Ricorso respinto, gli adesivi di Anna Frank valgono solo una multa alla Lazio

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Niente porte chiuse o sanzioni più “gravi”: la Lazio se la cava con una multa per il caso degli adesivi di Anna Frank

Per il caso degli adesivi di Anna Frank la Lazio se la caverà solamente con una multa da cinquantamila euro. I giudici della Corte federale d’appello hanno respinto il ricorso del procuratore Giuseppe Pecoraro. Questi aveva presentato l’appello contro la sentenza del Tribunale federale, che aveva in primo grado condannato la Lazio al pagamento di una sanzione pecuniaria, pari, appunto, a cinquantamila euro. Il riferimento è a quanto successo lo scorso ottobre, quando allo Stadio Olimpico si giocò Lazio-Cagliari. I tifosi biancocelesti usufruirono dell’apertura della Curva Sud operata dalla Lazio e tappezzarono di adesivi quella parte di stadio. In molti ricorderanno l’immagine clou di quella serata, vale a dire Anna Frank in una figurina con la maglia della Roma. Quelle foto fecero il giro del mondo e suscitarono l’indignazione generale.

Gli adesivi di Anna Frank trattati come i cori

Allora si parlò di pene esemplari per i tifosi della Lazio e anche per la Lazio stessa, ma il club ha ricevuto solo una multa. La responsabilità della società è stata minimizzata dalla Corte così come dal Tribunale. Il numero di autori materiali del gesto si limita a una ventina, tutti sottoposti a inchiesta penale, in più la Lazio ha assolto tutti gli adempimenti necessari per la vigilanza e il controllo preventivo. Non ci saranno, dunque, porte chiuse per le prossime partite della Lazio in Serie A. C’era chi aveva preventivato una sanzione del genere, ma così non è stato e quindi gli adesivi antisemiti sono stati trattati alla stregua di un coro discriminatorio. Come detto, gli autori del gesto sono “pochi” e quindi non “largamente percepiti” come succede proprio per i cori, un precedente da non sottovalutare. Il caso degli adesivi di Anna Frank è ormai finito: la sanzione è stata comminata, Pecoraro non può ricorrere al Collegio di garanzia del Coni e rimane con un pugno di mosche in mano.