Inter, Joao Mario è l’ombelico del tuo mondo

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Joao Mario Inter
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Ecco da dove passa la svolta nerazzurra: Icardi il re incontrastato, ma De Boer ha il suo equilibrista

I 40 milioni di euro – a cui ne vanno eventualmente aggiunti 5 legati a bonus sul suo rendimento e sugli obiettivi complessivi del club – investiti dall’Inter per prelevare Joao Mario dallo Sporting Lisbona avevano fatto storcere il naso ai più. Il pensiero, tradotto: troppi i soldi spesi per un calciatore che ha mostrato sprazzi interessanti ad Euro 2016 ma che – in relazione all’importo – rappresenta comunque un punto interrogativo.

EPPURE… – Era eventualmente sfuggito il rendimento del portoghese con il suo club nelle due stagioni che hanno preceduto la rassegna europea, poi vinta in trionfo proprio dal Portogallo: 7 reti e 5 assist complessivi nell’annata 2014-15, rispettivamente 7 e 12 un anno dopo. Classe 1993, netto il progredire nel peso del club, fattore ampiamente dimostrato dal crescendo delle sue prestazioni: nel vivo del gioco, che sia impiegato in attacco o in mediana, caratteristiche da jolly che lo hanno immediatamente reso un prospetto utile ben oltre il suo valore intrinseco. Se ne è accorto Fernando Santos, che del suo Portogallo ne ha fatto l’uomo ovunque, quello buono per tutte le stagioni: Joao Mario ha risposto presente.

SE NE E’ ACCORTA ANCHE L’INTER – L’Europeo ha definitivamente convinto i dirigenti nerazzurri sulla bontà dell’operazione: prendere Joao Mario, anche a costo di incorrere in incidenti diplomatici (facilmente raggirabili in verità) con la Uefa per via del poco chiaro fair play finanziario, avrebbe rappresentato il tassello necessario per cambiare la squadra. Per alterarne gli equilibri. L’apporto totale di Mauro Icardi è oramai storia talmente nota da non doverci tornare su in questa sede, ma non è un caso che da quando ci sia lui in campo l’Inter abbia sempre vinto: il rapido ambientamento a Pescara, poi la prova a tutto campo con la Juventus e l’assist decisivo – guarda caso ad Icardi – nella vittoria di Empoli. Prima di lui la sconfitta del Bentegodi con il Chievo Verona ed il deludente pareggio interno con il Palermo, senza di lui – non inserito nella lista Uefa proprio per via delle vicende legate al financial fair play – la clamorosa sconfitta interna incassata in Europa League dagli sconosciuti dell’Hapoel Be’er Sheva.

JOAO NELL’INTER – Frank De Boer pare aver definitivamente intrapreso la strada del 4-2-3-1 per risollevare le sorti della sua Inter: un modello tattico ibrido che, grazie alla dinamicità delle posizioni di Banega e del portoghese stesso, può essere interpretato in un 4-3-3 a seconda delle situazioni di gioco. Di questo mutamento Joao Mario è l’equilibrio: mediano del 4-2-3-1 base al fianco di Medel, trequartista quando inverte le posizione con Banega che resta basso, mezzala intermedia quando l’impianto si trasforma nel 4-3-3. E come se non bastasse, all’occorrenza ma neanche tanto, può agire da esterno offensivo sia di un 4-2-3-1 che di un 4-3-3, come fondamentalmente avvenuto ad Euro 2016 con la maglia del Portogallo. Il tutto senza che il rendimento individuale subisca alcunché. Dovrà senz’altro confermare questi aspetti nel medio periodo, ma se tali sono le premesse…

Massimiliano Bruno
Giornalista sportivo ed economico, dottore di ricerca in analisi socio-economica, diffido di chi va d'accordo con tutti, nato curioso.
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