Calciomercato: il primo trasferimento in Bitcoin in Turchia

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Calciomercato Bitcoin: il primo matrimonio fra il pallone e la moneta virtuale è avvenuto in Turchia. I rischi collegati all’operazione

Ebbe si, il mondo del pallone va sempre più a braccetto con la finanza, dopo che il Bitcoin si è reso protagonista del primo trasferimento di un calciatore utilizzando la cryptovaluta. E la transazione, sebbene non riguardi un campione dell’ultima generazione o dall’avvenire assicurato, rappresenta una prima miliare nella storia del calcio. Omer Faruk Kiroglu, questo il nome del calciatore 22enne, è infatti passato agli onori della cronaca per essere stato acquistato dal club turco Harunustaspor, che milita attualmente nella Sakarya First Division Group B, ovvero il settimo gradino della piramide del calcio in Turchia, corrispondente alla nostra Prima Categoria. Il presidente del club, Haldun Şehit, si è detto entusiasta per l’operazione, che ha sicuramente tutti i connotati del marketing, essendo appunto la prima al mondo. E la cosa ha riscosso clamore soprattutto in patria, visto che il governo nazionale ha recentemente mostrato un forte dissenso nei confronti dell’uso del Bitcoin nel paese.

L’acquisto del cartellino è costato in tutto 4500 lire turche, pari a circa 960 euro, di cui solo 2000 sono state pagate attraverso i bitcoin. La “moneta virtuale” infatti, è soggetta ad oscillazioni continue sul mercato e, sebbene l’importo complessivo non sia stato esagerato, l’operazione è servita a sdoganare l’uso delle crypto valute anche nel mondo dorato del calcio. Ora, capire se il tutto avrà un seguito, è al momento difficile. Il Bitcoin infatti, come l’oro, l’argento e le valute (dollaro, euro, franco svizzero etc), sono soggette a fluttuazioni di valore continue, fattore dunque che potrebbe essere  rischioso sia per chi compra che per chi vende. Soltanto per fare un esempio, l’acquisto extralarge di Neymar nel luglio corso, 222 milioni di euro, sarebbe costato all’epoca circa 55mila Bitcoin, quando il valore della moneta era pari a circa 4mila euro. Oggi, se si fosse effettuata l’operazione pagandola interamente in cryptovaluta, il PSG avrebbe sborsato la metà circa, ovvero 28mila e spiccioli, proprio in virtù del tasso di cambio notevolmente  variato. E dunque per le casse societarie di un club, si tratterebbe di dover gestire le operazioni in conseguenza dell’andamento della moneta, questione non di poco conto per i dirigenti che potrebbero trovarsi in mano, dalla sera alla mattina, con un cassa più florida o con un pugno di mosche.

Tuttavia il Bitcoin sta cominciando ad entrare nel linguaggio comune del calcio. Da gennaio 2018 il Real Madrid accetta pagamenti in moneta virtuale per accedere al museo ed al tour guidato al Santiago Bernabeu, cosa che potrebbe essere ben presto imitata dai “cugini” dell’Atletico Madrid per girare fra i corridoi e gli spalti del nuovo stadio, il Wanda Metropolitano.