Zidane, il profeta blanco: nel 2003 ha scritto il destino del Real Madrid

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Un anno dopo il trionfo nella finale di Champions League del 2002 contro il Bayer Leverkusen Zizou disse: «Al Real Madrid voglio conquistare anche la Décima, la Undécima e la Duodécima». Ha avuto ragione

E’ stato molto più di un giocatore. E ora è molto più che un semplice allenatore. Semplicemente Zinedine Zidane è una leggenda, un’icona vivente, un simbolo del calcio mondiale che è riuscito a realizzare quasi tutti i suoi sogni professionali. Riavvolgendo il nastro della carriera è impossibile dimenticare quella frase del 2003, un anno dopo la finale vinta a Glasgow contro il Bayer Leverkusen, decisa da una sua straordinaria prodezza. Una frase che oggi suona come una dolce profezia blanca: «Al Real Madrid voglio conquistare anche la Décima, la Undécima e la Duodécima». E dopo il sigillo dello scorso anno, con il trionfo contro l’Atletico Madrid nella magica notte di Milano, ecco un altro capolavoro: gara senza storia contro la Juve, con un secondo tempo da manuale del calcio. Con il doblete Liga-Champions League di questa stagione Zidane sale a 5 titoli in due stagioni. Tutti strappati da gennaio 2016, quando prese il posto dell’esonerato Benitez, contando anche la Supercoppa Europea e il Mondiale per Club. La mossa di Florentino Perez di promuoverlo da tecnico del Real Madrid Castilla ad allenatore della prima squadra ha rivoluzionato il destino dei blancos e il presidente, con la sua arroganza, ha avuto ragione. Le mosse vincenti di Zizou sono sembrate delle formalità: ha dato spazio a Casemiro a centrocampo, ha proseguito il maestoso lavoro messo in piedi dal maestro Carlo Ancelotti e ha usato poco bastone e tanta carota con i campioni. Nulla di straordinario, ma è la semplicità del modo di porsi di Zidane che ha davvero stregato un Real Madrid che, mai come adesso, sa di avere il migliore allenatore del mondo. Solo Perez, un anno e mezzo fa, lo aveva capito.

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