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La comune crisi dell’Inter di Inzaghi e della Juve di Allegri

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Inter e Juve sono complici nell’inizio di stagione più che negativo: eppure gli approcci alle partite non sono stati affatto male

L’Inter di Inzaghi e la Juve di Allegri dovevano essere le favorite del campionato 2022-23 secondo molti commentatori. Le ragioni erano sostanzialmente inerenti al recente passato e alle promesse di futuro garantite dal mercato. Si pensava cioè che la stagione precedente fosse stata quella delle occasioni perdute per entrambi i club e che sarebbe bastata la pausa estiva per riprendere il filo.

I nerazzurri venivano descritti come coloro che avevano perso lo scudetto più di ogni altro, visto quanto erano stati in testa a lungo. Un viaggio lineare improvvisamente deragliato – cos’altro era la papera di Radu a Bologna? -; una sconfitta dolorosa ma non tale da pregiudicare l’impressione di forza che la squadra regala da tre stagioni, le due di Conte e la prima del suo successore. Tre anni al vertice, comunque, all’insegna di una regolarità che non avevano avuto le concorrenti. Con in più le due coppe nazionali messe in bacheca. Non proprio un dettaglio trascurabile, come sapeva bene la Juve che se l’era perse nelle due finali e che le aveva “svalutate” allontanando Andrea Pirlo che se l’era guadagnate.

I bianconeri, non sembri un paradosso dato l’esito finale del quarto posto, potevano vantare anche loro una qual certa regolarità come certificato di garanzia per la nuova stagione di Allegri. In un campionato dall’andamento non esattamente spedito erano riusciti a rientrare nel gruppo della Champions League, dimostrando fino a un certo punto una regolarità apparsa come utopia dopo lo shock di una partenza tra l’immobile e il lento. Perciò, sarebbe bastato correggere la distorsione dell’inizio, fare tesoro degli errori passati e si sarebbe tornati nel novero delle favorite, forti anche del dogma che difficilmente alla Juve si sbaglia a lungo. Cosa non troppo vera, per la verità. Anche nella gestione della Triade, complessivamente la più alta per la combinazione di risultati tra Italia, Europa e mondo, quando si era iniziato a non vincere nel 1999 si era prolungato il digiuno per altre due stagioni. Rimanendo, però, in prima fila nella lotta scudetto e quindi si torna a bomba, la Juve ci sarebbe nuovamente stata.

La promessa di futuro aveva anche come premessa un piacevolissimo ed entusiasmante ritorno al passato, incarnato nelle figure di Lukaku e Pogba, più un non banale arrivo di un buon numero di inserimenti. L’estate serve anche a vedere in positivo ed è per questo che un po’ tutti non si interrogavano su due addii che era facile considerare gravi. Sarebbe bastato pesare il contributo di Perisic e De Ligt sulle sorti recenti delle due squadre. Ma tant’è, si fa presto a pensare Gosens e Bremer come sostituti all’altezza, dimenticando che giocare nell’Atalanta o nel Torino – con tutto il rispetto per due club che stanno facendo un ottimo torneo senza di loro – non è esattamente la stessa cosa di vedersi con le maglie di Inter e Juventus.

Percorsi comuni, prospettive simili e un presente estivo trascurato: il precampionato aveva dato abbondanti e nette indicazioni sulle mancanze difensive dell’Inter e sul vuoto di idee del centrocampo della Juve. Pensare che tutto si risolvesse con lo sparo dello starter era un azzardo, come testimoniò la prima giornata con l’Inter a subire gol a Lecce e a vincere all’ultimo secondo e la Juve chiudere con un 3-0 al Sassuolo dopo essere stata per metà primo tempo salutata da fischi sonori del suo pubblico.

Ogni crisi ha poi ragioni, dinamiche e responsabilità specifiche. E se Inzaghi oggi sembra essere accusato di eccessivo interventismo, che lo ha portato addirittura a insolite sostituzioni dopo mezzora di Udinese-Inter, Allegri sembra assente o meglio distante, come era plasticamente riprodotto dal suo posto da spettatore passivo nel box di Monza.

Ma ad accomunare le due squadre c’è un dato, piuttosto sorprendente dato l’esito delle partite (Inter con troppe sconfitte; Juve zavorrata da inutili pareggi): entrambe hanno tendenzialmente ottimi approcci alle gare. Sono le squadre che nel primo quarto d’ora si comportano meglio di ogni altra, passando subito in vantaggio tre volte su sette. L’Inter a Lecce, con la Cremonese e a Udine. La Juve con la Roma, lo Spezia e a Firenze. Potenziali 9 punti apparecchiati bene e invece solo 6 raccolti dai nerazzurri e addirittura 5 dai bianconeri. Sarebbe bastato approfittare di questa condizione favorevole, che si sono guadagnati con merito, e oggi faremmo altri discorsi per entrambi, pur in un contesto comunque problematico.

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