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Serie A

Lippi: «I campionati devono finire. Taglio stipendi? Il mondo del calcio è sensibile»

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Marcello Lippi parla dell’emergenza Coronavirus, tra questioni politiche e quelle del mondo del calcio.

Marcello Lippi, ex ct dell’Itlaia, è intervenuto ai microfoni di Radio Sportiva. Ecco le sue parole relative all’emergenza Coronavirus.

EMERGENZA CORONAVIRUS – «Sono incavolato perché tutti dicono ‘Bisogna fare squadra ed essere uniti’. Mi riferisco ad esempio alla comunità europea. Sono sempre stato europeista convinto, ho sempre pensato a un continente unito dove tutte le nazioni mettono le loro forze e le loro qualità a disposizione degli altri come fa una grande squadra, è questo il senso della comunità europea. Qualcuno dovrebbe spiegare a questi signori che cosa significa essere una vera squadra. Significa cooperazione, solidarietà, mettersi a disposizione degli altri soprattutto in caso di necessità. Questo vuol dire essere una squadra. Solo così si vince, credetemi. Io vedo che ognuno pensa al proprio giardino e ai propri interessi. Questa gente non ha idea di quante cose possa fare un gruppo unito, compatto e creativo».

TAGLIO STIPENDI – «Credo ci fosse già un’idea collettiva. Palavo con amici e colleghi in questi giorni. Nessuno ha mai avuto dubbi che i calciatori si sarebbero messi a disposizione. Si fa troppa demagogia sui calciatori: viziati, egoisti, troppi soldi. Non è così, è il contrario. Il mondo del calcio è molto più sensibile di quanto si creda. Le società saranno penalizzate, non giocheranno per un mese due, tre e non avevo dubbi che i calciatori si sarebbero messi a disposizione in questo periodo».

RIPRESA SERIE A – «E’ una cosa eccezionale e a detta di tutti nessuna delle persone viventi aveva mai vissuto una situazione così. Sono dell’opinione che i campionati debbano finire, tutti. Che poi finiscano ad agosto, maggio, settembre, si vedrà. Vorrà dire che il prossimo campionato sarà condensato maggiormente e inizierà più tardi ma i campionati devono finire. So che giocare a porte chiuse non è calcio, tutti vorrebbero avere spettatori e tifosi ma nel momento in cui non è possibile e si può portare avanti il campionato è la cosa più importante. L’importante è che le tv diano in chiaro le partite e non penalizzino chi non ha certi abbonamenti».