Di Natale, 40 anni e il calcio: «Sono felice in famiglia»

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40 anni per Antonio Di Natale, che non si guarda indietro: «Non avevo più voglia, è stato giusto smettere. L’Udinese…»

Riflessivo e attento lo è sempre stato, qualche capello bianco lo aveva già cinque anni fa. Ma allora cosa sono i 40 anni per Totò Di Natale? «Un traguardo importante che festeggio con alcune persone care, qui a Empoli. Ha fatto tutto mia moglie, ma sono pochi quelli del mondo del calcio». Che per l’ex attaccante è la passione di una vita, una carriera straordinaria, un amore che non finirà, ma è anche un mondo più lontano. «Perché starne fuori non mi crea fastidi e fare l’imprenditore, concentrato sull’immobiliare, sul caffè e sulla scuola calcio di Udine, mi piace e mi appassiona». L’unica cosa che fa Totò, specchiandosi nella sua casa di Empoli è un ritorno a quel passato che non lo abbandona, come ha confermato a “La Gazzetta dello Sport”: «Ho fatto la storia e sono felice». Però a maggio 2016 ha detto basta. E non si è pentito. «Non avevo più voglia, si era spento il motore, ho capito che era arrivato il momento. Ho fatto più di 20 anni e ora non sento la smania di giocare. Magari a una partita benefica di alto livello vado. Io e Francesco Totti abbiamo fatto la storia, lui forse aveva ancora voglia e ha proseguito nel percorso da dirigente. Ma il calcio è una ruota che gira dove conti quando servi, poi tutto finisce. Guardi Toni, è rimasto un altro anno a Verona, poi addio».

UDINESE E NAZIONALE – Le è passata la rabbia con l’Udinese che non le ha dato il ruolo che sognava da dirigente? «Ma sì. Sono stato lì da poco, ho visto i Pozzo e ho chiacchierato con loro, con la Daniela (storica segretaria ndr). Il patron Gianpaolo resta un grande tifoso, è stato un bravo presidente che ha portato il club in alto. È stato un piacere rivederli perché 12 anni e 209 gol non si dimenticano così». E quei campionati stupendi con Guidolin. Formidabili quegli anni… «Ho sentito pure lui. Meritava la nazionale, era il riconoscimento per quel che ha saputo insegnare. Ma sono sicuro che tornerà, deve solo trovare una squadra che lo capisce». Con L’Empoli nulla? «Con Corsi è meglio restare amici, ma mi dicono che Vivarini è bravo e sembra ci siano le basi per tornare in A». Lei festeggia i 40 anni, ma noi dobbiamo costringerla a parlare di calcio. Non nascono più campioni come voi. Perché? «Perché dopo un anno buono certi giocatori fanno un gran contratto lungo e si accontentano. Io pensavo a fare bene per crescere. E poi i settori giovanili non sono curati, questo è un altro guaio. Finalmente nell’ultimo europeo Under 21 ho visto tanti ragazzi che in A giocavano». C’è qualcuno che può arrivare ad essere un Totti, un Di Natale, un Del Piero, un Baggio? «Insigne, è bravissimo. Fa le giocate da top player e si è messo a segnare. Gli dissi un giorno a Udine che doveva segnare di più, lo fa». Al Mondiale l’Italia ci va? «Deve andarci, altrimenti sono convinto pure io che sia una catastrofe. L’Italia parte sempre un po’ dietro, poi arriva. Ricorda l’Europeo 2012 con Prandelli. Si pensava che andassimo a casa, arrivammo in finale: resta il mio ricordo più bello quel gol alla Spagna nella prima partita a Danzica».