14 gol assurdi di Thierry Henry

14 gol assurdi di Thierry Henry
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Thierry Henry, riviviamo la sua carriera, specialmente all’Arsenal, con alcuni gol favolosi

Thierry Daniel Henry è nato a Le Ulis (Francia), il 17 agosto 1977. Dopo aver dato i primi calci tra le fila di diversi club come Les Ulis, Palaiseau, Viry-Châtillon e Clairefontaine, nel 1992 approda alla corte del Monaco dove esordirà tra i professionisti solo due anni dopo grazie alla fiducia mostrata da Arsene Wenger. Fino al 1999 con il club del Principato colleziona 105 presenze e 20 reti, contribuendo alla vittoria di un campionato e una Supercoppa di Francia. Nel gennaio dello stesso anno è la Juventus a strapparlo ai francesi per una cifra di poco superiore ai 10 milioni di euro, ma dopo sole 16 presenze e 3 gol con i bianconeri le parti decidono di separarsi per i rapporti non proprio idilliaci. E all’Arsenal arriva la svolta della carriera di Titì: arrivato a Londra per circa 10 milioni di sterline, l’attaccante transalpino ritrova Wenger, suo estimatore già dai tempi del Monaco, che gli affida le chiavi della squadra. Non è un caso, infatti, che in otto stagioni trascorse in Inghilterra Henry colleziona 361 presenze, 224 reti e 40 assist, numeri che hanno permesso ai Gunners di laurearsi per due volte campione in Premier League e di alzare al cielo tre coppe d’Inghilterra e due Community Shield. Poi nel 2007 arriva il Barcellona che mettendo sul piatto 24 milioni di euro lo porta in Spagna permettendogli di comporre un reparto offensivo coi fiocchi insieme a giocatori del calibro di Ronaldino, Eto’o e Lionel Messi. E i risultati parlano chiaro: 127 gettoni collezionati, 49 reti, 27 assist che hanno contribuito alla vittoria di due campionati, una coppa e una Supercoppa di Spagna, un Champions League, una Supercoppa Europea e un Mondiale per Club in sole tre stagioni. Dopo tanti successi e dopo aver dato e vinto tutto in Europa, per Henry si presenta l’occasione della Major League Soccer con i New York Red Bulls che lo ricoprono d’oro strappandolo al Vecchio Continente. E, con in mezzo un’altra breve parentesi all’Arsenal con la quale colleziona altre 7 presenze e 2 reti, lo scorso 16 dicembre ha deciso di chiudere la carriera calcistica dopo aver indossato per 135 volte la casacca del club statunitense siglando 52 reti, 42 assist e vincendo una MLS Supporters’ Shield.

Visti i numeri e i risultati raggiunti con i diversi club con la quale ha giocato, non è difficile immaginare quella che è stata la carriera di Thierry Herny in Nazionale. Dopo la trafila dall’Under-16 all’Under-21, il debutto con la Francia è arrivato l’11 ottobre 1997 con l’allora commissario tecnico Aimé Jacquet che lo convocò per la sfida contro il Sudafrica vinta poi 2-1. Con la maglia della compagine transalpina Titì ha collezionato 124 presenze siglando 51 gol ed entrando di diritto nella storia dei Galletti come miglior marcatore in assoluto. Riconoscimento che va a consolidare i grandi successi raggiunti in Nazionale come la vittoria del Mondiale 1998 giocato in patria, l’Europeo 2000 vinto contro l’Italia e la Confederations Cup del 2003. Una carriera ricca di soddisfazioni e titoli personali tra cui l’onoreficenza come Grand officier della Legion d’Onore, proprio per non farsi mancare nulla. Una macchina da gol che ha fatto la storia della Francia e del calcio europeo negli ultimi venti anni. O più semplicemente Thierry Daniel Henry, l’attaccante perfetto.

L’ex fuoriclasse di Monaco, Juventus, Barcellona, New York e Arsenal (soprattutto Arsenal) ha deciso di appendere le scarpette al chiodo all’età di trentasette anni, molto probabilmente lo ha fatto con la grazia e l’eleganza che sul campo lo hanno sempre contraddistinto. Henry è stato un calciatore rivoluzionario: la partita aveva un suo ritmo ma quando la palla finiva al numero 14 allora cambiava tutto, l’atmosfera si faceva serafica e lo spettatore aveva l’impressione di assistere davvero a uno spettacolo. Il destro di Thierry Henry ancora non è patrimonio dell’Unesco – forse lo diventerà, chissà – ma alcuni suoi gol sono ormai entrati a far parte della storia del calcio. Ne abbiamo scelti 14, come il suo storico numero di maglia, ve li proponiamo in ordine sparso, anche perché Henry è l’unico calciatore al mondo a poter riempire una gol parade di 100 reti solo con le sue marcature. E sarebbero tutte ugualmente strabilianti.

Thierry Henry, fondamentali Capitolo 1

Il controllo di palla è fondamentale per saper giocare a pallone. Su questo lancio dalle retrovie in un’amichevole del 2005 contro il povero Weiz, Thierry Henry dimostra che sì lo stop è importante, ma anche essere uno dei migliori giocatori della storia aiuta abbastanza: controllo di coscia, sombrero e lob all’incrocio. Troppo facile.

Thierry Henry, toccarla piano

La carriera di Thierry Henry in nazionale passa quasi in secondo piano anche se con i Bleus ha vinto di tutto, sia il Mondiale che l’Europeo. E’ anche il miglior marcatore della storia della Francia con cinquantuno gol, alcuni dei quali mettendola in rete piano piano di giustezza come in questo caso contro la Scozia. Non si capisce se sia più strano il fatto che il pallone non abbia bucato la rete o che in francese Scozia si dica Ecosse.

Thierry Henry, al campetto

Ciò che ha sempre contraddistinto Thierry Henry è stata la supponenza calcistica: troppo più forte degli altri, ma di una bravura naturale e spontanea della quale a volte pareva vergognarsi. In FA Cup contro il Chelsea ne ha dato un bell’esempio. Verticalizzazione sbilenca di Vieira, stop incommentabile perché troppo bello e poi una semi-veronica su Cudicini in uscita, così giusto per segnare in maniera più bella. E poi, classica esultanza come a dire “Per favore, giochiamo sul serio, dai“.

Thierry Henry, fondamentali Capitolo 2

Avere una buona tecnica di base è un buon punto di partenza per ogni calciatore, Thierry Henry però esagerava. Contro il Tottenham nel novembre del 2002 prese palla quasi nella sua aera e andò a segnare dribblando chiunque gli si ponesse di fronte. Il pallone si è mai staccato dal suo piede destro. Mai.

Thierry Henry, questo piede può esser piuma

Thierry Henry in Champions League con la maglia – in questo caso gialla e stupenda – dell’Arsenal ha fatto grandi cose. Un giorno a Praga ha segnato delicatamente: mostruoso first touch, come dicono gli anglosassoni, e esterno destro da fermo a girare sul secondo palo. Un bacio al pallone, non un semplice tiro.

Thierry Henry e può esser ferro

Una bella legnata all’incrocio dei pali è quello che ci vuole. Non di collo pieno però, di interno destro con il pallone che rimbalza male: ecco il gol più bello di Thierry Henry in Spagna, in Atletico Madrid – Barcellona 4-3, una delle partite più belle degli ultimi 10 anni nella quale non poteva mancare la sua firma elegante.

Thierry Henry: saper svernare bene

Non male anche la scelta di chiudere la carriera ai New York Red Bulls – con tanto di parentesi romantica di nuovo ai Gunners ma col numero 12. Thierry Henry in MLS ha giocato in pantofole per tre stagioni segnando reti spettacolari una dopo l’altra e diventando anche un meme, fra le altre cose. In questa partita contro Chicago decide di mostrare agli americani come si gioca a calcio, controllo sublime e bordata all’incrocio opposto.

Thierry Henry, non male come esordio

Già qualcuno si era accorto delle potenzialità di Thierry Henry, un certo Arsene Wenger ai tempi del Monaco. A farlo esordire però è Ettori e in un match di fine campionato con il Lens alla prima presenza mette dentro due gol. Un tap-in facile facile e una rete dalla linea di fondo per presentarsi nel migliore dei modi.

Thierry Henry, spalle alla porta

Ci sono difensori che hanno incontrato Henry e ancora lo stanno cercando. Jonathan Fortune del Charlton ricorda ancora quella gara di Highbury nel 2004-05 quando Henry, spalle alla porta e senza spazio per tirare, colpì la palla di tacco e la mandò sul palo opposto. Quel giorno Fortune marcava Thierry Henry, anche in occasione del gol. Marcare uno così francamente è impossibile.

Thierry Henry, fondamentali Capitolo 3

Saper calciare bene il pallone è la linea che separa i calciatori dai fenomeni, saper calciare bene da fermo è quel quibus in più che a Henry ovviamente non mancava. Stagione di grazia 2005-06, ArsenalWigan: punizione da trenta metri e Thierry Henry segna sul palo del portiere. L’arbitro Graham Poll annulla per motivi inspiegabili e fa ribattere la punizione. Henry stavolta la mette a giro sul primo palo e segna ancora. Si gira verso l’arbitro e gli chiede “Is that enough?“. Genio.

Thierry Henry Flash

Sì okay, Henry aveva una tecnica sopraffina e una genialità calcistica viste raramente sui campi da calcio, ma almeno era lento, diteci che era lento per favore. Purtroppo per i detrattori non era per niente lento, anzi, quando accelerava era un fulmine. Al Real Madrid ne sanno qualcosa.

Thierry Henry, la precisione

C’è chi deve sgobbare novanta minuti per creare un’occasione da gol e a chi basta un tocco per segnare, Thierry Henry faceva parte della seconda categoria. A Barcellona ha avuto la consacrazione europea e il suo talento si è visto pure in blaugrana, club pieno di prime donne all’epoca. Qui in Champions con il Celtic dimostra come per fare gol serva soltanto avere precisione. E i piedi buoni. E un cervello sprecato per un calciatore e più adatto per un romanziere.

Thierry Henry contro la gravità

Abbiamo già detto che Thierry Henry segnava come al campetto, ma non lo ha fatto solo col Chelsea. Tra le vittime preferite c’era il Manchester United, vedi l’annata 2000-01. E’ spalle alla porta a venticinque metri da Barthez, il pallone gli arriva piano piano sul destro e lui fa quello che farebbe ogni dodicenne all’oratorio, si alza la palla. La differenza tra Henry e il 12enne è che Henry poi la palla la colpisce di collo pieno e la mette all’incrocio. E lo fa nel big match di Premier League.

Thierry Henry solo

Leggenda narra che una volta Thierry Henry prese palla a centrocampo, saltò un avversario e poi un altro prima di entrare in area e allargare il piattone prima di battere il portiere. I cantori delle gesta di Henry fanno risalire questa meraviglia al 9 aprile del 2004, in un match contro il Liverpool in campionato. Far passare Carragher e Hamann da birilli non è comunque roba di tutti i giorni.