Higuain e non solo: i più grandi “traditori” – VIDEO e FOTOGALLERY

Higuain e non solo: i più grandi “traditori” – VIDEO e FOTOGALLERY
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I più grandi “traditori” nella storia del calcio: Gonzalo Higuain, il suo ritorno a Napoli con la maglia della Juventus, ma non solo. La vicenda infinita dei “Giuda” del pallone: la nostra fotogallery e i video

Il ritorno di Gonzalo Higuain a Napoli con la maglia della Juventus è storia ancora tutta da scrivere, ma può essere evidentemente sintetizzata in una parola: “traditore”. È lo stesso termine utilizzato dai tifosi azzurri il giorno della scoperta, in estate, del pagamento da parte dei bianconeri dei famigerati 90 milioni di euro di clausola rescissoria per l’acquisto dell’argentino. La storia del “Giuda” Higuain non è di certo la prima sull’asse Napoli-Juventus: ce ne sono state in passato tante e diverse, ognuna con relativa importanza. Facciamo un passo indietro.

Nel 1972 José Altafini, clamorosamente, decide quasi a fine carriera di accettare la Juventus, lasciando Napoli dopo setti anni incredibili: il suo primo ritorno al San Paolo è suggellato da fischi e boati così forti da rimanergli impressi a fuocco nella memoria per anni e anni. Solo di recente lo stesso Altafini ha dichiarato: «Finalmente Higuain sta per liberarmi dalla maledizione». Quale? Quella del “traditore” per eccellenza appunto: da domenica, ufficialmente, non dovrebbe essere più lui.

Fischi e insultati, certo, ma non è andata sempre così: Ciro Ferrara, napoletano di sangue e stirpe, non ha ricevuto poi tantissimi fischi al suo primo ritorno al San Paolo con la maglia juventina (anno 1994), almeno secondo quanto raccontato dallo stesso ex difensore di recente. Sarà anche che al momento del passaggio di Ferrara in bianconero, effettivamente, la storica rivalità tra le due compagini non era proprio al massimo storico: gli azzurri cominciavano un periodo di crisi che li avrebbe portati circa dieci anni dopo al fallimento, mentre i bianconeri avrebbero ripreso di lì a poco a dominare per il mondo dopo anni un po’ bui.

Poco da aggiungere sull’altro scugnizzo Fabio Cannavaro: il suo trasferimento alla Juventus avvenne a termine di una larga parentesi tra Parma e Inter, dopo l’addio da giovanissimo al Napoli. Più recente e tristemente nota la storia di Fabio Quagliarella, arrivato a Napoli dopo stagioni di inseguimenti e rivenduto proprio alla Juventus appena un anno dopo: i tifosi azzurri lo sommergeranno di insulti e minacce, ma solo qualche anno dopo la verità sull’accaduto verrà allo scoperto. Di mezzo una vicenda di stalking e paura, meglio non ricordare…

Higuain e non solo: i più grandi “traditori” in Italia

Guardando un po’ oltre la forte rivalità tra la nobile sabauda bianconera e la perla azzurra del Meridione, di racconti ce ne sarebbero a bizzeffe. Edinson Cavani è stato per tanto tempo “Core Ngrato” di Napoli, ma la Juve qui non c’entra niente: di mezzo piuttosto ci sono i soldi degli sceicchi del Paris Saint-Germain, come era stato qualche mese prima per Ezequiel Lavezzi. Storico il passaggio nel 1976 di Roberto Boninsegna dall’Inter alla Juventus: i nerazzurri decisero inopinatamente di venderlo, lui si vendicò poi con due gol all’ex alla prima occasione. Inutile specificare che genere di “bentornato” i tifosi interisti ovviamente gli riservarono. Del resto, che i tifosi interisti facciano fatica a perdonare è noto: il passaggio di Ronaldo Luis Nazario de Lima al Milan, dopo gli anni al Real Madrid successivi al triste finale della bella favola con la Beneamata, sono una ferita mai davvero rimarginata. Romantico, ma amaro, il ritorno nel 1991 di Roberto Baggio allo Stadio Franchi dopo aver mollato in estate la Fiorentina (tra i terribili insulti da parte dei tifosi toscani) per la Juventus: il “Divin Codino” si rifiuta di tirare un rigore, poi esce dal campo con una sciarpa viola al collo, come a sottolineare di non serbare in fondo alcun rancore verso la società che, ad ogni costo, aveva deciso di venderlo per monetizzare.

Rancore vero, invece, lo proveranno i tifosi del Palermo nell’anno di grazia 2005, al ritorno di Luca Toni al Renzo Barbera con la maglia della Fiorentina: un odio, quello verso l’allora solo futuro campione del mondo, sfociato in cori feroci che lo stesso attaccante farà fatica a comprendere a fine gara. La sua “colpa“? Aver mollato i rosanero, arrivati l’anno prima al sesto posto in classifica, per i milioni della famiglia Della Valle. Anche nella storia infinita della rivalità tra Roma e Lazio restano incastonate alcune “perle”: Sinisa Mihajlovic, arrivato nel 1992 in Italia in giallorosso, nel 1998 torna nella Capitale dopo l’ottima parentesi sampdoriana con la maglia della Lazio. Nessuno glielo perdonerà. Storia quasi identica per Zdenek Zeman, ma a parti invertite: il boemo nel 1997 lascia la Lazio per passare su sponda romanista, da quel momento per i tifosi biancocelesti diventerà un nemico. Una storia di ordinario tradimento quella di Zlatan Ibrahimovic invece, che nel 2006, in piena Calciopoli, molla la Juventus per andare all’Inter appena scudettata proprio in virtù disgrazie bianconere. Dirà poi, anni dopo, di sentire quello Scudetto bianconero, non nerazzurro, ma per i tifosi juventini rimarrà semplicemente un opportunista.

Non graditissimo il passaggio di Marcello Lippi, allo stesso modo, all’Inter dopo il primo addio alla Juventus nel 1999: il tecnico viareggino però rimarrà poco in nerazzurro (storia di un fallimento annunciato) e, nel 2001, farà ritorno in bianconero: il suo sarà uno dei rari casi nel mondo del calcio di tradimento ampiamente perdonato. Recente e indimenticato l’addio di Miralem Pjanic alla Roma: di mezzo ci sono ancora una volta la Juventus ed una clausola rescissoria, il resto della storia però in fondo lo conoscerete già a memoria…

Higuain e non solo: i più grandi “traditori” all’estero

Ci vorranno invece i reparti speciali della polizia inglese allo stadio il giorno del ritorno di Rio Ferdinand a Leeds dopo il passaggio al Manchester United (2002), mentre è entrato negli annali come una folkloristica pagina di storia del calcio quello di Luis Figo a Barcellona con gli odiatissimi rivali del Real Madrid (2000): il Camp Nou quel giorno è una bolgia e, ad un certo punto della partita, dalle tribune in campo vola una testa maiale indirizzata proprio all’asso portoghese. Uomo avvisato… Come non menzionare poi la breve storia triste di Mo Johnston, che nel 1989 torna a Glasgow, nei protestanti Rangers, dopo aver lasciato due anni prima i cattolicissimi Celtic: su di lui pioveranno minacce pesantissime per un po’ bel di mesi, prima che la situazione alla fine torni più o meno nei ranghi. No, pare che certi “Giuda” non si possano proprio davvero perdonare.