli su Mauro Icardi ed il suo entourage si era fatto denso: offerta al club francese, si racconta di circa 50 milioni di euro, rispedita al mittente. Troppo complesso, nella stessa estate, cedere sia Ibrahimovic che Cavani e passare in tal senso da un’eccedenza ad una ristrettezza. Così come, nelle battute finali della recente sessione estiva, ci ha provato il Napoli che invece (proprio) su Icardi non era riuscito a mettere le mani: un pour parler e poco altro, una generica richiesta di intenti al Matador sull’eventuale disponibilità ad accettare l’ipotesi del grande ritorno. Non se ne è fatto nulla ma il club di De Laurentiis – considerando la maxi clausola Higuain ed i fondi derivanti dalla Uefa per l’accesso diretto alla Champions – aveva margine per tentare il colpaccio finale e consegnare a Sarri un’armata da spavento. Sogni di fine estate: Edinson Cavani è rimasto dov’era. E fa faville.

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