Catania, Petrone: «Bisogna lavorare sulle potenzialità dell’organico, senza guardare se si gioca in trasferta»

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Prime parole per il nuovo tecnico del Catania, Mario Petrone, presentato oggi a Torre del Grifo alla presenza del padrone di casa Pietro Lo Monaco. Quattro promozioni per il tecnico con Calangianus (Eccellenza), Nuorese (Serie C2), San Marino e Bassano (Prima Divisione), ma anche tanti esoneri. L’ultimo successo è stato la promozione “non sul campo” dell’Ascoli, arrivata dopo l’esclusione della cadetteria del Teramo e proprio del Catania. Con l’arrivo dell’allenatore campano, lo schieramento tattico potrebbe ritornare al 4-3-3.

Aria di rivoluzione in casa Catania. Dopo la risoluzione del contratto di Pino Rigoli, arrivato subito dopo la sconfitta di Agrigento, è il momento di cambiare pagina. La società rossazzurra ha presentato ufficialmente ai giornalisti ed agli operatori dell’informazione il nuovo allenatore Mario Petrone, legatosi contrattualmente al club etneo per la stagione sportiva corrente, con opzione per il prolungamento fino al 30 giugno 2018. Insieme a Petrone e arriva l’allenatore in seconda Cristian La Grotteria.

Prima di iniziare la conferenza di presentazione del nuovo tecnico, l’amministratore delegato Pietro Lo Monaco ha voluto sottolineare all’organi di stampa il disappunto per la prestazione della squadra nella gara contro l’Akragas, che il dirigente etneo ha definito una delle pagine più brutte della storia del Catania, specie perché avvenuto dopo la bella prestazione contro il Matera davanti ad 11mila spettatori: «Ringrazio Rigoli per l’applicazione messa in quest’avventura e per quello che ha dato come sentimento. Quando si cambia un allenatore, è sempre abbastanza doloroso per una società. Vuol dire che abbiamo sicuramente messo poca attenzione all’inizio del campionato. Un’esperienza che non è andata per il verso giusto. Detto questo, gli auguro le migliori fortune. Abbiamo scelto un allenatore che era già fra le papabili scelte iniziali. Un tecnico che s’è fatto da solo, in campionati duri dove le qualità risaltano sempre. Ha esperienze vincenti ed ha la cultura della vittoria. Questo passo è stato fatto, sia chiaro a tutti (specialmente ai giocatori), per non lasciare nulla di intentato per il raggiungimento dei Play Off disputati non per onor di firma. I grandi sono coloro che riescono a rialzarsi con la forza. Abbiamo tutti il dovere di disputare le restanti gare al meglio. In questa stagione abbiamo perso 5 partite: il Catania ha regalato 6 punti all’Akragas, con tutto il rispetto per i biancazzurri. Regalato 3 punti al Siracusa, in una gara che dovevamo stravincere. Contro il Francavilla, all’ultimo minuto, in un turno natalizio, abbiamo regalato magnanimamente 3 punti. Lasciamo perdere la gara persa a Castellammare di Stabia, ma quest’organico ha la forza di poter vincere dappertutto. La fortuna non ci ha assistito. L’esonero di Rigoli? Ho voluto togliere alibi ai calciatori. Il nostro obiettivo è il sesto posto!».

Il microfono passa al nuovo tecnico etneo Mario Petrone: «Sono orgoglio della scelta di questa società che reputo storica. Alla chiamata del Direttore, ho dato subito la disponibilità. Una frase in particolare mi ha colpito: ‘Dobbiamo fare di tutto per andare in Serie B’. Il mio obiettivo quotidiano è giocare per vincere. Una mia prerogativa da 18 anni, cioè da quando alleno. Voglio dare continuità a quanto di buono fatto finora. Pino (Rigoli, ndr) è un amico e mi riprometto di sentirlo. Il Catania è una squadra di qualità che sulla carta ha qualche punto in meno per la penalizzazione, anche se la statistica è da migliorare. Le difficolta in trasferta? E’ una questione di atteggiamento. Bisogna lavorare sulle potenzialità dell’organico senza guardare se si gioca a Catania o fuori. Lavorare nel quotidiano su tutti le componenti insieme allo staff sarà il mio obiettivo, così come fatto ad Ascoli, dove abbiamo vinto 8 volte in trasferte. La squadra deve vivere la settimana con un atteggiamento vincente. Per me pareggiare o perdere è sempre una sconfitta, poi, ovviamente, ci sono pareggi e pareggi. L’importante è dare continuità alle vittorie. Dal punto di vista tattico, questa squadra ha l’organico che permette di poter variare senza problemi. La linea difensiva a tre o a quattro dipende dalla disponibilità del momento e dall’avversario. La cosa fondamentale di oggi è creare i giusti automatismi e direttive. Anche il centrocampo e l’attacco possono variare molto, ma l’atteggiamento e la mentalità sono più importanti. Quando ho lasciato l’Ascoli, su richiesta del direttore sportivo Giaretta mi è stato chiesto di risolvere il contratto perché la società aveva problemi di budget. Io, come sempre, mi sono messo a disposizione del club e della città. Non c’è stato in Italia un allenatore in Italia che ha lavorato in Serie B in quella condizione in fase di ritiro, così come accaduto a me ad Ascoli dopo il ripescaggio. Con una squadra formata da Berretti e molti arrivi dell’ultima ora siamo riusciti a fare 10 punti. Ascoli è una piazza calda come Catania: il calcio è così e la contestazione ci può anche stare. Sembra strano, di solito chi lo fa ha già una nuova squadra pronta. Per me invece contano i rapporti umani. La piazza di Catania? La pressione è una mia esigenza personale. Il nostro lavoro è quello di curare tutto a 360 gradi. Vincere nella piccola o grande piazza non cambia per me. La pressione la metto io, a prescindere dalla dimensione della piazza. Io sono di Napoli, piazza calda, quindi la pressione la vivo in prima persona a prescindere dall’ambiente esterno. Nel Girone C le quattro quadre di testa stanno rispettando i pronostici? Il Francavilla? E’ una neo promossa e gioca sulle ali dell’entusiasmo. Dopo il mercato invernale sta puntando ad inserirsi nella lotta per la promozione».