Roma smontata, la cavalcata di Monchi

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Ceduto Salah al Liverpool, si tratta per vendere Manolas: quale futuro per la Roma?

Le operazioni di calciomercato messe in piedi dalla nuova dirigenza della Roma – essenzialmente nella persona del direttore sportivo Monchi – stanno facendo discutere non soltanto il preoccupato ambiente giallorosso, ma un po’ tutto il complesso degli addetti ai lavori: qualora dopo la cessione di Mohamed Salah al Liverpool dovesse giungere anche quella di Kostas Manolas – lo Zenit San Pietroburgo del neo allenatore Roberto Mancini starebbe cercando di assicurarsene le prestazioni – la Roma si ritroverebbe di fatto privata dei suoi due pezzi da novanta.

Che Roma sarebbe?

Il suo miglior difensore ed il suo più forte ed esplosivo attaccante: senza dubbio alcuno – con Radja Nainggolan, s’intende – i calciatori di più alto valore economico in organico. Per intenderci, scegliete voi poi le proporzioni, come se la Juventus desse il benservito a Bonucci e Dybala oppure il Napoli a Koulibaly ed Insigne. La parola ridimensionamento è dunque inevitabilmente finita sulla bocca di chi a cuore le vicende giallorosse o di chi le deve quotidianamente analizzare. È palese che, essendo ancora nel pieno di giugno e mancando dunque oltre due mesi al gong della sessione estiva di calciomercato, si dovrebbero quantomeno attendere le operazioni di risposta, le scelte in entrata di Monchi che andranno a compensare tali perdite, ma è altrettanto ragionevole porsi più di un quesito. Sulla Roma che si sta andando a delineare e sulle sue reali ambizioni.

Pericolo ridimensionamento

Difficile asserirlo oggi senza la possibilità di essere smentiti domani, ma la sensazione forte è quella che la prossima stagione sia stata scelta ad hoc per ripianare una volta per tutte il pesante buco di bilancio accumulato negli ultimi anni, per poi ripartire con i conti a posto e con una sana e sostenibile gestione. La ragione essenziale alla base di questa scelta sarebbe da rintracciare nei quattro posti Champions diretti riservati alla Serie A dalla prossima stagione: l’idea è che l’attuale organico, pur privato di un paio di pezzi forti, trovando sostituti degni possa serenamente battere l’ancora debole concorrenza interna e centrare l’accesso alla prossima Champions League. In modo tale da assicurarsi ancora i fondi UEFA e ripartire – stavolta davvero con i conti in ordine – programmando un quinquennio brillante.

Roma, il caso difesa

È una tendenza che non può in alcun modo combaciare con le logiche di un club vincente, o che almeno punti senza se e senza ma al successo: un filo che parte da Marquinhos, passa per Benatia e Romagnoli, terminerebbe con Manolas. In altre parole: la Roma vende non soltanto i suoi migliori difensori, ma anche i sostituti. Ed allora non c’è verso, non c’è via d’uscita, sostanzialmente non c’è strategia se non quella di firmare importanti plusvalenze. Ben vengano si intenda, ma neanche sono servite negli anni ad appianare una volta per tutte il rosso di bilancio: ed allora ci si ritrova al cospetto di una difesa in continuo mutamento, quando invece la Juventus ha dimostrato che un settore così delicato va toccato il meno possibile. Lo zoccolo duro Buffon-Bonucci-Chiellini-Barzagli-Lichtsteiner insegna. Da queste parti invece si continua a cambiare e Monchi pare essersi inserito a pieno nel sentiero che lo aveva preceduto, non dimentichiamo il fresco addio a Szczesny (di ritorno all’Arsenal dopo il prestito), portiere che ben ha difeso i legni giallorossi nelle ultime due annate. In nome di quella che comunque resta una scommessa. Alisson, l’ennesimo sostituto. L’ennesimo punto interrogativo di una Roma così vicina al traguardo ma mai cattiva quanto serve per prenderselo.